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''' | '''Enver Hoxha''' ([[Argirocastro]], 16 ottobre 1908 – [[Tirana]], 11 aprile 1985) è stato un partigiano, teorico, leader rivoluzionario, politico e statista [[marxismo-leninismo|marxista-leninista]] [[Albania|albanese]]. I suoi sforzi militari e politici hanno contribuito significativamente sia alla liberazione dell'Albania dall'occupazione [[Italia|italiana]] e [[Germania|tedesca]] durante la [[Seconda Guerra Mondiale]], sia alla successiva edificazione del socialismo nel paese delle aquile, che ha governato dal termine della guerra fino alla morte. | ||
Le posizioni politiche adottate da Enver Hoxha durante il suo mandato politico furono caratterizzate da un forte ripudio del revisionismo e di altre false interpretazioni del marxismo-leninismo, ispirando milioni di marxisti-leninisti anche fuori dal territorio albanese, costituendo così una corrente politica denominata '''''[[hoxhaismo]]''''', filone interno al marxismo-leninismo [[antirevisionismo]] che conta tutt'oggi persone che si sentono rappresentante in essa. | |||
Il pensiero di Enver, e con esso anche l'hoxhaismo moderno, sono caratterizzati anche da posizioni critiche nei confronti del [[maoismo]] [[Repubblica Popolare Cinese|cinese]] e del [[Juche]] [[Repubblica Popolare Democratica di Corea|coreano]], causando un dibattito interno tra le stesse correnti marxiste-leniniste antirevisioniste. | |||
Scopo di questa voce è quella di esporre in maniera neutrale la figura di Enver Hoxha da una prospettiva marxista-leninista, indicando sia il punto di vista hoxhaista che le critiche da parte di maoisti e [[Kimilsunghismo-kimjongilismo|kimilsunghisti-kimjongilisti]] sul rivoluzionario albanese e sul suo pensiero. La voce cita anche alcune fonti anticomuniste o revisioniste come la terza edizione della [[Grande Enciclopedia Sovietica]], che sebbene riportino molte calunnie nei confronti del rivoluzionario albanese, esse riportano anche alcuni dettagli interessanti omessi dalle biografie ufficiali. | |||
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[[File:Logo Partito Comunista Italiano.svg|thumb|right|Simbolo del Partito Comunista Italiano durante il periodo della [[Prima Repubblica]].]] | |||
''' | Il '''Partito Comunista Italiano''' (abbreviato in PCI) è stato uno dei più grandi [[Partito politico|partiti politici]] [[Repubblica Italiana|italiani]] durante il periodo della [[Guerra Fredda]]. Fu fondato con il nome di '''Partito Comunista d'Italia''' (PCdI) a [[Livorno]] il 21 gennaio 1921 in seguito allo storico scisma del [[Partito Socialista Italiano]] e fu successivamente disciolto nel 1991 da [[Achille Occhetto]] con la [[Svolta della Bolognina]]. La sede storica del partito (oggi sede del [[Consorzio Bancomat]]) è situata a [[Roma]] in Via delle Botteghe Oscure al civico 4. | ||
Nel corso della sua storia, il Partito Comunista Italiano ha subito diversi cambiamenti ideologici: Al momento della sua fondazione il partito aveva al suo interno una "fazione" [[Marxista-Leninista]] filo-[[Unione delle Repubbliche Socialiste Sovietiche|sovietica]] guidata da [[Antonio Gramsci]] ed una "fazione" revisionista che criticava l'URSS guidata da [[Amadeo Bordiga]]. Le fazioni non erano ufficiali all'interno del PCI poiché sin dalle origini del partito lo statuto, in linea con il [[centralismo democratico]], vietava il frazionismo interno al partito. | |||
La "fazione" gramsciana sconfisse quella bordighista, tuttavia [[Palmiro Togliatti]], che supportava la linea gramsciana, prese immediatamente le redini del partito al posto di Gramsci a causa del suo arresto dovuto dal [[Fascismo|regime fascista]]. Togliatti era un revisionista ed un opportnista che, con la scusa della "via italiana al socialismo" si allontanò al marxismo e adottò l'elettoralismo in netto contrasto con l'opinione di [[Vladimir Ilič Uljanov, Lenin|Lenin]] sulle elezioni. Inoltre ha promosso il marxismo-leninismo soltanto finché in URSS era al potere [[Stalin]] per poi accantonarlo in seguito al [[XX Congresso del PCUS]], adottando fedelmente la linea revisionistica di [[Nikita Sergeevič Chruščëv|Nikita Chruščëv]]. Durante il mandato di [[Enrico Berlinguer]] come segretario del partito, il PCI adottò l'[[Eurocomunismo]], ossia una svolta [[socialdemocratica]] e quindi [[liberale]] tacciata per "comunismo", che prese le distanze dall'Unione Sovietica ma si rivelò altrettanto incline alla repulsione dei valori comunisti come dimostrato da quanto detto dal leader marxista-leninista albanese [[Enver Hoxha]] sull'eurocomunismo. | |||
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* [[Partito Comunista Italiano]] (dal 1 gennaio 2026 | |||
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Voci in vetrina:
Enver Hoxha

Enver Hoxha (Argirocastro, 16 ottobre 1908 – Tirana, 11 aprile 1985) è stato un partigiano, teorico, leader rivoluzionario, politico e statista marxista-leninista albanese. I suoi sforzi militari e politici hanno contribuito significativamente sia alla liberazione dell'Albania dall'occupazione italiana e tedesca durante la Seconda Guerra Mondiale, sia alla successiva edificazione del socialismo nel paese delle aquile, che ha governato dal termine della guerra fino alla morte.
Le posizioni politiche adottate da Enver Hoxha durante il suo mandato politico furono caratterizzate da un forte ripudio del revisionismo e di altre false interpretazioni del marxismo-leninismo, ispirando milioni di marxisti-leninisti anche fuori dal territorio albanese, costituendo così una corrente politica denominata hoxhaismo, filone interno al marxismo-leninismo antirevisionismo che conta tutt'oggi persone che si sentono rappresentante in essa.
Il pensiero di Enver, e con esso anche l'hoxhaismo moderno, sono caratterizzati anche da posizioni critiche nei confronti del maoismo cinese e del Juche coreano, causando un dibattito interno tra le stesse correnti marxiste-leniniste antirevisioniste.
Scopo di questa voce è quella di esporre in maniera neutrale la figura di Enver Hoxha da una prospettiva marxista-leninista, indicando sia il punto di vista hoxhaista che le critiche da parte di maoisti e kimilsunghisti-kimjongilisti sul rivoluzionario albanese e sul suo pensiero. La voce cita anche alcune fonti anticomuniste o revisioniste come la terza edizione della Grande Enciclopedia Sovietica, che sebbene riportino molte calunnie nei confronti del rivoluzionario albanese, esse riportano anche alcuni dettagli interessanti omessi dalle biografie ufficiali.
Partito Comunista Italiano

Il Partito Comunista Italiano (abbreviato in PCI) è stato uno dei più grandi partiti politici italiani durante il periodo della Guerra Fredda. Fu fondato con il nome di Partito Comunista d'Italia (PCdI) a Livorno il 21 gennaio 1921 in seguito allo storico scisma del Partito Socialista Italiano e fu successivamente disciolto nel 1991 da Achille Occhetto con la Svolta della Bolognina. La sede storica del partito (oggi sede del Consorzio Bancomat) è situata a Roma in Via delle Botteghe Oscure al civico 4.
Nel corso della sua storia, il Partito Comunista Italiano ha subito diversi cambiamenti ideologici: Al momento della sua fondazione il partito aveva al suo interno una "fazione" Marxista-Leninista filo-sovietica guidata da Antonio Gramsci ed una "fazione" revisionista che criticava l'URSS guidata da Amadeo Bordiga. Le fazioni non erano ufficiali all'interno del PCI poiché sin dalle origini del partito lo statuto, in linea con il centralismo democratico, vietava il frazionismo interno al partito.
La "fazione" gramsciana sconfisse quella bordighista, tuttavia Palmiro Togliatti, che supportava la linea gramsciana, prese immediatamente le redini del partito al posto di Gramsci a causa del suo arresto dovuto dal regime fascista. Togliatti era un revisionista ed un opportnista che, con la scusa della "via italiana al socialismo" si allontanò al marxismo e adottò l'elettoralismo in netto contrasto con l'opinione di Lenin sulle elezioni. Inoltre ha promosso il marxismo-leninismo soltanto finché in URSS era al potere Stalin per poi accantonarlo in seguito al XX Congresso del PCUS, adottando fedelmente la linea revisionistica di Nikita Chruščëv. Durante il mandato di Enrico Berlinguer come segretario del partito, il PCI adottò l'Eurocomunismo, ossia una svolta socialdemocratica e quindi liberale tacciata per "comunismo", che prese le distanze dall'Unione Sovietica ma si rivelò altrettanto incline alla repulsione dei valori comunisti come dimostrato da quanto detto dal leader marxista-leninista albanese Enver Hoxha sull'eurocomunismo.
Nonostante il PCI non abbia mai vinto le elezioni politiche della Repubblica Italiana, piazzandosi sempre dietro alla Democrazia Cristiana, il partito ottenne molti importanti seggi sia alla Camera dei Deputati che al Senato della Repubblica e riuscì a vincere diverse elezioni regionali ed amministrative. Il partito godeva di una maggioranza di elettori in alcune regioni d'Italia come in Emilia-Romagna, Umbria, Toscana e alcune province e comuni in Calabria, Lombardia, Piemonte e Sardegna e raggiunse il suo apice alle elezioni politiche del 1976.
Lista delle voci in vetrina
- Processi di Mosca (Xitpedia)
- Iosif Vissarionovič Džugašvili, Stalin (Xitpedia)
- Touhou Project (dal 30 Aprile 2025 al 30 Giugno 2025)
- Trattato sino-sovietico del 1950 (dal 30 Aprile 2025 al 30 Giugno 2025)
- Repubblica Popolare Democratica di Corea (dal 30 Giugno 2025 al 31 luglio 2025)
- Gerolamo Cardano (dal 30 Giugno 2025 al 31 luglio 2025)
- Elettrostatica (dal 30 Giugno 2025 al 31 luglio 2025)
- Halford John Mackinder (dal 31 luglio 2025 al 21 ottobre 2025)
- Unione delle Repubbliche Socialiste Sovietiche (dal 31 luglio 2025 al 21 ottobre 2025)
- Julian & Friends (dal 31 luglio 2025 al 21 ottobre 2025)
- Girls und Panzer (dal 21 ottobre 2025 al 1 gennaio 2026)
- Madness Combat (dal 21 ottobre 2025 al 1 gennaio 2026)
- Enver Hoxha (dal 1 gennaio 2026)
- Partito Comunista Italiano (dal 1 gennaio 2026