Repubblica Popolare Democratica di Corea

Da Konspedia.
Versione del 19 mar 2025 alle 01:05 di XalkasITA2K (discussione | contributi) (Creata pagina con "{{S}} <div align=center> {| class="wikitable" | style="background-color:red;color:white" | '''Repubblica Popolare Democratica di Corea''' |} {| cellpadding="5" class="wikitable" width="400px" |- || 190px || | 190px |- || Bandiera || | Stemma |} {| cellpadding="5" class="wikitable" width="400px" |- |style="background-color:#DDFFDD;"|'''Nome Ufficiale''' || | 조선민주주의인민공화국 (chosongul)<br>...")
(diff) ← Versione meno recente | Versione attuale (diff) | Versione più recente → (diff)
Vai alla navigazioneVai alla ricerca

ATTENZIONE: Riteniamo la seguente voce un abbozzo (stub), pertanto è incompleta e va ampliata.

Questo avviso verrà rimosso da questa pagina solo quando questa voce sarà ritenuta completata.

Questo è un template di avviso.
Repubblica Popolare Democratica di Corea
Bandiera Stemma
Nome Ufficiale 조선민주주의인민공화국 (chosongul)
朝鮮民主主義人民共和國 (hanja)
Nome Intero Repubblica Popolare Democratica di Corea
Altri nomi Corea socialista, Corea del Nord, RPDC,
Fondazione 9 settembre 1948
Causa Proclamazione della Repubblica Popolare Democratica di Corea
Presidente
Forma di governo Repubblica socialista
Superficie 120 540 km²
Popolazione 26 160 861 ab. (2023)
Capitale Pyongyang
Lingua ufficiale coreano
Valuta won nordcoreano
TLD .kp
Produzione industria pesante, carbone, industria agroalimentare, industria tessile
Preceduto da: Amministrazione Civile Sovietica
Mappa della penisola coreana: In rosso il territorio controllato dalla RPDC, in azzurro il territorio rivendicato ma controllato dalla Repubblica di Corea.

La Repubblica Popolare Democratica di Corea, (조선민주주의인민공화국, 朝鮮民主主義人民共和國, Chosŏn Minjujuŭi Inmin Konghwaguk), abbreviabile in RPDC o semplicemente Corea, è uno stato socialista fondato dal partigiano e rivoluzionario comunista Kim Il Sung, natìo di Pyongyang che è anche la capitale del paese. La RPDC è situata sulla Penisola Coreana, una penisola dell'Estremo Oriente asiatico.

A Nord, un confine determinato dai fiumi Yalu e Tumen, separano la RPDC con la Repubblica Popolare Cinese e per un breve tratto a nord-est (tramite la Città Autonoma di Rasŏn) con la Federazione Russa. La Penisola Coreana è bagnata ad ovest dal Mar Giallo, ad est dal Mare Orientale (conosciuto anche come Mar del Giappone) ed a sud con lo Stretto di Corea. Nonostante la RPDC rivendica tutta la Penisola Coreana, lo stato socialista attua la sua sovranità solo nella porzione settentrionale del territorio rivendicato, per questa ragione la RPDC è nota principalmente come Corea del Nord, nome usato per differenziarla dall'entità che governa la porzione meridionale della penisola, ossia la Repubblica di Corea (chiamata a sua volta Corea del Sud), uno stato satellite degli Stati Uniti d'America ostile alla RPDC.

Etimologia

Gli abitanti della porzione settentrionale della penisola coreana, controllata dalla RPDC, indicano la Corea con il termine Chosŏn (조선, talvolta trascritto anche come Joseon), nome che deriva dall'omonima dinastia coreana fondata da Daejo e che ha governato la penisola coreana dal 1392 fino all'occupazione giapponese avvenuta nel 1910, portando alla nascita nella penisola di straordinari progressi scientifici e culturali.

Gli abitanti della porzione meridionale della penisola coreana, attualmente controllata dall'entità della Repubblica di Corea, si rivolgono alla Corea con un termine diverso da quello usato dai coreani del nord, ossia Hanguk (한국).

Il termine "Corea", utilizzato nei paesi occidentali per rivolgersi alla penisola, deriva invece da Koryo (고려, talvolta latinizzato in Goryeo), in onore al regno coreano fondato da Wang Kon nel 918 e durato fino alla conquista effettuata dai Joseon nel 1392. Il termine Koryo deriva da Koguryo (고구려, Goguryeo), ossia il nome dell'antico regno coreano che fu fondato nel III secolo a.C.. Il termine "Koryo" è stato poi utilizzato dai mercanti persiani per riferirsi alla penisola, in seguito il termine fu latinizzato in Cauli sui diari di viaggio dell'esploratore italiano Marco Polo[1]. Successivamente un'altro esploratore europeo, l'olandese Hendrik Hamel, riporta per la prima volta il termine Corea su dei testi occidentali che furono i suoi diari di bordo risalenti al XVII secolo[2].

Il termine Koryo è stato inoltre proposto dal presidente della RPDC Kim Il Sung nel tentativo di riunificare la penisola tramite i Dieci punti per la Riunificazione Coreana che prevedono la nascita di una Repubblica Federale Democratica di Corea (Koryo)[3][4].

Storia

La cultura della penisola e del popolo coreano ha inizio nel Paleolitico inferiore ed ha scritto oltre 5000 anni di storia[5]. Sebbene nel mondo occidentale esistino svariati libri e documenti che testimoniano la storia plurimillenaria del popolo coreano (ad esempio Storia della Corea del docente universitario Maurizio Riotto), Spesso e volentieri si fa riferimento alla storia ed alla cultura coreana solo ed esclusivamente a partire dal periodo della dominazione giapponese risalente dalla fine del XIX secolo fino al 1945, anno in cui il Giappone si è arreso agli alleati ponendo fine alla Seconda Guerra Mondiale[6][7].

Dal paleolitico al XIX secolo

Circa un milione di anni fa vi furono i primi insediamenti umani presso la penisola coreana, in particolar modo nella regione di Pyongyang, regione particolarmente favorita da condizioni naturali[6]. Durante il Paleolitico ed il Neolitico, si sono susseguiti significativi progressi culturali e tecnologici, come la creazione di utensili in ferro e bronzo, e la nascita dei primi caratteri di scrittura coreani (Sinji)[8]. La prima entità statuale, il Gojeoson (고조선)[9], fu fondato dal mitico re Tangun (단군) nel 3000 a.C. circa[10][6], (nonostante altre fonti riportino la fondazione del Gojeoson al 2333 a.C.)[11], basando la sua economia sull'agricoltura e lasciando un'importante eredità giuridica e tecnologica.

Con il declino del Gojeoson, emersero altri regni come il Puyo e il Kuryo. Nel III secolo a.C., la fondazione del potente regno di Koguryo segnò l'inizio dell'era feudale. Questo regno, noto per la sua abilità militare e le sue conquiste culturali, durò fino al VII secolo. Contemporaneamente, nacquero anche altri regni feudali come il Paekje e il Silla, ciascuno con la sua storia di espansione e conflitto[6][7]. L'unificazione della penisola coreana sotto il Silla nel VII secolo, grazie all'alleanza con la dinastia Tang, non portò a un reale Stato unificato. Al contrario, l'antico territorio di Koguryo fu suddiviso tra il Silla e il nuovo Stato di Palhae, fondato nel 698 e noto per il suo contributo culturale e militare[12].

La successiva nascita del regno di Koryo nel 918 fondato da Wang Kon[13], segnò il primo Stato veramente unificato della Corea. Questo regno fiorì culturalmente, producendo innovazioni tecnologiche come la stampa a caratteri mobili, e resistendo con successo alle invasioni dei Khitani[7].

Il periodo si concluse con la caduta del Koryo e l'ascesa della dinastia Joseon nel 1392, che governò fino al 1910. Questo periodo vide straordinari progressi scientifici e culturali, inclusa l'invenzione del sistema di scrittura Chosongul tutt'oggi utilizzata da entrambe le entità politiche che rivendicano la Corea, la costruzione di mappe dettagliate, lo sviluppo della letteratura e delle arti. L'eredità di queste epoche è essenziale per comprendere la storia e l'identità della Corea contemporanea.

Resistenza alla dominazione straniera

Tra l'XVIII secolo e l'XIX secolo, nel mondo occidentale stavano prendendo piede la rivoluzione industriale e la società capitalista, ed i principali stati occidentali avviarono anche politiche imperialiste tentando più volte di occupare e colonizzare i territori estremorientali, spingendo anche paesi come il Giappone ad effettuare riforme in tal senso per evitare che venisse dominato dalle potenze occidentali (Periodo Meiji). In questo contesto, i coreani si sono legati maggiormente alle tradizioni difendendo la società confuciana e coloniale ed isolandosi dal resto del mondo pensando che tali politiche avessero permesso alla Corea di sopravvivere evitando conflitti con altri paesi. Contrariamente alle aspettative dei coreani, le politiche coreane spinsero i paesi occidentali ed il Giappone ad effettuare incursioni militari in Corea[14].

Nell'ottobre del 1866, la Francia, guidata dall'ammiraglio francese Pierre-Gustave Roze, avviò una campagna militare contro la Corea giustificata dalla persecuzione dei missionari cattolici, tuttavia la resistenza popolare riuscì a sconfiggere gli uomini di Roze[15]. Anche gli Stati Uniti tentarono più volte di invadere la penisola coreana: Una delle incursioni americane fu quella del 1871, che in Corea viene ricordata con il nome di Sinmiyangyo (신미양요, traducibile in "Fastidio occidentale dell'anno Sinmi"). Gli americani in tale occasione effettuarono un attacco massiccio che fu respinto dai coreani al prezzo di oltre trecento perdite[16]. Nel 1875 vi fu un tentativo fa parte del Giappone, che raggiunse l'isola di Kanghwa tramite la nave da guerra Unyo, ma furono sconfitti a causa della loro incapacità di resistere al fuoco degli artiglieri di Chojijin, che li costrinse alla fuga uccidendo e depredendo però gli abitanti delle isole di Jongsan e Yongjong[14].

Quattro mesi dopo l'invasione giapponese i giapponesi effettuarono una seconda invasione della Corea, supportati dagli Stati Uniti, Sette navi giapponesi sbarcano su Kanghwa costringendo i coreani a partecipare a dei negoziati che imposero delle condizioni sfavorevoli per i coreani. I rappresentanti di Corea e Giappone firmarono un documento che ancora oggi in Giappone è noto con il nome di Trattato d’amicizia coreo-giapponese, che fu l'atto che iniziò di fatto il periodo buio del colonialismo giapponese in Corea[17]. Le resistenze interne, come l'ammutinamento di Seul nel 1882 ed il colpo di stato del 1884 da parte del Gruppo Illuminista guidato da Kim Ok Gyun, cercarono di modernizzare la Corea e di liberarla dal controllo straniero. Tuttavia, entrambe le rivolte furono represse violentemente[14]. Nel 1894, la Guerra contadina di Kabo rappresentò un tentativo di ribellione armata contro il feudalesimo, ma fu soffocata dall’intervento militare cinese e giapponese[18][7].

Il conflitto tra Cina e Giappone per l'influenza sulla Corea culminò nella guerra sino-giapponese (1894-1895), vinta dal Giappone, che consolidò la sua presenza nella regione malgrado un'avvicinamento maggiore dei coreani verso la Russia[19]. Il dominio giapponese si intensificò con l’assassinio dell’imperatrice Min (oggi nota anche con la rinominazione postuma di Myeongseong) nel 1895, inoltre la vittoria nipponica della Guerra russo-giapponese (1904) ruppe definitivamente i tentativi dei coreani di avvicinarsi con la Russia a causa di un ulteriore rafforzamento della supremazia giapponese in Corea. Nel 1910, il Giappone annesse ufficialmente la Corea, ponendo fine alla dinastia Joson e imponendo un duro regime coloniale che durerà fino alla sconfitta giapponese della Seconda Guerra Mondiale avvenuta nel 1945[7][14].

Nonostante l'occupazione, la resistenza coreana continuò. Leader come Ryu Rin Sok, Hong Pom Do, Kim Hyong Jik ed altri ancora organizzarono eserciti di volontari per combattere il Giappone, con successi sporadici. Il movimento per l'indipendenza culminò nell'insurrezione del 1° marzo 1919, una manifestazione nazionale brutalmente repressa. Questo periodo rappresenta un capitolo cruciale nella lotta del popolo coreano per la sovranità, gettando le basi per le future rivendicazioni di indipendenza[20][14].

Colonizzazione giapponese

L’evoluzione della penisola coreana nella prima metà del XX secolo è profondamente segnata dalla lotta contro l’occupazione giapponese, dai movimenti rivoluzionari guidati dal partigiano Kim Il Sung e dagli eventi che portarono alla divisione della penisola in due entità politiche distinte: la Repubblica Popolare Democratica di Corea (Corea del Nord) e la Repubblica di Corea (Corea del Sud). Come dimostrato nel paragrafo precedente, il Giappone aveva già delle influenze sulla Penisola Coreana che minavano alla sovranità nazionale. Nel 1905, con la vittoria nipponica della Guerra Russo-Giapponese, il Giappone invase la Corea e impone a quest'ultima il Trattato Ulsa in cinque punti, che resero la Corea un protettorato del Giappone, privando la penisola coreana della sovranità diplomatica[21]. Il Trattato dell'Ulsa era tecnicamente invalido poiché sprovvisto del sigillo dell'imperatore, venendo riconosciuto come tale persino in un comunicato congiunto tra le due entità statali coreane nel 2005[22].

L'imperatore coreano Gojong si attivò per dimostrare alla comunità internazionale l'invalidità del Trattato dell'Ulsa, scrivendo a diciassette capi di stato occidentali e riuscendo a mandare segretamente tre delegati ad una conferenza a L'Aia. In tutta risposta i giapponesi imposero alla Corea un'altro trattato tra i due paesi nel 1907 che aggiornava le condizioni imposte nei due anni precedenti ed obbligò l'imperatore Gojong di abdicare in favore del figlio Sunjong. Infine, un terzo trattato firmato nel 1910, che passò alla storia come Trattato di annessione nippo-coreano, ufficializzò l'annessione coreana al Giappone e pose ufficialmente fine all'Impero coreano[23].

Il trattato d'annessione del 1910 viene ricordato in Corea come un trattato forzato, inoltre tale evento è chiamato "umiliazione nazionale del 1910". Il trattato forzato del 1910 è da considerarsi illegale in quanto non fu presa in considerazione l'opinione locale e fu contestato dal Governo in esilio della Repubblica di Corea (e successivamente dalle entità coreane fondate con la liberazione della Corea verso la fine della Seconda Guerra Mondiale). Inoltre ci furono importanti rivolte da parte dei coreani contro il dominio giapponese, come le proteste e le sommosse del 1919 scoppiate in seguito alla morte dell'imperatore coreano Gojong[21][24] oppure la guerriglia partigiana e rivoluzionaria di Kim Il Sung.

Il nome che i giapponesi assegnarono alla penisola coreana sotto occupazione coloniale era Chosēn (朝鮮), ossia una nipponizzazione del termine coreano Choson (조선)[25]. Oltre alla Corea, i Giapponesi occuparono e colonizzarono altre aree del continente asiatico come l'Indocina, l'Indonesia, la Manciuria, La Cina nord-orientale, le coste cinesi e diversi arcipelaghi oceanici, commettendo crimini di guerra ed atrocità in tutti i territori colonizzati. Il Giappone schierò in Corea una divisione dell'esercito imperiale che affiancò il Kempeitai, la polizia militare coloniale, già presente sulla penisola coreana grazie ai trattati di protettorato del 1905 e 1907.

Durante l'occupazione giapponese della Corea, venne favorita la presenza dei cittadini giapponesi che fece aumentare demograficamente la popolazione non coreana nella penisola, partendo dai 39.000 cittadini non coreani nel 1906 ai 651.000 nel 1939, quasi tutti provenienti dal Giappone[26]. I giapponesi costruirono infrastrutture e industrializzarono la penisola[27], al prezzo di introdurre un clima di repressione anticoreana che passò per il bando dei testi e dell'insegnamento della lingua coreana e l'imposizione di quella giapponese, il furto delle opere artistiche e culturali coreane, l'emanazione del codice Sōshi-kaimei, la redistribuzione dei terreni a favore dei coloni giapponesi e dei collaborazionisti, il fenomeno delle Donne di Conforto[28], e lo sfruttamento dei nordcoreani utilizzati come manodopera dai giapponesi o come soldati in guerra[24][21].

Ancora oggi il Giappone commette negazionismo sui crimini di guerra commessi durante il periodo coloniale e durante la Seconda Guerra Mondiale, causando così una difficile convivenza geopolitica tra l'Impero del Sol Levante e gli altri paesi dell'Estremo Oriente che sono stati colonizzati in passato, inclusa la RPDC. L'unica cosa effettuata dal Giappone è stata restituire poco meno di nove milioni di dollari alla Repubblica di Corea nel 2015 sostenendo di aver così ripagato il debito riguardo al fenomeno delle Donne di Conforto, tuttavia tale azione è stata contestata non solo dal popolo sudcoreano ma anche dall'allora presidente Moon Jae-In[29][30].

Resistenza al colonialismo giapponese

Fatta eccezione per pochi collaborazionisti, i coreani dimostrarono la loro contrarietà al colonialismo giapponese in diversi modi ed occasioni: La protesta dell'Imperatore Gojong sull'invalidità del Trattato Ulsa è da considerarsi una prima reazione di anticolonialismo contro il Giappone. In seguito alla morte di Gojong avvenuta il 21 gennaio 1919, si diffuse il sospetto che fosse stato avvelenato dai giapponesi o dai collaborazionisti a causa di tentativi precedenti alla vita dell'ex-monarca, ed anche agli omicidi di politici coreani che contrastavano l'occupazione nipponica[31]. Pochi giorni prima della morte di Gojong, il presidente statunitense Thomas Woodrow Wilson proclamò, in occasione della pace di Versailles, i quattordici punti sull'autodeterminazione dei popoli. I due eventi ispirarono alcuni scudenti coreani a Tokyo a proclamare l'indipendenza della Corea ed a mandare segretamente nella penisola la dichiarazione d'indipendenza che fu pubblicata l'8 febbraio 1919[32][33][34].

Il primo marzo 1919, durante una cerimonia funebre per l'imperatore coreano, oltre diecimila manifestanti coreani si riunirono alla capitale Seul (allora chiamata Keijo dalle truppe coloniali giapponesi) marciando pacificamente per la pace, pronunciando il manifesto indipendentista, sventolando la bandiera e cantando l'inno coreani. Su ordine del Governatore generale di Corea[35], la manifestazione fu repressa da tre plotoni di fanteria ed una di cavalleria dell'esercito imperiale giapponese[34]. Lo stesso giorno furono organizzate manifestazioni simili anche in altre sei città coreane, oggi nel territorio amministrato dalla RPDC: Sŏnch'ŏn, Pyongyang, Nampo, Ŭiju, Wonsan ed Anju[34]. Oltre all'indipendenza coreana, le manifestazioni chiesero pure libertà di culto in quanto le religioni locali (cristianesimo e ciondoismo in primis) venivano perseguitate[34]. Il movimento che organizzò queste proteste passò alla storia con il nome di Movimento del 1° Marzo. Le proteste continuarono per due mesi e si estesero anche nelle campagne e nelle città della Corea centro-meridionale, raggiungendo la provincia del Gyeonggi e la città di Suwon. Il 17 marzo pure i cittadini coreani residenti nelle città sovietiche di Nikolsk e Vladivostok protestarono in solidarietà con gli indipendentisti coreani. In risposta i giapponesi repressero le proteste arrestarono ed uccisero i manifestanti[34].

Il 10 aprile 1919 l'attivista e politico nazionalista coreano Ri Sung Man[36] fonda a Shanghai il Governo provvisorio della Repubblica di Corea, un governo coreano in esilio che contribuì all'organizzazione della resistenza coreana all'oppressione nipponica. Ri Sung Man fu il primo presidente del governo provvisorio dal 1919 fino al 1925, anno in cui fu messo sotto inchiesta per abuso di potere. Ri Sung Man sarà anche il primo presidente e dittatore della Repubblica di Corea, entità fondata nel 1948 e tutt'oggi in vigore, riconosciuta internazionalmente come Corea del Sud, governandola fino alla sua morte avvenuta nel 1960.

Oltre al governo in esilio, in corea erano presenti anche altre organizzazioni che combatterono i coloni giapponesi, come l'Associazione Nazionale Coreana, la più radicale e radicata organizzazione di lotta partigiana al colonialismo giapponese. Uno dei principali esponenti di questa organizzazione fu Kim Hyong Jik, padre di Kim Il Sung e uno dei responsabili della transizione al marxismo-leninismo dell'organizzazione[37]. Lo stesso Kim Il Sung (김일성), futuro fondatore e leader della Corea Popolare (RPDC), fu un importante partigiano comunista coreano che combatté per una Corea sovrana e socialista, fondando l'Unione Antimperialista nel 1926 e e l'Esercito Rivoluzionario di Corea nel 1930 (che successivamente rinominò nel 1932 in Esercito della Guerriglia Popolare Antigiapponese fino al nome definitivo di Esercito Popolare Rivoluzionario di Corea)[38][20].

L'Esercito Popolare Rivoluzionario di Corea, che tutt'oggi è una forza armata della RPDC, fu impiegato militarmente in Manciuria a partire dall'invasione giapponese di quest'ultima nel 1932. Qui i comunisti coreani guidati da Kim Il Sung e Choe Hyon combatterono con l'Armata Rossa sovietica e l'Esercito Popolare di Liberazione cinese contro i nazionalisti cinesi del Kuomintang e la colonia giapponese del Manchukuo[39]. Nonostante le difficoltà, la resistenza riesce a ottenere vittorie simboliche, come la Battaglia di Pochonbo del1937. Questo evento, in cui le forze di Kim liberano temporaneamente una città sotto il controllo giapponese, diventa un simbolo della lotta per l’indipendenza coreana tutt'oggi celebrata in RPDC[20].

Nel 1940, durante una riunione a Xiaohaerbaling, vengono delineate le strategie per il coordinamento delle forze rivoluzionarie e per la liberazione della Corea. Kim Il Sung gioca un ruolo cruciale nella pianificazione delle operazioni congiunte con l’Armata Rossa sovietica. Nel 1945, la sconfitta del Giappone porta alla liberazione della Corea, grazie agli sforzi combinati dell’Esercito Rivoluzionario Popolare di Corea e delle forze sovietiche. La liberazione, celebrata il 15 agosto 1945, rappresenta un momento di gioia per il popolo coreano, ma le tensioni geopolitiche emergenti compliano il quadro.

La Corea dopo la seconda guerra mondiale

Con la vittoria sovietica ed alleata sul Terzo Reich si conclude la guerra in Europa, consentendo ai sovietici ed alla Mongolia di occuparsi del fronte orientale contro il Giappone supportando le forze partigiane cinesi e coreane. Questi ultimi proclamano il 6 settembre 1945 la nascita della Repubblica Popolare di Corea (조선인민공화국) uno stato unitario coreano fondato su dei comitati popolari la cui intenzione era una penisola coreana unita e libera da ingerenze straniere[40]. Tuttavia, l'8 settembre 1945 gli Stati Uniti sbarcarono ad Incheon ed invasero la porzione meridionale della penisola coreana, occupandola fino al 38° parallelo ed istituendovi il Governo Militare degli Stati Uniti in Corea (USAMGIK). Nel dicembre 1945 gli Stati Uniti rifiutarono di riconoscere la Repubblica Popolare di Corea ed abolirono i comitati popolari,

Al nord del 38° parallelo invece si stanziarono truppe sovietiche alleate dei partigiani coreane ed istituirono l'Amministrazione Civile Sovietica che decise di collaborare con i comitati popolari coreani. Nel 1946 i comitati popolari della Corea settentrionale furono riorganizzati e nacque il Comitato Popolare Provvisorio della Corea del Nord, guidato da Kim Il Sung e riconosciuto dall'Amministrazione Civile Sovietica. I comitati popolari furono la base per la Repubblica Popolare Democratica di Corea, che fu fondata ufficialmente il 9 settembre 1948, sempre dal rivoluzionario e partigiano Kim Il Sung, che governerà il paese fino alla sua morte nel 1994.

Bibliografia

  • Jean Claude Martini (2023): Storia della Penisola Coreana, articolo pubblicato in tre parti su IlTazebao e ripubblicato intero su Xitsoft. [ARCHIVIATO]
  • Jean Claude Martini (2023): Le idee del Juche e la Repubblica Popolare Democratica di Corea, Firenze, Tassinari.
  • Maurizio Riotto (2005): Storia della Corea - Dalle origini ai nostri giorni, Milano, Bompiani. Ripubblicato nel 2018.
  • Simon Richmond, Yu-Mei Balasingamchow, Cesar G. Soriano e Rob Whyte, Lonely Planet Korea, collana Travel Guide, Lonely Planet Publications, 2010
  • Kim Jong Il, Opere scelte, vol. 1, Edizioni in Lingue Estere, Pyongyang 2014, (edizione francese)
  • Lee, Ki-baek, tr. by E.W. Wagner & E.J. Shultz, A new history of Korea (rev. ed.), Seoul, Ilchogak, 1984, (in inglese)
  • Kim, Jinwung (2012): A History of Korea: From "Land of the Morning Calm" to States in Conflict. New York: Indiana University Press. (in inglese)

Note

  1. Ai confini della Via della Seta. La Repubblica di Corea e il nuovo “Rinascimento” culturale - Istituto Euroarabo
  2. Korea原名Corea? 美國改的名 - United Daily News (in cinese)
  3. I 10 punti per la Riunificazione Coreana di Kim Il-sung [Marco Escarotico] - YouTube [ARCHIVIATO]
  4. Appoggiamo pienamente il nuovo corso nelle relazioni inter-coreane, aperto grazie alla politica di pace del compagno KIM JONG UN - KFA Italia
  5. Byeon (1999), p. 27. Byeon spiega che gli strati inferiori di Seokjangni e di altri siti sono stati datati al 600.000-500.000 a.C. e che la scoperta di strati ancora più antichi presso un sito nella contea di Damyang ha condotto all'ipotesi che l'abitazione ominide della Corea sia iniziata intorno al 700.000 a.C.
  6. 6,0 6,1 6,2 6,3 Martini, Storia della penisola coreana, Parte 1.
  7. 7,0 7,1 7,2 7,3 7,4 Riotto, 2005, citato in Martini, 2023 (IlTazebao)
  8. Jong Chan Kim, Christopher J Bae: Date al radiocarbonio che documentano la transizione dell'età del neolitico-bronzo in Corea (in inglese) [ARCHIVIATO]
  9. talvolta tradotto in italiano in Antico Joseon.
  10. La storica Pyongyang - KCNA (ripubblicato su Global Security)
  11. Richmond, Balasingamchov, Soriano & White, 2010, pag.25
  12. Kim Jong Il, 2014 pp.28-29, citato in Martini, 2023 (IlTazebao)
  13. Taejo di Goryeo (noto anche come Taejo Wang Geon o Wang Kŏn, 왕건; Kaesŏng, 31 gennaio 877 – 4 luglio 943)
  14. 14,0 14,1 14,2 14,3 14,4 Martini, Storia della penisola coreana, Parte 2.
  15. La campagna dell'ammigraglio Pierre-Gustave Roze (in francese) [ARCHIVIATO]
  16. Lee, 1984
  17. Kim Jinwung, 2012
  18. Storiadigitale Zanichelli Linker - Percorso Site, su dizionaripiu.zanichelli.it. [ARCHIVIATO]
  19. Maurizio Riotto (2016): Atlante Storico-Geopolitico della Corea - Limes
  20. 20,0 20,1 20,2 Martini, Storia della penisola coreana, Parte 3.
  21. 21,0 21,1 21,2 Martini, 2023 (Tassinari), pag.15
  22. da verificare
  23. Anna Schillipiti (2022): #Hipstory – 3.1: Il Movimento del Primo Marzo - Mondocoreano
  24. 24,0 24,1 Riotto, 2005, pp. 205-211, citato in Martini, 2023 (Tassinari), pag.15
  25. In giapponese, la Corea viene tutt'oggi chiamata Chosēn (朝鮮).
  26. Mitsuhiko Kimura (1995): The Economics of Japanese Imperialism in Korea, 1910-1939 - JSTOR (in inglese)
  27. Jong-Wha Lee: Economic Growth and human Production in the Republic of Korea, 1945 - 1992
  28. Durante la Seconda Guerra Mondiale i giapponesi costrinsero le donne coreane a prostituirsi per i soldati coreani. Questo fenomeno fu replicato dai soldati statunitensi durante la Guerra di Corea
  29. Martini, 2023 (Tassinari), pag. 15-16
  30. Yukari Easton (2017): Japan Must Not Renegotiate the Comfort Women Agreement - The Diplomat (in inglese)
  31. [Why] "일본이 高宗황제 독살 지시" 日 고위관료 문서 첫 발굴 - News Chosun (in coreano)
  32. March 1st independence movement [ARCHIVIATO] (in inglese)
  33. Did you know that ...(22) The coffee plot - Korea Times (in inglese)
  34. 34,0 34,1 34,2 34,3 34,4 March 1st Independence Movement - Toghether100go.ko [ARCHIVIATO] (in inglese)
  35. Carica istituita durante il colonialismo giapponese ed era il principale amministratore della Corea sotto occupazione giapponese. Questa carica veniva affidata solo a generali dell'esercito imperiale giapponese, eccezion fatta per l'ammiraglio Saitō Makoto che ha ricoperto tale carica dal 1919 al 1927 e poi dal 1929 al 1931.
  36. Meglio noto come Syngman Rhee (in coreano 이승만)
  37. Kim Il Sung Biographie Abrégée, Pyongyang, Edizioni in Lingue Estere, 2001. citato in Martini, 2023 (Tassinari), pag.37.
  38. Martini, 2023 (Tassinari), pp.37-38
  39. Martini, 2023 (Tassinari), pag.38
  40. Guerra di Corea: la propaganda americana e il mito sulle responsabilità - L'Ordine Nuovo