Storia dell'URSS (1922-1956)

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VOCE PRINCIPALE: Unione delle Repubbliche Socialiste Sovietiche
L'Unione delle Repubbliche Socialiste Sovietiche, abbreviabile in Unione Sovietica o con la sigla URSS, è stata un entità federale e multietnica che ha unito molti popoli dell'Eurasia in un'unico paese la cui superficie era la più estesa del mondo, raggiungendo la sua massima estensione nel periodo che varia dalla fine della Seconda Guerra Mondiale fino alla sua dissoluzione. L'URSS fu fondata su un modello politico ed economico di stampo socialista basato sui valori marxisti-leninisti che venivano portati avanti dai Bolscevichi, ossia i fondatori e primi leader del paese.
Nacque nel 1922 da Vladimir Lenin con il I° congresso pansovietico che univa le principali repubbliche sovietiche di allora, inclusa la Repubblica Socialista Federativa Sovietica Russa (RSFSR), che nacque in seguito alla Grande Rivoluzione Socialista d'Ottobre (1917). Nei primi tre decenni dalla fondazione dell'Unione Sovietica il paese era governato da Vladimir Lenin (1922-1924) e Iosif Stalin (1924-1953), autentici bolscevichi i quali seguirono fedelmente il marxismo-leninismo ed edificarono il socialismo in un paese semifeudale rendendolo una superpotenza dotata di un programma spaziale e di un arsenale nucleare e combattendo il reazionarismo ed il revisionismo.
Con la morte di Stalin avvenuta nel 1953 il paese cade in mano ai revisionisti i quali, a partire dal XX Congresso del PCUS avvenuto nel 1956 hanno iniziato l'opera di restaurazione del capitalismo.
Questa voce vuole trattare nel dettaglio la storia dell'Unione Sovietica nel periodo che va dal 1922 fino al 1956, introducendo l'argomento con un paragrafo sulla Grande Rivoluzione Socialista d'Ottobre e sulla seguente Guerra Xivile Russa.
La Rivoluzione d'Ottobre e la Guerra Civile Russa
Nel XVIII e XIX secolo, l’Illuminismo e le rivoluzioni francese e americana misero in discussione la monarchia assoluta e il sistema feudale. Le rivoluzioni industriali portarono grandi innovazioni tecnologiche e sociali, favorendo la nascita di movimenti socialisti, inizialmente utopici, ma poi influenzati dal socialismo scientifico di Marx ed Engels[1]. La Russia era ancora una monarchia assoluta arretrata, ma vi si diffusero comunque idee socialiste. Nel 1898 venne fondato il Partito Operaio Socialdemocratico Russo (POSDR), che si divise tra Bolscevichi, guidati da Lenin, e Menscevichi. La repressione zarista si intensificò dopo la fallita rivoluzione del 1905, portando all’esilio di Lenin e alla deportazione di altri rivoluzionari come Stalin.
Durante la Prima Guerra Mondiale, Lenin criticò il conflitto come una guerra borghese. Nel 1917, la Rivoluzione di Febbraio portò alla caduta dell’Impero russo e alla nascita della Repubblica Russa con un governo provvisorio che introdusse delle riforme democratiche e liberò i perseguitati politici tra cui molti bolscevichi. Anche Lenin poté finalmente rientrare in patria e lavorare direttamente per la rivoluzione socialista, pubblicando le tesi di aprile denunciando il governo provvisorio russo di continuare la guerra e di non impegnarsi a redistribuire i terreni ed a mantenere le promesse[2]. Nell'estate del 1917 il Governo Provvisorio Russo adotterà una nuova fase di repressione ai danni dei movimenti rivoluzionari, ma terminerà ben presto a causa del malcontento popolare che ha visto la composizione delle Guardie Rosse e del Comitato Militare Rivoluzionario di Leningrado che erano gestite dai bolscevichi ed acquisivano man mano sempre più consensi popolari segnando così l'inizio della Grande Rivoluzione Socialista d'Ottobre, che termina appunto con la vittoria dei bolscevichi e con la fine della Repubblica Russa. I Bolscevichi istituiranno così la Repubblica Socialista Federativa Sovietica Russa (RSFSR).
La Rivoluzione d'Ottobre e l'istituzione della RSFSR portarono tuttavia alle prime organizzazioni controrivoluzionarie da parte di neozaristi e sostenitori delle forze politiche che governavano la Repubblica Provvisoria. Un esempio fu la rivolta dei Junker di Pietrogrado che fallì. I bolscevichi decisero quindi di spostare la capitale da Pietrogrado a Mosca, poiché quest'ultima era considerata più sicura da difendere. Una delle prime politiche portate avanti dai Bolscevichi al potere è la pace con gli Imperi Centrali nello scenario della Prima Guerra Mondiale, che fu ottenuta nonostante il rifiuto di Lev Trotskij della firma del trattato di pace, che causò l'Operazione Faustschlag ed aggravò la situazione già debole nei confini. verrà tuttavia firmato il trattato di pace (il Trattato di Brest-Litovsk) da Stalin assieme a Lenin[3]. Questa non fu l'unica divergenza tra Trotskij e la linea centrale del Partito che nel frattempo fu rinominato in Partito Comunista Russo (bolscevico) per prendere le distanze dai socialdemocratici e dalle fazioni più moderate come i menscevichi o gli esponenti del "Partito Socialista Rivoluzionario" di Kerenskij.
Secondo alcuni storici l'inizio della Guerra Civile Russa avvenne con la firma del Trattato di Brest-Litovsk, ossia il trattato di pace tra la Russia e gli Imperi Centrali che sancì il riconoscimento dell'indipendenza di stati fantoccio alleati con gli imperi centrali come Ucraina, Bielorussia, Polonia, stati baltici e Finlandia oltre alla cessione di territori ai paesi dell'Impero Centrale. Tuttavia secondo altre ricostruzioni storiche la Guerra Civile Russa sarebbe scoppiata già a seguito della Grande Rivoluzione Socialista d'Ottobre. Le principali fazioni della guerra furono l'Armata Rossa e l'Armata Bianca che furono rispettivamente l'esercito rivoluzionario dei bolscevichi e della RSFSR e l'esercito dei controrivoluzionari neozaristi e/o sostenitori dell'ex-governo provvisorio, con questi ultimi che venivano ampiamente supportati dai paesi alleati dell'Intesa. Si autoproclamarono indipendenti anche altri paesi della Russia come l'Ucraina Verde, la Transcaucasia menscevica, la Baschiria, la Repubblica dei Montanari, l'Autonomia di Alash e molte altre regioni della Russia che avevano un'etnia maggioritaria diversa da quella russa. Infine vi furono anche fazioni armate che si basarono su ideali socialisti e che si ribellarono sia all'Armata Rossa che all'Armata Bianca, e godevano di maggior supporto da parte di contadini come nel caso delle Armate verdi e della Machnovščyna, ossia la fazione anarchica di Nestor Machno che si istituì in Ucraina.
La sconfitta degli Imperi Centrali avvenuta dopo la fine della Prima Guerra Mondiale e le seguenti rivoluzioni comuniste che avvenivano in Ungheria, Baviera e Slovacchia furono eventi che permisero ai bolscevichi ed all'Armata Rossa di rientrare nei territori persi con la Pace di Brest-Litovsk e quindi nei paesi che ottennero l'indipendenza in supporto ai bolscevichi locali. Fu così che vennero istituite ulteriori Repubbliche Sovietiche come la RSS Ucraina, la RSS Bielorussa e la Repubblica Socialista Federativa Sovietica Transcaucasica, inoltre furono fondati di comitati rivoluzionari, di forze armate e addirittura repubbliche filo-bolsceviche anche in Polonia ed in Finlandia, grazie al sostegno locale di una parte della popolazione verso gli ideali marxisti-leninisti. Da notare inoltre che la Polonia aveva allora adottato idee nazionaliste ed aveva tentato di invadere l'Ucraina, la Lituania e la Bielorussia. Nel bel mezzo della Guerra Civile Russa infatti fu combattuta anche la Guerra Sovietico-Polacca, che terminerà con la Pace di Riga avvenuta nel 1921 e con l'annessione polacca di alcuni territori ucraini e bielorussi occidentali. Formalmente si ritiene che la Pace di Riga fosse l'evento conclusivo della Guerra Civile Russa, considerata virtualmente vinta dall'Armata Rossa, tuttavia scontri di minore intensità continuavano ad avvenire fino alla resa dell'Armata Bianca nel 1923 con la sconfitta della Rivolta in Jacuzia[4].
Dall'istituzione della RSFSR fino al 1921 nei territori controllati dall'Armata Rossa veniva adottato un sistema politico ed economico noto come "comunismo di guerra", che nazionalizzò le banche e tutte le industrie, introdusse rigorose gestioni centralizzate, sostituì il denaro (che non aveva più alcun valore) con il baratto e furono redistribuiti i terreni in favore dei piccoli contadini. Tale sistema tuttavia portò in seguito ad un malcontento dei contadini che, come abbiamo già visto, avevano più garanzie con le armate verdi e con la comune anarchica di Machno. Fu così che Lenin decise allora di introdurre la Nuova Politica Economica reintroducendo il denaro e permettendo una leggera privatizzazione, mentre Stalin procedette con l'industrializzazione del paese. Queste politiche erano essenziali per permettere l'alleanza tra gli operai ed i contadini in un paese prevalentemente contadino come la Russia di allora e per trasformare l'Unione Sovietica allora sottosviluppata in una superpotenza[2][5].
La nascita dell'Unione Sovietica
Il 30 Dicembre 1922 fu organizzato ed istituito il Primo Congresso Pansovietico, conosciuto anche come I Congresso dei Soviet dell'Unione Sovietica, che vide la partecipazione di 2215 delegati: 1727 dalla Russia, 364 dall'Ucraina, 91 dalla Transcaucasia e 33 dalla Bielorussia. I delegati erano prevalentemente operai, seguiti da contadini, intellettuali ed impiegati. Oltre ai bolscevichi, vi erano un centinaio di indipendenti, due delegati dell'Unione Generale dei Lavoratori Ebrei, un federalista del Caucaso (socialrivoluzionario) ed un anarchico[6].
In questo evento i rappresentanti delle Repubbliche Socialiste Sovietiche di Russia, Ucraina, Transcaucasia e Bielorussia ufficializzarono la nascita dell'Unione delle Repubbliche Socialiste Sovietiche (URSS) tramite la Dichiarazione e Trattato sull'istituzione dell'Unione delle Repubbliche Socialiste Sovietiche, già agognata dal PCR(b) e da Lenin stesso che predispose un piano per creare un unico Stato nella forma di un'unione volontaria di Repubbliche con eguali diritti e le quattro repubbliche ne divennero soggetti federali. Durante l'evento fu anche eletto il Comitato Esecutivo Centrale dell'URSS. Fu inoltre scelta la città di Mosca come capitale dell'Unione Sovietica.
Vladimir Lenin fu eletto presidente, tuttavia egli non aveva partecipato all'evento a causa della malattia di cui soffriva e che l'avrebbe poartato alla morte nel gennaio del 2024, di conseguenza il ruolo di Lenin rimase solo formale, con Michail Ivanovič Kalinin che prese quindi il ruolo de facto di Lenin come presidente del Congresso Pansovietico, mentre Avel Safronovič Enukidze fu eletto Segretario del Comitato Esecutivo Centrale e furono nominati anche i Presidenti dei quattro Comitati Esecutivi Centrali delle Repubbliche Socialiste Sovietiche che si fusero nell'URSS.
Al momento del Primo Congresso Pansovietico tuttavia i paesi governati dai bolscevichi non erano quattro, ma sei: oltre alle già citate Repubbliche Socialiste Sovietiche di Russia, Ucraina, Bielorussia e Transcaucasia, i bolscevichi erano al potere anche nella Repubblica Popolare Mongola e a Tannu Tuva. Il motivo percui Mongolia e Tannu Tuva non aderirono al congresso e rimasero indipendenti per evitare divergenze geopolitiche con la Cina che rivendicava la Mongolia tanto che le pretese territoriali cinesi furono condivise pure dal comunista Mao Zedong che fece notare il suo desiderio di riunificare la Mongolia con la Cina giustificando l'azione con l'unificazione della Repubblica Popolare Mongola con la Mongolia Interna (quest'ultima era allora ed attualmente parte della Repubblica Popolare Cinese) in due occasioni, nel 1949, nel 1954 e nel 1956, ma sia la dirigenza di Stalin che quella di Chruščëv condannarono e criticarono le pretese cinesi[7]. Tannu Tuva fu invece annessa all'Unione Sovietica ed alla RSFS Russa nel 1944.
Gli anni '20: La NEP, le crisi di partito e l'Industrializzazione
La Nuova Politica Economica (NEP) fu introdotta in Russia nel 1921. Siccome la Russia è sempre stata un paese feudale e contadino che non ha mai visto una particolare industrializzazione, Lenin e Stalin ritenevano che bisognava applicare un modello economico temporaneo che permetteva una reintroduzione di alcuni elementi capitalistici, che avrebbero permesso l'inizio dell'industrializzazione del paese e l'unità tra operai e contadini che in quel momento era quasi assente a causa delle politiche del Comunismo di Guerra che sfavorivano i contadini e creavano un malcontento da parte loro che ha portato anche a rivolte e ribellioni. Fu a causa di questa situazione molto delicata che Lenin decise di giustificare il modello di una Nuova Politica Economica, poiché riconobbe con autocritica le politiche precedenti furono in parte fallimentari e quindi necessitava un cambiamento. Lenin spiegava queste idee durante la conferenza allargata dei metallurgici di Mosca e durante il X Congresso del PCR(b)[8][9].
Fu quindi approvata la NEP nonostante essa avrebbe ricevuto critiche sempre da Trotskij e della "sinistra" del partito che riteneva che la NEP fosse un restauro del comunismo[5]. In realtà Lenin e Stalin percepivano la NEP come una politica economica transitoria, che era essenziale in quel periodo per migliorare i rapporti con i contadini, rilanciare l'economia, stabilizzare il Paese e permettere all'economia sovietica il primo passo verso l'industrializzazione promossa da Stalin. Durante il XI Congresso del PCR(b) e gli interventi di Lenin del 1922 il Rivoluzionario Sovietico parlava positivamente dei successi della NEP.
Anche Stalin era entusiasta dei risultati della NEP, ma già nel 1923 iniziava ad intravedere le crisi di partito scatenate dai seguaci di Trotskij ed i primi effetti collaterali della NEP come la Crisi delle Forbici che peggiorarono il confronto già aspro tra la linea centrale del partito e le posizioni d'opposizione portate avanti da Trotskij. La malattia di Lenin che lo portò alla morte nel gennaio 1924 gettò ulteriore benzina sul fuoco nella lotta per la rappresentanza del Partito e dell'Unione Sovietica tra Stalin e Trotskij. Contrariamente a quanto viene spesso affermato dalla propaganda trotskista o semplicemente antistaliniana, Lenin fu un aspro critico verso Trotskij[10][11][12][13], inoltre se si aggiunge il temporeggiamento di Trotskij (che poi sfociò nel rifiuto) a firmare la pace con gli Imperi Centrali, responsabile dell'Operazione Faustschlag e successivamente le critiche verso la NEP, viene palese comprendere che vi furono delle divergenze tra Lenin e Trotskij. Dopo la Morte di Lenin, Stalin organizzò una coalizione trilaterale (troika) con Zinovjev e Kamenev contro Trotskij e fu così che Stalin vinse la "lotta per il potere" contro Trotskij.
La troika preceentemente organizzata si sfaldò nel 1926 portando Zinovjev e Kamenev a coalizzarsi con Trotskij andando a costituire una opposizione di sinistra, mentre Stalin si alleerà con la destra del partito guidata da Bucharin e Rykov, che supportava la troika in quanto favorevoli alla NEP. Tuttavia l'opposizione di sinistra organizzò sin da subito dei sabotaggi contro l'economia sovietica, costringendo Stalin ad espellere Zinovjev, Kamenev e Trotskij dal partito con quest'ultimo che continuerà dall'estero la sua attività sovversiva contro l'Unione Sovietica.
Nel 1928 Stalin decide di interrompere la NEP e di avviare l'economia pianificata ed il primo piano quinquennale. L'adozione di questa politica economica riogranizzò nuovamente l'economia permettendo una rapidità nell'industrializzazione dell'Unione Sovietica che introdusse nuovi oggetti mai visti in URSS come ciclomotori e macchine fotografiche a prezzi più facilmente accessibili, inoltre ci fu un successo nella metallurgia, nell'industria chimica, nell'ingegneria anche militare, ed in numerosi altri settori dell'industria[14], arrivando anche ad una meccanizzazione del settore primario che incrementò i raccolti e permise all'Unione Sovietica una crescita economica senza venir colpita dalla crisi economica globale del 1929. I piani quinquennali vennero tuttavia criticati dalla linea di Bucharin che porterà alla rottura della coalizione con la linea centrale del partito, che meglio incarnava l'ideologia marxista-leninista di Lenin ed era rappresentata da Stalin e dai compagni a lui più affini politicamente come Kaganovič, Kirov, Ždanov, Suslov, Molotov, ecc...
I successi sovietici
L'Industrializzazione
Negli anni '30 in Unione Sovietica si assistì ad una notevole crescita economica ed ad una industrializazione dovuta al successo dei piani quinquennali e delle politiche economiche adottate dall'Unione Sovietica nel decennio precedente. Uno dei principali teorizzatori dell'industrializzazione sovietica fu Feliks Ėdmundovič Dzeržinskij, ex-direttore della Čeka (poi GPU), che fu nominato nel 1924 a capo del Consiglio Superiore dell'Economia Popolare (VSNCh), incarico che gli affidò il compito di modernizzare i trasporti, risolvere i problemi di approvvigionamento e sostenere l’economia in una nazione ancora agricola e dipendente dalle importazioni di macchinari. L'obiettivo di Dzeržinskij era quello di rendere l’URSS economicamente autosufficiente, eliminando la dipendenza da paesi capitalistici avanzati.
Uno degli aspetti principali delle politiche che furono adottate negli anni 20 e che vide i suoi frutti negli anni 30 fu la collettivizzazione delle campagne, che mirava a sostituire la proprietà individuale contadina con forme collettive come i kolchoz e i sovchoz. Nonostante la resistenza e l'iniziale opposizione, soprattutto da parte dei grandi proprietari terrieri (kulaki), il piano fu realizzato anche con metodi coercitivi. Molti contadini medi e poveri aderirono, vedendo nella collettivizzazione un’opportunità per sfuggire all'oppressione dei kulaki. Inizialmente forzata, la collettivizzazione subì un adattamento, favorendo l’adesione volontaria, ma mantenne il ruolo centrale nella trasformazione del sistema agricolo e nella creazione di risorse per finanziare l’industrializzazione[15].
La collettivizzazione delle campagne scatenò violente reazioni dei kulaki, che cercarono di sabotarla con incendi a raccolti, edifici e l'uccisione di bolscevichi. Determinati a impedire la nascita delle fattorie collettive, distrussero gran parte delle risorse agricole abbattendo cavalli e buoi, fondamentali per il lavoro nei campi, riducendo drasticamente il bestiame disponibile tra il 1928 e il 1932. Questo sabotaggio, insieme a eventi come la siccità, contribuì alla carestia ucraina del 1932, che fu successivamente attribuita dai critici anticomunisti a Stalin ed alla "collettivizzazione forzata"[16].
Parallelamente, l'industrializzazione avanzava con i piani quinquennali, soprattutto a partire dal primo (1928-1932), che puntava a una rapida espansione della produzione industriale. Stalin e il Gosplan (l’organo di pianificazione sovietico) svilupparono strategie per fare dell'URSS una potenza economica, investendo in settori strategici come l'industria pesante e la metallurgia, cruciali anche per prepararsi a eventuali conflitti. L’industrializzazione accelerata era vista come essenziale per garantire l'indipendenza economica e la difesa nazionale. Questi piani consentirono all'URSS di recuperare il ritardo industriale rispetto alle potenze occidentali, rafforzando l'economia sovietica mentre l'Occidente subiva la Grande Depressione.
Dzeržinskij affrontò molte difficoltà, con l’opposizione che chiedeva la chiusura di fabbriche ritenute inefficienti e la riduzione dei fondi alla metallurgia. Alla guida di Glavmetal nel 1924, difese l’espansione della produzione di metallo come pilastro per la crescita economica. Durante una conferenza del sindacato dei metallurgici, coinvolse direttamente i lavoratori per migliorare la produttività. Con il sostegno del Comitato Centrale, il piano metallurgico ricevette maggiori risorse e fu ampliato. Nonostante le sfide, Dzeržinskij contribuì a una crescita industriale del 62% nel 1924-25, rafforzando le basi dell'economia sovietica e gettando fondamenta solide per il futuro socialista del Paese[17].
Nel 1939, grazie alla politica sovietica, l'87,4% della popolazione tra i 9 e i 49 anni era alfabetizzata, rispetto alla Russia zarista dove il 75% era analfabeta. Gli studenti nella scuola dell’obbligo crebbero da 9,6 milioni nel 1914 a 35,5 milioni nel 1940, e il numero di universitari aumentò di sei volte. L'industrializzazione avanzò rapidamente, superando i risultati di Paesi come Inghilterra e Germania in pochi anni: nel 1940, la produzione industriale sovietica era 7,7 volte superiore rispetto al 1913, con 11.000 nuovi complessi industriali e settori innovativi come l’automobilistico e l’aeronautico[18].
Il modello di sviluppo sovietico attirò l'interesse dei paesi in via di sviluppo come alternativa al capitalismo, ma mostrò limiti dovuti alla gestione burocratica, che riduceva la flessibilità necessaria per una crescita più avanzata. La priorità data all'industria pesante, trascurando il miglioramento delle condizioni di vita, portò a tensioni sociali, specialmente dopo la morte di Stalin. Anche sotto il socialismo, l'economia mantenne alcune dinamiche di mercato, riconoscendo l’importanza delle relazioni economiche tra città e campagna. Questo modello consentì all'URSS di superare la povertà estrema e vincere la Seconda Guerra Mondiale[15][16].
La Costituzione Sovietica del 1936
Approvata il 5 dicembre 1936 dall’VIII Congresso dei Soviet, la nuova Costituzione dell’URSS segnò una pietra miliare nella storia del socialismo. Diversamente dalle precedenti, sanciva le conquiste già realizzate, consolidando l’Unione Sovietica come uno Stato socialista maturo.
Il documento fu reso necessario dai profondi cambiamenti economici e sociali seguiti all’abbandono della NEP e al successo dei piani quinquennali, che trasformarono l’economia e permisero l’abolizione dello sfruttamento dell’uomo sull’uomo. La Costituzione sanciva la proprietà socialista come fondamento dello Stato e celebrava l’alleanza tra operai, contadini e intellettuali. La sua stesura coinvolse direttamente il popolo, attraverso una partecipata consultazione pubblica che durò sei mesi e conferì al testo una legittimità unica. Stalin sottolineò come la società sovietica avesse superato le vecchie divisioni di classe, garantendo a tutti uguaglianza, diritti fondamentali e parità tra uomini e donne. Nonostante le critiche occidentali, la Costituzione rappresentò la consacrazione dei successi sovietici e divenne un modello per altri Stati socialisti[19][20].
Sabotaggi e Processi di Mosca
Per approfondire meglio: Processi di Mosca
Nonostante i successi dell'industrializzaizone sovietica che hanno portato ad evidenti benefici per i popoli che componevano l'URSS, la dirigenza del partito guidata da Stalin, Molotov, Kaganovič, Suslov e Ždanov dovette tuttavia fare i conti con un'opposizione spietata e controrivoluzionaria disposta a macchiarsi di crimini come sabotaggio e spionaggio[21].
Nell'Unione Sovietica di allora, le autorità sovietiche accusarono oppositori come Trotskij, Zinovjev, Kamenev, Bucharin, Rykov, ecc... di cospirazione contro l'URSS. Nonostante gran parte di questi oppositori hanno negato tutto oppure hanno ammesso della rete di sabotaggi soltanto in occasione dei Processi di Mosca poiché imputati, le lettere tra Trotskij ed il figlio Lev Sedov, rese pubbliche nel 1980, rivelano una realtà diversa: vi era infatti un "blocco delle opposizioni" che coinvolgeva vari gruppi (come trotskisti, zinovievisti, seguaci di Bucharin, ecc...)[22][23][24]. Persino lo storico Pierre Broué, noto per le sue posizioni trotskiste, fu costretto a riconoscere l'esistenza di una cospirazione, anche se con obiettivi limitati[25][26].
Tra i crimini commessi dalle opposizioni sovietiche vi furono anche omicidi a personalità vicine alle posizioni della dirigenza sovietica come nel caso dell'omicidio al funzionario Sergej Kirov avvenuto nel 1934 ad opera di Leonid Nikolaev[27][28]. Quando Nikolaev fu arrestato egli ammmise di aver fatto il sicario per conto di oppositori del governo sovietico e della sua dirigenza, nonostante ad oggi siano in circolazione delle speculazioni di storici come Robert Conquest che attribuiscono l'omicidio di Kirov a Stalin creando così delle menzogne a riguardo[28]. Inoltre i sabotatori causarono anche reati come spionaggi in favore di servizi di intelligence dai paesi capitalistici ed antisovietici come il Regno Unito, la Francia, il Terzo Reich, gli Stati Uniti d'America ed il Giappone.
L'opposizione inoltre poté godere di infiltrati persino negli stessi servizi di intelligence sovietica come l'NKVD[29], come dimostrato dal periodo del terrore della Ežovščina avvenuto nel 1937-1938) e dal fatto che persino personalità come Jagoda (ossia il predecessore di Ežov nonché il capo dell'NKVD al momento dell'omicidio di Kirov) erano coinvolte nella rete d'opposizione controrivoluzionaria di Trotskij ed alleati[30]. Nonostante ciò le indagini sulla rete di sabotaggi proseguì senza intoppi e portò a quattro grandi processi avvenuti tra l'estate del 1936 e l'autunno del 1938 che passarono alla storia come Processi di Mosca e dalla stampa occidentale ed anticomunista come le "grandi purghe staliniane" I processi in ordine cronologico furono i seguenti:
- Il processo tenutosi dal 19 al 24 Agosto 1936, il "Caso del Centro Terrorista Trotskista-Zinovievista", anche noto come il "processo Kamenev-Zinoviev", che ha riguardato principalmente le vicende legate all'assassinio di Kirov nel 1934 e alle operazioni clandestine dell'alleanza Trotskisti-Zinovievisti;
- Il processo tenutosi dal 23 al 30 Gennaio 1937, il "Caso del Centro Trotskista Anti-Sovietico", anche noto come il "processo Piatakov-Radek", che ha riguardato la continuazione delle investigazioni da parte dell'NKVD sulle operazioni clandestine dei trotskisti;
- Il processo tenutosi nel Maggio-Giugno del 1937, riguardante l'"Affare Tuchačevskij", riguardante le cospirazioni militari e i generali collaborazionisti delle potenze straniere e dei fascisti;
- Il processo tenutosi dal 2 al 13 Marzo 1938, il "Caso del Blocco dei Destri e dei Trotskisti", anche noto come il "processo Bucharin-Rykov", che imputò gli ultimi membri cospiratori. A questo punto, durante le indagini, divenne chiaro che tutti i processi e le cospirazioni erano connesse tra di loro.
La propaganda anticomunista o favorevole al blocco d'opposizione diffuse voci, ritenute false, secondo cui i processi sovietici sarebbero stati costruiti su accuse infondate, basate su confessioni ottenute con torture e violenze. Tuttavia, testimonianze come quella di Alcide De Gasperi, politico italiano noto per la sua posizione anticomunista[31], oppure il già citato storico francese anticomunista Pierre Broué, ed altre figure storiche simili, smentirono queste voci, sostenendo che le accuse erano plausibili e che i processi si svolsero in modo regolare. Gli imputati stessi avrebbero ammesso di non aver subito torture o maltrattamenti da parte degli agenti dell'NKVD durante gli interrogatori[32][33][34][35].
Trotskij, dissidente e latitante all'estero per quasi tutti gli anni '30, scampò ai Processi di Mosca nonostante avessero pronunciato il verdetto di condanna a morte anche nei suoi confronti, e proseguì le sue attività di sabotaggio dall'estero fino al 1940, quando verrà raggiunto, e, di conseguenza, ucciso, da Ramon Mercader.
Politica estera sovietica negli anni '30
Nonostante le sfide interne dell'Unione Sovietica come i sabotaggi, il modello socialista e le politiche adottate da Stalin permisero all'Unione Sovietica di evitare gli effetti della Grande Depressione, ossia la crisi economica a cui gli Stati Uniti ed i paesi europei venivano colpiti con gravi ripercussioni economiche. Le cause tuttavia erano ben evidenti nei paesi europei, soprattutto in Germania, paese sconfitto dopo la Prima Guerra Mondiale e che fu sottoposto a pesanti condizioni da parte del Trattato di Versailles, che venne definito "brigantesco" da Lenin nel 1920[36][2], e venne fatto notare da Stalin come le sue clausole abbiano alimentato il clima di risentimento e instabilità che favorì la diffusione di ideologie nazionalistiche e militariste, inclusi il nazionalsocialismo di Hitler e il fascismo di Mussolini[37][2]. La Pace di Versailles causò anche la "vittoria mutilata" italiana, che portò all'affermazione di ideologie nazionaliste come il fascismo di Mussolini in Italia ed alla presa del potere di Adolf Hitler in Germania, che instaurò la sua dittatura nazionalsocialista nel 1933.
Successivamente anche Romania ed Ungheria adottarono politiche nazionaliste e di vicinanza con la Germania, a tal punto da aderire nell'Asse assieme alla Germania hitleriana, all'Italia fascista ed al Giappone imperiale di Hirohito. I governi nazionalisti dell'Asse erano caratterizzati da una forte repressione degli ideali comunisti che si tramutarono inevitabilmente in tensioni politiche tra i paesi dell'Asse e l'Unione Sovietica, inoltre la paura del comunismo era presente anche in altri paesi europei ed occidentali come la Polonia (che tentò addirittura un'alleanza con la Germania in chiave antisovietica)[38][39], la Francia, il Regno Unito e gli Stati Uniti. La Germania nazista con l'Asse ha tentato più volte di avvicinarsi diplomaticamente con i paesi occidentali in ottica antisovietica[40], nel mentre l'Unione Sovietica, assieme alla Repubblica Popolare di Mongolia, era impegnata nelle Guerre di Confine contro il Giappone[41].
In questo periodo storico si verificano infatti profondi mutamenti geopolitici che preannunciano la Seconda Guerra Mondiale, nota in Unione Sovietica come Grande Guerra Patriottica. In questa fase cruciale, la leadership sovietica opera in un equilibrio complesso tra diplomazia e preparazione militare, ben consapevole dell’imminente conflitto globale e dell'inevitabile coinvolgimento sovietico nella guerra. In questo contesto, l’Unione Sovietica affronta un isolamento diplomatico quasi totale. Sebbene le potenze occidentali intrattengano relazioni economiche con Mosca, si rifiutano di riconoscere formalmente il governo bolscevico. Nonostante queste difficoltà, l’URSS riesce a stabilire relazioni significative con paesi come Iran, Afghanistan e Turchia, promuovendo un modello di cooperazione basato sull’uguaglianza tra le nazioni, in contrasto con le politiche colonialiste delle potenze capitaliste[42].
La Guerra Civile Spagnola
Per approfondire meglio: Guerra civile spagnola
Nel luglio del 1936, un tentato colpo di Stato militare in Spagna causato dai nazionalisti sfocia in una sanguinosa guerra civile. Il conflitto vede il governo repubblicano, supportato da forze armate anarchiche e comuniste, contrastare le forze nazionaliste guidate da Francisco Franco, che alla fine vinceranno la guerra ed instaureranno una dittatura. L’Unione Sovietica appoggia i repubblicani ed in particolare le fazioni comuniste filosovietiche, organizzando le Brigate Internazionali e fornendo loro supporto militare. Questo intervento rappresenta uno sforzo concreto per contrastare l’avanzata del fascismo in Europa, benché ostacolato dalla neutralità delle "democrazie" occidentali. A vincere la guerra furono i nazionalisti, con Francisco Franco che diventa dittatore del paese resaturando la monarchia.
Nelle Brigate Internazionali hanno aderito volontari da tutto il mondo, inclusi circa 4.050 dissidenti antifascisti provenienti dall'Italia[43]. L'Unione Sovietica fornì circa 2000 volontari tra cui consiglieri militari, istruttori, specialisti tecnici, piloti e membri dell'NKVD, inoltre fornì un supporto significativo in termini di armi, aerei e materiali bellici, oltre che un contributo fondamentale all'organizzazione logistica delle Brigate Internazionali[44].
Espansionismo Nazista e Patto Molotov-Ribbentropp
Mentre l’Unione Sovietica tenta di costruire un sistema di sicurezza collettiva, la Germania nazista inizia una politica aggressiva di espansione verso est. Nel 1938, il caso dei Sudeti in Cecoslovacchia diventa emblematico: Le pressioni di Hitler, supportate da disordini orchestrati dalla propaganda nazista, portano all’accordo di Monaco, in cui Francia e Regno Unito accettano l’annessione dei Sudeti alla Germania. Questa politica di appeasement, guidata da Neville Chamberlain ed Édouard Daladier, non solo isola ulteriormente l’URSS ma incoraggia Hitler a proseguire nella sua espansione, culminata nel marzo 1939 con l’occupazione completa della Cecoslovacchia[45].
Di fronte all’evidente inaffidabilità delle potenze occidentali, l’URSS firma il Patto Molotov-Ribbentropp con la Germania il 23 agosto 1939. Questo accordo di non aggressione offre a Mosca il tempo necessario per rafforzare le sue difese e prepararsi a un conflitto inevitabile. Spesso dipinto dalla storiografia anticomunista come un’alleanza tra Stalin e Hitler, il patto è in realtà una mossa strategica per proteggere il paese da una guerra su fronti multipli in condizioni sfavorevoli. La politica sovietica tra le due guerre si distingue dunque per la determinazione a preservare la pace e la sicurezza dell’URSS, nonostante l’ostilità e l’isolamento imposto dalle potenze imperialiste[2]. La firma del Patto Molotov-Ribbentrop rappresenta una decisione pragmatica, volta a garantire la sopravvivenza dello Stato socialista e del suo popolo di fronte alla crescente minaccia della guerra[46].
La Seconda Guerra Mondiale
Il primo settembre 1939, la Germania nazista e la Slovacchia invadono la Polonia e ricevono dichiarazioni di guerra dal Regno Unito e dalla Francia. Fu il primo atto della Seconda Guerra Mondiale. La dirigenza sovietica di allora era conscia del fatto che il conflitto potesse degenerare a tal punto che pure l'Unione Sovietica poteva finire coinvolta nel conflitto, come è poi accaduto il 22 giugno 1941 con l'inizio dell'Operazione Barbarossa.
il 17 Settembre 1939 l'Unione Sovietica è intervenuta occupando i territori orientali della Polonia, popolati principalmente da bielorussi ed ucraini. Secondo i nazionalisti polacchi ed altri detrattori dell'Unione Sovietica, quella perpretata dai sovietici fu un vero e proprio atto d'invasione nei confronti della Polonia, ma si tratta di accuse campate in aria dal momento che lo stato polacco aveva ufficialmente cessato ufficialmente di esistere[47] a causa della fuga del governo polacco in Romania e di conseguenza il territorio polacco orientale era diventato terra nullius.
Nel 1939, l'Unione Sovietica, temendo un attacco tedesco, avanzò richieste territoriali alla Finlandia, offrendo compensazioni in Carelia. Tuttavia, il governo finlandese, sostenuto dalle potenze occidentali, rifiutò l’accordo. Il 30 novembre scoppiò la guerra, durante la quale l’Armata Rossa, nonostante iniziali difficoltà, riuscì a prevalere. Nel marzo 1940 la Finlandia fu costretta a firmare un trattato di pace che ridefinì i confini a favore dell’URSS e le concesse una base navale a Hangö[48][49]. Il conflitto evidenziò sia la forza che le debolezze dell’Armata Rossa, spingendo Stalin a rafforzare l’esercito in vista di un'ipotetico scontro militare diretto contro la Germania[50].
La Grande Guerra Patriottica
Per approfondire meglio: Grande Guerra Patriottica
Il 22 giugno 1941 il Terzo Reich decide di stracciare il patto di non aggressione con i sovietici e lancia un'invasione su vasta scala ai danni dell'Unione Sovietica chiamata Operazione Barbarossa, a truppe provenienti da altri paesi dell'Asse come l'Italia, l'Ungheria e la Romania. L'obiettivo ideologico della Germania Nazista, governata da Adolf Hitler, era la conquista di territori orientali per il cosiddetto "spazio vitale" destinato al popolo tedesco (Lebensraum)[51]. Un'altro obiettivo di Hitler era distruggere il comunismo, ritenuto un nemico ideologico[52].
L'operazione Barbarossa prevedeva un attacco rapido e massiccio lungo un fronte di circa 2900 chilometri, con l'impiego di oltre tre milioni di soldati tedeschi e dai paesi dell'Asse citati prima. L'obiettivo dell'operazione era annientare l'Armata Rossa in poche settimane, conquistando città chiave come Mosca, Kiev e Leningrado[53]. A settembre 1941 l'Asse raggiunse le porte di Mosca e di Leningrado ed avviò un assedio su Leningrado durato per ben due anni e cinque mesi (900 giorni circa)[54]. Tuttavia i tedeschi dovettero fare i conti con il rigido inverno 1941-1942, e con la tenace resistenza sovietica, costringendo l'Asse a fermare le operazioni militari[55]. I sovietici passarono alla controffensiva nell'inverno del 1941 e riuscirono a respingere gli invasori nazifascisti da Mosca, comportando al fallimento dell'Operazione Barbarossa da parte dei tedeschi[56][57].
Nell'estate 1942 l'Asse avviò una seconda offensiva militari sul fronte orientale (Operazione Blu), ma questa volta solo verso sud con l'obiettivo di distruggere le forze sovietiche sul Donec', annettere il Donbass, avanzare nel Caucaso e neutralizzare Stalingrado. L'obiettivo era diventato il Don ed il Caucaso grazie alle risorse presenti nell'area, cruciali per sostenere la guerra contro le potenze anglosassoni. Sebbene l'Operazione Blu, iniziata il 28 giugno, portò iniziali successi territoriali, fallì nei suoi obiettivi strategici a causa delle continue modifiche imposte da Hitler, conducendo l’esercito tedesco verso la catastrofe di Stalingrado. I tedeschi raggiunsero Stalingrado ed iniziò la battaglia per la città nel luglio del 1942, ma i Sovietici difesero la città ed impegnarono l'Asse nella battaglia per tutto l'inverno del 1942-1943, con controffensive russe che portarono alla vittoria decisiva sovietica nella battaglia di Stalingrado il 2 febbraio 1943, assieme ad una serie di riconquiste territoriali[58][59].
La sconfitta tedesca a Stalingrado è seguita da quella nella battaglia di Kursk avvenuta nell'estate del 1943[60]. Nel frattempo gli angloamericani sbarcarono in Sicilia e ciò spinse la Germania e l'Italia ad un disimpegno di truppe dal fronte sovietico per interessarle a quello italiano. Nell'autunno del 1943 i Sovietici avviarono importanti controffensive in Ucraina e nei territori occupati dai nazisti come l'Operazione Kutuzov e l'Offensiva del Basso Dnepr, permettendo ai sovietici di riconquistare la maggior parte dei territori persi in Ucraina nell'inverno del 1943-1944.
Nel 1944 l'Armata Rossa lanciò ulteriori operazioni militari in Bielorussia, Polonia e Ucraina occidentale come l'Operazione Bagration e l'Offensiva Leopoli-Sandomierz, che permisero ai sovietici di rioccupare i territori persi rimasti e di rientrare in territorio polacco[58]. Il tutto mentre i tedeschi furono coinvolti anche nella riapertura del fronte occidentale con lo Sbarco in Normandia perpretato dalle truppe angloamericane. Nel frattempo Il 31 Agosto 1944 la Romania subì un colpo di stato e il nuovo governo rumeno firmò una pace con l'Unione Sovietica il 12 Settembre 1944, che comportò alla perdita tedesca di quasi tutto il fronte balcanico.
Mentre le potenze angloamericane stavano occupando l'Europa Occidentale, i sovietici appoggiarono le rivolte partigiane antifasciste in Slovacchia, Jugoslavia e Polonia ed effettuarono un importante contributo nella liberazione dei seguenti paesi. Nel 1945 i Sovietici, appoggiati dai partigiani polacchi, effettuarono in Polonia e Slesia l'Operazione Vistola-Oder, vinta dai tedeschi che penetrarono così in territorio tedesco e permisero ai sovietici di avanzare nel cuore della Germania. nell'aprile 1945 ha inizio la Battaglia di Berlino, che terminò il 9 maggio 1945 con la resa incondizionata della Germania e successiva caduta del Terzo Reich. Questo evento fu il culmine della Seconda Guerra Mondiale sul continente europeo[61][58].
L'Unione Sovietica, non appena ha terminato il conflitto in Europa, ha spostato le truppe in Estremo Oriente in supporto dei gruppi di resistenza marxisti ed antimperialisti cinesi e coreani, guidati da Mao Zedong e Kim Il Sung, contro l'imperialismo giapponese che aveva ridotto le regioni in questione a colonie dell'Impero del Sol Levante.
Il coinvolgimento sovietico nella seconda guerra mondiale è ricordato in patria come Grande Guerra Patriottica, termine che enfatizza sulla titanica impresa effettuata dai sovietici che difesero la patria ed il socialismo dalla reazione nazifascista, liberando dalla sua occupazione l'Europa Orientale, subendo tuttavia il numero più alto di morti militari e civili di tutto il conflitto. Il 9 maggio, data della resa incondizionata della Germania, fu proclamato festa nazionale (Festa della Vittoria) in Unione Sovietica, rimanendo festività nazionale anche dopo la dissoluzione dell'URSS nella maggior parte dei paesi postsovietici[62][63]. Il simbolo di questa vittoria fu una foto che immortala l'innalzamento della bandiera sovietica sul Reichstag di Berlino, il 1° maggio 1945, un'immagine indelebile che sanciva la fine del regime nazista e l’inizio di un nuovo ordine mondiale in cui l'URSS avrebbe giocato un ruolo centrale
Diplomazia con gli Alleati
Parallelamente al conflitto sul campo, Stalin ebbe un ruolo determinante nelle relazioni internazionali, contribuendo a consolidare l’alleanza tra l’URSS, gli Stati Uniti e la Gran Bretagna, nonostante le tensioni esistenti tra le tre potenze. Le conferenze di Teheran (1943) e Jalta (1945) furono decisive nel definire la strategia finale contro la Germania e nel delineare i nuovi assetti geopolitici del dopoguerra. Con abilità diplomatica, Stalin assicurò all'Unione Sovietica un ruolo centrale nelle decisioni future e nella ridefinizione delle sfere d’influenza in Europa.
Uno dei temi più controversi del periodo bellico fu la questione dell’apertura di un "secondo fronte" in Europa. Stalin insistette ripetutamente affinché gli alleati occidentali intervenissero per alleviare la pressione sull’URSS, impegnata in uno scontro diretto contro la maggior parte delle forze dell’Asse sul fronte orientale. Tuttavia, Stati Uniti e Regno Unito procrastinarono l’operazione, concentrandosi su campagne militari in Nord Africa e Italia. Solo dopo l’inizio dell’Operazione Bagration, gli alleati risposero finalmente alle richieste sovietiche con lo Sbarco in Normandia del 6 giugno 1944, un’azione che, oltre a segnare una svolta sul fronte occidentale, contribuì indirettamente ad accelerare la liberazione dell’Europa orientale da parte dell’Armata Rossa[64].
La bomba atomica
Mentre la creazione dell’atomica statunitense è ampiamente documentata e glorificata dalla propaganda occidentale, quella sovietica è spesso trascurata, nonostante abbia rappresentato un elemento cruciale per l’equilibrio della Guerra Fredda. L'uomo chiave dello sviluppo nucleare sovietico è Igor Vasilevič Kurčatov.
Kurčatov dopo aver scoperto le reazioni a catena dell’uranio, fu scelto da Stalin per guidare il progetto nucleare sovietico, accelerato dopo i bombardamenti di Hiroshima e Nagasaki. Il primo test sovietico avvenne nel 1949, scatenando la corsa agli armamenti che portò allo sviluppo della bomba all’idrogeno[65].
Kurčatov, consapevole della pericolosità dell’energia nucleare, si dedicò in seguito alla sua applicazione pacifica.
Il dopoguerra
L'Unione Sovietica, malgrado le enormi perdite della Seconda Guerra Mondiale, uscì dal secondo conflitto mondiale come una delle principali superpotenze del pianeta, assieme agli Stati Uniti d'America. L'Unione Sovietica poté ridisegnare i propri confini nazionali: Per il confine sovietico-polacco fu adottata una versione leggermente rivisitata della Linea Curzon, un confine proposto dall'omonimo ministro degli esteri britannico per risolvere il conflitto sovietico-polacco del 1919-1920 ma accantonato dalle due parti in conflitto. Il confine sovietico-polacco adottato fino al 1939 è situato più ad est, di conseguenza l'adozione della Linea Curzon come nuovo confine sovietico-polacco equivaleva ad una annessione dei territori più orientali della Polonia, popolati in larga maggioranza da bielorussi ed ucraini. L'Unione Sovietica aveva inoltre annesso la Prussia Orientale Settentrionale dalla Germania, ribattezzando la città di Konigsberg in Kaliningrad, la regione dei Carpazi Ruteni dalla Cecoslovacchia e le Isole Curili e la porzione meridionale dell'isola di Sachalin, precedentemente parte del Giappone.
Oltre alle annessioni territoriali, l'Unione Sovietica aveva anche nuovi alleati come Polonia, Cecoslovacchia, Romania, Bulgaria, Albania ed i territori settentrionali della Cina e della Grecia, controllati da partiti ed eserciti comunisti dei rispettivi paesi. L'URSS controllava anche una Zona d'occupazione in Germania (che nel 1949 ottenne l'indipendenza diventando la Repubblica Democratica Tedesca, anche nota come Germania Est o DDR). L'Unione Sovietica aveva inoltre collaborato con i comitati popolari coreani istituendo l'Amministrazione Civile Sovietica in Corea del Nord, ottenendo l'indipendenza come Repubblica Popolare Democratica di Corea nel 1948.
Stalin avviò il quarto piano quinquennale nel 1946, il cui obiettivo era quello di ricostruire il paese dalla distruzione causata dalla guerra, ripristinando e addirittura superando i livelli di produttività antecedenti alla guerra[66]. Le elezioni del Soviet Supremo del 1946 inoltre confermarono il sostegno popolare alla dirigenza sovietica. Stalin tenne un discorso dove evidenziò la superiorità del socialismo sul capitalismo, smentendo le previsioni occidentali sul crollo sovietico. La vittoria nella guerra, secondo Stalin, rafforzò l'URSS e dimostrò la stabilità del sistema socialista basato sulla cooperazione tra nazionalità[67].
Stalin criticò la scarsa attenzione all'educazione ideologica in alcune organizzazioni di partito, ritenendola un rischio per l'infiltrazione di idee borghesi che avrebbero corrotto il socialismo, come è poi effettivamente avvenuto dopo la morte di Stalin. Stalin sottolineò l'importanza del marxismo-leninismo come difesa contro tali influenze e la necessità di una rigorosa vigilanza ideologica per preservare il sistema socialista.
Nel 1947, Stalin e Ždanov elaborarono un programma di riforme volto a promuovere una maggiore democratizzazione e a ridurre la burocrazia nel paese. Tuttavia, il progetto rimase incompiuto e non venne mai attuato a causa del complotto dei medici che ha portato alla prematura morte di Andrej Ždanov il 31 agosto 1948[68].
Gli inizi della guerra fredda
Già con la diplomazia di guerra con gli alleati avvenuta durante la seconda guerra mondiale i rapporti tra l'Unione Sovietica e gli Stati Uniti erano molto tesi e preannunciavano il clima ostile che si sarebbe creato tra i due paesi nell'immediato dopoguerra. Infatti al termine della Seconda Guerra Mondiale i rapporti diplomatici tra gli USA e l'URSS degenerarono ulteriormente. Stati Uniti ed Unione Sovietica furono le principali superpotenze mondiali in quel periodo, Infatti una ipotetica guerra tra i due paesi avrebbe portato ad un conflitto mondiale ben peggiore della Seconda Guerra Mondiale. Questo periodo storico, che va dal 1945 fino alla dissoluzione dell'Unione Sovietica avvenuta nel 1992, viene storicamente studiato con il termine di Guerra Fredda.
Il mondo fu diviso in due sfere di influenza: il Blocco Occidentale, detto anche Blocco Capitalista composto dagli Stati Uniti e dai paesi capitalisti alleati, ed il Blocco Orientale o Blocco Socialista, costituito dall'Unione Sovietica e dagli alleati. Il Blocco Occidentale viene definito anche Blocco Democratico dalla propaganda borghese statunitense ed occidentale, tuttavia questa è una banalizzazione moralista liberale inesatta, che non tiene conto del fatto che diversi paesi alleati di Washington come la Grecia dei colonnelli, il Cile di Pinochet o la Corea del Sud per quasi tutto il periodo della guerra fredda erano delle dittature militari o che furono applicati dei limiti alla libertà di parola o di espressione anche negli stessi paesi definiti democratici da questa retorica propagandistica come nel caso del Maccartismo negli Stati Uniti che bandì e mise fuorilegge il Marxismo-Leninismo negli anni '50.
I due blocchi si scontrarono già nel 1946 con le guerre civili in Grecia ed in Cina tra le fazioni comuniste supportate dall'Unione Sovietica e quelle occidentali supportate da Stati Uniti e Regno Unito, che videro rispettivamente la vittoria degli occidentali in Grecia e la vittoria dei marxisti in Cina nel 1949. Nel 1950 fu la volta della Guerra di Corea, durata dal 1950 fino al 1953, terminata con un armistizio che separa le due Coree con un confine denominato Zona Demilitarizzata. Come si può ben notare, questi conflitti interessavano solo alcune aree di confine tra i paesi filoccidentali e quelli filosovietici, e non ci fu mai una guerra diretta tra Washington e Mosca.
Preludio al periodo revisionista
Mentre l'Unione Sovietica fu coinvolta nella guerra fredda allo scontro geopolitico con gli Stati Uniti d'America, all'interno del blocco socialista emergevano infatti nuove forme di revisionismo, ossia tentativi di sabotare il socialismo e di ripristinare il capitalismo nei paesi socialisti. Nel 1947 fu fondato il Cominform, un organizzazione che riunì i principali partiti comunisti europei esistita fino al 1956. Il Cominform nacque in risposta alla Dottrina Truman ma si rivelò anche uno strumento per contrastare le forme di revisionismo che spuntavano nel blocco socialista come la Jugoslavia di Tito, che fu espulsa dal Cominform a causa dell'intenzione della dirigenza politica jugoslava di restaurare il capitalismo mascherandolo con la scusa dell'autogestione operaia. Negli anni '50 infatti in Jugoslavia era presente la libera iniziativa economica
La fase revisionista inizia con la controversa morte di Stalin avvenuta il 3 marzo 1953 a seguito di un omissione di soccorso per l'ictus che colpì il rivoluzionario sovietico la notte tra il 28 febbraio ed il primo marzo. Vi fu una lotta per la successione al potere tra Berija, Chruščëv e Malenkov terminata con la vittoria di Chruščëv e la condanna a morte di Berija nel dicembre del 1953.
Dal 14 al 26 febbraio 1956 si è tenuto il XX Congresso del Partito Comunista dell'Unione Sovietica, che passò alla storia con la condanna di Chruščëv a Stalin e con l'istituzionalizzazione di menzogne atte alla denigrazione ed alla demonizzazione di Stalin e dell'Unione Sovietica fino al 1956. fu inoltre sciolto due mesi più tardi il cominform. Con Chruščëv iniziò ufficialmente la fase revisionista dell'Unione Sovietica, che portò al ripristino parziale del capitalismo, alla sfaldatura del blocco orientale con la Cina di Mao e l'Albania di Hoxha che condannarono la piega revisionista sovietica e con la dissoluzione finale dell'unione sovietica avvenuta nel 1992.
Voci Correlate
- Unione delle Repubbliche Socialiste Sovietiche
- Partito Comunista dell'Unione Sovietica
- Vladimir Ilič Uljanov, Lenin
- Iosif Vissarionovič Džugašvili, Stalin
- Processi di Mosca
- Ežovščina
Bibliografia
- Grande Enciclopedia Sovietica
- Lenin, la vita e l'opera - PMLI
- Stalin, la vita e l'opera - PMLI
- Последние бои на Дальнем Востоке ("Gli ultimi combattimenti in Estremo Oriente"), Moskva, Centrpoligraf, 2005.
- Vladimir Lenin: Opere Complete
- Ludo Martens: Stalin. Un altro punto di vista, Zamboni Editore, 1994.
- Paolo Selmi: Economia politica ПОЛИТИЧЕСКАЯ ЭКОНОМИЯ. Traduzione dal russo e note
- Memoranda from Soviet People’s Commissar of Foreign Affairs M. Litvinov to J. Stalin with instructions for talks with France on signing the Eastern Pact and the admission of the USSR to the League of Nations, talks with Romania on Soviet-Romanian relations, the conference on disarmament and other matters - Maksim Litvinov (1934) (in Russo)
- Reappraising the Munich Pact: Continental Perspectives - Maya Latinski (1992)
- In Search Of Soviet Gold - John D. Littlepage (1937)
- The “Bloc” of the Oppositions against Stalin in the USSR in 1932 - Pierre Broué (1980)
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- Discussione internet sull'Omicidio Kirov, J. Arch. Getty, 24 agosto 2000, archiviato
- Origins of the Great Purges: The Soviet Communist Party Reconsidered, 1933-1938 - John Arch. Getty (1987)
- La biografia di Bucharin di Stephen Cohen: Uno studio sulle falsità delle "rivelazioni" dell'era Kruscev - Grover Furr, Vladimir Bobrov (2010)
- Foundations of a Planned Economy, 1926–1929, Volume 2 - Edward Hallet Carr, R.W. Davies (1969) (in inglese)
- Inside Europe - John Gunther (1940)
- Why I Resigned From the Trotsky Defense Committee - Mauritz A. Hallgreen (1937) (in inglese)
- Michael Sayers, Albert E. Kahn: La Grande Cospirazione (1946). Reperibile su ScintillaRossa.
- Stalin and the Struggle for Democratic Reform - Grover Furr (2005), pubblicato in due parti
Note
- ↑ Per approfondire meglio il pensiero di Marx ed Engels, rimando all'archivio delle opere di Marx ed Engels su Marxists Internet Archive.
- ↑ 2,0 2,1 2,2 2,3 2,4 Tratto dai libri biografici su Lenin e Stalin del PMLI, citati sulla Bibliografia.
- ↑ Brest-Litovsk e il "decreto sulla pace" - Marxismo-Leninismo Forumfree
- ↑ Gli ultimi combattimenti in Estremo Oriente, citato sulla Bibliografia.
- ↑ 5,0 5,1 La transizione al socialismo in Unione Sovietica: questioni di metodo e di sostanza - Marxismo-Leninismo Forumfree
- ↑ Primo Congresso dei Soviet dell'Unione Sovietica - Grande Enciclopedia Sovietica (in russo)
- ↑ Sergeij Radčenko (2008): New Documents on Mongolia and the Cold War, Cold War International History Project Bulletin n. 16 (archiviato)
- ↑ Vladimir Lenin (1921): La Nuova politica economica e i compiti dei centri di educazione politica - Marxists Internet Archive
- ↑ Vladimir Lenin (1921): Relazione alla VII Conferenza del Partito del governatorato di Mosca, Opere complete, Vol. 33, pagg. 67-83
- ↑ Vladimir Lenin (1914): Il diritto delle nazioni all'autodeterminazione
- ↑ Vladimir Lenin (1921): Ancora una volta sui sindacati
- ↑ Vladimir Lenin (1922): Lettera a I. V. Stalin per i membri dell'Ufficio politico, Opere complete, Vol. 33, pagg. 320-322
- ↑ Una risposta storico-teorica ad un detrattore di Stalin - Marxismo-Leninismo Forumfree
- ↑ Iosif Stalin - Katéchon
- ↑ 15,0 15,1 I giorni dell'acciaio: collettivizzazione e industrializzazione in URSS - Marxismo-Leninismo Forumfree
- ↑ 16,0 16,1 Martens
- ↑ Dzeržinskij e la costruzione del socialismo nella Russia Sovietica
- ↑ Selmi, pp. 158-161.
- ↑ Costituzione Sovietica del 1936 - Archivio di Diritto e Storia Costituzionali dell'Università di Torino [PDF]
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- ↑ I Processi di Mosca (parte 1: Le Indagini) - Finnish Bolshevik (in inglese) (archiviato)
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- ↑ Broué, 1980
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- ↑ 28,0 28,1 Furr, 2013, p.4-5
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- ↑ Iosif Stalin: Il rapporto al XVII Congresso del Partito, 26 gennaio 1934,, in: Questioni del Leninismo(Edizioni in Lingue Estere - Mosca 1948) [PDF]
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- ↑ Guerra di Spagna, le Brigate Internazionali - Romacivica.net (ARCHIVIATO)
- ↑ Perché l'Unione Sovietica ha combattuto nella guerra civile spagnola? - Russia Beyond
- ↑ Festival della Mente 2014 - Alessandro Barbero (2)
- ↑ Rimandiamo alle fonti citate nella pagina Patto Molotov-Ribbentrop
- ↑ Articolo 1 della Convenzione di Montevideo, che è la definizione ufficiale di uno stato.
- ↑ L. Hart - Storia militare della seconda guerra mondiale - pag. 59, citato in La Guerra Finno-Russa - ScintillaRossa
- ↑ La grande cospirazione, libro quarto, capitolo ventiduesimo.
- ↑ Stalin, Opere complete, Edizioni Rinascita, Vol. IV, pag. 35
- ↑ L’operazione militare che cambiò la Seconda guerra mondiale - Il Post
- ↑ Legami fra le multinazionali Statunitensi e il Terzo Reich, paragrafo Perché preoccuparsi per la Guerra Incombente? citato in Hitler, Terzo Reich e Seconda Guerra Mondiale - Marxismo-Leninismo Forumfree
- ↑ Operazione Barbarossa nella seconda guerra mondiale: storia e significato - Greelane
- ↑ A 80 anni dall'assedio di Leningrado - Marx21
- ↑ L'operazione Barbarossa e la difesa di Mosca - Storica National Geographic
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- ↑ Battaglia di Mosca - RuWiki (in russo)
- ↑ 58,0 58,1 58,2 I 75 anni della Grande Vittoria: responsabilità comune di fronte alla storia e al futuro - Marx21
- ↑ Vasilij Chujkov, il generale sovietico che fu il protagonista della vittoria a Stalingrado - Russia Beyond
- ↑ Quanto è stato importante il land-lease per l'URSS durante la guerra? - Marxismo Leninismo Forumfree
- ↑ Battaglia di Berlino - Ruwiki (in russo)
- ↑ In Russia il Giorno della Vittoria è ancora importante - ISPI
- ↑ Giornata della vittoria - Ruwiki (in russo)
- ↑ Tratto da Stalin, la vita e l'opera, del Partito Marxista Leninista Italiano, al capitolo 21.
- ↑ Elia Ansaloni: Kurčatov, il padre della bomba atomica sovietica - L'Opinione Pubblica (pubblicato anche su Marxismo-Leninismo Forumfree).
- ↑ La ricostruzione in URSS - Marxismo-Leninismo Forumfree
- ↑ Stalin, In: Problemi della pace, Edizioni CEDP, pagg. 7-19, 25-27
- ↑ Furr, 2005, parte 2, p.3-7