Nazionalcomunismo

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Il Nazionalcomunismo è un termine che viene utilizzato per indicare la tendenza a conciliare teorie marxiste con posizioni nazionalistiche ed indipendentiste[1]. Il termine[2], inizialmente nato come sinonimo di Nazionalbolscevismo, ed utilizzato da esponenti nazionalbolscevichi come Mario Bergamo[3] e da altri esponenti, gruppi e/o movimenti nazionalbolscevichi, che continuano tutt'oggi ad utilizzarlo in maniera autoreferenziale[4][5], è stato in seguito riadottato da fonti sovietiche post-staliniane per indicare paesi che, pur adottando il marxismo-leninismo, rivendicano una piena sovranità nazionale, rifiutando ingerenze esterne.

Dopo la morte di Stalin, l'Unione Sovietica affermò il principio di internazionalismo socialista, con la quale suggerivano agli altri paesi marxisti-leninisti l'adesione al COMECON eo ad altre forme di allineamento con l'Unione Sovietica. Paesi come la Romania di Nicolae Ceaușescu, la Cina di Mao Zedong, l'Albania di Enver Hoxha, la Corea Popolare di Kim Il Sung e la Jugoslavia di Josip Broz Tito non adottarono delle posizioni perfettamente allineate a Mosca, preferendo lo sviluppo marxista di una propria via nazionale al socialismo. Ciò spinse la stampa sovietica di utilizzare il termine Nazionalcomunismo per indicare i paesi marxisti-leninisti non allineati a Mosca, accusandoli di contaminare la rivoluzione marxista-leninista con introducendo il nazionalismo, visto come reazionario. I paesi precedentemente citati non hanno mai utilizzato tale termine in maniera autoreferenziale.

L'attuale propaganda liberale, sionista ed atlantista occidentale utilizza il termine rendendolo un sinonimo di fascismo rosso, rossobrunismo e socialismo patriottico[6]. I dizionari in lingua italiana adottano la definizione sovietica[2][7].

Note