Partito Comunista Italiano: differenze tra le versioni

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=== Repressione fascista e resistenza partigiana ===
=== Repressione fascista e resistenza partigiana ===
Come abbiamo visto nel paragrafo precedente, il Partito Comunista d'Italia fu uno dei partiti più duramente colpiti dalla repressione fascista, arrestando, uccidendo e costringendo i suoi militanti all'esilio in in [[Unione delle Repubbliche Socialiste Sovietiche|Unione Sovietica]], [[Austria]], Francia o [[Spagna]]. Le autorità italiane durante la [[dittatura]] violarono persino l'immunità parlamentare dei politici eletti democraticamente alla Camera come lo stesso Gramsci che fu arrestato nel novembre 1926. Ciononostante, il partito ha continuato le sue attività anche in clandestinità.  
Come abbiamo visto nel paragrafo precedente, il Partito Comunista d'Italia fu uno dei partiti più duramente colpiti dalla repressione fascista, arrestando, uccidendo e costringendo i suoi militanti all'esilio in in [[Unione delle Repubbliche Socialiste Sovietiche|Unione Sovietica]], [[Austria]], Francia o [[Spagna]]. Le autorità italiane durante la [[dittatura]] violarono persino l'[[immunità parlamentare]] dei politici eletti democraticamente alla Camera come lo stesso Gramsci che fu arrestato nel novembre 1926. Ciononostante, il partito ha continuato le sue attività anche in clandestinità.  
 
La repressione fascista ai danni dei comunisti e di altri altri partiti ostili al fascismo è iniziata con il biennio nero del 1921-1922 ed è terminata con la caduta del regime fascista il [[Festa della Liberazione (Italia)|25 aprile 1945]]. La [[Marcia su Roma]] avvenuta alla fine di ottobre 1922, ha costretto il [[Famiglia reale|Re]] d'Italia [[Vittorio Emanuele III di Savoia|Vittorio Emanuele III]] ad approvare la richiesta dei fascisti di far cadere il governo di Facta II e di formare un nuovo governo organizzato da elementi fascisti. Con Mussolini ed i fascisti al governo, la repressione ai danni degli oppositori si fece più intensa e nel marzo 1923 le autorità italiane effettuarono un'operazione di [[polizia]] ai danni del Partito Comunista d'Italia che ha visto l'arresto di alcuni dirigenti comunisti come Amadeo Bordiga. Bordiga fu tuttavia assolto al processo e rilasciato ma ciò non ha impedito il Comintern alla sostituzione del comitato esecutivo.
 
Nel 1924 si sono svolte le prime ed uniche elezioni politiche disciplinate dalla [[Legge Acerbo]], che hanno visto una schiacciante vittoria dei fascisti anche grazie a brogli elettorali denunciati da [[Giacomo Matteotti]] (al costo della sua vita) assieme al lavoro delle squadre fasciste che, operative in tutto il paese, hanno utilizzato la violenza per incutere timore e costringere la popolazione a votare per i fascisti. Ciononostante le elezioni permisero al Partito Comunista d'Italia di nominare diciannove membri in Parlamento tra cui Antonio Gramsci a cui viene attribuito un editoriale non firmato dedicato a tali elezioni che riporta:
 
{{Citazione|Le elezioni del 6 aprile avevano dimostrato chiaramente come il fascismo fosse una minoranza infima della popolazione, anche se la forza armata aveva procurato al fascismo milioni di schede e 400 deputati alla Camera. La fulminea crisi in cui il fascismo piombò, dopo che la scomparsa dell'on. Matteotti fu conosciuta dal pubblico, non era un fenomeno imprevisto e imprevedibile: essa era legata alla situazione generale, carattere del regime fascista, allo stato d'animo diffuso nelle masse popolari e rivelato dalle elezioni del 6 aprile.|Editoriale non firmato per evitare la repressione fascista, attribuito ad Antonio Gramsci.}}


=== Il secondo dopoguerra ed il revisionismo ===
=== Il secondo dopoguerra ed il revisionismo ===

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Disambiguazione: Se cercate il partito omonimo fondato nel 2016 da Mauro Alboresi, cliccate su Partito Comunista Italiano (2016).

Partito Comunista Italiano
Simbolo storico del Partito Comunista Italiano durante il periodo della Prima Repubblica.
Abbreviazione PCI, PCdI
Fondato il 21 Gennaio 2021
Dissoluzione 1991
Paese Italia
Membri illustri Antonio Gramsci, Amadeo Bordiga, Palmiro Togliatti, Filippo Turati, Luigi Longo, Pietro Secchia, Enrico Berlinguer, Alessandro Natta, Achille Occhetto, Armando Cossutta
Ideologia
Testata L'Unità

Il Partito Comunista Italiano (abbreviato in PCI) è stato uno dei più grandi partiti politici italiani durante il periodo della Guerra Fredda. Fu fondato con il nome di Partito Comunista d'Italia (PCdI) a Livorno il 21 gennaio 1921 in seguito allo storico scisma del Partito Socialista Italiano e fu successivamente disciolto nel 1991 da Achille Occhetto con la Svolta della Bolognina[1][2]. La sede storica del partito (oggi sede del Consorzio Bancomat) è situata a Roma in Via delle Botteghe Oscure al civico 4.

Nel corso della sua storia, il Partito Comunista Italiano ha subito diversi cambiamenti ideologici: Al momento della sua fondazione il partito aveva al suo interno una "fazione" Marxista-Leninista filo-sovietica guidata da Antonio Gramsci ed una "fazione" revisionista che criticava l'URSS guidata da Amadeo Bordiga. Le fazioni non erano ufficiali all'interno del PCI poiché sin dalle origini del partito lo statuto, in linea con il centralismo democratico, vietava il frazionismo interno al partito[3].

La "fazione" gramsciana sconfisse quella bordighista, tuttavia Palmiro Togliatti, che supportava la linea gramsciana, prese immediatamente le redini del partito al posto di Gramsci a causa del suo arresto dovuto dal regime fascista. Togliatti si rivelò un revisionista che seguiva senza spirito critico qualsiasi cosa provenisse dall'Unione Sovietica, infatti ha attuato ed applicato il marxismo-leninismo finché in URSS era al potere Stalin per poi accantonarlo in seguito al XX Congresso del PCUS, adottando fedelmente la linea revisionistica di Nikita Chruščëv. Durante il mandato di Enrico Berlinguer come segretario del partito, il PCI adottò l'Eurocomunismo, ossia una svolta socialdemocratica e quindi liberale tacciata per "comunismo" ma che nei fatti fu la repulsione dei valori comunisti come dimostrato dal leader marxista-leninista albanese Enver Hoxha[4].

Nonostante il PCI non abbia mai vinto le elezioni politiche della Repubblica Italiana, piazzandosi sempre dietro alla Democrazia Cristiana, il partito ottenne molti importanti seggi sia alla Camera dei Deputati che al Senato della Repubblica e riuscì a vincere diverse elezioni regionali ed amministrative. Il partito godeva di una maggioranza di elettori in alcune regioni d'Italia come in Emilia-Romagna, Umbria, Toscana e alcune province e comuni in Calabria, Lombardia, Piemonte e Sardegna e raggiunse il suo apice alle elezioni politiche del 1976.

Storia

Fondazione del partito

L'ex-Teatro San Marco di Livorno, sede del I congresso del 1921.

L'Italia, così come ogni paese europeo, uscì dalla Prima Guerra Mondiale con una grave crisi economica che portò ad inflazioni, tensioni sociali e disoccupazione di massa. Il malcontento popolare fu la concausa di una serie di lotte operaie e contadine che interessò l'Italia nei due anni immediatamente successivi alla prima guerra mondiale, ossia il 1919 ed il 1920. Tale periodo è ricordato come Biennio rosso. Durante il Biennio rosso, specialmente nell’Italia centro-settentrionale, si registrarono diffuse mobilitazioni contadine, rivolte per il caro-viveri, proteste operaie e occupazioni di terre e fabbriche, spesso accompagnate da scioperi e tentativi di autogestione. Le agitazioni si propagarono anche alle aree rurali, dove furono frequenti scioperi, picchetti e scontri.

Una situazione del genere, favorevole nel contesto della rivoluzione socialista, non fu tuttavia sfruttata a proprio vantaggio da parte del Partito Socialista Italiano, all'epoca suddiviso in tre fazioni: il gruppo riformista, guidato da Filippo Turati, il gruppo massimalista ed il gruppo comunista di Gramsci e Bordiga. Furono proprio i comunisti, chiamati anche "ordinovisti" dal nome della rivista L'Ordine Nuovo fondata da Gramsci[5], a criticare il partito ed in particolar modo i riformisti, dimostrando che il PSI non ha saputo gestire a suo vantaggio la situazione del Biennio Rosso[6].

Fu così che, nel mese di gennaio del 1921, andò in scena al Teatro Goldoni di Livorno, lo storico XVII Congresso del Partito Socialista Italiano, in cui i comunisti hanno tentato di cacciare via dal partito la fazione riformista in accordo con i ventuno punti dell'Internazionale Comunista che delimitavano in modo netto la differenza delle posizioni politiche dei rivoluzionari da quelle dei riformisti e che costituivano le condizioni per l'ingresso nel Comintern. Tuttavia il tentativo di espellere i controrivoluzionari dal partito fallì ed in risposta furono i comunisti ad effettuare la scissione del partito: Il 21 gennaio, data di chiusura del Congresso, il gruppo astensionista guidato da Amadeo Bordiga, il gruppo ordinovista di Antonio Gramsci e Palmiro Togliatti, il gruppo massimalista di Antonio Graziadei e Nicola Bombacci e la stragrande maggioranza della Federazione Giovanile Socialista d'Italia (FGSI) uscì dal Teatro Goldoni e si recò al Teatro San Marco fondando così il Partito Comunista d'Italia e realizzandovi il primo congresso[7][8].

Non tutti i membri del neonato Partito Comunista d'Italia (che vedrà la sua rinominazione in Partito Comunista Italiano nel 1943), al momento della sua fondazione, erano marxisti-leninisti, e cioè erano ispirati da Lenin e dalla Grande Rivoluzione Socialista d'Ottobre: Alcuni comunisti europei contemporanei alla Rivoluzione d'Ottobre come Karl Kautsky furono molto critici nei confronti dell'evento poiché Karl Marx aveva previsto che la rivoluzione socialista poteva avvenire solo in un paese capitalista con una base di industrializzazione e non in uno stato con ancora molti elementi feudali come la Russia nel 1917. Tali critiche al marxismo-leninismo in Italia venivano promosse da Amadeo Bordiga che fu nominato redattore capo del primo Comitato esecutivo del PCdI, composto da Ruggero Grieco, Bruno Fortichiari, Luigi Repossi e Umberto Terracini. Gramsci prese la dirigenza del Partito solo nel 1924.

Scontro fra ordinovisti e bordighisti

Amadeo Bordiga, rappresentante del gruppo astensionista.
Antonio Gramsci, rappresentante del gruppo ordinovista.

I primi anni di attività del Partito Comunista Italiano furono segnati da uno scontro di potere tra Bordiga, affiancato dai suoi sostenitori (gruppo astensionista) e da altri critici della Rivoluzione d'Ottobre, ed i marxisti-leninisti che venivano rappresentati dagli ordinovisti (Gramsci, Togliatti, Tasca, Terracini e seguaci), che al contrario espressero interesse e supporto nei confronti della Grande Rivoluzione Socialista d'Ottobre e del Comintern. Questo scontro fu caratterizzato anche da un clima di crescente repressione e violenza in Italia causato dal fascismo mussoliniano che, pur non essendo ancora salito al potere, si servì delle sue squadre d'azione fasciste per operazioni di squadrismo e di rappresaglia ai danni di socialisti, comunisti e simpatizzanti che risposero con la formazione di movimenti antifascisti come gli Arditi del Popolo. Il biennio 1921-1922 in Italia viene ricordato storiograficamente come biennio nero.

La linea di Bordiga criticava l'Unione Sovietica non solo per i motivi spiegati nel paragrafo precedente, ma anche per una mancata incomprensione della NEP di Lenin, che veniva vista come una politica atta alla trasformazione della società russa in una società capitalista[9]. Oltre a ciò, Bordiga aveva inoltre posizioni simili a quelle di Trotskij sulla rivoluzione permanente[10], criticando di conseguenza il socialismo in un solo paese di Lenin e Stalin in favore di posizioni internazionaliste[11]. Queste critiche, portate avanti dalla fazione bordighista, si possono ritrovare nell'articolo La Russia sovietica dalla rivoluzione a oggi, pubblicato su Prometeo, ossia la testata giornalistica del Partito Comunista Internazionalista che verrà fondato da Bordiga nel secondo dopoguerra[11]. I bordighisti erano inoltre ostili verso i consigli di fabbrica come forma spontanea di potere, visti come espressione di una coscienza ancora sindacalista, non rivoluzionaria, sostenendo che solo il Partito Comunista, organizzato rigidamente e guidato da una teoria marxista pura, potesse dirigere la rivoluzione[12][13].

Gli ordinovisti, d'altro canto, erano dichiaratamente ispirati da Lenin e dalla Grande Rivoluzione Socialista d'Ottobre, inoltre sostenevano i consigli di fabbrica e vedevano in essi l’embriologia del nuovo Stato proletario. La rivoluzione teorizzata dagli ordinovisti partiva dal basso, fondata sull’autogoverno operaio nei luoghi di produzione[14].

Lo scontro tra ordinovisti e bordighisti ebbe il suo inizio già da prima dello scisma del PSI di Livorno del 1921: gli ordinovisti infatti puntavano a cacciare i controrivoluzionari dal Partito Socialista Italiano e di trasformare il partito all'interno, mentre il gruppo astensionista era a favore di una vera e propria scissione del partito, di conseguenza la nascita del PCI del 21 gennaio 1921 fu una vittoria della linea bordighista che costituì il primo comitato esecutivo del neonato partito, sebbene nel comitato fosse presente anche l'ex-ordinovista Umberto Terracini che nel frattempo era diventato un sostenitore di Bordiga[15][16].

Nel giugno 1923 il Comintern ha nominato un nuovo comitato esecutivo a causa di un'operazione di repressione fascista che ha comportato l'arresto di diversi membri del PCI tra cui lo stesso Bordiga[15]. Tale decisione del Comintern ha ridotto significativamente l'influenza di Bordiga nel partito ed ha permesso alla linea ordinovista di Gramsci e Togliatti di avere una maggiore rappresentanza nei vertici del partito. Togliatti, Tasca e Scoccimarro fecero parte del nuovo comitato esecutivo del PCdI. Nell'agosto del 1924 fu nuovamente sciolto il comitato esecutivo e fu nominato Antonio Gramsci come segretario di partito, anche se il ruolo del Segretario Generale fu istituito ufficialmente solo il 26 gennaio 1926.

Dal 20 al 26 gennaio 1926 si verificò il III Congresso del Partito Comunista d'Italia, che passò alla storia come Congresso di Lione dal nome della città in Francia che lo ha ospitato. Fu il primo dei due congressi del PCI a svolgersi all'estero a causa delle repressioni fasciste. Il congresso fu clandestino e per sua realizzazione i militanti del partito oltrepassarono la frontiera italo-francese con documenti falsi, di conseguenza le autorità francesi hanno ripetutamente interrotto lo svolgimento del congresso nel tentativo di arrestare i membri e di rimpatriarli. Il Congresso di Lione fu il culmine dello scontro tra Bordiga e gli ordinovisti, e portò alla sconfitta definitiva di Bordiga ed alla vittoria dei marxisti-leninisti. Fu inoltre approvato un nuovo statuto che istituì ufficialmente la carica del Segretario Generale del partito e viene riconfermato Gramsci per tale incarico, che tuttavia ricoprirà solo fino al 1927.

Repressione fascista e resistenza partigiana

Come abbiamo visto nel paragrafo precedente, il Partito Comunista d'Italia fu uno dei partiti più duramente colpiti dalla repressione fascista, arrestando, uccidendo e costringendo i suoi militanti all'esilio in in Unione Sovietica, Austria, Francia o Spagna. Le autorità italiane durante la dittatura violarono persino l'immunità parlamentare dei politici eletti democraticamente alla Camera come lo stesso Gramsci che fu arrestato nel novembre 1926. Ciononostante, il partito ha continuato le sue attività anche in clandestinità.

La repressione fascista ai danni dei comunisti e di altri altri partiti ostili al fascismo è iniziata con il biennio nero del 1921-1922 ed è terminata con la caduta del regime fascista il 25 aprile 1945. La Marcia su Roma avvenuta alla fine di ottobre 1922, ha costretto il Re d'Italia Vittorio Emanuele III ad approvare la richiesta dei fascisti di far cadere il governo di Facta II e di formare un nuovo governo organizzato da elementi fascisti. Con Mussolini ed i fascisti al governo, la repressione ai danni degli oppositori si fece più intensa e nel marzo 1923 le autorità italiane effettuarono un'operazione di polizia ai danni del Partito Comunista d'Italia che ha visto l'arresto di alcuni dirigenti comunisti come Amadeo Bordiga. Bordiga fu tuttavia assolto al processo e rilasciato ma ciò non ha impedito il Comintern alla sostituzione del comitato esecutivo.

Nel 1924 si sono svolte le prime ed uniche elezioni politiche disciplinate dalla Legge Acerbo, che hanno visto una schiacciante vittoria dei fascisti anche grazie a brogli elettorali denunciati da Giacomo Matteotti (al costo della sua vita) assieme al lavoro delle squadre fasciste che, operative in tutto il paese, hanno utilizzato la violenza per incutere timore e costringere la popolazione a votare per i fascisti. Ciononostante le elezioni permisero al Partito Comunista d'Italia di nominare diciannove membri in Parlamento tra cui Antonio Gramsci a cui viene attribuito un editoriale non firmato dedicato a tali elezioni che riporta:


«Le elezioni del 6 aprile avevano dimostrato chiaramente come il fascismo fosse una minoranza infima della popolazione, anche se la forza armata aveva procurato al fascismo milioni di schede e 400 deputati alla Camera. La fulminea crisi in cui il fascismo piombò, dopo che la scomparsa dell'on. Matteotti fu conosciuta dal pubblico, non era un fenomeno imprevisto e imprevedibile: essa era legata alla situazione generale, carattere del regime fascista, allo stato d'animo diffuso nelle masse popolari e rivelato dalle elezioni del 6 aprile.»


Il secondo dopoguerra ed il revisionismo

Le scissioni degli anni '60

L'eurocomunismo berlingueriano

La dirigenza di Natta

Occhetto e la dissoluzione del partito

Segretari generali di partito

Fino al 1926 lo statuto del Partito Comunista d'Italia non prevedeva un segretario generale di partito e di conseguenza il partito era retto da un comitato esecutivo ristretto che lavorava collegialmente e all'interno del quale era al massimo rintracciabile un «redattore capo» o «segretario»[17].

Comitati esecutivi (1921-1926)

Lista dei segretari generali (1926-1991)

Altre cariche

Presidenti

Vicesegretari generali

Congressi e Conferenze Nazionali

Congressi

  • I Congresso - Livorno, 21 gennaio 1921 - chiusura del XVII Congresso del Partito Socialista Italiano
  • II Congresso - Roma, 20-24 marzo 1922
  • III Congresso - Lione, 20-26 gennaio 1926 - in esilio
  • IV Congresso - Colonia, 14-21 aprile 1931 - in esilio
  • V Congresso - Roma, 29 dicembre 1945 - 6 gennaio 1946 - Avanti nella lotta di tutto il popolo per una Italia libera e indipendente per la Costituente per la Repubblica
  • VI Congresso - Milano, 4-10 gennaio 1948 - Contro i provocatori di guerre per la libertà e l'indipendenza contro la miseria del popolo per il rinnovamento d'Italia
  • VII Congresso - Roma, 3-8 aprile 1951 - 30 anni di lotte per la pace, il lavoro, la libertà
  • VIII Congresso - Roma, 8-14 dicembre 1956 - Per una via italiana al socialismo
  • IX Congresso - Roma, 30 gennaio - 4 febbraio 1960 - Per il rinnovamento democratico della società italiana per avanzare verso il socialismo
  • X Congresso - Roma, 2-8 dicembre 1962 - Unità delle classi lavoratrici per avanzare verso il socialismo nella democrazia e nella pace
  • XI Congresso - Roma, 25-31 gennaio 1966 - Per avanzare sulla via italiana al socialismo una nuova maggioranza democratica unità delle forze operaie e socialiste
  • XII Congresso - Bologna, 8-15 febbraio 1969 - Costruire nell'unità e con la lotta un'alternativa politica per uscire dalla crisi che travaglia l'Italia
  • XIII Congresso - Milano, 13-17 marzo 1972 - Unità operaia e popolare per un governo di svolta democratica per rinnovare l'Italia sulla via del socialismo
  • XIV Congresso - Roma, 18-23 marzo 1975 - Intesa e lotta di tutte le forze democratiche e popolari per la salvezza e la rinascita dell'Italia
  • XV Congresso - Roma, 30 marzo-3 aprile 1979 - Avanzare verso il socialismo in Italia e in Europa. Nella pace e nella democrazia. Unità delle forze operaie, popolari e democratiche
  • XVI Congresso - Milano, 2-6 marzo 1983 - Un'alternativa democratica per rinnovare l'Italia
  • XVII Congresso - Firenze, 9-13 aprile 1986 - Un moderno partito riformatore. Un programma, una alternativa per l'Italia e per l'Europa
  • XVIII Congresso - Roma, 18-22 marzo 1989 - Il nuovo PCI in Italia e in Europa. È il tempo dell'alternativa
  • XIX Congresso - Bologna, 7-11 marzo 1990 - Una nuova fase per la sinistra
  • XX Congresso - Rimini, 31 gennaio-3 febbraio 1991

Conferenze Nazionali

  • I Conferenza Nazionale – Como, maggio 1924
  • II Conferenza Nazionale – Basilea, 22–26 gennaio 1928
    • Conferenza straordinaria – Parigi, 11–13 agosto 1939
  • III Conferenza Nazionale – Firenze, 6–10 gennaio 1947
  • IV Conferenza Nazionale – Roma, 9–14 gennaio 1955
  • V Conferenza Nazionale – Napoli, 12–15 marzo 1964

Consigli Nazionali

  • I Consiglio Nazionale – Napoli, 30 marzo–1º aprile 1944
  • II Consiglio Nazionale – Roma, 7–10 aprile 1945
  • III Consiglio Nazionale – Roma, 15–17 aprile 1953 – Per un governo di pace e di riforme sociali per un'Italia democratica e indipendente
  • IV Consiglio Nazionale – Roma, 3–5 aprile 1956
  • V Consiglio Nazionale – Roma, 9–10 aprile 1958
  • VI Consiglio Nazionale – Roma, 24 settembre 1960

Bibliografia

Note

  1. Partito comunista italiano - Enciclopedia Treccani
  2. 1921: La nascita del Partito Comunista Italiano - Rai Cultura
  3. Dario Grimaldi: Le correnti del Partito Comunista Italiano - Storia costituzionale del risorgimento [PDF]
  4. Hoxha, 1979
  5. Antonio Gramsci & Palmiro Togliatti (1919): Democrazia Operaia - Marxists Internet Archive
  6. Antonio Gramsci (1920): Scissione o sfacelo? L'Ordine Nuovo , 11-18 dicembre 1920 - Marxists Internet Archive
  7. Umberto Terracini, Il 21 gennaio 1921 incomincia la lunga giornata senza crepuscolo, in "Rinascita", anno 22, n. 4, 23 gennaio 1965.
  8. Spriano, 1967.
  9. I bordighisti e la teoria del capitalismo di stato - Socialismo Italiano 1892
  10. Bordiga, nonostante alcune analogie tra il suo pensiero e quello trotskista, ha criticato Trotskij su alcuni aspetti.
  11. 11,0 11,1 La Russia sovietica dalla rivoluzione a oggi - Prometeo n.1 1946
  12. Bordiga, 1957
  13. Amadeo Bordiga (1921): Partito e Classe - Marxists Internet Archive
  14. La nascita dei consigli di fabbrica - Marxpedia
  15. 15,0 15,1 Amadeo Bordiga - Enciclopedia Treccani
  16. Berti, p. 143
  17. Art.47 e Art.51 dello Statuto del Partito Comunista d'Italia del 1921