Partito Comunista Italiano: differenze tra le versioni
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Una situazione del genere, favorevole nel contesto della rivoluzione socialista, non fu tuttavia sfruttata a proprio vantaggio da parte del [[Partito Socialista Italiano]], all'epoca suddiviso in tre fazioni: il '''gruppo [[Riformismo|riformista]]''', guidato da [[Filippo Turati]], il '''gruppo [[Massimalisti|massimalista]]''' ed il '''gruppo [[Comunismo|comunista]]''' di [[Antonio Gramsci|Gramsci]] e [[Amadeo Bordiga|Bordiga]]. Furono proprio i comunisti, chiamati anche "ordinovisti" dal nome della rivista ''[[L'Ordine Nuovo]]'' fondata da Gramsci<ref>Antonio Gramsci & Palmiro Togliatti (1919): [https://www.marxists.org/italiano/gramsci/19/democraziaoperaia.htm ''Democrazia Operaia'' - Marxists Internet Archive]</ref>, a criticare il partito ed in particolar modo i riformisti, dimostrando che il PSI non ha saputo gestire a suo vantaggio la situazione del Biennio Rosso<ref>Antonio Gramsci (1920): [https://www.marxists.org/italiano/gramsci/20/scissionesfacelo.htm ''Scissione o sfacelo?'' L'Ordine Nuovo , 11-18 dicembre 1920 - Marxists Internet Archive]</ref>. | Una situazione del genere, favorevole nel contesto della rivoluzione socialista, non fu tuttavia sfruttata a proprio vantaggio da parte del [[Partito Socialista Italiano]], all'epoca suddiviso in tre fazioni: il '''gruppo [[Riformismo|riformista]]''', guidato da [[Filippo Turati]], il '''gruppo [[Massimalisti|massimalista]]''' ed il '''gruppo [[Comunismo|comunista]]''' di [[Antonio Gramsci|Gramsci]] e [[Amadeo Bordiga|Bordiga]]. Furono proprio i comunisti, chiamati anche "ordinovisti" dal nome della rivista ''[[L'Ordine Nuovo]]'' fondata da Gramsci<ref>Antonio Gramsci & Palmiro Togliatti (1919): [https://www.marxists.org/italiano/gramsci/19/democraziaoperaia.htm ''Democrazia Operaia'' - Marxists Internet Archive]</ref>, a criticare il partito ed in particolar modo i riformisti, dimostrando che il PSI non ha saputo gestire a suo vantaggio la situazione del Biennio Rosso<ref>Antonio Gramsci (1920): [https://www.marxists.org/italiano/gramsci/20/scissionesfacelo.htm ''Scissione o sfacelo?'' L'Ordine Nuovo , 11-18 dicembre 1920 - Marxists Internet Archive]</ref>. | ||
Fu così che, nel mese di gennaio del 1921, andò in scena al [[Teatro Carlo Goldoni (Livorno)|Teatro Goldoni]] di [[Livorno]], lo storico [[XVII Congresso del Partito Socialista Italiano]], in cui i comunisti hanno tentato di cacciare via dal partito la fazione riformista in accordo con i ventuno punti dell'[[Internazionale Comunista]] che delimitavano in modo netto la differenza delle posizioni politiche dei rivoluzionari da quelle dei riformisti e che costituivano le condizioni per l'ingresso nel Comintern. Tuttavia il tentativo di espellere i controrivoluzionari dal partito fallì ed in risposta furono i comunisti ad effettuare la scissione del partito: Il 21 gennaio, data di chiusura del Congresso, il gruppo astensionista guidato da Amadeo Bordiga, il gruppo ordinovista di Antonio Gramsci e [[Palmiro Togliatti]], il gruppo massimalista di [[Antonio Graziadei]] e [[Nicola Bombacci]] e la stragrande maggioranza della [[Federazione Giovanile Socialista d'Italia]] (FGSI) uscì dal Teatro Goldoni e si recò al [[Teatro San Marco]] fondando così il '''Partito Comunista d'Italia''' e realizzandovi il '''[[I Congresso del Partito Comunista d'Italia|primo congresso]]'''<ref>Umberto Terracini, ''Il 21 gennaio 1921 incomincia la lunga giornata senza crepuscolo'', in "Rinascita", anno 22, n. 4, 23 gennaio 1965.</ref><ref>Spriano, 1967.</ref>. | Fu così che, nel mese di gennaio del 1921, andò in scena al [[Teatro Carlo Goldoni (Livorno)|Teatro Goldoni]] di [[Livorno]], lo storico [[XVII Congresso del Partito Socialista Italiano]], in cui i comunisti hanno tentato di cacciare via dal partito la fazione riformista in accordo con i ventuno punti dell'[[Internazionale Comunista]] che delimitavano in modo netto la differenza delle posizioni politiche dei rivoluzionari da quelle dei riformisti e che costituivano le condizioni per l'ingresso nel Comintern. Tuttavia il tentativo di espellere i controrivoluzionari dal partito fallì ed in risposta furono i comunisti ad effettuare la scissione del partito: Il 21 gennaio, data di chiusura del Congresso, il '''[[Bordighismo|gruppo astensionista]]''' guidato da Amadeo Bordiga, il '''gruppo ordinovista''' di Antonio Gramsci e [[Palmiro Togliatti]], il '''[[Massimalismo|gruppo massimalista]]''' di [[Antonio Graziadei]] e [[Nicola Bombacci]] e la stragrande maggioranza della [[Federazione Giovanile Socialista d'Italia]] (FGSI) uscì dal Teatro Goldoni e si recò al [[Teatro San Marco]] fondando così il '''Partito Comunista d'Italia''' e realizzandovi il '''[[I Congresso del Partito Comunista d'Italia|primo congresso]]'''<ref>Umberto Terracini, ''Il 21 gennaio 1921 incomincia la lunga giornata senza crepuscolo'', in "Rinascita", anno 22, n. 4, 23 gennaio 1965.</ref><ref>Spriano, 1967.</ref>. | ||
Non tutti i membri del neonato Partito Comunista d'Italia (che vedrà la sua rinominazione in Partito Comunista Italiano nel 1943), al momento della sua fondazione, erano [[Marxismo-Leninismo|marxisti-leninisti]], e cioè erano ispirati da [[Vladimir Ilič Uljanov, Lenin|Lenin]] e dalla [[Grande Rivoluzione Socialista d'Ottobre]]: Alcuni comunisti europei contemporanei alla Rivoluzione d'Ottobre come [[Karl Kautsky]] furono molto critici nei confronti dell'evento poiché [[Karl Marx]] aveva previsto che la rivoluzione socialista poteva avvenire solo in un paese [[Capitalismo|capitalista]] con una base di industrializzazione e non in uno stato con ancora molti elementi [[Feudalesimo|feudali]] come la Russia nel 1917. Tali critiche al marxismo-leninismo in Italia venivano promosse da Amadeo Bordiga che fu nominato redattore capo del primo Comitato esecutivo del PCdI, composto da [[Ruggero Grieco]], [[Bruno Fortichiari]], [[Luigi Repossi]] e [[Umberto Terracini]]. Gramsci prese la dirigenza del Partito solo nel 1924. | Non tutti i membri del neonato Partito Comunista d'Italia (che vedrà la sua rinominazione in Partito Comunista Italiano nel 1943), al momento della sua fondazione, erano [[Marxismo-Leninismo|marxisti-leninisti]], e cioè erano ispirati da [[Vladimir Ilič Uljanov, Lenin|Lenin]] e dalla [[Grande Rivoluzione Socialista d'Ottobre]]: Alcuni comunisti europei contemporanei alla Rivoluzione d'Ottobre come [[Karl Kautsky]] furono molto critici nei confronti dell'evento poiché [[Karl Marx]] aveva previsto che la rivoluzione socialista poteva avvenire solo in un paese [[Capitalismo|capitalista]] con una base di industrializzazione e non in uno stato con ancora molti elementi [[Feudalesimo|feudali]] come la Russia nel 1917. Tali critiche al marxismo-leninismo in Italia venivano promosse da Amadeo Bordiga che fu nominato redattore capo del primo Comitato esecutivo del PCdI, composto da [[Ruggero Grieco]], [[Bruno Fortichiari]], [[Luigi Repossi]] e [[Umberto Terracini]]. Gramsci prese la dirigenza del Partito solo nel 1924. | ||
=== Scontro fra ordinovisti e bordighisti === | === Scontro fra ordinovisti e bordighisti === | ||
I primi anni di attività del Partito Comunista Italiano furono segnati da uno scontro di potere tra Bordiga, affiancato dai suoi sostenitori e da altri critici della Rivoluzione d'Ottobre, ed i marxisti-leninisti che venivano rappresentati dagli ordinovisti (Gramsci, Togliatti, [[Angelo Tasca|Tasca]], Terracini e seguaci), che al contrario espressero interesse e supporto nei confronti della Grande Rivoluzione Socialista d'Ottobre e del [[Comintern]]. Questo scontro fu caratterizzato anche da un clima di crescente repressione e violenza in Italia causato dal [[fascismo]] [[Benito Amilcare Andrea Mussolini|mussoliniano]] che, pur non essendo ancora salito al potere, si servì delle sue [[squadre d'azione fasciste]] per operazioni di [[squadrismo]] e di rappresaglia ai danni di socialisti, comunisti e simpatizzanti che risposero con la formazione di movimenti antifascisti come gli [[Arditi del Popolo]]. Il biennio 1921-1922 in Italia viene ricordato storiograficamente come ''[[Biennio nero|'''biennio nero''']]''. | I primi anni di attività del Partito Comunista Italiano furono segnati da uno scontro di potere tra Bordiga, affiancato dai suoi sostenitori (gruppo astensionista) e da altri critici della Rivoluzione d'Ottobre, ed i marxisti-leninisti che venivano rappresentati dagli ordinovisti (Gramsci, Togliatti, [[Angelo Tasca|Tasca]], Terracini e seguaci), che al contrario espressero interesse e supporto nei confronti della Grande Rivoluzione Socialista d'Ottobre e del [[Comintern]]. Questo scontro fu caratterizzato anche da un clima di crescente repressione e violenza in Italia causato dal [[fascismo]] [[Benito Amilcare Andrea Mussolini|mussoliniano]] che, pur non essendo ancora salito al potere, si servì delle sue [[squadre d'azione fasciste]] per operazioni di [[squadrismo]] e di rappresaglia ai danni di socialisti, comunisti e simpatizzanti che risposero con la formazione di movimenti antifascisti come gli [[Arditi del Popolo]]. Il biennio 1921-1922 in Italia viene ricordato storiograficamente come ''[[Biennio nero|'''biennio nero''']]''. | ||
La linea di Bordiga criticava l'Unione Sovietica non solo per i motivi spiegati nel paragrafo precedente, ma anche per una mancata incomprensione della [[Nuova Politica Economica|NEP]] di Lenin, che veniva vista come una politica atta alla trasformazione della società russa in una società [[Capitalismo|capitalista]]<ref>[https://www.socialismoitaliano1892.it/2020/09/21/i-bordighisti-e-la-teoria-del-capitalismo-di-stato/ I bordighisti e la teoria del capitalismo di stato - Socialismo Italiano 1892]</ref>. Oltre a ciò, Bordiga aveva inoltre posizioni simili a quelle di [[Trotskij]] sulla rivoluzione permanente<ref>Bordiga, nonostante alcune analogie tra il suo pensiero e quello [[Trotskismo|trotskista]], ha criticato Trotskij su alcuni aspetti.</ref>, criticando di conseguenza il ''[[socialismo in un solo paese]]'' di Lenin e [[Iosif Vissarionovič Džugašvili, Stalin|Stalin]] in favore di posizioni internazionaliste<ref name=":0">[https://www.quinterna.org/archivio/1945_1951/russia_sovietica.htm ''La Russia sovietica dalla rivoluzione a oggi'' - Prometeo n.1 1946]</ref>. Queste critiche, portate avanti dalla fazione bordighista, si possono ritrovare nell'articolo La Russia sovietica dalla rivoluzione a oggi, pubblicato su ''Prometeo'', ossia la testata giornalistica del [[Partito Comunista Internazionalista]] che verrà fondato da Bordiga nel secondo dopoguerra<ref name=":0" />. I bordighisti erano inoltre ostili verso i consigli di fabbrica come forma spontanea di potere, visti come espressione di una coscienza ancora sindacalista, non rivoluzionaria, sostenendo che solo il Partito Comunista, organizzato rigidamente e guidato da una teoria marxista pura, potesse dirigere la rivoluzione<ref>Amadeo Bordiga (1957): [https://www.quinterna.org/archivio/1952_1970/fondamenti1.htm I fondamenti del comunismo rivoluzionario marxista nella dottrina e nella storia della lotta proletaria internazionale - Quinterna]</ref><ref>Amadeo Bordiga (1921): [https://www.marxists.org/italiano/bordiga/1921/4/15-parcl.htm ''Partito e Classe'' - Marxists Internet Archive]</ref>. | |||
Gli ordinovisti, d'altro canto, erano chiaramente ispirati da Lenin e dalla Grande Rivoluzione Socialista d'Ottobre, inoltre sostenevano i consigli di fabbrica e vedevano in essi l’embriologia del nuovo Stato proletario. La rivoluzione teorizzata dagli ordinovisti partiva dal basso, fondata sull’autogoverno operaio nei luoghi di produzione<ref>[https://marxpedia.org/teoria/percorsi-di-lettura/1919-1920-il-biennio-rosso/la-nascita-dei-consigli-di-fabbrica La nascita dei consigli di fabbrica - Marxpedia]</ref>. | |||
Lo scontro tra ordinovisti e bordighisti ebbe il suo inizio già da prima dello scisma del PSI di Livorno del 1921: gli ordinovisti infatti puntavano a cacciare i controrivoluzionari dal Partito Socialista Italiano e di trasformare il partito all'interno, mentre il gruppo astensionista era a favore di una scissione del partito, di conseguenza la nascita del PCI del 21 gennaio 1921 fu una vittoria della linea bordighista che costituì il primo comitato esecutivo del neonato partito. | |||
=== Repressione fascista e resistenza partigiana === | === Repressione fascista e resistenza partigiana === | ||
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Disambiguazione: Se cercate il partito omonimo fondato nel 2016 da Mauro Alboresi, cliccate su Partito Comunista Italiano (2016).
| Partito Comunista Italiano | |
|---|---|
| Abbreviazione | PCI, PCdI |
| Fondato il | 21 Gennaio 2021 |
| Dissoluzione | 1991 |
| Paese | |
| Membri illustri | Antonio Gramsci, Amadeo Bordiga, Palmiro Togliatti, Filippo Turati, Luigi Longo, Pietro Secchia, Enrico Berlinguer, Alessandro Natta, Achille Occhetto, Armando Cossutta |
| Ideologia |
|
| Testata | L'Unità |
Il Partito Comunista Italiano (abbreviato in PCI) è stato uno dei più grandi partiti politici italiani durante il periodo della Guerra Fredda. Fu fondato con il nome di Partito Comunista d'Italia (PCdI) a Livorno il 21 gennaio 1921 in seguito allo storico scisma del Partito Socialista Italiano e fu successivamente disciolto nel 1991 da Achille Occhetto con la Svolta della Bolognina[1][2]. La sede storica del partito (oggi sede del Consorzio Bancomat) è situata a Roma in Via delle Botteghe Oscure al civico 4.
Nel corso della sua storia, il Partito Comunista Italiano ha subito diversi cambiamenti ideologici: Al momento della sua fondazione il partito aveva al suo interno una "fazione" Marxista-Leninista filo-sovietica guidata da Antonio Gramsci ed una "fazione" revisionista che criticava l'URSS guidata da Amadeo Bordiga. Le fazioni non erano ufficiali all'interno del PCI poiché sin dalle origini del partito lo statuto, in linea con il centralismo democratico, vietava il frazionismo interno al partito[3].
La "fazione" gramsciana sconfisse quella bordighista, tuttavia Palmiro Togliatti, che supportava la linea gramsciana, prese immediatamente le redini del partito al posto di Gramsci a causa del suo arresto dovuto dal regime fascista. Togliatti si rivelò un revisionista che seguiva senza spirito critico qualsiasi cosa provenisse dall'Unione Sovietica, infatti ha attuato ed applicato il marxismo-leninismo finché in URSS era al potere Stalin per poi accantonarlo in seguito al XX Congresso del PCUS, adottando fedelmente la linea revisionistica di Nikita Chruščëv. Durante il mandato di Enrico Berlinguer come segretario del partito, il PCI adottò l'Eurocomunismo, ossia una svolta socialdemocratica e quindi liberale tacciata per "comunismo" ma che nei fatti fu la repulsione dei valori comunisti come dimostrato dal leader marxista-leninista albanese Enver Hoxha[4].
Nonostante il PCI non abbia mai vinto le elezioni politiche della Repubblica Italiana, piazzandosi sempre dietro alla Democrazia Cristiana, il partito ottenne molti importanti seggi sia alla Camera dei Deputati che al Senato della Repubblica e riuscì a vincere diverse elezioni regionali ed amministrative. Il partito godeva di una maggioranza di elettori in alcune regioni d'Italia come in Emilia-Romagna, Umbria, Toscana e alcune province e comuni in Calabria, Lombardia, Piemonte e Sardegna e raggiunse il suo apice alle elezioni politiche del 1976.
Storia
Fondazione del partito
L'Italia, così come ogni paese europeo, uscì dalla Prima Guerra Mondiale con una grave crisi economica che portò ad inflazioni, tensioni sociali e disoccupazione di massa. Il malcontento popolare fu la concausa di una serie di lotte operaie e contadine che interessò l'Italia nei due anni immediatamente successivi alla prima guerra mondiale, ossia il 1919 ed il 1920. Tale periodo è ricordato come Biennio rosso. Durante il Biennio rosso, specialmente nell’Italia centro-settentrionale, si registrarono diffuse mobilitazioni contadine, rivolte per il caro-viveri, proteste operaie e occupazioni di terre e fabbriche, spesso accompagnate da scioperi e tentativi di autogestione. Le agitazioni si propagarono anche alle aree rurali, dove furono frequenti scioperi, picchetti e scontri.
Una situazione del genere, favorevole nel contesto della rivoluzione socialista, non fu tuttavia sfruttata a proprio vantaggio da parte del Partito Socialista Italiano, all'epoca suddiviso in tre fazioni: il gruppo riformista, guidato da Filippo Turati, il gruppo massimalista ed il gruppo comunista di Gramsci e Bordiga. Furono proprio i comunisti, chiamati anche "ordinovisti" dal nome della rivista L'Ordine Nuovo fondata da Gramsci[5], a criticare il partito ed in particolar modo i riformisti, dimostrando che il PSI non ha saputo gestire a suo vantaggio la situazione del Biennio Rosso[6].
Fu così che, nel mese di gennaio del 1921, andò in scena al Teatro Goldoni di Livorno, lo storico XVII Congresso del Partito Socialista Italiano, in cui i comunisti hanno tentato di cacciare via dal partito la fazione riformista in accordo con i ventuno punti dell'Internazionale Comunista che delimitavano in modo netto la differenza delle posizioni politiche dei rivoluzionari da quelle dei riformisti e che costituivano le condizioni per l'ingresso nel Comintern. Tuttavia il tentativo di espellere i controrivoluzionari dal partito fallì ed in risposta furono i comunisti ad effettuare la scissione del partito: Il 21 gennaio, data di chiusura del Congresso, il gruppo astensionista guidato da Amadeo Bordiga, il gruppo ordinovista di Antonio Gramsci e Palmiro Togliatti, il gruppo massimalista di Antonio Graziadei e Nicola Bombacci e la stragrande maggioranza della Federazione Giovanile Socialista d'Italia (FGSI) uscì dal Teatro Goldoni e si recò al Teatro San Marco fondando così il Partito Comunista d'Italia e realizzandovi il primo congresso[7][8].
Non tutti i membri del neonato Partito Comunista d'Italia (che vedrà la sua rinominazione in Partito Comunista Italiano nel 1943), al momento della sua fondazione, erano marxisti-leninisti, e cioè erano ispirati da Lenin e dalla Grande Rivoluzione Socialista d'Ottobre: Alcuni comunisti europei contemporanei alla Rivoluzione d'Ottobre come Karl Kautsky furono molto critici nei confronti dell'evento poiché Karl Marx aveva previsto che la rivoluzione socialista poteva avvenire solo in un paese capitalista con una base di industrializzazione e non in uno stato con ancora molti elementi feudali come la Russia nel 1917. Tali critiche al marxismo-leninismo in Italia venivano promosse da Amadeo Bordiga che fu nominato redattore capo del primo Comitato esecutivo del PCdI, composto da Ruggero Grieco, Bruno Fortichiari, Luigi Repossi e Umberto Terracini. Gramsci prese la dirigenza del Partito solo nel 1924.
Scontro fra ordinovisti e bordighisti
I primi anni di attività del Partito Comunista Italiano furono segnati da uno scontro di potere tra Bordiga, affiancato dai suoi sostenitori (gruppo astensionista) e da altri critici della Rivoluzione d'Ottobre, ed i marxisti-leninisti che venivano rappresentati dagli ordinovisti (Gramsci, Togliatti, Tasca, Terracini e seguaci), che al contrario espressero interesse e supporto nei confronti della Grande Rivoluzione Socialista d'Ottobre e del Comintern. Questo scontro fu caratterizzato anche da un clima di crescente repressione e violenza in Italia causato dal fascismo mussoliniano che, pur non essendo ancora salito al potere, si servì delle sue squadre d'azione fasciste per operazioni di squadrismo e di rappresaglia ai danni di socialisti, comunisti e simpatizzanti che risposero con la formazione di movimenti antifascisti come gli Arditi del Popolo. Il biennio 1921-1922 in Italia viene ricordato storiograficamente come biennio nero.
La linea di Bordiga criticava l'Unione Sovietica non solo per i motivi spiegati nel paragrafo precedente, ma anche per una mancata incomprensione della NEP di Lenin, che veniva vista come una politica atta alla trasformazione della società russa in una società capitalista[9]. Oltre a ciò, Bordiga aveva inoltre posizioni simili a quelle di Trotskij sulla rivoluzione permanente[10], criticando di conseguenza il socialismo in un solo paese di Lenin e Stalin in favore di posizioni internazionaliste[11]. Queste critiche, portate avanti dalla fazione bordighista, si possono ritrovare nell'articolo La Russia sovietica dalla rivoluzione a oggi, pubblicato su Prometeo, ossia la testata giornalistica del Partito Comunista Internazionalista che verrà fondato da Bordiga nel secondo dopoguerra[11]. I bordighisti erano inoltre ostili verso i consigli di fabbrica come forma spontanea di potere, visti come espressione di una coscienza ancora sindacalista, non rivoluzionaria, sostenendo che solo il Partito Comunista, organizzato rigidamente e guidato da una teoria marxista pura, potesse dirigere la rivoluzione[12][13].
Gli ordinovisti, d'altro canto, erano chiaramente ispirati da Lenin e dalla Grande Rivoluzione Socialista d'Ottobre, inoltre sostenevano i consigli di fabbrica e vedevano in essi l’embriologia del nuovo Stato proletario. La rivoluzione teorizzata dagli ordinovisti partiva dal basso, fondata sull’autogoverno operaio nei luoghi di produzione[14].
Lo scontro tra ordinovisti e bordighisti ebbe il suo inizio già da prima dello scisma del PSI di Livorno del 1921: gli ordinovisti infatti puntavano a cacciare i controrivoluzionari dal Partito Socialista Italiano e di trasformare il partito all'interno, mentre il gruppo astensionista era a favore di una scissione del partito, di conseguenza la nascita del PCI del 21 gennaio 1921 fu una vittoria della linea bordighista che costituì il primo comitato esecutivo del neonato partito.
Repressione fascista e resistenza partigiana
Il secondo dopoguerra ed il revisionismo
Le scissioni degli anni '60
L'eurocomunismo berlingueriano
La dirigenza di Natta
Occhetto e la dissoluzione del partito
Segretari generali di partito
Fino al 1926 lo statuto del Partito Comunista d'Italia non prevedeva un segretario generale di partito e di conseguenza il partito era retto da un comitato esecutivo ristretto che lavorava collegialmente e all'interno del quale era al massimo rintracciabile un «redattore capo» o «segretario»[15].
Comitati esecutivi (1921-1926)
- 21 gennaio 1921 – giugno 1923: Comitato esecutivo composto da Amadeo Bordiga, Ruggero Grieco, Bruno Fortichiari, Luigi Repossi e Umberto Terracini. Bordiga era il redattore capo.
- giugno 1923 – agosto 1924: Comitato esecutivo composto da Angelo Tasca, Palmiro Togliatti, Mauro Scoccimarro, Bruno Fortichiari e Giuseppe Vota
- agosto 1924 – 26 gennaio 1926: Antonio Gramsci
Lista dei segretari generali (1926-1991)
- 26 Gennaio 1926 – 1927: Antonio Gramsci
- 1927 – 1934: Palmiro Togliatti
- giugno 1934 – aprile 1938: Ruggero Grieco
- aprile – maggio 1938: Giuseppe Berti
- maggio 1938 – 21 agosto 1964: Palmiro Togliatti
- 22 agosto 1964 – 17 marzo 1972: Luigi Longo
- 17 marzo 1972 – 11 giugno 1984: Enrico Berlinguer
- 26 giugno 1984 – 10 giugno 1988: Alessandro Natta
- 21 giugno 1988 – 3 febbraio 1991: Achille Occhetto
Altre cariche
Presidenti
- 1972 – 1980: Luigi Longo
- 1989 – 1990: Alessandro Natta
- 1990 – 1991: Aldo Tortorella
Vicesegretari generali
- novembre 1926 – 1930: Camilla Ravera
- '1945/1946 – 1964: Luigi Longo
- febbraio 1948 – 1955: Pietro Secchia
- luglio 1987 – 1988: Achille Occhetto
Congressi e Conferenze Nazionali
Congressi
- I Congresso - Livorno, 21 gennaio 1921 - chiusura del XVII Congresso del Partito Socialista Italiano
- II Congresso - Roma, 20-24 marzo 1922
- III Congresso - Lione, 20-26 gennaio 1926 - in esilio
- IV Congresso - Colonia, 14-21 aprile 1931 - in esilio
- V Congresso - Roma, 29 dicembre 1945 - 6 gennaio 1946 - Avanti nella lotta di tutto il popolo per una Italia libera e indipendente per la Costituente per la Repubblica
- VI Congresso - Milano, 4-10 gennaio 1948 - Contro i provocatori di guerre per la libertà e l'indipendenza contro la miseria del popolo per il rinnovamento d'Italia
- VII Congresso - Roma, 3-8 aprile 1951 - 30 anni di lotte per la pace, il lavoro, la libertà
- VIII Congresso - Roma, 8-14 dicembre 1956 - Per una via italiana al socialismo
- IX Congresso - Roma, 30 gennaio - 4 febbraio 1960 - Per il rinnovamento democratico della società italiana per avanzare verso il socialismo
- X Congresso - Roma, 2-8 dicembre 1962 - Unità delle classi lavoratrici per avanzare verso il socialismo nella democrazia e nella pace
- XI Congresso - Roma, 25-31 gennaio 1966 - Per avanzare sulla via italiana al socialismo una nuova maggioranza democratica unità delle forze operaie e socialiste
- XII Congresso - Bologna, 8-15 febbraio 1969 - Costruire nell'unità e con la lotta un'alternativa politica per uscire dalla crisi che travaglia l'Italia
- XIII Congresso - Milano, 13-17 marzo 1972 - Unità operaia e popolare per un governo di svolta democratica per rinnovare l'Italia sulla via del socialismo
- XIV Congresso - Roma, 18-23 marzo 1975 - Intesa e lotta di tutte le forze democratiche e popolari per la salvezza e la rinascita dell'Italia
- XV Congresso - Roma, 30 marzo-3 aprile 1979 - Avanzare verso il socialismo in Italia e in Europa. Nella pace e nella democrazia. Unità delle forze operaie, popolari e democratiche
- XVI Congresso - Milano, 2-6 marzo 1983 - Un'alternativa democratica per rinnovare l'Italia
- XVII Congresso - Firenze, 9-13 aprile 1986 - Un moderno partito riformatore. Un programma, una alternativa per l'Italia e per l'Europa
- XVIII Congresso - Roma, 18-22 marzo 1989 - Il nuovo PCI in Italia e in Europa. È il tempo dell'alternativa
- XIX Congresso - Bologna, 7-11 marzo 1990 - Una nuova fase per la sinistra
- XX Congresso - Rimini, 31 gennaio-3 febbraio 1991
Conferenze Nazionali
- I Conferenza Nazionale – Como, maggio 1924
- II Conferenza Nazionale – Basilea, 22–26 gennaio 1928
- Conferenza straordinaria – Parigi, 11–13 agosto 1939
- III Conferenza Nazionale – Firenze, 6–10 gennaio 1947
- IV Conferenza Nazionale – Roma, 9–14 gennaio 1955
- V Conferenza Nazionale – Napoli, 12–15 marzo 1964
Consigli Nazionali
- I Consiglio Nazionale – Napoli, 30 marzo–1º aprile 1944
- II Consiglio Nazionale – Roma, 7–10 aprile 1945
- III Consiglio Nazionale – Roma, 15–17 aprile 1953 – Per un governo di pace e di riforme sociali per un'Italia democratica e indipendente
- IV Consiglio Nazionale – Roma, 3–5 aprile 1956
- V Consiglio Nazionale – Roma, 9–10 aprile 1958
- VI Consiglio Nazionale – Roma, 24 settembre 1960
Bibliografia
- Enver Hoxha (1979): L'eurocomunismo è anticomunismo Tirana, Casa editrice «8 Nëntori» - enverhoxha.ru [PDF]
- Paolo Spriano (1967): Storia del Partito comunista italiano, Einaudi
Note
- ↑ Partito comunista italiano - Enciclopedia Treccani
- ↑ 1921: La nascita del Partito Comunista Italiano - Rai Cultura
- ↑ Dario Grimaldi: Le correnti del Partito Comunista Italiano - Storia costituzionale del risorgimento [PDF]
- ↑ Hoxha, 1979
- ↑ Antonio Gramsci & Palmiro Togliatti (1919): Democrazia Operaia - Marxists Internet Archive
- ↑ Antonio Gramsci (1920): Scissione o sfacelo? L'Ordine Nuovo , 11-18 dicembre 1920 - Marxists Internet Archive
- ↑ Umberto Terracini, Il 21 gennaio 1921 incomincia la lunga giornata senza crepuscolo, in "Rinascita", anno 22, n. 4, 23 gennaio 1965.
- ↑ Spriano, 1967.
- ↑ I bordighisti e la teoria del capitalismo di stato - Socialismo Italiano 1892
- ↑ Bordiga, nonostante alcune analogie tra il suo pensiero e quello trotskista, ha criticato Trotskij su alcuni aspetti.
- ↑ 11,0 11,1 La Russia sovietica dalla rivoluzione a oggi - Prometeo n.1 1946
- ↑ Amadeo Bordiga (1957): I fondamenti del comunismo rivoluzionario marxista nella dottrina e nella storia della lotta proletaria internazionale - Quinterna
- ↑ Amadeo Bordiga (1921): Partito e Classe - Marxists Internet Archive
- ↑ La nascita dei consigli di fabbrica - Marxpedia
- ↑ Art.47 e Art.51 dello Statuto del Partito Comunista d'Italia del 1921