Partito Comunista Italiano: differenze tra le versioni
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Il '''Partito Comunista Italiano''' (abbreviato in PCI) è stato uno dei più grandi [[Partito politico|partiti politici]] [[Repubblica Italiana|italiani]] durante il periodo della [[Guerra Fredda]]. Fu fondato con il nome di '''Partito Comunista d'Italia''' (PCdI) a [[Livorno]] il 21 gennaio 1921 in seguito allo storico scisma del [[Partito Socialista Italiano]] e fu successivamente disciolto nel 1991 da [[Achille Occhetto]] con la [[Svolta della Bolognina]]<ref>[https://www.treccani.it/enciclopedia/partito-comunista-italiano/ Partito comunista italiano - Enciclopedia Treccani]</ref><ref>[https://www.raicultura.it/storia/foto/2021/01/1921-La-nascita-del-Partito-Comunista-Italiano-9443c940-342f-4b1d-90b5-7d5cbe0c0f6c.html 1921: La nascita del Partito Comunista Italiano - Rai Cultura]</ref>. La sede storica del partito (oggi sede del [[Consorzio Bancomat]]) è situata a [[Roma]] in Via delle Botteghe Oscure al civico 4. | Il '''Partito Comunista Italiano''' (abbreviato in PCI) è stato uno dei più grandi [[Partito politico|partiti politici]] [[Repubblica Italiana|italiani]] durante il periodo della [[Guerra Fredda]]. Fu fondato con il nome di '''Partito Comunista d'Italia''' (PCdI) a [[Livorno]] il 21 gennaio 1921 in seguito allo storico scisma del [[Partito Socialista Italiano]] e fu successivamente disciolto nel 1991 da [[Achille Occhetto]] con la [[Svolta della Bolognina]]<ref>[https://www.treccani.it/enciclopedia/partito-comunista-italiano/ Partito comunista italiano - Enciclopedia Treccani]</ref><ref>[https://www.raicultura.it/storia/foto/2021/01/1921-La-nascita-del-Partito-Comunista-Italiano-9443c940-342f-4b1d-90b5-7d5cbe0c0f6c.html 1921: La nascita del Partito Comunista Italiano - Rai Cultura]</ref>. La sede storica del partito (oggi sede del [[Consorzio Bancomat]]) è situata a [[Roma]] in Via delle Botteghe Oscure al civico 4. | ||
Nel corso della sua storia, il Partito Comunista Italiano ha subito diversi cambiamenti ideologici: Al momento della sua fondazione il partito aveva al suo interno una "fazione" [[Marxista-Leninista]] filo-[[Unione delle Repubbliche Socialiste Sovietiche|sovietica]] guidata da [[Antonio Gramsci]] ed una "fazione" revisionista che criticava l'URSS guidata da [[Amadeo Bordiga]]. Le fazioni non erano ufficiali all'interno del PCI poiché sin dalle origini del partito lo statuto, in linea con il [[centralismo democratico]], vietava il frazionismo interno al partito<ref>Dario Grimaldi: [https://www.storiacostituzionaledelrisorgimento.it/wp-content/uploads/2021/02/LECORRENTIDELP.C.I.DIDARIOGRIMALDI.pdf ''Le correnti del Partito Comunista Italiano'' - Storia costituzionale del risorgimento] [PDF]</ref>. | Nel corso della sua storia, il Partito Comunista Italiano ha subito diversi cambiamenti ideologici: Al momento della sua fondazione il partito aveva al suo interno una "fazione" [[Marxista-Leninista]] filo-[[Unione delle Repubbliche Socialiste Sovietiche|sovietica]] guidata da [[Antonio Gramsci]] ed una "fazione" revisionista che criticava l'URSS guidata da [[Amadeo Bordiga]]. Le fazioni non erano ufficiali all'interno del PCI poiché sin dalle origini del partito lo statuto, in linea con il [[centralismo democratico]], vietava il frazionismo interno al partito<ref name=":3">Dario Grimaldi: [https://www.storiacostituzionaledelrisorgimento.it/wp-content/uploads/2021/02/LECORRENTIDELP.C.I.DIDARIOGRIMALDI.pdf ''Le correnti del Partito Comunista Italiano'' - Storia costituzionale del risorgimento] [PDF]</ref>. | ||
La "fazione" gramsciana sconfisse quella bordighista, tuttavia [[Palmiro Togliatti]], che supportava la linea gramsciana, prese immediatamente le redini del partito al posto di Gramsci a causa del suo arresto dovuto dal [[Fascismo|regime fascista]]. Togliatti | La "fazione" gramsciana sconfisse quella bordighista, tuttavia [[Palmiro Togliatti]], che supportava la linea gramsciana, prese immediatamente le redini del partito al posto di Gramsci a causa del suo arresto dovuto dal [[Fascismo|regime fascista]]. Togliatti era un revisionista ed un opportnista che, con la scusa della "via italiana al socialismo" si allontanò al marxismo e adottò l'elettoralismo in netto contrasto con l'opinione di [[Vladimir Ilič Uljanov, Lenin|Lenin]] sulle elezioni. Inoltre ha promosso il marxismo-leninismo soltanto finché in URSS era al potere [[Stalin]] per poi accantonarlo in seguito al [[XX Congresso del PCUS]], adottando fedelmente la linea revisionistica di [[Nikita Sergeevič Chruščëv|Nikita Chruščëv]]. Durante il mandato di [[Enrico Berlinguer]] come segretario del partito, il PCI adottò l'[[Eurocomunismo]], ossia una svolta [[socialdemocratica]] e quindi [[liberale]] tacciata per "comunismo", che prese le distanze dall'Unione Sovietica ma si rivelò altrettanto incline alla repulsione dei valori comunisti come dimostrato da quanto detto dal leader marxista-leninista albanese [[Enver Hoxha]] sull'eurocomunismo<ref>Hoxha, 1979</ref>. | ||
Nonostante il PCI non abbia mai vinto le elezioni politiche della Repubblica Italiana, piazzandosi sempre dietro alla [[Democrazia Cristiana]], il partito ottenne molti importanti seggi sia alla [[Camera dei Deputati]] che al [[Senato della Repubblica]] e riuscì a vincere diverse elezioni regionali ed amministrative. Il partito godeva di una maggioranza di elettori in alcune regioni d'Italia come in [[Emilia-Romagna]], [[Umbria]], [[Toscana]] e alcune province e comuni in [[Calabria]], [[Lombardia]], [[Piemonte]] e [[Sardegna]] e raggiunse il suo apice alle elezioni politiche del 1976. | Nonostante il PCI non abbia mai vinto le elezioni politiche della Repubblica Italiana, piazzandosi sempre dietro alla [[Democrazia Cristiana]], il partito ottenne molti importanti seggi sia alla [[Camera dei Deputati]] che al [[Senato della Repubblica]] e riuscì a vincere diverse elezioni regionali ed amministrative. Il partito godeva di una maggioranza di elettori in alcune regioni d'Italia come in [[Emilia-Romagna]], [[Umbria]], [[Toscana]] e alcune province e comuni in [[Calabria]], [[Lombardia]], [[Piemonte]] e [[Sardegna]] e raggiunse il suo apice alle elezioni politiche del 1976. | ||
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=== Il secondo dopoguerra ed il revisionismo === | === Il secondo dopoguerra ed il revisionismo === | ||
[[File:Palmiro Togliatti, comizio (a colori).jpg|thumb|right|Una rara immagine a colori di Palmiro Togliatti.]]Il Partito Comunista Italiano nel dopoguerra e per tutto il periodo della [[Guerra Fredda]] è stata la seconda forza politica del paese e principale forza politica d'opposizione del paese. Nel periodo dell'immediato dopoguerra, il PCI è stato anche una delle forze fondamentali nella costituzione della [[Repubblica Italiana|nuova Italia repubblicana]], riuscendo a vincere diverse battaglie per i diritti dei cittadini, ostacolate da forze borghesi come la [[Democrazia Cristiana]]. Ciononostante, il PCI era un partito che già durante la dittatura fascista navigava in acque revisioniste, come dimostrato dall'opportunismo di Togliatti e di altri dirigenti, | [[File:Palmiro Togliatti, comizio (a colori).jpg|thumb|right|Una rara immagine a colori di Palmiro Togliatti.]]Il Partito Comunista Italiano nel dopoguerra e per tutto il periodo della [[Guerra Fredda]] è stata la seconda forza politica del paese e principale forza politica d'opposizione del paese. Nel periodo dell'immediato dopoguerra, il PCI è stato anche una delle forze fondamentali nella costituzione della [[Repubblica Italiana|nuova Italia repubblicana]], riuscendo a vincere diverse battaglie per i diritti dei cittadini, ostacolate da forze borghesi come la [[Democrazia Cristiana]]. Ciononostante, il PCI era un partito che già durante la dittatura fascista navigava in acque revisioniste, come dimostrato dall'opportunismo di Togliatti e di altri dirigenti<ref name=":2">Curatoli, 2015</ref>, nonostante la presenza di autentici marxisti-leninisti nelle file del partito almeno fino all'ascesa dell'[[eurocomunismo]] negli anni '70. | ||
Con la caduta del regime fascista nel 1943 l'Italia non ha più avuto un parlamento fino al 25 settembre 1945, anno in cui è stata organizzata un'assemblea legislativa provvisoria e non elettiva denominata [[Consulta nazionale]], composta da 430 consultori nominati dal governo allora in vigore, ossia l'esecutivo di [[Ferruccio Parri]]. In essa, il PCI sancì il suo ritorno in parlamento, rappresentato da 37 delegati. | |||
Per le giornate del 2 e del 3 giugno 1946 è stato realizzato il [[Referendum in Italia del 1946|referendum monarchia-repubblica]], vinto dalla repubblica. Assieme ad esso furono organizzate prime elezioni democratiche post-fasciste, valide per l'[[Assemblea Costituente]], un parlamento provvisorio, ma elettivo, con l'obiettivo di comporre una nuova Costituzione, valevole ancora oggi. Furono eletti per Assemblea Costituente ben 104 comunisti che hanno contribuito a scrivere la [[Costituzione della Repubblica Italiana]]. Umberto Terracini, dirigente del PCI ex-ordinovista fu nominato presidente dell'Assemblea Costituente nel 1947, mantenendo tale carica fino allo scioglimento dell'Assemblea avvenuta nel 1948 dovuta alle elezioni del nuovo parlamento italiano, che, come previsto dalla Costituzione, è rappresentato dalla [[Camera dei Deputati]] e dal [[Senato della Repubblica]]. | |||
Il PCI concorse alle elezioni politiche del 1948 in coalizione con il Partito Socialista Italiano, organizzandosi nel [[Fronte Democratico Popolare]]. Togliatti si convinse di vincere le elezioni del 1948 e di aver guadagnato consensi anche grazie all'attentato subito, tuttavia il FDP non fece i conti con l'enorme campagna propagandistica anticomunista finanziata dagli [[Stati Uniti d'America|Stati Uniti]] per favorire la [[Democrazia Cristiana]] guidata da [[Alcide De Gasperi]], il quale ottenne un esito nettamente favorevole con oltre il 45% dei consensi, mentre il FDP si fermò al 30% dei voti<ref>Montanelli, Cervi, 1985.</ref>. Tale esito fu causato anche da [[brogli elettorali]] in favore dei democristiani da parte della [[Central Intelligence Agency|CIA]]<ref>(1948): ITALY: The Battle continues - Time (in inglese) [https://web.archive.org/web/20100515215337/http://www.time.com/time/magazine/article/0,9171,798522,00.html <nowiki>[ARCHIVIATO]</nowiki>]</ref>. | |||
L'approccio revisionistico del partito si può notare anche dalla contrarietà di Secchia e Togliatti nell'insurrezione popolare scaturita dall'attentato a Togliatti causato da [[Antonio Pallante]] nel 1948. Togliatti fu inoltre l'artefice della cosiddetta ''"via italiana al socialismo"'', una teoria controrivoluzionaria che condanna l'insurrezione armata e, di conseguenza, neutralizza la spinta rivoluzionaria del movimento comunista italiano<ref name=":2" />, tuttavia la teoria fu erroneamente spacciata come la strada italiana per la rivoluzione socialista. Con la [[morte di Stalin]], nel 1953, l'opportunismo dei quadri dirigenziali del PCI si fece sempre più evidente, poiché il PCI approvava passivamente ogni novità proveniente dall'Unione Sovietica, comprese le accuse al [[Iosif Vissarionovič Džugašvili, Stalin|rivoluzionario georgiano]] rivolte da [[Nikita Sergeevič Chruščëv|Nikita Chruščëv]] durante il XX congresso del PCUS nel 1956. | |||
Nel 1964 muore Palmiro Togliatti ed il segretariato del partito passò a Luigi Longo che mantenne grossomodo le stesse posizioni revisionistiche togliattiane. fu anche durante il suo segretariato che il PCI vide le sue prime scissioni. | |||
==== Le scissioni degli anni '60 ==== | ==== Le scissioni degli anni '60 ==== | ||
[[File:Fosco Dinucci.jpeg|miniatura|sinistra|[[Fosco Dinucci]], leader del [[Partito Comunista d'Italia (marxista-leninista)]].]] | |||
La demonizzazione della figura di Stalin da parte della nuova dirigenza sovietica nel 1956 ha causato un incrinamento in seno al movimento marxista internazionale, con la [[Repubblica Popolare Cinese|Cina]] di [[Mao Zedong]] e l'[[Albania]] di [[Enver Hoxha]] che presero le distanze dall'Unione Sovietica fino alla rottura definitiva avvenuta negli anni '60. In Italia questo fenomeno era presente con la dirigenza del PCI nettamente a favore delle teorie revisionistiche chruščëviane, che venivano coniugate con la teoria controrivoluzionaria della ''"via italiana al socialismo"'' da parte dei quadri dirigenziali del PCI<ref>Hoxha, 1968, pp. 159-166.</ref><ref>Citato in [https://marxismo-leninismo.forumfree.it/?t=67058599 Marxismo-Leninismo forumfree].</ref><ref name=":2" />. | |||
I tentativi del PCI di contrastare il movimento rivoluzionario delle masse popolari e di impedire la rivoluzione, aiutando così la borghesia italiana ad ed evitare il rovesciamento dell'ordine esistente fu tuttavia percepita da diversi membri del PCI che decisero di rompere con il partito e di riunirsi a Livorno nel 1966 per fondare il [[Partito Comunista d'Italia (marxista-leninista)]], nominando come segretario del nuovo partito politico il partigiano [[Fosco Dinucci]]. Il nuovo partito politico, abbreviabile in PCdI(m-l), divenne il punto di riferimento in Italia del vero marxismo-leninismo promosso da Mao Zedong e da Enver Hoxha. Così Dinucci uscì dal PCI, dopo l'allontanamento dal partito voluto dai quadri di quest'ultimo per aver criticato la linea sovietica promossa da Chruščëv. | |||
Dinucci tuttavia non fu in grado di mantenere saldo il nuovo partito: già nel 1969 il PCdI(m-l) subì due scissioni: nel 1969 il partigiano livornese [[Angiolo Gracci]], assieme a [[Dino Dini]], si staccano dal partito di Dinucci per fondare il ''Partito Comunista d'Italia marxista-leninista - Linea Rossa''. nello stesso anno anche un collettivo di giovani marxisti fiorentini formato da [[Giovanni Scuderi]], [[Mino Pasca]], Nerina "Lucia" Paoletti e Patrizia Pierattini prendono la stessa decisione di Gracci e Dini e fondano l'''Organizzazione Comunista Bolscevica Italiana marxista-leninista'', poi confluita nel 1977 nel [[Partito Marxista Leninista Italiano]]<ref>[http://www.bibliotecamarxista.org/volantini/il%20bolscevico/numero+primo.htm Numero primo de ''Il Bolscevico'' - Biblioteca Marxista]</ref>. | |||
Nonostante le scissioni, il partito di Dinucci riuscì comunque ad integrare nel partito i marxisti-leninisti autentici che rimasero delusi dall'approccio revisionista e reazionario del Partito Comunista Italiano, con utenti che negli anni '60 e '70 si separavano dal PCI per aderire al PCdI(m-l) o a partiti comunisti analoghi. Al contempo, il PCI riusciva comunque a crescere rimanendo uno dei principali partiti politici del paese. | |||
I partiti comunisti nati dalle scissioni negli anni '60 e '70 adottavano posizioni marxiste-leniniste autentiche e subirono spesso atti di repressione polizieschi, questo perché rifiutando il parlamentarismo tali partiti facevano attività politica extraparlamentare e venivano spesso paragonati ai movimenti operaisti dell'epoca come [[Potere Operaio]] e [[Lotta Continua]] con i quali vi erano molte analogie. Alcuni di questi movimenti furono inoltre protagonisti nel periodo degli [[Anni di Piombo]] e venivano inoltre paragonati a movimenti terroristici creati da infiltrati come le [[Brigate Rosse]]. | |||
=== L'eurocomunismo berlingueriano === | === L'eurocomunismo berlingueriano === | ||
[[File:Enrico Berlinguer.jpg|thumb|right|[[Enrico Berlinguer]], segretario del PCI dal 1972 al 1984.]] | |||
La dirigenza di Luigi Longo come segretario del PCI termina il 17 marzo 1972, data in cui il politico sardo [[Enrico Berlinguer]] viene nominato segretario del partito e ricoprendo tale carica fino alla sua morte avvenuta l'11 giugno 1984 a causa di un [[ictus]] subito durante un comizio avvenuto nei giorni precedenti. La figura di Berlinguer, politicamente una delle più iconiche durante la [[prima repubblica]], si distinse per una capacità comunicativa sobria ma incisiva, un forte senso etico della politica e la volontà di imprimere una direzione autonoma al "comunismo" italiano, rafforzando così il concetto togliattiano di "via italiana al socialismo". Berlinguer viene ricordato positivamente da molti elettori del Partito Comunista Italiano grazie al suo senso etico che lo hanno spinto ad appoggiare, per esempio, le proteste degli operai [[FIAT]] contro i licenziamenti di massa previsti nel 1980<ref>[https://archivio.unita.news/assets/main/1980/09/27/page_017.pdf ''Berlinguer A Torino tra gli operai Fiat - L'Unità (27 Settembre 1980)'' - Archivio L'Unità]</ref>. | |||
=== Occhetto e la dissoluzione del partito === | Tuttavia Berlinguer è anche l'emblema dell'[[eurocomunismo]] in Italia: L'eurocomunismo è una dottrina politica che si originò negli anni '70 nei partiti comunisti dell'[[Europa Occidentale]]: In [[Spagna]] tale dottrina politica veniva adottata dall'allora segretario del [[Partito Comunista Spagnolo]] [[Santiago Carrillo]], mentre in [[Francia]] il promotore di tale corrente era [[Georges Marchais]], che ricopriva nel [[Partito Comunista Francese]] la carica analoga a quella di Berlinguer e Carrillo nei loro rispettivi partiti.Gli eurocomunisti proponevano e propongono tutt'ora la propria dottrina politica come una alternativa sia al riformismo socialdemocratico, sia all'ortodossia sovietica, ma nei fatti l'eurocomunismo non fa altro che riproporre con terminologia marxista la socialdemocrazia poiché non condanna apertamente il capitalismo bensì si limita a delle riforme graduali interne al sistema capitalistico. Berlinguer infatti prese le distanze da [[Vladimir Ilič Uljanov, Lenin|Vladimir Lenin]], come testimoniato da alcune parole di [[Eugenio Scalfari]] riprese dal [[Partito Marxista Leninista Italiano]]<ref>[https://www.pmli.it/20140319_scalfari.html Berlinguer rifiutò il leninismo - PMLI]</ref>. | ||
Come perfetto esempio di attuazione dell'eurocomunismo come riformismo troviamo per esempio il [[Compromesso storico]]: In seguito al [[golpe cileno del 1973]] che sancì l'inizio della dittatura di [[Augusto Pinochet]], Berlinguer iniziò a riflettere molto sulla sua carriera politica e scrisse sulla rivista ''Rinascita'' alcuni importanti articoli di riflessione<ref>Enrico Berlinguer (1973): [https://www.enricoberlinguer.it/enrico/scritti/imperialismo-e-coesistenza-alla-luce-dei-fatti-cileni/ ''Imperialismo e Coesistenza alla luce dei fatti cileni'' - Rinascita (ripubblicato su Enricoberlinguer.it)]</ref><ref>Enrico Berlinguer (1973): ''“Via democratica e violenza reazionaria – Riflessione sull’Italia dopo i fatti del Cile”'' - Rinascita</ref> che lo aiutarono ad intraprendere la via del dialogo con la [[Democrazia Cristiana]], principale partito politico d'Italia nonché rivale del PCI<ref>[https://www.treccani.it/enciclopedia/compromesso-storico_(Dizionario-di-Storia)/ Compromesso storico - Enciclopedia Treccani]</ref>. Questa politica volta ad ottenere un maggior dialogo con le forze politiche borghesi e reazionarie del ''Bel Paese'' è chiamata ''"Compromesso storico"'' ed il principale interlocutore di Berlinguer era il dirigente democristiano [[Aldo Moro]], la cui morte per mano delle [[Brigate Rosse]] ne sancì il termine<ref>[https://mistakepress.wordpress.com/2024/07/07/il-compromesso-storico/ Il Compromesso Storico - Mistake Press]</ref>. Il compromesso storico era a tutti gli effetti un tradimento diretto della lotta di classe, un segnale di rinuncia alla presa del potere da parte della classe operaia e una subordinazione alla borghesia<ref>[https://www.pmli.it/20140702_27L_Castellina.html Imbroglioni della “sinistra” borghese si disputano Berlinguer - PMLI]</ref><ref>[https://www.pmli.it/golpefascistacileno30anni.htm La lezione del golpe fascista cileno - PMLI]</ref>. Anche la "''questione morale''" (concetto ripreso e ben enfatizzato da Berlinguer, in dialogo con Scalfari) è un altro esempio che vale la pena citare come prova che la segreteria di Berlinguer fu caratterizzata da graduale abbandono della rivoluzione proletaria in favore di [[larghe intese]], poiché sostituì la lotta di classe come questione centrale nella politica del partito, contribuendo così alla trasformazione del PCI verso un partito della sinistra borghese, preludio alla “[[Svolta della Bolognina]]” di Occhetto<ref>[https://www.carc.it/2019/06/13/italia-enrico-berlinguer-e-la-lotta-di-classe-in-corso/ Enrico Berlinguer e la lotta di classe in corso - CARC] (in un paragrafo dell'articolo viene fatta apologia alle BR dal quale Konspedia si dissocia.)</ref>. | |||
In politica estera Berlinguer prese le distanze dall'Unione Sovietica e dal blocco orientale. Egli affermò, durante un'intervista al [[Il Corriere della Sera|''Corriere della Sera'']] del 1976, di preferire il [[Patto Atlantico]] alla sua [[Patto di Varsavia|controparte socialista orientale]] e di non volere un'Italia esterna ad essa, approvando così una coesistenza pacifica con la NATO<ref>[https://www.enricoberlinguer.it/enrico/le-idee/l%E2%80%99impegno-per-la-pace/mi-sento-piu-sicuro-nel-patto-atlantico/ Mi sento più sicuro nel Patto Atlantico - Enricoberlinguer.it]</ref>. In realtà Berlinguer dimostrò di avere posizioni antisovietiche già prima della sua conferma alla segreteria del partito. E' da ricordare anche che nel 1973 Berlinguer si recò in [[Bulgaria]] (paese allora alleato dell'URSS) ed in seguito all' incontro diplomatico con l'allora leader del paese [[Todor Živkov]] subì un incidente stradale, uscendone illeso. Nel 1992, l'esponente del [[Partito Democratico della Sinistra]] [[Emanuele Macaluso]] ha affermato che Berlinguer sospettò di essere stato vittima del [[KGB]] e dei servizi segreti bulgari<ref>Fasanella, Incerti, pp. 9-10, 24-25 e 60.</ref>. | |||
Le innovazioni introdotte da Berlinguer causarono una spaccatura sempre più netta tra le [[Partito Comunista Italiano#Correnti|correnti interne del PCI]], anche se ogni fazione rappresentò un punto di vista revisionistico dal momento che i veri marxisti-leninisti erano usciti dal PCI già durante [[Partito Comunista Italiano#Le scissioni degli anni '60|le scissioni degli anni 60]]. Tuttavia Berlinguer permise al PCI di ottenere anche dei successi elettorali non indifferenti come il record di seggi massimi in parlamento ottenuto con le [[Elezioni politiche in Italia del 1976|elezioni politiche del 1976]] (228 seggi alla [[Camera dei Deputati]] ed i 116 seggi al [[Senato della Repubblica]]) ed il record di 247 seggi regionali conquistati dal partito durante le [[Elezioni regionali in Italia del 1975|elezioni regionali del 1975]]. Sebbene la svolta elettoralista del PCI avvenne già ai tempi di Togliatti, i successi elettorali ottenuti da Berlinguer sono la prova che l'eurocomunismo si affidava quasi esclusivamente alle istituzioni borghesi ed al completamento del rifiuto di Vladimir Lenin. | |||
Berlinguer morì nel 1984 a causa di un ictus che lo colpì durante un comizio a [[Padova]] avvenuto durante le elezioni europee di quell'anno. Berlinguer rimase capolista postumo delle elezioni facendo ottenere un altro successo elettorale al PCI: Il partito ottenne per la sua prima ed unica volta un numero di voti maggiore rispetto alla Democrazia Cristiana, con seguente record di seggi massimi in [[europarlamento]] (247). | |||
=== Natta, Occhetto e la dissoluzione del partito === | |||
[[File:Achille Occhetto.jpg|thumb|left|[[Achille Occhetto]], ultimo segretario del PCI e fondatore del [[Partito Democratico della Sinistra|PDS]].]] | |||
Con la morte di Berlinguer, avvenuta l'11 giugno 1984, la carica di segretario del PCI rimase vacante fino al 26 giugno, data in cui il PCI nominò [[Alessandro Natta]] come suo segretario<ref>Alberto Stabile (1984): [https://ricerca.repubblica.it/repubblica/archivio/repubblica/1984/06/27/natta-segretario-con-227-voti-undici-astenuti.html ''Natta segretario con 227 voti e undici astenuti'' - La Repubblica]</ref>. Natta ereditò un partito difficile da gestire a causa della differenza abissale tra le correnti interne del partito. Egli tentò di riavvicinare il partito all'Unione Sovietica ed effettuò un viaggio nell'URSS organizzato da [[Armando Cossutta]], ma non con critiche da parte degli amendoliani guidati da [[Giorgio Napolitano]]. Tuttavia Natta era ben lontano da sostenere l'ortodossia sovietica cossuttiana e mantenne un certo distacco con l'URSS. La dirigenza di Natta è infatti caratterizzata da un tentativo di mantenere il partito unito malgrado fossero presenti correnti e fazioni con visioni estremamente opposte tra di loro. Inoltre i consensi del partito erano in calo<ref>Guido Moltedo, Cosimo Rossi (2001): [https://ilmanifesto.it/archivio/2001008175 ''L'ultimo segretario'' - Il Manifesto]</ref>. | |||
Nel 1987 Natta subì un infarto e viene costretto alle dimissioni nel giugno 1988 da una manovra poco trasparente del vice [[Achille Occhetto]] e [[Massimo d'Alema]]. Natta denunciò la gestione scorretta della successione, definendola "offensiva"<ref>David Romoli (2021): [https://www.ilriformista.it/alessandro-natta-successore-di-berlinguer-e-fatto-fuori-dalla-congiura-di-occhetto-e-dalema-192002/ ''Alessandro Natta, successore di Berlinguer e fatto fuori dalla congiura di Occhetto e D’Alema'' - Il Riformista]</ref>. A succedere Natta come segretario di partito fu Achille Occhetto stesso<ref>Alberto Stabile (1988): [https://ricerca.repubblica.it/repubblica/archivio/repubblica/1988/06/19/botteghe-oscure-occhetto-day.html?ref=search ''A Botteghe Oscure l'Occhetto-day'' - La Repubblica]</ref>. Una delle caratteristiche più curiose della dirigenza di Occhetto è stata la formazione di un [[governo ombra]] che è durato dal 1989 fino al 1992. | |||
Nonostante il governo ombra, la dirigenza di Occhetto è caratterizzata dalla volontà di quest'ultimo di smantellare il partito e di rifondare un nuovo partito non comunista in osservanza degli eventi che resero il 1989 un anno turbolento, primi fra tutti la caduta di diversi paesi socialisti (seppur revisionisti) in [[Europa orientale]], a causa di rivoluzioni colorate finanziate dall'occidente che diedero il colpo di grazia ad un ormai morente ed indebolito governo socialista nei paesi in questione. Il 12 novembre 1989, tre giorni dopo la caduta del [[muro di Berlino]], Occhetto annuncia a sorpresa la ''"[[Svolta della Bolognina]]"'', che prende il nome dal rione di [[Bologna]] la cui sezione del PCI fu teatro della storica riunione in cui Occhetto annunciò l'omonima svolta. Occhetto vi propose lo scioglimento del partito in favore della sua trasformazione in un partito socialdemocratico. | |||
La proposta di Occhetto annunciata alla Bolognina avviò un lungo dibattito che si è svolto sia il 20 novembre durante una riunione dei dirigenti del partito avvenuta nella storica sede del partito in Via delle Botteghe Oscure a Roma, sia durante il [[XIX Congresso del Partito Comunista Italiano]] avvenuto nel marzo 1990 a Bologna. Al Congresso di Bologna furono presentate tre mozioni: La mozione numero 1, denominata ''Dare vita alla fase costituente di una nuova formazione politica'' e presentata da Occhetto, mentre [[Pietro Ingrao]] propose la mozione numero 2, intitolata ''Per un vero rinnovamento del PCI e della sinistra''. La terza mozione, presentata da Armando Cossutta, era intitolata ''Per una democrazia socialista in Europa''. La proposta di Occhetto prevedeva di accantonare il PCI in favore di un nuovo movimento politico "democratico, riformatore e aperto a componenti laiche e cattoliche". Occhetto proponeva anche il superamento del concetto leninista del centralismo democratico. le mozioni di Ingrao e di Cossutta si opponevano a quella di Occhetto, tuttavia la Mozione numero 1 ottenne un numero maggiore di consensi rispetto alle altre mozioni. | |||
Il 31 gennaio 1991 si tenne a [[Rimini]] il [[XX Congresso del Partito Comunista Italiano|XX Congresso del PCI]], che ridiscusse nuovamente ed in maniera definitiva le proposte di Occhetto alla Bolognina. Il Congresso di Rimini fu l'ultimo congresso del partito ed in questa occasione furono organizzate nuovamente altre tre mozioni: La prima mozione fu quella di Occhetto, che, appoggiata da D'Alema, Fassino e Veltroni, promosse lo smantellamento del Partito Comunista Italiano e la nascita di un nuovo movimento politico denominato [[Partito Democratico della Sinistra]] (PDS). Nonostante l'opposizione congiunta di Ingrao e Cossutta, stavolta coalizzatisi nel ''Fronte del No'', la mozione di Occhetto ebbe la meglio ed il Partito Comunista Italiano cessò di esistere. Il neonato Partito Democratico della Sinistra ereditò la maggior parte delle risorse del vecchio PCI, come ''L'Unità'', la storica sede di Via delle Botteghe Oscure ed altre infrastrutture minori, tuttavia solo coloro che si dimostrarono favorevoli alla mozione di Occhetto confluì nel PDS, mentre il Fronte del No ha invece avviato i preparativi per la rifondazione del partito comunista, fondando così nel 1991 il Movimento per la Rifondazione Comunista (MRC), che verrà in seguito rinominato in [[Partito della Rifondazione Comunista]] (PRC). Mentre nel PDS rimasero prevalentemente i riformisti che hanno disintegrato definitivamente il partito, il nuovo Partito della Rifondazione Comunista aveva invece inglobato nelle sue file anche alcune organizzazioni marxiste-leniniste come il Partito Comunista d'Italia (Marxista-Leninista) di Fosco Dinucci, salvo poi subire frazionismi e scissioni che hanno indebolito gravemente il partito nel corso degli anni. | |||
== Segretari generali di partito == | == Segretari generali di partito == | ||
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* '''febbraio 1948 – 1955:''' [[Pietro Secchia]] | * '''febbraio 1948 – 1955:''' [[Pietro Secchia]] | ||
* '''luglio 1987 – 1988:''' [[Achille Occhetto]] | * '''luglio 1987 – 1988:''' [[Achille Occhetto]] | ||
== Correnti == | |||
Sin dalla fondazione del partito lo statuto del PCI ha impedito la formazione di fazioni interne, sebbene tra i membri del partito si sono sempre originate delle tendenze che hanno portato alla formazione di gruppi interni non ufficiali. I primi anni del partito sono caratterizzati dallo scontro per la leadership del partito tra il gruppo ordinovista di [[Antonio Gramsci]] e [[Palmiro Togliatti]] ed il gruppo astensionista (detto anche bordighista) di [[Amadeo Bordiga]]. Alcuni membri del partito, come [[Umberto Terracini]] e [[Ruggero Grieco|Ruggiero Grieco]], hanno inizialmente appoggiato un gruppo per poi avvicinarsi alle idee dell'altro gruppo. | |||
=== Dalla fondazione alla scissione del PCdI(M-L) === | |||
[[File:Gramsci Bordiga.jpg|thumb|right|A sinistra, [[Antonio Gramsci]]. A destra, [[Amadeo Bordiga]].]] | |||
La '''corrente bordighista''', rappresentata dal gruppo astensionista, è esistita nei primi anni dell ed è la fazione che ha governato il partito durante il primo comitato esecutivo del partito. Essi avevano posizioni revisioniste ed avevano un approccio critico nei confronti del bolscevismo sovietico e della [[Grande Rivoluzione Socialista d'Ottobre]]. Viene chiamato "gruppo astensionista" a causa della loro astensione al quesito per far cacciare i reazionari dal [[Partito Socialista Italiano]] durante il congresso di Livorno nel 1921. La loro mossa fu quella di astenersi per poter così avere una posizione di favore nel nuovo partito comunista. La fazione tuttavia fu indebolita dalla riorganizzazione del Partito voluta dal [[Comintern]] che ha riorganizzato il comitato esecutivo nel 1923 con elementi ordinovisti. Bordiga non aderisce per protesta al nuovo comitato esecutivo. La fazione fu sconfitta definitivamente nel 1926 con il Congresso di Lione che ha sancito la vittoria degli ordinovisti. Alla fine degli anni '20 Bordiga esce dal PCdI e fonda il [[Partito Comunista Internazionalista]] (PCInt). | |||
La '''corrente ordinovista''' prende invece il nome dalla testata ''[[L'Ordine Nuovo]]'' fondato da Antonio Gramsci e Palmiro Togliatti che furono i principali rappresentanti. Essa aveva un approccio marxista-leninista favorevole alla Rivoluzione d'Ottobre ed all'Unione Sovietica. La fazione ordinovista, poi diventata ''ex-ordinovista'' a causa della chiusura della rivista causata dalla repressione fascista, era guidata da Gramsci fino al suo arresto, venendo poi sostituito da Togliatti. La fazione ne uscì vittoriosa nello scontro contro quella bordighista grazie alle Tesi di Lione, tuttavia la guida gramsciana è l'unica coerentemente marxista-leninista, mentre il periodo togliattiano è causato da situazioni di opportunismo. | |||
A partire dagli anni '30 ormai Togliatti ha consolidato il suo potere nel PCdI e si è smesso di parlare di ''fazione ordinovista''. Togliatti infatti ispirò una nuova linea politica completamente revisionista basata sull'opportunismo (Togliatti ha supportato Stalin fino alla sua morte, per poi adottare le tesi antistaliniste chrusceviane del XX Congresso del PCUS) e su concetti controrivoluzionari come la ''"via italiana al socialismo"''. Negli anni '30 il PCI faceva molta fatica nel seguire il Comintern in merito al [[socialfascismo]] od alla tesi del fronte comune antifascista, il che ha portato ad accesi dibattiti interni al partito tra le due linee. Mentre negli anni della [[Seconda Guerra Mondiale]] sono emersi nuovi dirigenti del partito come [[Pietro Secchia]], [[Luigi Longo]], [[Eugenio Curiel]], ecc..., che hanno avuto posizioni diverse almeno in parte rispetto a quelle di Togliatti. Curiel, per esempio, elaborò la teoria della '''''democrazia progressiva''''', una teoria che contrastava la linea elettoralista adottata da Togliatti con la [[Svolta di Salerno]] e dalla maggioranza degli altri dirigenti. | |||
Negli anni '50 e '60, sebbene la dirigenza comunista fosse principalmente a favore della linea opportunista di Togliatti, nelle file del PCI erano presenti ancora '''marxisti-leninisti autentici'''. La dirigenza del partito prese posizioni a favore dei sovietici, mentre i marxisti-leninisti presero posizioni critiche nei confronti dell'URSS e della dirigenza del partito. La fazione marxista-leninista è esistita fino alla scissione avvenuta nel 1966 con la nascita del [[Partito Comunista d'Italia (marxista-leninista)]], guidato da [[Fosco Dinucci]]. | |||
=== Dagli anni '70 alla svolta della bolognina === | |||
Negli anni '70, durante la dirigenza di [[Enrico Berlinguer]], fino agli anni '90, il Partito Comunista Italiano ha avuto cinque correnti interne, tutte revisioniste: ''Amendoliani'', ''Berlingueriani'', ''Ingraiani'', ''Cossuttiani'' e ''Manifestiani''. Alcuni marxisti-leninisti autentici erano ancora presenti nel partito, spesso confusi nelle file dei cossuttiani e degli ingraiani, ma erano una minoranza schiacciante poiché chi era realmente comunista era già organizzato in altri movimenti politici esterni al PCI. Le cinque correnti interne prendono il nome dai dirigenti che hanno ispirato tali fazioni: Gli amendoliani facevano riferimento a [[Giorgio Amendola]], mentre i berlingueriani, che rappresentavano il centro del partito, fanno riferimento ad Enrico Berlinguer ma anche al predecessore Luigi Longo. Gli ingraiani erano guidati da [[Pietro Ingrao]] mentre i cossuttiani erano rappresentati dalla persona di [[Armando Cossutta]]. | |||
==== Fazioni riformiste ==== | |||
Gli '''amendoliani''' erano una fazione reazionaria apertamente favorevole al riformismo ed al capitalismo, e fu favorevole alla [[svolta della bolognina]] di [[Achille Occhetto]], firmando la mozione 1. Oltre a Giorgio Amendola, alcune figure di spicco della fazione erano [[Giorgio Napolitano]], Paolo Bufalini, Gerardo Chiaromonte, Napoleone Colajanni, Guido Fanti, [[Nilde Iotti]], Luciano Lama, Emanuele Macaluso e Antonello Trombadori<ref name=":3" />. Gli amendoliani sono ricordati anche come "[[Migliorismo|miglioristi]]" e furono caratterizzati anche dalla critica al [[centralismo democratico]]. | |||
I '''berlingueriani''' erano il centro del partito, tuttavia essi avevano molti punti in comune con gli amendoliani in particolare con l'[[eurocomunismo]] e con la ''"via italiana al socialismo"'' togliattiano che altri non sono che il ripudio del marxismo-leninismo autentico. Con queste posizioni i berlingueriani si impegnavano a prendere una strada decisamente riformista e reazionaria. Alcuni berlingueriani seguirono gli amendoliani firmando la mozione 1 di Occhetto, mentre altri firmarono la mozione 2 e confluirono nel partito di [[Rifondazione Comunista]]. Tra i membri della corrente berlingueriana troviamo [[Giovanni Berlinguer]] (fratello minore di Enrico), Giuseppe Chiarante, Gavino Angius, Adalberto Minucci, Franco Rodano, [[Massimo D'Alema]], Piero Fassino e [[Walter Veltroni]]. | |||
==== Ingraiani e cossuttiani ==== | |||
[[File:Ingrao Cossutta Pajetta e Longo.jpg|thumb|right|1968: [[Armando Cossutta]] e [[Pietro Ingrao]] assieme a [[Luigi Longo]] e [[Giancarlo Pajetta]] intenti a leggere ''[[L'Unità]]''. (Fonte: [[La Stampa]], immagine presa da [https://www.patriaindipendente.it/servizi/lammiraglio-della-memoria-e-il-suo-amore-per-lanpi/ Patria Indipendente]).]] | |||
Gli ingraiani ed i cossuttiani, pur essendo comunque revisionisti (ed avendo di conseguenza ripudiato molte posizioni marxiste-leniniste), rimanevano le fazioni più coerenti interne al PCI se messi in confronto con gli amendoliani ed i berlingueriani. Al congresso della Svolta della bolognina gli aderenti alle due correnti hanno condannato la mozione 1 ed hanno rispettivamente votato per la mozione 2 e per la mozione 3 per poi organizzare il ''[[Fronte del No]]'' e successivamente il [[Partito della Rifondazione Comunista]]. Dalla corrente ingraiana si è originato il gruppo dei ''manifestiani'' (o del manifesto), che prende il nome dal quotidiano ''[[Il Manifesto]]'', che aveva molti punti in comune con gli ingraiani. | |||
I '''cossuttiani''' (definibili anche ''"Brežneviani d'Italia"'') erano composti da ex-operaisti favorevoli a mantenere i legami con l'Unione Sovietica e con i partiti comunisti del [[Patto di Varsavia]] ed erano contrari alla svolta eurocomunista di Berlinguer. Difesero l'Unione Sovietica nel contesto della [[Primavera di Praga]] e promuovevano un’idea di comunismo legata al centralismo democratico e al ruolo guida del partito, anche se annacquata dal revisionismo brežneviano. La corrente cossuttiana era composta da attivisti e politici del calibro di [[Oliviero Diliberto]], [[Guido Cappelloni]], [[Giulietto Chiesa]], [[Marco Rizzo]], [[Mauro Alboresi]], [[Fosco Giannini]] e [[Graziella Mascia]]. | |||
Gli '''ingraiani''' invece erano una linea movimentista critica verso l'Unione Sovietica e favorevole che adottò una linea "marxista" ma in senso critico e la loro corrente è caratterizzata da una maggiore apertura ai movimenti sociali che hanno promosso in Italia le teorie della cosiddetta [[Nuova Sinistra]]. Pietro Ingrao è considerato rivale storico di Amendola all'interno del PCI, di conseguenza gli ingraiani erano molto critici nei confronti della socialdemocrazia promossa dagli amendoliani ed erano favorevoli ad alcuni aspetti marxisti seppur mescolati con elementi della nuova sinistra e con la dottrina woke. A differenza dei cossuttiani, che avevano un approccio più conservatore e filosovietico, gli ingraiani si dimostrarono più aperti alle degenerazioni. Alcuni membri ingraiani di spicco erano [[Alberto Asor Rosa]], [[Fausto Bertinotti]], Bianca Bracci Torsi, [[Bruno Ferrero]] e [[Nichi Vendola]]. | |||
Dalla corrente ingraiana si è poi originata un'altra corrente minore chiamata '''Il manifesto'''. essa prende il nome dall'omonimo quotidiano e tra i suoi principali esponenti figurano i fondatori ed i redattori di quest'ultimo, ossia [[Aldo Natoli]], [[Rossana Rossanda]], [[Luigi Pintor]], [[Lucio Magri]], Luciana Castellina, Eliseo Milani, Valentino Parlato e Lidia Menapace. Tale fazione, che è stata per un breve periodo bandita dal partito, era favorevole nei confronti della [[Rivoluzione Culturale]] cinese salvo poi prendere le distanze dalla [[Repubblica Popolare Cinese|Cina comunista]] a seguito dell'apertura con [[Richard Nixon|Nixon]]. Ciononostante il loro sostegno alla Cina era molto controverso vista la loro adesione alle teorie della Nuova sinistra. | |||
== Congressi e Conferenze Nazionali == | == Congressi e Conferenze Nazionali == | ||
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* V Consiglio Nazionale – [[Roma]], 9–10 aprile 1958 | * V Consiglio Nazionale – [[Roma]], 9–10 aprile 1958 | ||
* VI Consiglio Nazionale – [[Roma]], 24 settembre 1960 | * VI Consiglio Nazionale – [[Roma]], 24 settembre 1960 | ||
== Giornali e riviste == | |||
La principale testata del partito era '''''[[L'Unità]]''''', fondata da [[Antonio Gramsci]] nel 1924 e veniva stampato clandestinamente durante la dittatura fascista per poi venir stampato regolarmente dopo la caduta del regime fascista. Durante la [[Guerra Fredda]] era uno dei giornali italiani più famosi e letti. Con la dissoluzione del PCI, Il giornale è poi diventato testata ufficiale del [[Partito Democratico della Sinistra]], poi de [[L'Ulivo]] e infine del [[Partito Democratico]] fino al 2017, ed è stato ripetutamente venduto e affidato ad aste diverse. Nel 2023, L'Unità è stata acquisita dalla Romeo Editore ed è diretto da [[Pietro Sansonetti]]<ref>[https://www.unita.it/?refresh_ce Sito ufficiale de ''L'Unità'']</ref>. | |||
La prima testata ufficiale del PCdI è stata però '''''[[L'Ordine Nuovo]]''''', fondato da Gramsci come rivista nel 1919 (prima della fondazione del partito) e poi convertito a quotidiano nel 1921, venendo infine chiuso nel 1922. Nel 2020, alcuni attivisti, probabilmente membri o simpatizzanti del [[Fronte Comunista (Italia)|Fronte Comunista]] e/o del [[Fronte della Gioventù Comunista]], hanno ''riaperto'' l'organo di informazione in via telematica sottoforma di blog<ref>[https://www.lordinenuovo.it/ Sito ufficiale de ''L'Ordine Nuovo'']</ref>. | |||
La rivista teorica '''''[[Critica Marxista]]''''' venne fondata nel 1963 ed è stata diretta, tra gli altri, da [[Luigi Longo]], [[Emilio Sereni]] ed [[Alessandro Natta]]<ref>[https://criticamarxista.net/info/chi-siamo/ Chi Siamo - Critica Marxista]</ref>. Nel 1992 il PDS dichiara la chiusura della rivista, ma viene rilevata da [[Aldo Tortorella]] ed è tutt'ora in produzione. | |||
Un'altra famosa rivista del Partito Comunista Italiano era '''''[[Rinascita]]''''', fondata da Palmiro Togliatti a Salerno nel 1944 e chiusa nel 1991. Nel 1946 [[Luigi Longo]] fonda un'altra rivista analoga denominata '''''[[Vie nuove]]'''''. | |||
Alcune sezioni locali del PCI stampavano dei giornali o delle riviste locali come nel caso de ''[[L'Ora]]'' a [[Palermo]], caratterizato da articoli e inchieste sulla [[mafia]] che hanno causato la morte di alcuni collaboratori per mano di [[Cosa Nostra]]. A [[Trieste]] veniva invece stampato ''[[Il Lavoratore]]'', una rivista socialista fondata nel 1895 e punto di riferimento dei socialisti e dei comunisti triestini sin dall'appartenenza della città alabardata all'[[Impero Austro-Ungarico]]. A [[Roma]] è invece esistito il mensile ''[[Lotta Oggi]]. | |||
== Festa nazionale == | |||
Il Partito Comunista Italiano ha organizzato per molti anni un festival in moltissimi comuni italiani denominata '''[[Festa de l'Unità|''Festa de l'Unità'']]''' (conosciuta anche come ''"Festa dell'Unità"''). La ''festa de l'Unità'' veniva organizzata sia a livello locale che a livello nazionale ed era prevista sia una versione invernale che una versione estiva. | |||
Tale festival fu introdotto nel 1945 a guerra terminata e lo scopo iniziale era quello di finanziare ''[[L'Unità]]'', la testata giornalistica ufficiale del partito. La prima edizione è avvenuta nel 1945 tra i comuni di [[Mariano Comense]] e [[Lentate sul Seveso]] in [[Lombardia]]. Nelle edizioni successive la località di organizzazione è sempre cambiata, con la tendenza ad organizzare la festa nelle città più grandi come [[Bologna]], [[Roma]], [[Milano]], [[Napoli]], [[Livorno]], ecc... | |||
== Bibliografia == | == Bibliografia == | ||
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* Amadeo Bordiga (1957): [https://www.quinterna.org/archivio/1952_1970/fondamenti1.htm I fondamenti del comunismo rivoluzionario marxista nella dottrina e nella storia della lotta proletaria internazionale - Quinterna] | * Amadeo Bordiga (1957): [https://www.quinterna.org/archivio/1952_1970/fondamenti1.htm I fondamenti del comunismo rivoluzionario marxista nella dottrina e nella storia della lotta proletaria internazionale - Quinterna] | ||
* Giuseppe Berti (1967): ''primi dieci anni di vita del PCI'', Milano | * Giuseppe Berti (1967): ''primi dieci anni di vita del PCI'', Milano | ||
* F. Andreucci, T. Detti (1978): ''Il movimento operaio italiano. Dizionario biografico'' | * F. Andreucci, T. Detti (1978): ''Il movimento operaio italiano. Dizionario biografico'', Roma, Editori Riuniti | ||
* Amedeo Curatoli (2015): [https://www.resistenze.org/sito/te/pe/dt/pedtfi04-016753.htm ''Contro il revisionista Togliatti'' - Resistenze.org] [PDF] | |||
* Giovanni Fasanella, Corrado Incerti (2014): ''Sofia 1973. Berlinguer deve morire'', Milano, Sperling & Kupfer, ISBN 978-88-8112-630-9. | |||
* Indro Montanelli e Mario Cervi (1985): ''L'Italia della Repubblica (2 giugno 1946-18 aprile 1948)'', Milano, Rizzoli, ISBN 88-17-42724-1. | |||
* Enver Hoxha (1968): ''Imperialismo e rivoluzione'', | |||
== Note == | == Note == | ||
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[[Categoria:Partiti politici]] [[Categoria:Italia]] | |||
Versione attuale delle 11:27, 26 feb 2026
Disambiguazione: Se cercate il partito omonimo fondato nel 2016 da Mauro Alboresi, cliccate su Partito Comunista Italiano (2016).
| Partito Comunista Italiano | |
|---|---|
| Abbreviazione | PCI, PCdI |
| Fondato il | 21 Gennaio 2021 |
| Dissoluzione | 1991 |
| Paese | |
| Membri illustri | Antonio Gramsci, Amadeo Bordiga, Palmiro Togliatti, Filippo Turati, Luigi Longo, Pietro Secchia, Enrico Berlinguer, Alessandro Natta, Achille Occhetto, Armando Cossutta |
| Ideologia |
|
| Testata | L'Unità |
Il Partito Comunista Italiano (abbreviato in PCI) è stato uno dei più grandi partiti politici italiani durante il periodo della Guerra Fredda. Fu fondato con il nome di Partito Comunista d'Italia (PCdI) a Livorno il 21 gennaio 1921 in seguito allo storico scisma del Partito Socialista Italiano e fu successivamente disciolto nel 1991 da Achille Occhetto con la Svolta della Bolognina[1][2]. La sede storica del partito (oggi sede del Consorzio Bancomat) è situata a Roma in Via delle Botteghe Oscure al civico 4.
Nel corso della sua storia, il Partito Comunista Italiano ha subito diversi cambiamenti ideologici: Al momento della sua fondazione il partito aveva al suo interno una "fazione" Marxista-Leninista filo-sovietica guidata da Antonio Gramsci ed una "fazione" revisionista che criticava l'URSS guidata da Amadeo Bordiga. Le fazioni non erano ufficiali all'interno del PCI poiché sin dalle origini del partito lo statuto, in linea con il centralismo democratico, vietava il frazionismo interno al partito[3].
La "fazione" gramsciana sconfisse quella bordighista, tuttavia Palmiro Togliatti, che supportava la linea gramsciana, prese immediatamente le redini del partito al posto di Gramsci a causa del suo arresto dovuto dal regime fascista. Togliatti era un revisionista ed un opportnista che, con la scusa della "via italiana al socialismo" si allontanò al marxismo e adottò l'elettoralismo in netto contrasto con l'opinione di Lenin sulle elezioni. Inoltre ha promosso il marxismo-leninismo soltanto finché in URSS era al potere Stalin per poi accantonarlo in seguito al XX Congresso del PCUS, adottando fedelmente la linea revisionistica di Nikita Chruščëv. Durante il mandato di Enrico Berlinguer come segretario del partito, il PCI adottò l'Eurocomunismo, ossia una svolta socialdemocratica e quindi liberale tacciata per "comunismo", che prese le distanze dall'Unione Sovietica ma si rivelò altrettanto incline alla repulsione dei valori comunisti come dimostrato da quanto detto dal leader marxista-leninista albanese Enver Hoxha sull'eurocomunismo[4].
Nonostante il PCI non abbia mai vinto le elezioni politiche della Repubblica Italiana, piazzandosi sempre dietro alla Democrazia Cristiana, il partito ottenne molti importanti seggi sia alla Camera dei Deputati che al Senato della Repubblica e riuscì a vincere diverse elezioni regionali ed amministrative. Il partito godeva di una maggioranza di elettori in alcune regioni d'Italia come in Emilia-Romagna, Umbria, Toscana e alcune province e comuni in Calabria, Lombardia, Piemonte e Sardegna e raggiunse il suo apice alle elezioni politiche del 1976.
Storia
Fondazione del partito
L'Italia, così come ogni paese europeo, uscì dalla Prima Guerra Mondiale con una grave crisi economica che portò ad inflazioni, tensioni sociali e disoccupazione di massa. Il malcontento popolare fu la concausa di una serie di lotte operaie e contadine che interessò l'Italia nei due anni immediatamente successivi alla prima guerra mondiale, ossia il 1919 ed il 1920. Tale periodo è ricordato come Biennio rosso. Durante il Biennio rosso, specialmente nell’Italia centro-settentrionale, si registrarono diffuse mobilitazioni contadine, rivolte per il caro-viveri, proteste operaie e occupazioni di terre e fabbriche, spesso accompagnate da scioperi e tentativi di autogestione. Le agitazioni si propagarono anche alle aree rurali, dove furono frequenti scioperi, picchetti e scontri.
Una situazione del genere, favorevole nel contesto della rivoluzione socialista, non fu tuttavia sfruttata a proprio vantaggio da parte del Partito Socialista Italiano, all'epoca suddiviso in tre fazioni: il gruppo riformista, guidato da Filippo Turati, il gruppo massimalista ed il gruppo comunista di Gramsci e Bordiga. Furono proprio i comunisti, chiamati anche "ordinovisti" dal nome della rivista L'Ordine Nuovo fondata da Gramsci[5], a criticare il partito ed in particolar modo i riformisti, dimostrando che il PSI non ha saputo gestire a suo vantaggio la situazione del Biennio Rosso[6].
Fu così che, nel mese di gennaio del 1921, andò in scena al Teatro Goldoni di Livorno, lo storico XVII Congresso del Partito Socialista Italiano, in cui i comunisti hanno tentato di cacciare via dal partito la fazione riformista in accordo con i ventuno punti dell'Internazionale Comunista che delimitavano in modo netto la differenza delle posizioni politiche dei rivoluzionari da quelle dei riformisti e che costituivano le condizioni per l'ingresso nel Comintern. Tuttavia il tentativo di espellere i controrivoluzionari dal partito fallì ed in risposta furono i comunisti ad effettuare la scissione del partito: Il 21 gennaio, data di chiusura del Congresso, il gruppo astensionista guidato da Amadeo Bordiga, il gruppo ordinovista di Antonio Gramsci e Palmiro Togliatti, il gruppo massimalista di Antonio Graziadei e Nicola Bombacci e la stragrande maggioranza della Federazione Giovanile Socialista d'Italia (FGSI) uscì dal Teatro Goldoni e si recò al Teatro San Marco fondando così il Partito Comunista d'Italia e realizzandovi il primo congresso[7][8].
Non tutti i membri del neonato Partito Comunista d'Italia (che vedrà la sua rinominazione in Partito Comunista Italiano nel 1943), al momento della sua fondazione, erano marxisti-leninisti, e cioè erano ispirati da Lenin e dalla Grande Rivoluzione Socialista d'Ottobre: Alcuni comunisti europei contemporanei alla Rivoluzione d'Ottobre come Karl Kautsky furono molto critici nei confronti dell'evento poiché Karl Marx aveva previsto che la rivoluzione socialista poteva avvenire solo in un paese capitalista con una base di industrializzazione e non in uno stato con ancora molti elementi feudali come la Russia nel 1917. Tali critiche al marxismo-leninismo in Italia venivano promosse da Amadeo Bordiga che fu nominato redattore capo del primo Comitato esecutivo del PCdI, composto da Ruggero Grieco, Bruno Fortichiari, Luigi Repossi e Umberto Terracini. Gramsci prese la dirigenza del Partito solo nel 1924.
Scontro fra ordinovisti e bordighisti


I primi anni di attività del Partito Comunista Italiano furono segnati da uno scontro di potere tra Bordiga, affiancato dai suoi sostenitori (gruppo astensionista) e da altri critici della Rivoluzione d'Ottobre, ed i marxisti-leninisti che venivano rappresentati dagli ordinovisti (Gramsci, Togliatti, Tasca, Terracini e seguaci), che al contrario espressero interesse e supporto nei confronti della Grande Rivoluzione Socialista d'Ottobre e del Comintern. Questo scontro fu caratterizzato anche da un clima di crescente repressione e violenza in Italia causato dal fascismo mussoliniano che, pur non essendo ancora salito al potere, si servì delle sue squadre d'azione fasciste per operazioni di squadrismo e di rappresaglia ai danni di socialisti, comunisti e simpatizzanti che risposero con la formazione di movimenti antifascisti come gli Arditi del Popolo. Il biennio 1921-1922 in Italia viene ricordato storiograficamente come biennio nero.
La linea di Bordiga criticava l'Unione Sovietica non solo per i motivi spiegati nel paragrafo precedente, ma anche per una mancata incomprensione della NEP di Lenin, che veniva vista come una politica atta alla trasformazione della società russa in una società capitalista[9]. Oltre a ciò, Bordiga aveva inoltre posizioni simili a quelle di Trotskij sulla rivoluzione permanente[10], criticando di conseguenza il socialismo in un solo paese di Lenin e Stalin in favore di posizioni internazionaliste[11]. Queste critiche, portate avanti dalla fazione bordighista, si possono ritrovare nell'articolo La Russia sovietica dalla rivoluzione a oggi, pubblicato su Prometeo, ossia la testata giornalistica del Partito Comunista Internazionalista che verrà fondato da Bordiga nel secondo dopoguerra[11]. I bordighisti erano inoltre ostili verso i consigli di fabbrica come forma spontanea di potere, visti come espressione di una coscienza ancora sindacalista, non rivoluzionaria, sostenendo che solo il Partito Comunista, organizzato rigidamente e guidato da una teoria marxista pura, potesse dirigere la rivoluzione[12][13].
Gli ordinovisti, d'altro canto, erano dichiaratamente ispirati da Lenin e dalla Grande Rivoluzione Socialista d'Ottobre, inoltre sostenevano i consigli di fabbrica e vedevano in essi l’embriologia del nuovo Stato proletario. La rivoluzione teorizzata dagli ordinovisti partiva dal basso, fondata sull’autogoverno operaio nei luoghi di produzione[14].
Lo scontro tra ordinovisti e bordighisti ebbe il suo inizio già da prima dello scisma del PSI di Livorno del 1921: gli ordinovisti infatti puntavano a cacciare i controrivoluzionari dal Partito Socialista Italiano e di trasformare il partito all'interno, mentre il gruppo astensionista era a favore di una vera e propria scissione del partito, di conseguenza la nascita del PCI del 21 gennaio 1921 fu una vittoria della linea bordighista che costituì il primo comitato esecutivo del neonato partito, sebbene nel comitato fosse presente anche l'ex-ordinovista Umberto Terracini che nel frattempo era diventato un sostenitore di Bordiga[15][16].
Nel giugno 1923 il Comintern ha nominato un nuovo comitato esecutivo a causa di un'operazione di repressione fascista che ha comportato l'arresto di diversi membri del PCI tra cui lo stesso Bordiga[15]. Tale decisione del Comintern ha ridotto significativamente l'influenza di Bordiga nel partito ed ha permesso alla linea ordinovista di Gramsci e Togliatti di avere una maggiore rappresentanza nei vertici del partito. Togliatti, Tasca e Scoccimarro fecero parte del nuovo comitato esecutivo del PCdI. Nell'agosto del 1924 fu nuovamente sciolto il comitato esecutivo e fu nominato Antonio Gramsci come segretario di partito, anche se il ruolo del Segretario Generale fu istituito ufficialmente solo il 26 gennaio 1926.
Dal 20 al 26 gennaio 1926 si verificò il III Congresso del Partito Comunista d'Italia, che passò alla storia come Congresso di Lione dal nome della città in Francia che lo ha ospitato. Fu il primo dei due congressi del PCI a svolgersi all'estero a causa delle repressioni fasciste. Il congresso fu clandestino e per sua realizzazione i militanti del partito oltrepassarono la frontiera italo-francese con documenti falsi, di conseguenza le autorità francesi hanno ripetutamente interrotto lo svolgimento del congresso nel tentativo di arrestare i membri e di rimpatriarli. Il Congresso di Lione fu il culmine dello scontro tra Bordiga e gli ordinovisti, e portò alla sconfitta definitiva di Bordiga ed alla vittoria dei marxisti-leninisti. Fu inoltre approvato un nuovo statuto che istituì ufficialmente la carica del Segretario Generale del partito e viene riconfermato Gramsci per tale incarico, che tuttavia ricoprirà solo fino al 1927.
Repressione fascista e resistenza partigiana

Come abbiamo visto nel paragrafo precedente, il Partito Comunista d'Italia fu uno dei partiti più duramente colpiti dalla repressione fascista, arrestando, uccidendo e costringendo i suoi militanti all'esilio in in Unione Sovietica, Austria, Francia o Spagna. Le autorità italiane durante la dittatura violarono persino l'immunità parlamentare dei politici eletti democraticamente alla Camera come lo stesso Gramsci che fu arrestato nel novembre 1926. Ciononostante, il partito ha continuato le sue attività anche in clandestinità.
La repressione fascista ai danni dei comunisti e di altri altri partiti ostili al fascismo è iniziata con il biennio nero del 1921-1922 ed è terminata con la caduta del regime fascista il 25 aprile 1945. La Marcia su Roma avvenuta alla fine di ottobre 1922, ha costretto il Re d'Italia Vittorio Emanuele III ad approvare la richiesta dei fascisti di far cadere il governo di Facta II e di formare un nuovo governo organizzato da elementi fascisti. Con Mussolini ed i fascisti al governo, la repressione ai danni degli oppositori si fece più intensa e nel marzo 1923 le autorità italiane effettuarono un'operazione di polizia ai danni del Partito Comunista d'Italia che ha visto l'arresto di alcuni dirigenti comunisti come Amadeo Bordiga. Bordiga fu tuttavia assolto al processo e rilasciato ma ciò non ha impedito il Comintern alla sostituzione del comitato esecutivo.
Nel 1924 si sono svolte le prime ed uniche elezioni politiche disciplinate dalla Legge Acerbo, che hanno visto una schiacciante vittoria dei fascisti anche grazie a brogli elettorali denunciati da Giacomo Matteotti (al costo della sua vita) assieme al lavoro delle squadre fasciste che, operative in tutto il paese, hanno utilizzato la violenza per incutere timore e costringere la popolazione a votare per i fascisti. Ciononostante le elezioni permisero al Partito Comunista d'Italia di nominare diciannove membri in Parlamento tra cui Antonio Gramsci a cui viene attribuito un editoriale non firmato[17] dedicato a tali elezioni che riporta:
«Le elezioni del 6 aprile avevano dimostrato chiaramente come il fascismo fosse una minoranza infima della popolazione, anche se la forza armata aveva procurato al fascismo milioni di schede e 400 deputati alla Camera. La fulminea crisi in cui il fascismo piombò, dopo che la scomparsa dell'on. Matteotti fu conosciuta dal pubblico, non era un fenomeno imprevisto e imprevedibile: essa era legata alla situazione generale, carattere del regime fascista, allo stato d'animo diffuso nelle masse popolari e rivelato dalle elezioni del 6 aprile.»
I diciannove deputati del Partito Comunista d' Italia, così come tutti i parlamentari all'opposizione, godevano dell'immunità parlamentare e di conseguenza le autorità italiane non potevano legalmente arrestarli, tuttavia, l'8 novembre 1926, il regime decide di violare l'immunità parlamentare e di abusare di potere in risposta all'attentato fallito al Duce attribuito all'anarchico bolognese Anteo Zamboni, allora quindicenne[18]. Il regime fascista fa così arrestare diversi deputati antifascisti tra cui Antonio Gramsci che viene internato nei confini[19] fascisti fino alla sua morte avvenuta nel 1937, nonostante i tentativi falliti dell'Unione Sovietica di avviare uno scambio di prigionieri con l'Italia fascista e la creazione di un comitato per la libertà del rivoluzionario sardo da parte del Partito Comunista Francese[20]. Gli unici deputati del PCI a sfuggire alla cattura dell'8 novembre 1926 furono Ruggero Grieco, Arturo Bendini ed Egidio Gennari[21].
A causa dell'arresto di Gramsci, nel 1927 viene affidato a Palmiro Togliatti il ruolo di Segretario generale del PCI, ricoprendo tale incarico fino alla sua morte avvenuta nel 1964, nonostante quattro anni di intervallo tra il 1934 ed il 1938 in cui il segretario generale del partito sono stati Ruggero Grieco e Giuseppe Berti a causa degli incarichi di Togliatti al Comintern che lo fecero soggiornare quasi sempre a Mosca. I quadri del partito si erano nel frattempo riorganizzati fuori dai confini italiani mantenendo tuttavia contatti clandestini nel paese. Dal 1926 al 1930 Camilla Ravera ha ricoperto l'incarico di vice-segretario del Partito Comunista d'Italia rimanendo nel paese, coordinando direttamente l'attività clandestina nel paese e facendo da tramite per i quadri del partito ormai in esilio all'estero.
Inizialmente il Comintern ed il Partito Comunista d'Italia adottarono la teoria del socialfascismo e di conseguenza i riformisti ed i socialdemocratici venivano ritenuti nemici della causa rivoluzionaria ben peggiori ed insidiosi rispetto ai fascisti. Il partito fece molta fatica ad adottare la nuova strategia dell'IC che rimpiazzava il socialfascismo in favore del fronte popolare antifascista. Fu durante la dirigenza di Ruggiero Grieco che il partito iniziò faticosamente a fare il cambio di posizione e ad impegnarsi sulla costruzione di un fronte antifascista. Sempre in quel pariodo furono incoraggiati i comunisti italiani a combattere in Spagna in supporto dei comunisti e dei repubblicani nel contesto della guerra civile, che ha visto la partecipazione di Togliatti, inviato dal Comintern, come coordinatore del della lotta contro il franchismo[22].
Manifesto "Per la salvezza d'italia"
Il segretariato di Grieco è ricordato anche dal controverso manifesto "Per la salvezza d'Italia riconciliazione del popolo italiano", conosciuto anche come "appello ai fratelli in camicia nera", scritto ed approvato da Togliatti ma criticato dal Comintern. Tale appello è stato strumentalizzato come tentativo del Partito Comunista d'Italia per riconciliarsi con i fascisti: Sono infatti reperibili molti articoli che riportano tale appello solo parzialmente, citando alcuni estratti che indicano che il PCdI faceva suo il Programma di San Sepolcro del 1919 mostrando analogie tra esso ed il partito comunista[23][24].
L'appello, nella sua integrità, non era una semplice alleanza tra "fascisti e comunisti", poiché si rivolgeva ai cosiddetti "fascisti della prima ora" ed era una critica alla società italiana di allora, poiché le condizioni di vita degli italiani furono deteriorate dal regime fascista a causa delle promesse non mantenute dal Duce sul miglioramento della situazione economica in seguito al successo della Guerra in Etiopia. Inoltre il manifesto condannava il regime perché aveva reso l'Italia un paese dominato da «un pugno di grandi capitalisti, parassiti del lavoro della Nazione, i quali non indietreggiano di fronte all’affamamento del popolo, pur di assicurarsi sempre più alti guadagni, e spingono il paese alla guerra, per estendere il campo delle loro speculazioni ed aumentare i loro profitti»[25].
Nonostante la strumentalizzazione del manifesto, esso fu criticato e condannato dal Comintern e tale mossa prova che la dirigenza del partito era già da allora formata da opportunisti e, di conseguenza, revisionisti. Inoltre l'appello si è rivelato un buco nell'acqua ed il regime fascista non fu minimamente scalfito dal comunicato.
Seconda guerra mondiale

Con la firma del Patto Molotov-Ribbentropp, il Partito Comunista d'Italia si ritrovò nuovamente in difficoltà nel cambiare nuovamente linea: Il Partito Comunista d'Italia aveva già fatto esperienza di lotta antifascista con la Guerra Civile Spagnola risultando, nonostante la clandestinità, uno dei movimenti più attivi nell'organizzazione di essa. Il PCdI aveva sede in Francia, paese in cui si erano stabiliti molti militanti fuggiti dal Bel Paese. Con lo scoppio della Seconda Guerra Mondiale, la Germania ha inizialmente invaso la Polonia a successivamente la Francia, occupandola e rendendo il PCdI clandestino anche in Francia, costringendo i quadri del partito a fuggire in Unione Sovietica e riorganizzarsi lì. Togliatti venne arrestato, ma poiché non fu identificato, scontò solo pochi mesi di carcere. Una volta libero, si occupò di riorganizzare un primo nucleo del centro estero del partito, dopodiché si trasferì a Mosca. Lì, l'Internazionale, dopo aver sciolto definitivamente l’Ufficio Politico e il Comitato Centrale, gli affidò la guida del Partito Comunista d’Italia in forma esclusiva.
In seguito alla dichiarazione di guerra alla Francia ed al Regno Unito annunciata da Mussolini nel 1940, si erano ricreate le condizioni per riorganizzare un fronte unito antifascista con socialisti, riformisti e persino liberali. Il fronte si concretizzò nel 1941 a Tolosa con un accordo tra il PCd'I, il PSI e Giustizia e Libertà. In Italia, a partire dallo stesso anno, grazie anche all'importante opera di Umberto Massola, iniziò la riorganizzazione della rete clandestina del partito[26]. Il PCd'I tornò a far sentire la propria voce in Italia attraverso la diffusione del Quaderno del lavoratore, un bollettino in cui venivano comunicate le posizioni ufficiali del partito, trasmesse direttamente da Togliatti tramite Radio Mosca. Parallelamente, numerosi piccoli gruppi antifascisti, spesso con orientamenti politici autonomi, ripresero vigore e proseguirono dall'interno del Paese la loro lotta contro il regime.
Nel 1943 Stalin decise di sciogliere il Comintern e di conseguenza i partiti comunisti che ne facevano parte, incluso il Partito Comunista d'Italia, si ritrovarono formalmente scollegati dall'Unione Sovietica, nonostante venissero mantenuti i legami con il PCUS e l'URSS. In seguito, il PCdI assunse la sua rinominazione in Partito Comunista Italiano, che lo mantenne fino allo scioglimento del partito avvenuto nel 1992.
Il 25 luglio 1943 il Re forza le dimissioni di Mussolini e lo fa arrestare, nonostante la seguente liberazione del Duce da parte dei nazisti che istituiranno lo stato fantoccio della Repubblica Sociale Italiana piazzandoci il Duce a governare. In questo contesto gli esuli antifascisti, inclusi quelli comunisti, poterono rientrare almeno nell'Italia Meridionale occupata dagli alleati angloamericani organizzando meglio la lotta partigiana. Anche il Partito Comunista Italiano ed i suoi membri sfruttarono l'occasione per rientrare in patria e riorganizzarsi sia in ambito antifascista che in ambito comunista.
Il 30 agosto 1943, dieci esponenti del PCI costituirono a Roma una direzione centrale operativa in Italia, in assenza di indicazioni ufficiali da parte di Togliatti. Tra loro, Mauro Scoccimarro emerse come la figura più autorevole e rispettata in questa fase. Gli altri membri erano Umberto Massola, rientrato clandestinamente in Italia già nel 1941, Antonio Roasio, Agostino Novella, Celeste Negarville, Giorgio Amendola, Luigi Longo, Giovanni Roveda, Pietro Secchia e Girolamo Li Causi[27] Il peso del PCI fu molto importante per la lotta partigiana e le decisioni prese da Scoccimarro e gli altri furono decisive nel contesto della Resistenza. Tra questi, al biellese Pietro Secchia viene affidata l'organizzazione della lotta antifascista nell'Alta Italia. Secchia raggiunse Milano con un treno il 14 settembre 1943 e tra il 20 ed il 22 settembre viene raggiunto da Longo, già dirigente delle Brigate Internazionali in Spagna, incaricato di affiancare Secchia. Gli sforzi di Secchia e Longo furono tali che già nel novembre del 1943 i comunisti riuscirono a costituire a Milano la prima struttura organizzativa unificata: il Comando generale delle Brigate Garibaldi. Luigi Longo ne assunse la responsabilità militare, mentre Pietro Secchia fu nominato commissario politico. Insieme a loro, i primi membri del comando furono Antonio Roasio, Francesco Scotti, Umberto Massola, Antonio Cicalini e Antonio Carini.
I comunisti italiani hanno il merito di aver contribuito alla resistenza partigiana formando oltre 575 gruppi clandestini affiliati alle Brigate Garibaldi che comabtterono sui monti o nelle città come Gruppi e Squadre di Azione Patriottica (GAP e SAP). Anche gli altri partiti antifascisti (come la Democrazia Cristiana, il Partito Socialista Italiano, il Partito d'Azione, ecc...) avevano organizzato delle loro brigate partigiane che hanno combattuto militarmente la minaccia nazifascista al fianco dele Brigate Garibaldi. Le brigate partigiane antifasciste furono in larga maggioranza organizzate nel Comitato di Liberazione Nazionale, fondato il 9 settembre 1943. Le brigate comuniste nella resistenza italiana erano tuttavia le più numerose e le più influenti, come dimostrato da innumerevoli canti della resistenza come Fischia il Vento e La Canzone dei Partigiani Reggiani che riprendevano la melodia di brani dell'Armata Rossa sovietica e/o presentando un testo composto da frasi e parole che rimandavano al comunismo ed alla rivoluzione. Anche Bandiera Rossa, storico inno del Partito Socialista e del Partito Comunista Italiano, emerse come canto della resistenza italiana assieme all'inno dell'Internazionale.
Oltre alla lotta militare perpretata dai partigiani, il PCI mantenne anche un suo importante ruolo politico: L'alleanza tattica con gli altri partiti antifascisti permise ai comunisti di entrare negli esecutivi di Pietro Badoglio e Ivanoe Bonomi, garantendo al PCI un ruolo di partito fondatore della nuova società italiana democratica e post-fascista. Tale politica fu intrapresa da Togliatti su consiglio di Stalin e prese il nome di Svolta di Salerno.
Il secondo dopoguerra ed il revisionismo

Il Partito Comunista Italiano nel dopoguerra e per tutto il periodo della Guerra Fredda è stata la seconda forza politica del paese e principale forza politica d'opposizione del paese. Nel periodo dell'immediato dopoguerra, il PCI è stato anche una delle forze fondamentali nella costituzione della nuova Italia repubblicana, riuscendo a vincere diverse battaglie per i diritti dei cittadini, ostacolate da forze borghesi come la Democrazia Cristiana. Ciononostante, il PCI era un partito che già durante la dittatura fascista navigava in acque revisioniste, come dimostrato dall'opportunismo di Togliatti e di altri dirigenti[28], nonostante la presenza di autentici marxisti-leninisti nelle file del partito almeno fino all'ascesa dell'eurocomunismo negli anni '70.
Con la caduta del regime fascista nel 1943 l'Italia non ha più avuto un parlamento fino al 25 settembre 1945, anno in cui è stata organizzata un'assemblea legislativa provvisoria e non elettiva denominata Consulta nazionale, composta da 430 consultori nominati dal governo allora in vigore, ossia l'esecutivo di Ferruccio Parri. In essa, il PCI sancì il suo ritorno in parlamento, rappresentato da 37 delegati.
Per le giornate del 2 e del 3 giugno 1946 è stato realizzato il referendum monarchia-repubblica, vinto dalla repubblica. Assieme ad esso furono organizzate prime elezioni democratiche post-fasciste, valide per l'Assemblea Costituente, un parlamento provvisorio, ma elettivo, con l'obiettivo di comporre una nuova Costituzione, valevole ancora oggi. Furono eletti per Assemblea Costituente ben 104 comunisti che hanno contribuito a scrivere la Costituzione della Repubblica Italiana. Umberto Terracini, dirigente del PCI ex-ordinovista fu nominato presidente dell'Assemblea Costituente nel 1947, mantenendo tale carica fino allo scioglimento dell'Assemblea avvenuta nel 1948 dovuta alle elezioni del nuovo parlamento italiano, che, come previsto dalla Costituzione, è rappresentato dalla Camera dei Deputati e dal Senato della Repubblica.
Il PCI concorse alle elezioni politiche del 1948 in coalizione con il Partito Socialista Italiano, organizzandosi nel Fronte Democratico Popolare. Togliatti si convinse di vincere le elezioni del 1948 e di aver guadagnato consensi anche grazie all'attentato subito, tuttavia il FDP non fece i conti con l'enorme campagna propagandistica anticomunista finanziata dagli Stati Uniti per favorire la Democrazia Cristiana guidata da Alcide De Gasperi, il quale ottenne un esito nettamente favorevole con oltre il 45% dei consensi, mentre il FDP si fermò al 30% dei voti[29]. Tale esito fu causato anche da brogli elettorali in favore dei democristiani da parte della CIA[30].
L'approccio revisionistico del partito si può notare anche dalla contrarietà di Secchia e Togliatti nell'insurrezione popolare scaturita dall'attentato a Togliatti causato da Antonio Pallante nel 1948. Togliatti fu inoltre l'artefice della cosiddetta "via italiana al socialismo", una teoria controrivoluzionaria che condanna l'insurrezione armata e, di conseguenza, neutralizza la spinta rivoluzionaria del movimento comunista italiano[28], tuttavia la teoria fu erroneamente spacciata come la strada italiana per la rivoluzione socialista. Con la morte di Stalin, nel 1953, l'opportunismo dei quadri dirigenziali del PCI si fece sempre più evidente, poiché il PCI approvava passivamente ogni novità proveniente dall'Unione Sovietica, comprese le accuse al rivoluzionario georgiano rivolte da Nikita Chruščëv durante il XX congresso del PCUS nel 1956.
Nel 1964 muore Palmiro Togliatti ed il segretariato del partito passò a Luigi Longo che mantenne grossomodo le stesse posizioni revisionistiche togliattiane. fu anche durante il suo segretariato che il PCI vide le sue prime scissioni.
Le scissioni degli anni '60

La demonizzazione della figura di Stalin da parte della nuova dirigenza sovietica nel 1956 ha causato un incrinamento in seno al movimento marxista internazionale, con la Cina di Mao Zedong e l'Albania di Enver Hoxha che presero le distanze dall'Unione Sovietica fino alla rottura definitiva avvenuta negli anni '60. In Italia questo fenomeno era presente con la dirigenza del PCI nettamente a favore delle teorie revisionistiche chruščëviane, che venivano coniugate con la teoria controrivoluzionaria della "via italiana al socialismo" da parte dei quadri dirigenziali del PCI[31][32][28].
I tentativi del PCI di contrastare il movimento rivoluzionario delle masse popolari e di impedire la rivoluzione, aiutando così la borghesia italiana ad ed evitare il rovesciamento dell'ordine esistente fu tuttavia percepita da diversi membri del PCI che decisero di rompere con il partito e di riunirsi a Livorno nel 1966 per fondare il Partito Comunista d'Italia (marxista-leninista), nominando come segretario del nuovo partito politico il partigiano Fosco Dinucci. Il nuovo partito politico, abbreviabile in PCdI(m-l), divenne il punto di riferimento in Italia del vero marxismo-leninismo promosso da Mao Zedong e da Enver Hoxha. Così Dinucci uscì dal PCI, dopo l'allontanamento dal partito voluto dai quadri di quest'ultimo per aver criticato la linea sovietica promossa da Chruščëv.
Dinucci tuttavia non fu in grado di mantenere saldo il nuovo partito: già nel 1969 il PCdI(m-l) subì due scissioni: nel 1969 il partigiano livornese Angiolo Gracci, assieme a Dino Dini, si staccano dal partito di Dinucci per fondare il Partito Comunista d'Italia marxista-leninista - Linea Rossa. nello stesso anno anche un collettivo di giovani marxisti fiorentini formato da Giovanni Scuderi, Mino Pasca, Nerina "Lucia" Paoletti e Patrizia Pierattini prendono la stessa decisione di Gracci e Dini e fondano l'Organizzazione Comunista Bolscevica Italiana marxista-leninista, poi confluita nel 1977 nel Partito Marxista Leninista Italiano[33].
Nonostante le scissioni, il partito di Dinucci riuscì comunque ad integrare nel partito i marxisti-leninisti autentici che rimasero delusi dall'approccio revisionista e reazionario del Partito Comunista Italiano, con utenti che negli anni '60 e '70 si separavano dal PCI per aderire al PCdI(m-l) o a partiti comunisti analoghi. Al contempo, il PCI riusciva comunque a crescere rimanendo uno dei principali partiti politici del paese.
I partiti comunisti nati dalle scissioni negli anni '60 e '70 adottavano posizioni marxiste-leniniste autentiche e subirono spesso atti di repressione polizieschi, questo perché rifiutando il parlamentarismo tali partiti facevano attività politica extraparlamentare e venivano spesso paragonati ai movimenti operaisti dell'epoca come Potere Operaio e Lotta Continua con i quali vi erano molte analogie. Alcuni di questi movimenti furono inoltre protagonisti nel periodo degli Anni di Piombo e venivano inoltre paragonati a movimenti terroristici creati da infiltrati come le Brigate Rosse.
L'eurocomunismo berlingueriano

La dirigenza di Luigi Longo come segretario del PCI termina il 17 marzo 1972, data in cui il politico sardo Enrico Berlinguer viene nominato segretario del partito e ricoprendo tale carica fino alla sua morte avvenuta l'11 giugno 1984 a causa di un ictus subito durante un comizio avvenuto nei giorni precedenti. La figura di Berlinguer, politicamente una delle più iconiche durante la prima repubblica, si distinse per una capacità comunicativa sobria ma incisiva, un forte senso etico della politica e la volontà di imprimere una direzione autonoma al "comunismo" italiano, rafforzando così il concetto togliattiano di "via italiana al socialismo". Berlinguer viene ricordato positivamente da molti elettori del Partito Comunista Italiano grazie al suo senso etico che lo hanno spinto ad appoggiare, per esempio, le proteste degli operai FIAT contro i licenziamenti di massa previsti nel 1980[34].
Tuttavia Berlinguer è anche l'emblema dell'eurocomunismo in Italia: L'eurocomunismo è una dottrina politica che si originò negli anni '70 nei partiti comunisti dell'Europa Occidentale: In Spagna tale dottrina politica veniva adottata dall'allora segretario del Partito Comunista Spagnolo Santiago Carrillo, mentre in Francia il promotore di tale corrente era Georges Marchais, che ricopriva nel Partito Comunista Francese la carica analoga a quella di Berlinguer e Carrillo nei loro rispettivi partiti.Gli eurocomunisti proponevano e propongono tutt'ora la propria dottrina politica come una alternativa sia al riformismo socialdemocratico, sia all'ortodossia sovietica, ma nei fatti l'eurocomunismo non fa altro che riproporre con terminologia marxista la socialdemocrazia poiché non condanna apertamente il capitalismo bensì si limita a delle riforme graduali interne al sistema capitalistico. Berlinguer infatti prese le distanze da Vladimir Lenin, come testimoniato da alcune parole di Eugenio Scalfari riprese dal Partito Marxista Leninista Italiano[35].
Come perfetto esempio di attuazione dell'eurocomunismo come riformismo troviamo per esempio il Compromesso storico: In seguito al golpe cileno del 1973 che sancì l'inizio della dittatura di Augusto Pinochet, Berlinguer iniziò a riflettere molto sulla sua carriera politica e scrisse sulla rivista Rinascita alcuni importanti articoli di riflessione[36][37] che lo aiutarono ad intraprendere la via del dialogo con la Democrazia Cristiana, principale partito politico d'Italia nonché rivale del PCI[38]. Questa politica volta ad ottenere un maggior dialogo con le forze politiche borghesi e reazionarie del Bel Paese è chiamata "Compromesso storico" ed il principale interlocutore di Berlinguer era il dirigente democristiano Aldo Moro, la cui morte per mano delle Brigate Rosse ne sancì il termine[39]. Il compromesso storico era a tutti gli effetti un tradimento diretto della lotta di classe, un segnale di rinuncia alla presa del potere da parte della classe operaia e una subordinazione alla borghesia[40][41]. Anche la "questione morale" (concetto ripreso e ben enfatizzato da Berlinguer, in dialogo con Scalfari) è un altro esempio che vale la pena citare come prova che la segreteria di Berlinguer fu caratterizzata da graduale abbandono della rivoluzione proletaria in favore di larghe intese, poiché sostituì la lotta di classe come questione centrale nella politica del partito, contribuendo così alla trasformazione del PCI verso un partito della sinistra borghese, preludio alla “Svolta della Bolognina” di Occhetto[42].
In politica estera Berlinguer prese le distanze dall'Unione Sovietica e dal blocco orientale. Egli affermò, durante un'intervista al Corriere della Sera del 1976, di preferire il Patto Atlantico alla sua controparte socialista orientale e di non volere un'Italia esterna ad essa, approvando così una coesistenza pacifica con la NATO[43]. In realtà Berlinguer dimostrò di avere posizioni antisovietiche già prima della sua conferma alla segreteria del partito. E' da ricordare anche che nel 1973 Berlinguer si recò in Bulgaria (paese allora alleato dell'URSS) ed in seguito all' incontro diplomatico con l'allora leader del paese Todor Živkov subì un incidente stradale, uscendone illeso. Nel 1992, l'esponente del Partito Democratico della Sinistra Emanuele Macaluso ha affermato che Berlinguer sospettò di essere stato vittima del KGB e dei servizi segreti bulgari[44].
Le innovazioni introdotte da Berlinguer causarono una spaccatura sempre più netta tra le correnti interne del PCI, anche se ogni fazione rappresentò un punto di vista revisionistico dal momento che i veri marxisti-leninisti erano usciti dal PCI già durante le scissioni degli anni 60. Tuttavia Berlinguer permise al PCI di ottenere anche dei successi elettorali non indifferenti come il record di seggi massimi in parlamento ottenuto con le elezioni politiche del 1976 (228 seggi alla Camera dei Deputati ed i 116 seggi al Senato della Repubblica) ed il record di 247 seggi regionali conquistati dal partito durante le elezioni regionali del 1975. Sebbene la svolta elettoralista del PCI avvenne già ai tempi di Togliatti, i successi elettorali ottenuti da Berlinguer sono la prova che l'eurocomunismo si affidava quasi esclusivamente alle istituzioni borghesi ed al completamento del rifiuto di Vladimir Lenin.
Berlinguer morì nel 1984 a causa di un ictus che lo colpì durante un comizio a Padova avvenuto durante le elezioni europee di quell'anno. Berlinguer rimase capolista postumo delle elezioni facendo ottenere un altro successo elettorale al PCI: Il partito ottenne per la sua prima ed unica volta un numero di voti maggiore rispetto alla Democrazia Cristiana, con seguente record di seggi massimi in europarlamento (247).
Natta, Occhetto e la dissoluzione del partito

Con la morte di Berlinguer, avvenuta l'11 giugno 1984, la carica di segretario del PCI rimase vacante fino al 26 giugno, data in cui il PCI nominò Alessandro Natta come suo segretario[45]. Natta ereditò un partito difficile da gestire a causa della differenza abissale tra le correnti interne del partito. Egli tentò di riavvicinare il partito all'Unione Sovietica ed effettuò un viaggio nell'URSS organizzato da Armando Cossutta, ma non con critiche da parte degli amendoliani guidati da Giorgio Napolitano. Tuttavia Natta era ben lontano da sostenere l'ortodossia sovietica cossuttiana e mantenne un certo distacco con l'URSS. La dirigenza di Natta è infatti caratterizzata da un tentativo di mantenere il partito unito malgrado fossero presenti correnti e fazioni con visioni estremamente opposte tra di loro. Inoltre i consensi del partito erano in calo[46].
Nel 1987 Natta subì un infarto e viene costretto alle dimissioni nel giugno 1988 da una manovra poco trasparente del vice Achille Occhetto e Massimo d'Alema. Natta denunciò la gestione scorretta della successione, definendola "offensiva"[47]. A succedere Natta come segretario di partito fu Achille Occhetto stesso[48]. Una delle caratteristiche più curiose della dirigenza di Occhetto è stata la formazione di un governo ombra che è durato dal 1989 fino al 1992.
Nonostante il governo ombra, la dirigenza di Occhetto è caratterizzata dalla volontà di quest'ultimo di smantellare il partito e di rifondare un nuovo partito non comunista in osservanza degli eventi che resero il 1989 un anno turbolento, primi fra tutti la caduta di diversi paesi socialisti (seppur revisionisti) in Europa orientale, a causa di rivoluzioni colorate finanziate dall'occidente che diedero il colpo di grazia ad un ormai morente ed indebolito governo socialista nei paesi in questione. Il 12 novembre 1989, tre giorni dopo la caduta del muro di Berlino, Occhetto annuncia a sorpresa la "Svolta della Bolognina", che prende il nome dal rione di Bologna la cui sezione del PCI fu teatro della storica riunione in cui Occhetto annunciò l'omonima svolta. Occhetto vi propose lo scioglimento del partito in favore della sua trasformazione in un partito socialdemocratico.
La proposta di Occhetto annunciata alla Bolognina avviò un lungo dibattito che si è svolto sia il 20 novembre durante una riunione dei dirigenti del partito avvenuta nella storica sede del partito in Via delle Botteghe Oscure a Roma, sia durante il XIX Congresso del Partito Comunista Italiano avvenuto nel marzo 1990 a Bologna. Al Congresso di Bologna furono presentate tre mozioni: La mozione numero 1, denominata Dare vita alla fase costituente di una nuova formazione politica e presentata da Occhetto, mentre Pietro Ingrao propose la mozione numero 2, intitolata Per un vero rinnovamento del PCI e della sinistra. La terza mozione, presentata da Armando Cossutta, era intitolata Per una democrazia socialista in Europa. La proposta di Occhetto prevedeva di accantonare il PCI in favore di un nuovo movimento politico "democratico, riformatore e aperto a componenti laiche e cattoliche". Occhetto proponeva anche il superamento del concetto leninista del centralismo democratico. le mozioni di Ingrao e di Cossutta si opponevano a quella di Occhetto, tuttavia la Mozione numero 1 ottenne un numero maggiore di consensi rispetto alle altre mozioni.
Il 31 gennaio 1991 si tenne a Rimini il XX Congresso del PCI, che ridiscusse nuovamente ed in maniera definitiva le proposte di Occhetto alla Bolognina. Il Congresso di Rimini fu l'ultimo congresso del partito ed in questa occasione furono organizzate nuovamente altre tre mozioni: La prima mozione fu quella di Occhetto, che, appoggiata da D'Alema, Fassino e Veltroni, promosse lo smantellamento del Partito Comunista Italiano e la nascita di un nuovo movimento politico denominato Partito Democratico della Sinistra (PDS). Nonostante l'opposizione congiunta di Ingrao e Cossutta, stavolta coalizzatisi nel Fronte del No, la mozione di Occhetto ebbe la meglio ed il Partito Comunista Italiano cessò di esistere. Il neonato Partito Democratico della Sinistra ereditò la maggior parte delle risorse del vecchio PCI, come L'Unità, la storica sede di Via delle Botteghe Oscure ed altre infrastrutture minori, tuttavia solo coloro che si dimostrarono favorevoli alla mozione di Occhetto confluì nel PDS, mentre il Fronte del No ha invece avviato i preparativi per la rifondazione del partito comunista, fondando così nel 1991 il Movimento per la Rifondazione Comunista (MRC), che verrà in seguito rinominato in Partito della Rifondazione Comunista (PRC). Mentre nel PDS rimasero prevalentemente i riformisti che hanno disintegrato definitivamente il partito, il nuovo Partito della Rifondazione Comunista aveva invece inglobato nelle sue file anche alcune organizzazioni marxiste-leniniste come il Partito Comunista d'Italia (Marxista-Leninista) di Fosco Dinucci, salvo poi subire frazionismi e scissioni che hanno indebolito gravemente il partito nel corso degli anni.
Segretari generali di partito
Fino al 1926 lo statuto del Partito Comunista d'Italia non prevedeva un segretario generale di partito e di conseguenza il partito era retto da un comitato esecutivo ristretto che lavorava collegialmente e all'interno del quale era al massimo rintracciabile un «redattore capo» o «segretario»[49].
Comitati esecutivi (1921-1926)
- 21 gennaio 1921 – giugno 1923: Comitato esecutivo composto da Amadeo Bordiga, Ruggero Grieco, Bruno Fortichiari, Luigi Repossi e Umberto Terracini. Bordiga era il redattore capo.
- giugno 1923 – agosto 1924: Comitato esecutivo composto da Angelo Tasca, Palmiro Togliatti, Mauro Scoccimarro, Bruno Fortichiari e Giuseppe Vota
- agosto 1924 – 26 gennaio 1926: Antonio Gramsci
Lista dei segretari generali (1926-1991)
- 26 Gennaio 1926 – 1927: Antonio Gramsci
- 1927 – 1934: Palmiro Togliatti
- giugno 1934 – aprile 1938: Ruggero Grieco
- aprile – maggio 1938: Giuseppe Berti
- maggio 1938 – 21 agosto 1964: Palmiro Togliatti
- 22 agosto 1964 – 17 marzo 1972: Luigi Longo
- 17 marzo 1972 – 11 giugno 1984: Enrico Berlinguer
- 26 giugno 1984 – 10 giugno 1988: Alessandro Natta
- 21 giugno 1988 – 3 febbraio 1991: Achille Occhetto
Altre cariche
Presidenti
- 1972 – 1980: Luigi Longo
- 1989 – 1990: Alessandro Natta
- 1990 – 1991: Aldo Tortorella
Vicesegretari generali
- novembre 1926 – 1930: Camilla Ravera
- 1945/1946 – 1964: Luigi Longo
- febbraio 1948 – 1955: Pietro Secchia
- luglio 1987 – 1988: Achille Occhetto
Correnti
Sin dalla fondazione del partito lo statuto del PCI ha impedito la formazione di fazioni interne, sebbene tra i membri del partito si sono sempre originate delle tendenze che hanno portato alla formazione di gruppi interni non ufficiali. I primi anni del partito sono caratterizzati dallo scontro per la leadership del partito tra il gruppo ordinovista di Antonio Gramsci e Palmiro Togliatti ed il gruppo astensionista (detto anche bordighista) di Amadeo Bordiga. Alcuni membri del partito, come Umberto Terracini e Ruggiero Grieco, hanno inizialmente appoggiato un gruppo per poi avvicinarsi alle idee dell'altro gruppo.
Dalla fondazione alla scissione del PCdI(M-L)

La corrente bordighista, rappresentata dal gruppo astensionista, è esistita nei primi anni dell ed è la fazione che ha governato il partito durante il primo comitato esecutivo del partito. Essi avevano posizioni revisioniste ed avevano un approccio critico nei confronti del bolscevismo sovietico e della Grande Rivoluzione Socialista d'Ottobre. Viene chiamato "gruppo astensionista" a causa della loro astensione al quesito per far cacciare i reazionari dal Partito Socialista Italiano durante il congresso di Livorno nel 1921. La loro mossa fu quella di astenersi per poter così avere una posizione di favore nel nuovo partito comunista. La fazione tuttavia fu indebolita dalla riorganizzazione del Partito voluta dal Comintern che ha riorganizzato il comitato esecutivo nel 1923 con elementi ordinovisti. Bordiga non aderisce per protesta al nuovo comitato esecutivo. La fazione fu sconfitta definitivamente nel 1926 con il Congresso di Lione che ha sancito la vittoria degli ordinovisti. Alla fine degli anni '20 Bordiga esce dal PCdI e fonda il Partito Comunista Internazionalista (PCInt).
La corrente ordinovista prende invece il nome dalla testata L'Ordine Nuovo fondato da Antonio Gramsci e Palmiro Togliatti che furono i principali rappresentanti. Essa aveva un approccio marxista-leninista favorevole alla Rivoluzione d'Ottobre ed all'Unione Sovietica. La fazione ordinovista, poi diventata ex-ordinovista a causa della chiusura della rivista causata dalla repressione fascista, era guidata da Gramsci fino al suo arresto, venendo poi sostituito da Togliatti. La fazione ne uscì vittoriosa nello scontro contro quella bordighista grazie alle Tesi di Lione, tuttavia la guida gramsciana è l'unica coerentemente marxista-leninista, mentre il periodo togliattiano è causato da situazioni di opportunismo.
A partire dagli anni '30 ormai Togliatti ha consolidato il suo potere nel PCdI e si è smesso di parlare di fazione ordinovista. Togliatti infatti ispirò una nuova linea politica completamente revisionista basata sull'opportunismo (Togliatti ha supportato Stalin fino alla sua morte, per poi adottare le tesi antistaliniste chrusceviane del XX Congresso del PCUS) e su concetti controrivoluzionari come la "via italiana al socialismo". Negli anni '30 il PCI faceva molta fatica nel seguire il Comintern in merito al socialfascismo od alla tesi del fronte comune antifascista, il che ha portato ad accesi dibattiti interni al partito tra le due linee. Mentre negli anni della Seconda Guerra Mondiale sono emersi nuovi dirigenti del partito come Pietro Secchia, Luigi Longo, Eugenio Curiel, ecc..., che hanno avuto posizioni diverse almeno in parte rispetto a quelle di Togliatti. Curiel, per esempio, elaborò la teoria della democrazia progressiva, una teoria che contrastava la linea elettoralista adottata da Togliatti con la Svolta di Salerno e dalla maggioranza degli altri dirigenti.
Negli anni '50 e '60, sebbene la dirigenza comunista fosse principalmente a favore della linea opportunista di Togliatti, nelle file del PCI erano presenti ancora marxisti-leninisti autentici. La dirigenza del partito prese posizioni a favore dei sovietici, mentre i marxisti-leninisti presero posizioni critiche nei confronti dell'URSS e della dirigenza del partito. La fazione marxista-leninista è esistita fino alla scissione avvenuta nel 1966 con la nascita del Partito Comunista d'Italia (marxista-leninista), guidato da Fosco Dinucci.
Dagli anni '70 alla svolta della bolognina
Negli anni '70, durante la dirigenza di Enrico Berlinguer, fino agli anni '90, il Partito Comunista Italiano ha avuto cinque correnti interne, tutte revisioniste: Amendoliani, Berlingueriani, Ingraiani, Cossuttiani e Manifestiani. Alcuni marxisti-leninisti autentici erano ancora presenti nel partito, spesso confusi nelle file dei cossuttiani e degli ingraiani, ma erano una minoranza schiacciante poiché chi era realmente comunista era già organizzato in altri movimenti politici esterni al PCI. Le cinque correnti interne prendono il nome dai dirigenti che hanno ispirato tali fazioni: Gli amendoliani facevano riferimento a Giorgio Amendola, mentre i berlingueriani, che rappresentavano il centro del partito, fanno riferimento ad Enrico Berlinguer ma anche al predecessore Luigi Longo. Gli ingraiani erano guidati da Pietro Ingrao mentre i cossuttiani erano rappresentati dalla persona di Armando Cossutta.
Fazioni riformiste
Gli amendoliani erano una fazione reazionaria apertamente favorevole al riformismo ed al capitalismo, e fu favorevole alla svolta della bolognina di Achille Occhetto, firmando la mozione 1. Oltre a Giorgio Amendola, alcune figure di spicco della fazione erano Giorgio Napolitano, Paolo Bufalini, Gerardo Chiaromonte, Napoleone Colajanni, Guido Fanti, Nilde Iotti, Luciano Lama, Emanuele Macaluso e Antonello Trombadori[3]. Gli amendoliani sono ricordati anche come "miglioristi" e furono caratterizzati anche dalla critica al centralismo democratico.
I berlingueriani erano il centro del partito, tuttavia essi avevano molti punti in comune con gli amendoliani in particolare con l'eurocomunismo e con la "via italiana al socialismo" togliattiano che altri non sono che il ripudio del marxismo-leninismo autentico. Con queste posizioni i berlingueriani si impegnavano a prendere una strada decisamente riformista e reazionaria. Alcuni berlingueriani seguirono gli amendoliani firmando la mozione 1 di Occhetto, mentre altri firmarono la mozione 2 e confluirono nel partito di Rifondazione Comunista. Tra i membri della corrente berlingueriana troviamo Giovanni Berlinguer (fratello minore di Enrico), Giuseppe Chiarante, Gavino Angius, Adalberto Minucci, Franco Rodano, Massimo D'Alema, Piero Fassino e Walter Veltroni.
Ingraiani e cossuttiani

Gli ingraiani ed i cossuttiani, pur essendo comunque revisionisti (ed avendo di conseguenza ripudiato molte posizioni marxiste-leniniste), rimanevano le fazioni più coerenti interne al PCI se messi in confronto con gli amendoliani ed i berlingueriani. Al congresso della Svolta della bolognina gli aderenti alle due correnti hanno condannato la mozione 1 ed hanno rispettivamente votato per la mozione 2 e per la mozione 3 per poi organizzare il Fronte del No e successivamente il Partito della Rifondazione Comunista. Dalla corrente ingraiana si è originato il gruppo dei manifestiani (o del manifesto), che prende il nome dal quotidiano Il Manifesto, che aveva molti punti in comune con gli ingraiani.
I cossuttiani (definibili anche "Brežneviani d'Italia") erano composti da ex-operaisti favorevoli a mantenere i legami con l'Unione Sovietica e con i partiti comunisti del Patto di Varsavia ed erano contrari alla svolta eurocomunista di Berlinguer. Difesero l'Unione Sovietica nel contesto della Primavera di Praga e promuovevano un’idea di comunismo legata al centralismo democratico e al ruolo guida del partito, anche se annacquata dal revisionismo brežneviano. La corrente cossuttiana era composta da attivisti e politici del calibro di Oliviero Diliberto, Guido Cappelloni, Giulietto Chiesa, Marco Rizzo, Mauro Alboresi, Fosco Giannini e Graziella Mascia.
Gli ingraiani invece erano una linea movimentista critica verso l'Unione Sovietica e favorevole che adottò una linea "marxista" ma in senso critico e la loro corrente è caratterizzata da una maggiore apertura ai movimenti sociali che hanno promosso in Italia le teorie della cosiddetta Nuova Sinistra. Pietro Ingrao è considerato rivale storico di Amendola all'interno del PCI, di conseguenza gli ingraiani erano molto critici nei confronti della socialdemocrazia promossa dagli amendoliani ed erano favorevoli ad alcuni aspetti marxisti seppur mescolati con elementi della nuova sinistra e con la dottrina woke. A differenza dei cossuttiani, che avevano un approccio più conservatore e filosovietico, gli ingraiani si dimostrarono più aperti alle degenerazioni. Alcuni membri ingraiani di spicco erano Alberto Asor Rosa, Fausto Bertinotti, Bianca Bracci Torsi, Bruno Ferrero e Nichi Vendola.
Dalla corrente ingraiana si è poi originata un'altra corrente minore chiamata Il manifesto. essa prende il nome dall'omonimo quotidiano e tra i suoi principali esponenti figurano i fondatori ed i redattori di quest'ultimo, ossia Aldo Natoli, Rossana Rossanda, Luigi Pintor, Lucio Magri, Luciana Castellina, Eliseo Milani, Valentino Parlato e Lidia Menapace. Tale fazione, che è stata per un breve periodo bandita dal partito, era favorevole nei confronti della Rivoluzione Culturale cinese salvo poi prendere le distanze dalla Cina comunista a seguito dell'apertura con Nixon. Ciononostante il loro sostegno alla Cina era molto controverso vista la loro adesione alle teorie della Nuova sinistra.
Congressi e Conferenze Nazionali
Congressi
- I Congresso - Livorno, 21 gennaio 1921 - chiusura del XVII Congresso del Partito Socialista Italiano
- II Congresso - Roma, 20-24 marzo 1922
- III Congresso - Lione, 20-26 gennaio 1926 - in esilio
- IV Congresso - Colonia, 14-21 aprile 1931 - in esilio
- V Congresso - Roma, 29 dicembre 1945 - 6 gennaio 1946 - Avanti nella lotta di tutto il popolo per una Italia libera e indipendente per la Costituente per la Repubblica
- VI Congresso - Milano, 4-10 gennaio 1948 - Contro i provocatori di guerre per la libertà e l'indipendenza contro la miseria del popolo per il rinnovamento d'Italia
- VII Congresso - Roma, 3-8 aprile 1951 - 30 anni di lotte per la pace, il lavoro, la libertà
- VIII Congresso - Roma, 8-14 dicembre 1956 - Per una via italiana al socialismo
- IX Congresso - Roma, 30 gennaio - 4 febbraio 1960 - Per il rinnovamento democratico della società italiana per avanzare verso il socialismo
- X Congresso - Roma, 2-8 dicembre 1962 - Unità delle classi lavoratrici per avanzare verso il socialismo nella democrazia e nella pace
- XI Congresso - Roma, 25-31 gennaio 1966 - Per avanzare sulla via italiana al socialismo una nuova maggioranza democratica unità delle forze operaie e socialiste
- XII Congresso - Bologna, 8-15 febbraio 1969 - Costruire nell'unità e con la lotta un'alternativa politica per uscire dalla crisi che travaglia l'Italia
- XIII Congresso - Milano, 13-17 marzo 1972 - Unità operaia e popolare per un governo di svolta democratica per rinnovare l'Italia sulla via del socialismo
- XIV Congresso - Roma, 18-23 marzo 1975 - Intesa e lotta di tutte le forze democratiche e popolari per la salvezza e la rinascita dell'Italia
- XV Congresso - Roma, 30 marzo-3 aprile 1979 - Avanzare verso il socialismo in Italia e in Europa. Nella pace e nella democrazia. Unità delle forze operaie, popolari e democratiche
- XVI Congresso - Milano, 2-6 marzo 1983 - Un'alternativa democratica per rinnovare l'Italia
- XVII Congresso - Firenze, 9-13 aprile 1986 - Un moderno partito riformatore. Un programma, una alternativa per l'Italia e per l'Europa
- XVIII Congresso - Roma, 18-22 marzo 1989 - Il nuovo PCI in Italia e in Europa. È il tempo dell'alternativa
- XIX Congresso - Bologna, 7-11 marzo 1990 - Una nuova fase per la sinistra
- XX Congresso - Rimini, 31 gennaio-3 febbraio 1991
Conferenze Nazionali
- I Conferenza Nazionale – Como, maggio 1924
- II Conferenza Nazionale – Basilea, 22–26 gennaio 1928
- Conferenza straordinaria – Parigi, 11–13 agosto 1939
- III Conferenza Nazionale – Firenze, 6–10 gennaio 1947
- IV Conferenza Nazionale – Roma, 9–14 gennaio 1955
- V Conferenza Nazionale – Napoli, 12–15 marzo 1964
Consigli Nazionali
- I Consiglio Nazionale – Napoli, 30 marzo–1º aprile 1944
- II Consiglio Nazionale – Roma, 7–10 aprile 1945
- III Consiglio Nazionale – Roma, 15–17 aprile 1953 – Per un governo di pace e di riforme sociali per un'Italia democratica e indipendente
- IV Consiglio Nazionale – Roma, 3–5 aprile 1956
- V Consiglio Nazionale – Roma, 9–10 aprile 1958
- VI Consiglio Nazionale – Roma, 24 settembre 1960
Giornali e riviste
La principale testata del partito era L'Unità, fondata da Antonio Gramsci nel 1924 e veniva stampato clandestinamente durante la dittatura fascista per poi venir stampato regolarmente dopo la caduta del regime fascista. Durante la Guerra Fredda era uno dei giornali italiani più famosi e letti. Con la dissoluzione del PCI, Il giornale è poi diventato testata ufficiale del Partito Democratico della Sinistra, poi de L'Ulivo e infine del Partito Democratico fino al 2017, ed è stato ripetutamente venduto e affidato ad aste diverse. Nel 2023, L'Unità è stata acquisita dalla Romeo Editore ed è diretto da Pietro Sansonetti[50].
La prima testata ufficiale del PCdI è stata però L'Ordine Nuovo, fondato da Gramsci come rivista nel 1919 (prima della fondazione del partito) e poi convertito a quotidiano nel 1921, venendo infine chiuso nel 1922. Nel 2020, alcuni attivisti, probabilmente membri o simpatizzanti del Fronte Comunista e/o del Fronte della Gioventù Comunista, hanno riaperto l'organo di informazione in via telematica sottoforma di blog[51].
La rivista teorica Critica Marxista venne fondata nel 1963 ed è stata diretta, tra gli altri, da Luigi Longo, Emilio Sereni ed Alessandro Natta[52]. Nel 1992 il PDS dichiara la chiusura della rivista, ma viene rilevata da Aldo Tortorella ed è tutt'ora in produzione.
Un'altra famosa rivista del Partito Comunista Italiano era Rinascita, fondata da Palmiro Togliatti a Salerno nel 1944 e chiusa nel 1991. Nel 1946 Luigi Longo fonda un'altra rivista analoga denominata Vie nuove.
Alcune sezioni locali del PCI stampavano dei giornali o delle riviste locali come nel caso de L'Ora a Palermo, caratterizato da articoli e inchieste sulla mafia che hanno causato la morte di alcuni collaboratori per mano di Cosa Nostra. A Trieste veniva invece stampato Il Lavoratore, una rivista socialista fondata nel 1895 e punto di riferimento dei socialisti e dei comunisti triestini sin dall'appartenenza della città alabardata all'Impero Austro-Ungarico. A Roma è invece esistito il mensile Lotta Oggi.
Festa nazionale
Il Partito Comunista Italiano ha organizzato per molti anni un festival in moltissimi comuni italiani denominata Festa de l'Unità (conosciuta anche come "Festa dell'Unità"). La festa de l'Unità veniva organizzata sia a livello locale che a livello nazionale ed era prevista sia una versione invernale che una versione estiva.
Tale festival fu introdotto nel 1945 a guerra terminata e lo scopo iniziale era quello di finanziare L'Unità, la testata giornalistica ufficiale del partito. La prima edizione è avvenuta nel 1945 tra i comuni di Mariano Comense e Lentate sul Seveso in Lombardia. Nelle edizioni successive la località di organizzazione è sempre cambiata, con la tendenza ad organizzare la festa nelle città più grandi come Bologna, Roma, Milano, Napoli, Livorno, ecc...
Bibliografia
- Enver Hoxha (1979): L'eurocomunismo è anticomunismo Tirana, Casa editrice «8 Nëntori» - enverhoxha.ru [PDF]
- Paolo Spriano (1967): Storia del Partito comunista italiano, Einaudi
- Amadeo Bordiga (1957): I fondamenti del comunismo rivoluzionario marxista nella dottrina e nella storia della lotta proletaria internazionale - Quinterna
- Giuseppe Berti (1967): primi dieci anni di vita del PCI, Milano
- F. Andreucci, T. Detti (1978): Il movimento operaio italiano. Dizionario biografico, Roma, Editori Riuniti
- Amedeo Curatoli (2015): Contro il revisionista Togliatti - Resistenze.org [PDF]
- Giovanni Fasanella, Corrado Incerti (2014): Sofia 1973. Berlinguer deve morire, Milano, Sperling & Kupfer, ISBN 978-88-8112-630-9.
- Indro Montanelli e Mario Cervi (1985): L'Italia della Repubblica (2 giugno 1946-18 aprile 1948), Milano, Rizzoli, ISBN 88-17-42724-1.
- Enver Hoxha (1968): Imperialismo e rivoluzione,
Note
- ↑ Partito comunista italiano - Enciclopedia Treccani
- ↑ 1921: La nascita del Partito Comunista Italiano - Rai Cultura
- ↑ 3,0 3,1 Dario Grimaldi: Le correnti del Partito Comunista Italiano - Storia costituzionale del risorgimento [PDF]
- ↑ Hoxha, 1979
- ↑ Antonio Gramsci & Palmiro Togliatti (1919): Democrazia Operaia - Marxists Internet Archive
- ↑ Antonio Gramsci (1920): Scissione o sfacelo? L'Ordine Nuovo , 11-18 dicembre 1920 - Marxists Internet Archive
- ↑ Umberto Terracini, Il 21 gennaio 1921 incomincia la lunga giornata senza crepuscolo, in "Rinascita", anno 22, n. 4, 23 gennaio 1965.
- ↑ Spriano, 1967.
- ↑ I bordighisti e la teoria del capitalismo di stato - Socialismo Italiano 1892
- ↑ Bordiga, nonostante alcune analogie tra il suo pensiero e quello trotskista, ha criticato Trotskij su alcuni aspetti.
- ↑ 11,0 11,1 La Russia sovietica dalla rivoluzione a oggi - Prometeo n.1 1946
- ↑ Bordiga, 1957
- ↑ Amadeo Bordiga (1921): Partito e Classe - Marxists Internet Archive
- ↑ La nascita dei consigli di fabbrica - Marxpedia
- ↑ 15,0 15,1 Amadeo Bordiga - Enciclopedia Treccani
- ↑ Berti, p. 143
- ↑ L'Unità, anno I, n. 118, 21 giugno 1924, prima pagina
- ↑ Dalla Casa, 2000
- ↑ Per "confini" si intende il plurale di "confino", ossia i carceri politici dell'era fascista in cui finivano i dissidenti politici.
- ↑ José Antonio Egido: Gramsci Rifiutò le idee di Trotskij - Xitsoft.it
- ↑ P. Spriano, Storia, cit., II, 4, pp. 65-70.
- ↑ Gino Bianco (1964): Togliatti in Spagna, Tempo presente, Vol. IX, n. 1, gennaio 1964 - Biblioteca Gino Bianco
- ↑ Fabrizio Valerio Bonanni Saraceno (2020): L’APPELLO DI TOGLIATTI DEL 1936 AI “FRATELLI IN CAMICIA NERA” - Verso il Futuro (IUS)
- ↑ La "coglioneria" di Togliatti - Partito Comunista dei Lavoratori
- ↑ Appello ai fratelli in camicia nera (Palmiro Togliatti 1936) - Basileus88
- ↑ Andreucci, Detti, 1978, Ad vocem
- ↑ Spriano, 1967, vol. V, pp. 83-86.
- ↑ 28,0 28,1 28,2 Curatoli, 2015
- ↑ Montanelli, Cervi, 1985.
- ↑ (1948): ITALY: The Battle continues - Time (in inglese) [ARCHIVIATO]
- ↑ Hoxha, 1968, pp. 159-166.
- ↑ Citato in Marxismo-Leninismo forumfree.
- ↑ Numero primo de Il Bolscevico - Biblioteca Marxista
- ↑ Berlinguer A Torino tra gli operai Fiat - L'Unità (27 Settembre 1980) - Archivio L'Unità
- ↑ Berlinguer rifiutò il leninismo - PMLI
- ↑ Enrico Berlinguer (1973): Imperialismo e Coesistenza alla luce dei fatti cileni - Rinascita (ripubblicato su Enricoberlinguer.it)
- ↑ Enrico Berlinguer (1973): “Via democratica e violenza reazionaria – Riflessione sull’Italia dopo i fatti del Cile” - Rinascita
- ↑ Compromesso storico - Enciclopedia Treccani
- ↑ Il Compromesso Storico - Mistake Press
- ↑ Imbroglioni della “sinistra” borghese si disputano Berlinguer - PMLI
- ↑ La lezione del golpe fascista cileno - PMLI
- ↑ Enrico Berlinguer e la lotta di classe in corso - CARC (in un paragrafo dell'articolo viene fatta apologia alle BR dal quale Konspedia si dissocia.)
- ↑ Mi sento più sicuro nel Patto Atlantico - Enricoberlinguer.it
- ↑ Fasanella, Incerti, pp. 9-10, 24-25 e 60.
- ↑ Alberto Stabile (1984): Natta segretario con 227 voti e undici astenuti - La Repubblica
- ↑ Guido Moltedo, Cosimo Rossi (2001): L'ultimo segretario - Il Manifesto
- ↑ David Romoli (2021): Alessandro Natta, successore di Berlinguer e fatto fuori dalla congiura di Occhetto e D’Alema - Il Riformista
- ↑ Alberto Stabile (1988): A Botteghe Oscure l'Occhetto-day - La Repubblica
- ↑ Art.47 e Art.51 dello Statuto del Partito Comunista d'Italia del 1921
- ↑ Sito ufficiale de L'Unità
- ↑ Sito ufficiale de L'Ordine Nuovo
- ↑ Chi Siamo - Critica Marxista