Wang Hongwen
Wang Hongwen (in cinese 王洪文, Changchun, 6 dicembre 1935 – Pechino, 3 agosto 1992) è stato un militare, operaio e politico cinese. Durante le prime fasi della Rivoluzione culturale è stato comandante delle Guardie Rosse a Shanghai, salendo successivamente alla ribalta grazie alla stima guadagnata da Mao Zedong e Zhang Chunqiao e diventando un membro della Banda dei Quattro assieme a Jiang Qing, Zhang Chunqiao e Yao Wenyuan.
E' stato vicepresidente del Comitato Centrale (CC) del Partito Comunista Cinese (PCC), membro del Comitato Permanente dell'Ufficio Politico del CC del PCC ed ha inoltre ricoperto importanti incarichi politici nella città di Shanghai. Dopo la morte di Mao, è stato arrestato a causa delle attività controrivoluzionarie commesse dalla Banda dei Quattro[1] e condannato all'ergastolo nel processo del 1981.
Biografia
Nato a Changchun il 6 dicembre 1935, nel 1950 si arruola nell'Esercito Popolare di Liberazione per poi recarsi in Corea e partecipare alla Guerra di resistenza coreana (1950-1953). Nel 1951 si iscrive nel Partito Comunista Cinese.
Dopo il congedo, avvenuto nel 1956, Wang si stabilisce a Shanghai e vi inizia a lavorare come operaio presso la Fabbrica di Filatura del Cotone n.17. Successivamente lavora come funzionario nel dipartimento di sicurezza della stessa fabbrica.
Nel 1966, cogliendo l’occasione della “Rivoluzione Culturale”, organizza e fonda il Comando Generale dei Rivoluzionari Ribelli degli Operai di Shanghai, diventandone il comandante. Nello stesso anno, a novembre, orchestra l’Incidente di Anting, consistente nel blocco dei treni tramite sdraiamento sui binari, ricattando il Comitato Municipale del PCC di Shanghai. Ha successivamente radunato dei picchiatori dedicandosi a pestaggi, devastazioni, saccheggi e pubbliche umiliazioni di vecchi quadri rivoluzionari, scatenando violenti scontri armati.
All’inizio del 1967, in collaborazione con Zhang Chunqiao e Yao Wenyuan, provocò la Tempesta di Gennaio a Shanghai, avviando un’ondata di usurpazione del potere. Wang, Zhang e Yao rovesciarono il segretario shanghaiese del PCC Chen Pixian ed il sindaco Cao Diqiu e venne istituito il Comitato Rivoluzionario della Municipalità di Shanghai, nominando Wang come secondo vicepresidente. Wang fu nominato anche direttore del Comitato Rivoluzionario della Fabbrica di Cotone n. 17.
Nel 1968 fu ricostituito il Comitato Municipale del PCC di Shanghai e Wang fu nominato terzo segretario. In seguito ricoprì anche gli incarichi di presidente della Conferenza dei Delegati dei Lavoratori di Shanghai, presidente della Federazione dei Sindacati di Shanghai e commissario politico della Zona di Difesa di Shanghai. Nell’aprile 1969, al IX Congresso del PCC, venne eletto membro del Comitato Centrale. Nell’agosto 1973, al X Congresso, fu eletto membro del Comitato Centrale, membro del Politburo, membro del Comitato Permanente del Politburo e vicepresidente del Comitato Centrale. Allo stesso tempo divenne membro permanente della Commissione Militare Centrale. Partecipò attivamente alle attività di Jiang Qing per conquistare il potere supremo del partito e dello Stato, diventando uno dei membri centrali del gruppo controrivoluzionario di Jiang Qing, noto anche come "Banda dei Quattro", che si formò tra il 1974 ed il 1975 promuovendo la campagna di critica contro Lin Biao e Confucio, attaccando ferocemente un gruppo di veterani rivoluzionari rappresentati da Zhou Enlai, opponendosi al fatto che Deng Xiaoping gestisse il lavoro quotidiano del Comitato Centrale, nel tentativo di sostituirlo.
Il 4-5 aprile 1976 si verificò una manifestazione in Piazza Tiananmen in onore a Zhou Enlai, morto pochi mesi prima. L'evento spinse i manifestanti ad esprimere posizioni critiche nei confronti della Banda dei Quattro. Wang rispose ordinando la rimozione violenta delle offerte commemorative, causando scontri violenti tra manifestanti e forze dell'ordine. Poco dopo, Wang si recò personalmente a Shanghai per creare una milizia di fazione da lui controllata, con l’intento di provocare una rivolta dei miliziani.
Il 7 ottobre 1976 fu arrestato e posto in detenzione per essere sottoposto a indagine, su decisione del Politburo del Comitato Centrale del PCC. Nel luglio 1977, la Terza Sessione Plenaria del X Comitato Centrale decise la sua espulsione definitiva dal partito e la rimozione da tutte le cariche interne ed esterne al partito. Il 25 gennaio 1981, il Tribunale Speciale della Corte Suprema del Popolo della Repubblica Popolare Cinese lo condannò all’ergastolo, con privazione a vita dei diritti politici[2].
Morì a Pechino il 3 agosto 1992, a causa di una malattia al fegato.