Argomento dominatore

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L'argomento dominatore (kyrieúon lógon in greco) è un celebre ragionamento logico-filosofico elaborato da Diodoro Crono, esponente della scuola megarica che riflette sul concetto di possibilità di un'evento i nrelazione al passato,alpresente e al futuro ( (IV-III sec. a.C.).


Il suo obiettivo è dimostrare che:

  1. Solo ciò che accade è possibile (e dunque il passato e il presente sono necessari).
  2. Il futuro è deterministico, perché un evento futuro possibile, se mai non si realizzerà, in realtà non era mai possibile.

Struttura logica dell'argomento

  1. Premessa 1: Tutto ciò che è passato è necessario (non può essere cambiato).
  2. Premessa 2: L’impossibile non segue dal possibile (se un evento è possibile, non può portare a qualcosa di impossibile).
  3. Conclusione: Se qualcosa non accadrà, allora non era mai possibile che accadesse.

Implicazioni filosofiche:

  • Negazione dei "futuri contingenti": Diodoro nega che esistano possibilità aperte nel futuro: se un evento non avverrà, era sempre falso dire "potrebbe accadere".
  • Determinismo temporale: Il suo ragionamento anticipa temi ripresi poi dagli Stoici e nella filosofia medievale (es. il problema della prescienza divina).
  • Critiche successive: Aristotele (con l’esempio della battaglia navale futura) e filosofi come Leibniz obietteranno che la possibilità non va confusa con l’attualità.

Tentativi storici di confutare l'argomento

La critica di Aristotele: I Futuri Contingenti

  • Tesi centrale: "Alcuni eventi futuri sono genuinamente contingenti" → Esiste una possibilità reale per alternative opposte, anche se solo una si realizzerà.
  • Esempio famoso (De Interpretatione, cap. 9):
    • "Domani ci sarà o non ci sarà una battaglia navale".
    • Per Aristotele, oggi è vero che una delle due opzioni accadrà, ma non è ancora determinato quale. La realtà futura dipende da scelte umane o circostanze accidentali.
  • Implicazione: Rifiuto del determinismo logico – Dire "accadrà X" ora non è né vero né falso, ma indeterminato.


Secondo Aristotele faceva fisicamente coincidere il poter essere che nella visione aristotelica equivale anche alla materia informe all'essere di Parmenide e in questo modo considerava illusorio il divenire.

Crisippo

Crisippo non nega il determinismo – anzi, come stoico, lo abbraccia. Ma distingue tra un fato cieco e un ordine razionale che lascia spazio alla causalità umana. Mentre Diodoro schiaccia il possibile sull’attuale ("se non accade, non poteva accadere"), Crisippo introduce una delicata ma cruciale distinzione modale:

"Non tutto ciò che è possibile diventa reale, ma tutto ciò che è reale era possibile."

Questa formula, apparentemente semplice, scardina l’equivalenza diodorea. Per Crisippo, il mondo è un tessuto di cause intrecciate, dove la natura stessa delle cose (la loro hexis, disposizione interna) gioca un ruolo attivo. Prendiamo il suo celebre esempio del cilindro:

  • La spinta iniziale (causa esterna) è necessaria – senza di essa, il cilindro non si muove.
  • La rotolatura, però, dipende dalla forma stessa del cilindro (causa interna).

In questo modo, Crisippo salva sia l’universalità del fato (la spinta è predeterminata) sia l’autonomia delle cose (il modo in cui reagiscono è parte della loro essenza).


La soluzione fisica di Epicuro: Il clinamen

Per sfuggire al determinismo, Epicuro introduce nella fisica atomista:

  • Una deviazione spontanea (parenklisis) degli atomi
  • Non causata da forze esterne
  • Non prevedibile razionalmente

Funzione filosofica:

  • Rompe la catena causale universale
  • Introduce un principio di indeterminazione nella natura


Quea devizione corrisponde alla libertà umana che può così fare scelte alternative a quelle già prestabilite,dando così peso alla nostra scelta. Secondo Episcuro basta così una minima indeterminazione per fondare la nostra libertà

La teoria dei mondi possibili in Leibniz

La filosofia di Leibniz ruota attorno a una distinzione capitale: quella tra verità di ragione e verità di fatto. Questa bipartizione non è un semplice tecnicismo logico, ma il fondamento della sua metafisica, della sua teodicea e, soprattutto, della celebre teoria dei mondi possibili. Le verità di ragione sono quelle che risiedono nel regno puro della logica e della matematica. Sono eterne, universali e necessarie: il loro opposto implica contraddizione. Quando affermiamo che "il triangolo ha tre lati" o che *"2 + 2 = 4"*, stiamo enunciando verità che non potrebbero essere altrimenti. La loro necessità è tale che persino Dio – nella dottrina leibniziana – non potrebbe modificarle. Esse appartengono al dominio della possibilità pura, indipendente dalla creazione. Al contrario, le verità di fatto riguardano il mondo contingente, quello che di fatto esiste, ma che avrebbe potuto essere diverso. "Cesare attraversò il Rubicone" è vero, ma non necessariamente vero: Cesare avrebbe potuto esitare, tornare indietro, o addirittura non trovarsi lì affatto. Queste verità dipendono dal principio di ragion sufficiente: nulla accade senza una ragione, ma tale ragione non è una necessità logica, bensì una scelta fondata nella saggezza divina. La sintesi di Lebniz è la toeria dei mondi possibili È qui che Leibniz compie la sua sintesi Se le verità di ragione descrivono l’orizzonte di tutto ciò che potrebbe esistere (senza contraddizione), le verità di fatto riguardano ciò che effettivamente esiste. Dio, nella sua infinita saggezza, contempla tutti i mondi possibili – infiniti sistemi di verità di fatto coerenti – e sceglie di creare il migliore dei mondi possibili, quello in cui la massima varietà si combina con la massima ordine.

  • I mondi possibili sono costruiti su verità di ragione (leggi logiche e matematiche immutabili)
  • Ma la loro realtà concreta dipende da verità di fatto (le scelte divine e le catene causali contingenti)

Conseguenze filosofiche

  • Il male nel mondo: Se il mondo è il migliore possibile, il male è una conseguenza necessaria della libertà e della varietà (un male metafisico).
  • Il determinismo e la libertà: Le azioni umane sono contingenti (verità di fatto), ma inserite in un ordine prestabilito che non viola le verità di ragione.
  • La scienza moderna: Le leggi fisiche (verità di fatto) sono contingenti ma razionali, fondate su un’armonia prestabilita che riflette la mente divina.


Un'eredità controversa

Voltaire, con il suo stile tagliente e ironico, prende di mira la tesi leibniziana del "migliore dei mondi possibili" nel suo capolavoro filosofico-satirico Candido, o l'ottimismo (1759). Ecco come smonta l'ottimismo metafisico con la forza della narrazione e del sarcasmo:

Pangloss, la Caricatura di Leibniz

Il personaggio di Pangloss, tutore di Candido, incarna la filosofia leibniziana in modo grottesco. Ripete ossessivamente:

"Tutto è per il meglio nel migliore dei mondi possibili"

mentre accadono disastri su disastri: guerre, terremoti, ingiustizie, malattie.

La sua fede dogmatica nell’armonia prestabilita sopravvive persino quando contrae la sifilide:

"Era una cosa indispensabile in questo migliore dei mondi, poiché se Colombo non avesse preso questa malattia, non avremmo né cioccolato né coccinciglia"

Il Terremoto di Lisbona: la Prova del Nove

L’evento storico del terremoto di Lisbona (1755) – che uccise migliaia di persone – diventa per Voltaire la prova dell’assurdità dell’ottimismo metafisico. Pangloss tenta di giustificarlo:

"Se c’è un vulcano a Lisbona, non poteva essere altrove, perché è impossibile che le cose non siano dove sono"

Ma la risposta di Voltaire è nel grido di dolore del racconto:

"Che ottimismo è mai questo? Ho visto morire bambini sotto le macerie. È questo il migliore dei mondi possibili?"

La satira della teodicea

Leibniz sosteneva che il male fosse necessario per un bene maggiore. Voltaire ribatte con esempi grotteschi:

  • Un uomo viene impiccato per aver resistito a un terremoto (parodia della "giustizia divina")
  • Donne violentate e mutilate mentre Pangloss filosofeggia sull’armonia universale

La conclusione è nel dialogo tra Candido e il saggio Martin:

"Credete voi che la natura sia sempre stata così crudele? Che gli uomini si siano sempre massacrati a vicenda?"

"Credete voi che i falconi abbiano sempre mangiato i piccioni quando ne hanno trovati?"

"Senza dubbio"

"Ebbene, se i falconi sono sempre stati uguali, perché volete che gli uomini abbiano cambiato natura?"


A dispetto delle obiezioni illuministe, il pensiero di Leibniz sopravvive nella logica modale e nel dibattito sulla contingenza. Quell'idea – che il mondo non sia solo ciò che è, ma anche tutto ciò che avrebbe potuto essere, e che in Dio rimane pensabile – apre all'immaginazione un oceano di possibilità: un mare contingente di mondi alternativi, tracciati da infinite rotte mai percorse, eppure presenti nella ragione.