Argomento dominatore
L'argomento dominatore (kyrieúon lógon in greco) è un celebre ragionamento logico-filosofico elaborato da Diodoro Crono, esponente della scuola megarica che riflette sul concetto di possibilità in relazione al passato,al presente e al futuro ( (IV-III sec. a.C.).
Il suo obiettivo è dimostrare che solo ciò che accade è possibile, di conseguenza il passato ed il presente sono necessari, e che il futuro è deterministico, perché un evento futuro possibile, se mai non si realizzerà, in realtà non era mai possibile.
Struttura logica dell'argomento
L'argomento si fonda su tre preposizioni:
- tutto ciò che è veramente avvenuto in passato è necessario;
- l'impossibile non consegue al possibile;
- il possibile è ciò che non è vero né nel presente né nel futuro.
L'idea è che se ciò che è passato è necessario allora ciò che non è stato nel passato è impossibile. Ma siccome dal possibile non deriva l'impossibile, allora ciò che non è stato (che ora è impossibile) non poteva essere possibile prima. Quindi ciò che non è stato è sempre stato impossibile. Dunque tutto ciò che è possibile si realizza. Dunque tutto ciò che è è necessario.
Implicazioni filosofiche:
Diodoro negava i futuri contingenti, ossia l'esistenza di possibilità aperte nel futuro: Diodoro riteneva che era sempre falso l'accadimento di un evento che non avverrà in futuro. Il ragionamento di Diodoro si basa anche sul determinismo temporale ed anticipa temi come la prescienza divina, ripresi in seguito dagli Stoici e nella filosofia medievale.
La teoria di Diodoro Crono è stata in seguito criticata da filosofi futuri come Aristotele (con l’esempio della battaglia navale futura) e Gottfried Wilhelm von Leibniz, che obietteranno che la possibilità non va confusa con l’attualità.
Tentativi storici di confutare l'argomento
La critica di Aristotele: I Futuri Contingenti
- Tesi centrale: "Alcuni eventi futuri sono genuinamente contingenti" → Esiste una possibilità reale per alternative opposte, anche se solo una si realizzerà.
- Esempio famoso (De Interpretatione, cap. 9):
- "Domani ci sarà o non ci sarà una battaglia navale".
- Per Aristotele, oggi è vero che una delle due opzioni accadrà, ma non è ancora determinato quale. La realtà futura dipende da scelte umane o circostanze accidentali.
- Implicazione: Rifiuto del determinismo logico – Dire "accadrà X" ora non è né vero né falso, ma indeterminato.
Aristotele attribuisce a Diodoro l'identificazione del "poter essere" (che nella prospettiva aristotelica equivale alla materia informe) con l'essere di Parmenide, una posizione che di fatto annulla il divenire, relegandolo a semplice apparenza.
Crisippo
Crisippo non nega il determinismo – anzi, come stoico, lo abbraccia. Ma distingue tra un fato cieco e un ordine razionale che lascia spazio alla causalità umana[1]. Mentre Diodoro schiaccia il possibile sull’attuale ("se non accade, non poteva accadere"), Crisippo introduce una delicata ma cruciale distinzione modale:
"Non tutto ciò che è possibile diventa reale, ma tutto ciò che è reale era possibile."
Questa formula, apparentemente semplice, scardina l’equivalenza diodorea. Per Crisippo, il mondo è un tessuto di cause intrecciate, dove la natura stessa delle cose (la loro hexis, disposizione interna) gioca un ruolo attivo. Basandoci sul suo celebre esempio del cilindro, la spinta iniziale (causa esterna) è necessaria, e senza di essa il cilindro non si muove, tuttavia, la rotolatura dipende dalla forma stessa del cilindro (causa interna). In questo modo, Crisippo salva sia l’universalità del fato (la spinta è predeterminata) sia l’autonomia delle cose (il modo in cui reagiscono è parte della loro essenza).
La soluzione fisica di Epicuro: Il clinamen
Per sfuggire al determinismo, Epicuro, introduce nella fisica atomista una deviazione spontanea (parenklisis) degli atomi non causata da forze esterne e non prevedibile razionalmente.
Funzione filosofica:
- Rompe la catena causale universale
- Introduce un principio di indeterminazione nella natura
Questa deviazione trasportata alla realtà umana corrisponde alla sua libertà che può così fare scelte alternative a quelle già prestabilite, dando così peso alla nostra scelta. Secondo Epicuro basta così una minima indeterminazione per fondare la nostra libertà.
La teoria dei mondi possibili in Leibniz
La filosofia di Leibniz ruota attorno a una distinzione capitale: quella tra verità di ragione e verità di fatto. Questa bipartizione non è un semplice tecnicismo logico, ma il fondamento della sua metafisica, della sua teodicea e, soprattutto, della celebre teoria dei mondi possibili. Le verità di ragione sono quelle che risiedono nel regno puro della logica e della matematica. Sono eterne, universali e necessarie: il loro opposto implica contraddizione. Quando affermiamo che "il triangolo ha tre lati" o che *"2 + 2 = 4"*, stiamo enunciando verità che non potrebbero essere altrimenti. La loro necessità è tale che persino Dio – nella dottrina leibniziana – non potrebbe modificarle. Esse appartengono al dominio della possibilità pura, indipendente dalla creazione. Al contrario, le verità di fatto riguardano il mondo contingente, quello che di fatto esiste, ma che avrebbe potuto essere diverso. "Cesare attraversò il Rubicone" è vero, ma non necessariamente vero: Cesare avrebbe potuto esitare, tornare indietro, o addirittura non trovarsi lì affatto. Queste verità dipendono dal principio di ragion sufficiente: nulla accade senza una ragione, ma tale ragione non è una necessità logica, bensì una scelta fondata nella saggezza divina. La sintesi di Lebniz è la teoria dei mondi possibili. Se le verità di ragione descrivono l’orizzonte di tutto ciò che potrebbe esistere (senza contraddizione), le verità di fatto riguardano ciò che effettivamente esiste. Dio, nella sua infinita saggezza, contempla tutti i mondi possibili – infiniti sistemi di verità di fatto coerenti – e sceglie di creare il migliore dei mondi possibili, quello in cui la massima varietà si combina con la massima ordine.
- I mondi possibili sono costruiti su verità di ragione (leggi logiche e matematiche immutabili)
- Ma la loro realtà concreta dipende da verità di fatto (le scelte divine e le catene causali contingenti)
Conseguenze filosofiche
- Il male nel mondo: Se il mondo è il migliore possibile, il male è una conseguenza necessaria della libertà e della varietà (un male metafisico).
- Il determinismo e la libertà: Le azioni umane sono contingenti (verità di fatto), ma inserite in un ordine prestabilito che non viola le verità di ragione.
- La scienza moderna: Le leggi fisiche (verità di fatto) sono contingenti ma razionali, fondate su un’armonia prestabilita che riflette la mente divina.
Un'eredità controversa
Voltaire, con il suo stile tagliente e ironico, prende di mira la tesi leibniziana del "migliore dei mondi possibili" nel suo scritto filosofico-satirico Candido, o l'ottimismo (1759). In quest' opera il personaggio di Pangloss, tutore di Candido, incarna la filosofia lebniziana in modo grottesco ripetendo ossessivamente che questo è il miglior mondo possibile, mentre accadono disastri su disastri: guerre, terremoti, ingiustizie, malattie.
L’evento storico del terremoto di Lisbona (1755) diventa per Voltaire la prova dell’assurdità dell’ottimismo metafisico, dove Pangloss tenta di giustificarlo.
La satira della teodicea
Leibniz sosteneva che il male fosse necessario per un bene maggiore. Voltaire ribatte con esempi grotteschi:
- Un uomo viene impiccato per aver resistito a un terremoto (parodia della "giustizia divina")
- Donne violentate e mutilate mentre Pangloss filosofeggia sull’armonia universale
A dispetto delle obiezioni illuministe, il pensiero di Leibniz però sopravvive nella logica modale e nel dibattito sulla contingenza. Quell'idea, che il mondo non sia solo ciò che è, ma anche tutto ciò che avrebbe potuto essere, e che in Dio rimane pensabile, apre all'immaginazione un oceano di possibilità: un mare contingente di mondi alternativi, tracciati da infinite rotte mai percorse, eppure presenti nella ragione.
Fonti
Voltaire, Candide ou l'Optimisme (1759)
- Edizione critica con commento:
- Œuvres complètes de Voltaire, Vol. 48 (Oxford University Press, 1980)
- Testo online: Progetto Gutenberg
- Passaggi chiave:
- Cap. 1: Introduzione di Pangloss e la dottrina leibniziana
- Cap. 5-6: Il terremoto di Lisbona e le giustificazioni di Pangloss
- Leibniz, Saggi di Teodicea (1710)
- Sezioni critiche sulla teodicea e il male:
- Prefazione: Concetto del "migliore dei mondi possibili"
- Parte I (§§8-10): Il male come condizione necessaria per un bene maggiore
- Edizione italiana: Bompiani (2013), trad. di V. Mathieu
- Sezioni critiche sulla teodicea e il male:
Studi recenti
- Look, B. (2021). Leibniz and the Web of Thought
- Cap. 5: logica modale contemporanea
- Oxford University Press
- Jorati, J. (2017). Leibniz on Causation and Agency
- Analisi della contingenza leibniziana
- Cambridge University Press
Note
- ↑ Bobzien, S. (1993), Determinism and Freedom in Stoic Philosophy