Universo

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L'Universo è un concetto che, sia in astronomia che in filosofia, ha sempre avuto un carattere onnicomprensivo, senza però mai ricevere una definizione precisa. La ragione principale risiede nel fatto che, sebbene esso permei la nostra realtà, gran parte della sua materia ci è invisibile, sfuggendo ai nostri sensi. Etimologicamente, il termine deriva dal greco "οἰκουμένη" (oikumene), che significa "spazio abitato dagli esseri umani" – un'idea legata alla visione della Terra come centro del mondo. Tuttavia, nel corso della storia, l'Universo è stato comunque inteso come la totalità dell'energia, della materia e dello spazio-tempo esistenti.
Diversi autori, nel corso dei secoli, hanno elaborato idee sull'Universo, influenzando profondamente il pensiero culturale e scientifico anche per lunghi periodi. Nell'antichità e nel primo Medioevo, prevaleva – con poche eccezioni – l'idea di un Universo geocentrico. Sebbene esistessero anche concezioni con qualche variante, come quella pitagorica del "fuoco centrale", mancava ancora lo sviluppo elaborato e in rottura con la tradizione(come quella di un universo infinito), che sarebbe emersa solo in epoca moderna.
Il geocentrismo
Aristotele può essere considerato il primo sistematizzatore del modello geocentrico, la cui influenza dominò il pensiero scientifico e filosofico per quasi due millenni.
La sua cosmologia si basava su osservazioni empiriche e principi filosofici, e può essere riassunta nei seguenti punti:
- La Terra al centro: Immobile, costituiva il punto fisso attorno a cui ruotavano tutti gli altri corpi celesti.
- Sfere concentriche cristalline: I pianeti, il Sole, la Luna e le stelle fisse erano incastonati in sfere di etere (la "quintessenza"), che ruotavano attorno alla Terra con moto circolare uniforme.
- Distinzione tra mondo sublunare e sopralunare: Il primo era il regno del cambiamento, della corruzione e dei quattro elementi (terra, acqua, aria, fuoco),il secondo perfetto e immutabile, governato dall'etere, con moti circolari eterni.
Per giustificare il suo sistema, Aristotele avanzò diverse argomentazioni:
- Assenza di parallasse stellare: Se la Terra si fosse mossa, le stelle avrebbero dovuto mostrare uno spostamento apparente, cosa che non si osservava.
- Gravità e leggerezza : I corpi pesanti tendevano naturalmente verso il centro, spiegando la posizione immobile della Terra.
- Fisica dei moti naturali: Ogni elemento aveva un luogo naturale (es. la terra verso il centro, il fuoco verso l'alto), e i moti violenti erano spiegati dall'azione dell'aria.
Il sistema di Aristotele fu ripreso e perfezionato da Tolomeo, che introdusse epicicli e deferenti, diventando la base della cosmologia medievale, sostenuta anche dalla Chiesa cristiana. Solo con Copernico, Keplero e Galileo il geocentrismo entrò in crisi, lasciando gradualmente spazio all'eliocentrismo.
Sebbene Aristotele non fosse stato il primo a proporre un Universo geocentrico (già i pitagorici e Platone ne avevano parlato), fu il primo a sistematizzarlo in una struttura coerente, fondata su osservazioni e logica. La sua autorità fu tale che il modello resistette fino alla Rivoluzione Scientifica del XVI-XVII secolo.
Le innovazioni introdotte dal neoplatonismo
Il concetto di universo ebbe un' ulteriore sviluppo durante il periodo del neopolatonismo. Quest' ultimo, sviluppatosi tra il III e il VI secolo d.C., rappresentò una delle più profonde rielaborazioni filosofiche dell'antichità, influenzando non solo la filosofia, ma anche la cosmologia. Fondato da Plotino (204–270 d.C.) e sviluppato da pensatori come Proclo, Giamblico e Damascio, il Neoplatonismo introdusse una visione gerarchica, dinamica e spiritualizzata dell'universo, che avrebbe plasmato il pensiero medievale e rinascimentale. Ciò che differenzia questa visione con le altre però è che l' universo non è più l' ente primo o principale della realtà, ma solamente l' ombra o la manifestazione materiale di un' ente più spirtualizzato come l' uno, un qualcosa che secondo Plotino stava addirittura al di là dell' essere. Plotino utilizzava poi concetti come Anima del mondo come intemediari tra la parte spirtuale e materiale, Nonostante il primitivismo di questa concezione dato che in linea con il Timeo di Platone i pianeti venivano divinizzati, emerge però una nuova visione dinamica che influenzò seppur entro certi limiti le teorie successive,infatti l' idea di armonia matematica tra i corpi celesti che svilupparono autori come Copernico e Keplero trova origine in questo periodo[1]. Inoltre idee neopolatoniche furono usate anche da scuole successive come la scuola di Maragha[2] per riformare Tolomeo. Il neoplatonismo ha però ridimensionato il ruolo della materia sostenendo che non esistessero leggi meccaniche ma solo spirituali.
Prime tracce di eliocentrismo in astronomia e matematica indiana
Aryabhata (476–550 d.C.), pioniere dell'astronomia e della matematica indiana, propose un modello eliocentrico ante litteram. Nel suo Aryabhatiya (499 d.C.), suggerì che la Terra ruotasse sul proprio asse, spiegando così il moto apparente delle stelle e del Sole:
"Come un uomo in una barca che avanza vede gli oggetti fissi muoversi all'indietro, così gli osservatori sulla Terra vedono le stelle fisse muoversi verso ovest."
Questa intuizione anticipò di secoli Copernico e Galileo, sebbene il suo sistema rimanesse un ibrido geo-eliocentrico, simile a quello di Tycho Brahe. Aryabhata calcolò con precisione le posizioni dei pianeti, spiegò le eclissi e introdusse innovazioni matematiche come il concetto di jya (equivalente al seno) e il calcolo del π ≈ 3.1416.
Aryabhata rifiutò le spiegazioni mitologiche tradizionali, cercando modelli meccanici per l’universo:
- L’universo è eterno e governato da leggi matematiche, non da divinità arbitrarie.
- I corpi celesti sono sfere in movimento, non esseri divini.
- Il tempo è ciclico (come nella tradizione indiana), ma calcolato con precisione matematica
La sua eredità, trasmessa al mondo islamico attraverso traduzioni arabe, dimostra che il progresso scientifico non fu un fenomeno esclusivamente europeo.
filosofia araba e progressivo tramonto del geocentrismo
Ricezione e sviluppo del geocentrismo aristotelico
I filosofi e scienziati arabi tradussero e commentarono le opere di Aristotele, integrandole con contributi originali:
- Al-Kindi (IX sec.): Accettò il modello geocentrico, ma cercò di conciliare Aristotele con la teologia islamica, sostenendo che l'universo fosse finito e creato da Dio
- Al-Farabi (X sec.): Riprese la cosmologia aristotelica, descrivendo un universo gerarchico di sfere celesti mosse da Intelligenze divine, in linea con il neoplatonismo.
- Avicenna (Ibn Sīnā, X-XI sec.): Sostenne il geocentrismo ma introdusse anche idee nuove, come la distinzione tra essenza ed esistenza e l'idea che Dio fosse la causa necessaria dell'universo
Critiche e alternative al modello aristotelico
Alcuni filosofi e astronomi islamici misero in discussione aspetti del sistema aristotelico:
- Alhazen (Ibn al-Haytham, XI sec.): Pur accettando il geocentrismo, criticò la fisica aristotelica delle sfere solide, proponendo un modello più flessibile basato sull'ottica e la matematica.
- Al-Biruni (XI sec.): Esplorò l'idea eliocentrica come ipotesi matematica, pur ritenendo che il geocentrismo fosse più plausibile.
- Averroè (Ibn Rushd, XII sec.): Difese strenuamente Aristotele contro le critiche teologiche, sostenendo che la filosofia e la scienza dovessero essere autonome dalla religione. Tuttavia, la sua interpretazione radicale di Aristotele fu spesso rifiutata dagli altri pensatori islamici.
L’influenza sull’Occidente
Le traduzioni arabe di Aristotele e i commentari dei filosofi islamici (soprattutto Avicenna e Averroè) furono fondamentali per la riscoperta della scienza greca in Europa nel Medioevo. Tommaso d'Aquino, per esempio, utilizzò le interpretazioni arabe di Aristotele per costruire la sua sintesi tra fede e ragione,ma in sintesi la filosofia araba non ebbe un’unica posizione sul geocentrismo aristotelico perchè alcuni lo accettarono e lo integrarono con la teologia islamica (es. Al-Farabi, Avicenna),altri lo criticarono o proposero alternative parziali (es. Alhazen, Al-Biruni)., mentre Averroè lo difese in modo ortodosso, ma la sua visione fu spesso marginalizzata.
Grazie a questi dibattiti, il pensiero islamico medievale non solo preservò la scienza greca, ma la arricchì di nuove prospettive, ponendo le basi per la Rivoluzione Scientifica europea.
Ibn al-Haytham
Ibn al-Haytham accettava il modello geocentrico aristotelico-tolemaico (con la Terra al centro), ma rifiutava alcuni aspetti del sistema di Tolomeo, in particolare gli epicicli e deferenti,considerati da lui meccanismi matematici complessi usati da Tolomeo per spiegare il moto retrogrado dei pianeti.. L'equante è per lui un punto asimmetrico introdotto da Tolomeo per "barare" nel descrivere moti planetari non uniformi. Criticò questa idea nella opera "Dubbi su Tolomeo" (Shukūk ʿalā Baṭlamyūs) dove gli epicicli e l' equante vengono definiti aritifici matematici privi di realtà fisica e sostenne che i modelli astronomici dovessero rispettare la fisica aristotelica(moti circolari uniformi).Propose inoltre una riforma dell'astronomia, cercando modelli più coerenti con la filosofia naturale. Nonostante le critiche a Tolomeo, Ibn al-Haytham non adottò l'eliocentrismo perché secondo lui mancavano prove osservative,quindi il geocentrismo doveva ancora essere il modello dominante in accordo con la fisica aristotelica, che lui rispettava. Le sue critiche ispirarono Al-Bīrūnī e Nasir al-Din al-Tusi.
Al Biruni
Al-Bīrūnī (973–1048 d.C.) fu uno dei più grandi scienziati e pensatori del mondo islamico medievale, diventato noto sopratutto per la sua mente enciclopedica e il rigore metodologico. La sua filosofia e scienza si collocano tra tradizione aristotelica, osservazione empirica e una certa apertura verso idee innovative, compresa una valutazione critica del geocentrismo tradizionale. Questo perchè conosceva approfonditamente il sistema tolemaico (geocentrico) e quello aristotelico, ma non lo accettò acriticamente, nel suo "Libro dell’istruzione sui principi dell’astronomia", discusse il modello eliocentrico di Aryabhata (astronomo indiano), pur senza adottarlo pienamente. Scrisse:
«"Se la Terra ruotasse, ciò non invaliderebbe i calcoli astronomici, perché le apparenze celesti sarebbero le stesse."»
Questa citazione dà l' idea che fosse già presente in lui una mentalità proto-copernicana, perché riconosceva che un modello eliocentrico poteva essere matematicamente equivalente a quello geocentrico.
Criticò inoltre la tesi delle sfere solide di Aristotele,quindi pur accettando il geocentrismo come modello fisico dominante, rifiutò l’idea delle sfere cristalline materiali, preferendo un approccio più matematico-astronomico, simile a quello di Tolomeo.
Al Biruni inoltre ebbe un ruolo chiave nell' operare una sintesi tra empirismo e metodo sperimentale,anticipando quindi alcuni aspetti del metodo scientifico moderno, e ciò perchè sosteneva l' importanza dell' osservazione e della verifica. Nel Canone Mas‘udico" (un’enciclopedia astronomica), insisteva sulla necessità di ripetere gli esperimenti per verificare le teorie e criticò gli scienziati che accettavano le teorie senza controllarle, affermando: "la conoscenza non si ottiene per pura speculazione, ma attraverso l’osservazione e l’esperimento." Egli fu inoltre un pionere del comparativismo storico, sottolianeando l' importanza di un' analisi della storia che sia oggettiva e tenendo conto della realatività culturale, nel "Libro sull’India", studiò la scienza e la filosofia indiana con oggettività, confrontando sistemi diversi senza pregiudizi e sosteneva che diverse culture potessero arrivare a verità equivalenti con metodi differenti.
Al-Bīrūnì cercò anche una sintesi tra scienza e religione, ma con un approccio razionalista,secondo lui Dio poteva essere il primo motore,ma senza una visione dogmatica,anzi rifiutando spiegazioni puramente teologiche in astronomia e criticò chi usava versetti coranici per confutare teorie scientifiche, sostenendo che la natura va studiata con strumenti razionali.Distinse inoltre tra tempo matematico (misurabile) e tempo metafisico (legato all’eternità divina). Fu un' autore che ebbe quindi una notevole eredità e influenza sia come ponte tra civiltà che come trasmissione della scienza, oltre a tradurre testi indiani e greci anticipò con le sue discussioni sull' eliocentrismo dibattiti rinascimentali e il suo approccio empirico e critico lo avvicinano a figure come Galileo.
In conclusione Al-Bīrūnī fu più scienziato che filosofo sistematico, ma il suo pensiero rappresenta una delle vette del razionalismo islamico medievale. Non rifiutò il geocentrismo, ma lo trattò come un modello tra tanti, aprendo la strada a future rivoluzioni. Unì empirismo e matematica in un modo che precorreva la scienza moderna. Mantenne un equilibrio tra fede e ragione, senza cadere né nel dogmatismo né nel puro scetticismo.
La sua eredità dimostra che il mondo islamico medievale non fu solo un custode della scienza greca, ma un laboratorio di idee innovative.
La Scuola di Maragha: il Rinascimento dell'Astronomia Islamica Medievale
La Scuola di Maragha (metà del XIII – XIV secolo) fu fondata nel 1259 dal sovrano mongolo Hulagu Khan, conquistatore di Baghdad, che sostenne la scienza e finanziò l' Osservatorio di Maragha[3] (nell'odierno Iran nord-occidentale). L' obiettivo era Correggere gli errori nelle tavole astronomiche tolemaiche (l’ Almagesto) e sviluppare modelli più precisi, fu quindi un centro di ricerca astronomica e matematica fondato nell'Impero Ilkhanide (Persia) dallo scienziato Naṣīr al-Dīn al-Ṭūsī. Rappresenta una delle più importanti rivoluzioni scientifiche del mondo islamico, in cui gli astronomi riformarono il sistema tolemaico, svilupparono nuovi strumenti osservativi e gettarono le basi per l'astronomia moderna,3 furono gli scienziati chiave:
- Naṣīr al-Dīn al-Ṭūsī (matematico, astronomo e filosofo);
- Quṭb al-Dīn al-Shīrāzī** (allievo di al-Ṭūsī);
- Ibn al-Shāṭir (astronomo damasceno che riprese le loro idee);
Naṣīr al-Dīn al-Ṭūsī è diventato famoso per aver ideato il Tusi-couple[4], una soluzione matematica che sfidò Tolomeo, un dispositivo geometrico sviluppato dal poliedrico scienziato persiano Naṣīr al-Dīn al-Ṭūsī (1201–1274) nel suo osservatorio di Maragha. Grazie a questo meccanicsmo fu risolto uno dei principali problemi dell' astronomia tolemaica senza abbandonare il geocentrismo perchè fu fornita un' alternativa agli epicicli e all' equante di Tolomeo. Esso fu rivoluzionario perchè Tolomeo aveva introdotto l' equante come un punto asimmetrico che violava però il moto circolare uniforme di Aristotele. il metodo di Al-Ṭūsī risolse questo problema mostrando che lo stesso moto planetario poteva essere spiegato senza violare la fisica aristotelica. Esso consisteva in un teorema geometrico che dimostra come un moto lineare oscillatorio possa essere generato dalla combinazione di due moti circolari uniformi. Partendo dal modello tradizionale in cui c' è un cerchio maggiore (deferente) che ruota in una direzione e un cerchio minore (epiciclo) all'interno del primo, che ruota alla stessa velocità ma in direzione opposta,il Tusi-couple generava un movimento simile a un'oscillazione, che poteva mimare il moto retrogrado (apparente "inversione" dei pianeti nel cielo). - Questo rese superflui gli epicicli complessi di Tolomeo, semplificando il modello. Tuttavia l' astronomia di Al-Tusi fu una riforma interna al geocentrismo, dimostrò però che Tolomeo aveva complicato eccessivamente il modello e ispirò astronomi successivi come Ibn al-Shāṭir (XIV sec.) che lo usò in un modello planetario più accurato. Quest' ultimo influenzò indirettamente l' astronomia di Copernico dati i modelli geometrici simili[5]. Nella scuola furono raccolti una serie di dati osservativi più precisi sui pianeti e si dimostrò che il geocentrismo poteva essere migliorato senza essere ancora abbandonato e fu introdotto un' approccio più matematico e meno dogmatico all’astronomia.
In conclusione la Scuola di Maragha fu un esperimento unico di collaborazione tra scienza e potere politico (i Khan mongoli), ma nonostante la sua importanza, rimane un' eredità dimenticata perchè è poco conosciuta al pubblico generale, e mostra che la storia della scienza europea ha oscurato i contributi islamici.
La crisi del geocentrismo e l' affermazione dell' eliocentrismo: i cambiamenti avvenuti con la rivoluzione copernicana
Il Quattrocento fu un periodo storico caratterizzato da cambiamenti cruciali dal punto di vista economico, che influenzarono profondamente la sovrastruttura sociale. Le città si arricchirono grazie alle attività commerciali e manifatturiere, acquisendo maggiore autonomia, mentre la Chiesa cattolica iniziò a perdere il monopolio culturale. A causa della crisi della Scolastica, il Medioevo cominciò infatti a essere visto come un'epoca di decadenza e imbarbarimento.
Nacquero così nuovi intellettuali, anche all'interno della Chiesa stessa, come il cardinale Nicola Cusano, che sostenne il movimento della Terra attorno al proprio asse e in questo modo anche l'eliocentrismo, mettendo in discussione per la prima volta in Occidente il ruolo dell'uomo e della Terra come centro del cosmo. Cusano ipotizzava infatti che gli abitanti di altri sistemi stellari potessero avere forme diverse da quella umana.
Firenze assunse poi un ruolo egemone sia politicamente che culturalmente[6], diventando portavoce di un nuovo ceto laico che moltiplicò e differenziò i centri culturali, non più limitati soltanto ai monasteri e alle cattedrali. Sebbene le università continuassero a svolgere la loro funzione tradizionale, si svilupparono anche cenacoli privati in cui si tenevano vivaci dibattiti filosofici.
La borghesia emergente inoltre , composta da mercanti, banchieri e artigiani arricchiti, svolse un ruolo fondamentale nel finanziamento dell'astronomia e delle scienze, spinta anche dall'esigenza di strumenti di navigazione più precisi. Città come Bologna, che ospitavano università dove si studiava astronomia, furono spesso sostenute da donazioni di famiglie borghesi (es. Bentivoglio che sostenne professori come Domenico Maria Novara), contribuendo così al progresso scientifico del tempo.
Il contesto nel quale si formò la figura di Copernico
Il contesto culturale in cui si formò il giovane Copernico ebbe le sue radici a Cracovia, dove agli inizi del Quattrocento era stata istituita la prima cattedra di Matematica e Astronomia in Europa, grazie al sostegno economico di un ricco borghese, Jan Stobner. I professori avevano il compito di insegnare aritmetica, geometria euclidea e ottica (prospettiva), oltre a compilare effemeridi e tavole astronomiche. In questo modo, la scuola acquisì una fama che crebbe ulteriormente nella seconda metà del secolo, trasformandola in un polo di attrazione per studenti provenienti da tutta Europa.
Tuttavia, fu anche la fioritura umanistica che caratterizzò Cracovia nell’ultimo quarto del secolo, in contatto con la cultura italiana, a plasmare la mente di Copernico. Questo fermento fu favorito dalla presenza di Filippo Buonaccorsi, amico di Marsilio Ficino, fuggito da Roma perché ricercato dalle autorità papali dopo la chiusura dell’Accademia Romana di Pomponio Leto, sospettata di anticristianesimo e riformismo politico (secondo i processi dell' epoca fu accusato insieme ad altri di aver pianificato di avvelenare il papa anche se le prove sono fragili dato che spesso all' epoca le confessioni venivano forzate). Attorno a Buonaccorsi si formò un circolo intellettuale dove si diffusero nuove idee, in particolare platoniche e neoplatoniche, nonché opere come il De Sole et Lumine inviate da Ficino. In questi ambienti si sviluppò una visione del cosmo in cui il Sole, paragonato all’Idea del Bene platonica, assunse un ruolo centrale, dando vita a una ricca letteratura "solare".
Sebbene non vi siano documenti diretti che attestino quanto questo vivace e variegato ambiente culturale abbia influenzato Copernico, è lecito supporre che ne abbia subito il fascino. Da Toruń, Copernico giunse poi in Italia, all’Università di Bologna, dove ebbe come maestro Domenico Maria Novara,diventando anche il suo assistente
Il de revolutionibus orbium coelestium
Copernico iniziò a elaborare il suo modello eliocentrico già durante il soggiorno italiano (1496-1504), ma la stesura sistematica dell'opera ebbe inizio solo dopo il suo ritorno in Polonia. La prima formalizzazione delle sue idee si trova nel Commentariolus (1514), un breve manoscritto anonimo di circa venti pagine, diffuso circospettamente tra una ristretta cerchia di studiosi. In questo scritto erano già presenti in nuce i principi che avrebbero trovato compiuta espressione nella sua opera maggiore.
Tra il 1515 e il 1530, Copernico si dedicò alla stesura del De revolutionibus orbium coelestium (la rivoluzione delle sfere celesti), affinando per oltre due decenni calcoli e dimostrazioni matematiche, attingendo sia alle osservazioni astronomiche dirette sia allo studio dei testi classici, in particolare Tolomeo e Aristarco di Samo. Tuttavia, la riluttanza a pubblicare le proprie teorie – dettata soprattutto dal timore delle reazioni della Chiesa – lo spinse a rinviare a lungo la divulgazione delle sue scoperte. Fu solo l'intervento decisivo dell'astronomo Georg Joachim Rheticus, suo allievo, a spingerlo verso la pubblicazione. Rheticus, recatosi a Frombork nel 1539 per studiare al suo fianco, redasse un compendio delle teorie copernicane, la Narratio Prima (1540), che, nonostante le reazioni contrastanti, aprì la strada alla pubblicazione dell'opera completa.
Il De revolutionibus fu infine stampato a Norimberga nel 1543 nella tipografia di Johannes Petreius. L'edizione, però, includeva una prefazione non autorizzata dall'autore, redatta dal teologo Andreas Osiander, il quale presentò l'eliocentrismo come un'ipotesi puramente matematica, privandolo di implicazioni fisiche e cosmologiche, nella speranza di attenuarne la portata rivoluzionaria. Una leggenda, probabilmente infondata, vuole che Copernico abbia ricevuto la prima copia dell'opera sul letto di morte, il 24 maggio 1543, poco prima di spirare.
Nella lettera dedicatoria al Papa premessa all'opera, Copernico cercò di giustificare il suo lavoro, sottolineando come gli astronomi precedenti si fossero divisi tra due metodologie contrapposte: da un lato i sostenitori degli omocentrici, legati alla tradizione aristotelica pre-tolemaica, che concepivano i moti celesti come perfettamente uniformi; dall'altro i seguaci degli epicicli e degli eccentrici, introdotti da Tolomeo per spiegare le irregolarità osservabili nei movimenti planetari. Copernico criticò entrambi gli approcci: se i primi, pur avendo dimostrato l'ineguaglianza di alcuni fenomeni celesti, non erano riusciti a fornire un sistema certo, i secondi, pur ordinando con precisione i moti apparenti, avevano violato il principio dell'uniformità del movimento, introducendo artifici come l'equante.
La sua condanna fu netta: gli astronomi del passato gli apparivano come artisti che, "prendendo da luoghi diversi mani, piedi, testa e altre membra", avevano assemblato un mostro privo di armonia, anziché un corpo unico e simmetrico. Per Copernico, invece, una teoria astronomica degna di questo nome doveva garantire che tutte le parti rispecchiassero la simmetria stessa del cosmo, coerenza che i suoi predecessori avevano trascurato, basandosi su principi incerti e lasciando irrisolti numerosi dubbi. Nella stessa lettera, Copernico rivolse una critica anche alla filosofia tradizionale, accusandola di essersi concentrata sull'analisi dei dettagli più minuti del mondo, trascurando però di indagare il meccanismo profondo che ne regola l'ordine e la regolarità.
Contenuto e struttura
L’opera è divisa in sei libri:
- Teoria eliocentrica (Sole al centro, Terra in moto). Questa sezione del De revolutionibus è dedicata principalmente a una serrata critica del sistema tolemaico, di cui vengono evidenziati i limiti sia concettuali che matematici, in particolare la complessità arbitraria degli epicicli e dei deferenti giudicata artificiosa e priva di una giusitificazione fisica e l' introduzione dell' equante che viola il principio di moto circolare uniforme (per Copernico un' errore filosofico e matematico). Pur non aderendo all’idea moderna di un universo infinito, Copernico delinea un cosmo finito, simmetrico e sferico, basato su argomentazioni sia geometriche che fisiche: riprendendo Platone (Timeo), sostiene che la sfera è la forma perfetta, poiché tutti i suoi punti sono equidistanti dal centro e solo questa forma garantisce un moto circolare uniforme e perpetuo, privo di inizio e fine (a differenza del moto rettilineo). Le osservazioni astronomiche mostrano poi le stelle fisse distribuite su una ruota celeste che ruota in modo regolare.Inoltre con un' universo sferico il cosmo sarebbe più efficiente perchè permette di contenere i moti planetari senza attriti e collisoni garantendo armonia e ordine matematico.Oltre al cosmo anche la Terra sarebbe sferica perchè sarebbe dimostrato secondo Copernico da osservazioni concrete e ragionamenti fisici. Come prima cosa ci sarebbero le osservazioni nautiche, le navi che si allontanano e scompaiono progressivamente all’orizzonte (prima lo scafo, poi le vele), sono una prova inequivocabile della curvatura terrestre, inoltre l’altezza delle stelle varia con la latitudine (es. la Stella Polare è più alta ai poli). Ci sono poi le eclissi lunari che mostrano che l’ombra della Terra sulla Luna è sempre circolare, indipendentemente dalla sua posizione. La forza di gravità che attrae i corpi verso il centro della Terra implica poi una forma simmettrica e regolare perchè se la Terra fosse piatta o irregolare, la gravità agirebbe in modo disomogeneo. Vengono poi sostenute ragioni filosofiche perchè anche se la Terra non è più secondo Copernico il centro dell' universo, partecipa al moto cosmico e deve quindi avere una forma nobile e perfetta come gli altri corpi celesti. Nei capitoli dal 7 all' 11 viene enunciato l' eliocentrismo del Sole immobile al centro dell' universo mentre la Terra ruota su sè stessa in 24 ore (spiegando il moto gionaliero della sfera celeste) e orbita intorno al Sole in 1 anno (spiegando le stagioni e il moto apparente del Sole sull' eclittica). Copernico cerca di argomentare questo modello con il fatto che offre una maggiore semplicità e armonia del sistema da un punto di vista fisico e nei calcoli mateamtici vengono ridotti gli epicicli ed eliminato l' equante. Nei capitoli dal 10 al 12 si parla dell' ordine dei pianeti e viene stabilita la loro corretta distanza dal Sole: Sole → Mercurio → Venere → Terra (con la Luna) → Marte → Giove → Saturno → Stelle fisse. Nel capitolo 10, Copernico usa l’analogia del Sole come "lanterna del mondo", anticipando la sua centralità non solo geometrica, ma quasi metafisica (influenzando poi Keplero e Bruno).
- Principi di astronomia sferica. Nle libro 2 vengono definiti i cerchi fondamentali della sfera celeste (equatore, eclittica, meridiano, orizzonte) adattati al modello eliocentrico e spiegati come la rotazione terrestre influisce sulla percezione di questi cerchi. Nei capitoli dal 5 all' 8 vengono introdotte le coordinate astronomiche,utili per descrivere sistemi che misurano la posizione degli astri. Sii dividono in coordinate eclittiche (longitudine/latitudine celeste) e coordinate equatoriali (declinazione/ascensione retta) e fornite tabelle per la conversione tra questi sistemi. Nei capitoli successivi viene spiegato poi il moto apparente delle stelle fisse dove viene analizzato la processione degli equinozi (un fenomeno astronomico scoperto da Ipparco ma reinterpretato da Copernico come movimento dell'asse terrestre) e calcola l'inclinazione dell'eclittica (23.5°). Nei capitoli finali viene ripreso e corretto il catalogo stellare di Tolomeo (1022 stelle) e fornite nuove misurazioni delle posizioni stellari. Tutta l' astronomia sferica tradizione viene riadattata a un' universo eliocentrico con una Terra in movimento. Questo libro è anche un ponte teorico che fornisce gli strumenti matematici necessari per i calcoli planetari dei libri successivi.
- Movimenti apparenti del Sole. In questo libro Copernico spiega il moto apparente del Sole con la rivoluzione terrestre attorno al Sole e l' inclinazione costante con l' asse terrestre (23,5 ) che sarebbe responsabile delle stagioni e viene confutato Tolomeo perchè viene eliminato l' equante solare sostituendolo con un modello a eccentricità variabile. Nei capitoli dal 10 a l 16 si parla della processione degli equinozi e della variazione dell' obliquità,pur riprendendo Ipparco, la precessione viene attribuita (si sposterebbe di 1 grado ogni 72 anni) a un moto conico dell' asse terrestre ( anzichè a una "sfera delle stelle" mobile). Rispetto a concezioni passate modifica quindi l' obliquità dell' ellittica cercando di portare dimostrazioni che essa varia nel tempo.
- Teoria della Luna. Qui Copernico analizza le anomalie sul moto della Luna e sulla sua irregolarità,in particolare sulle sue variazioni di velocità(più rapide al perigeo, più lente all' apogeo) e sull' inclinazione della sua orbita. Copernico cerca di risolvere i problemi della vecchia astronomia anche qui elimando l' equante e sostituendolo con un doppio epiciclo che rispetta il moto circolare uniforme,un' epiciclo maggiore per spiegare la distanza tra la Terra e la Luna e un' epiciiclo minore per correggere le irregolarità angolari,integrando il moto lunare nel sistema eliocentrico. La parte finale si concentra su tavole astronomiche che servono per calcolare le fasi lunari, le eclissi(con una precisione maggiore rispetto a Tolomeo) e la posizione della Luna in latitudine e longitudine. Viene calcolata inoltre la distanza tra Terra e Luna in 60 raggi terrestri con un' errore di solo 5% rispetto ai calcoli odierni. Copernico considerava il moto combinato Terra-luna un' ulteriore prova indiretta a favore dell' eliocentrismo perchè la luna non "cede" al sole nonostante la gravità. E da questo capitolo che si può vedere inoltre l' influenza del De revolutionibus sull' astronomia successiva perchè le tavoli lunari furono utilizzate da Tycho Brahe (che rifiutava l’eliocentrismo) per le sue osservazioni, dimostrando l’efficacia pratica del modello copernicano anche prima della sua accettazione teorica.
- -6. Movimenti dei pianeti (con tabelle e calcoli). Nel quinto libro del De revolutionibus, Copernico sviluppa una teoria completa per spiegare il moto dei pianeti superiori (Marte, Giove e Saturno), introducendo concetti che segnano una netta rottura con la tradizione tolemaica. Copernico sostiene che i moti retrogradi apparenti dei pianeti esterni - quando sembrano muoversi all'indietro rispetto alle stelle fisse - sarebbero un'illusione ottica causata dal movimento della Terra. Questo fenomeno si verifica precisamente quando la Terra, nella sua orbita più interna e veloce, sorpassa questi pianeti e la differente velocità orbitale crea l'effetto di moto retrogrado dalla prospettiva terrestre. Per spiegare le irregolarità osservate, Copernico introduce due concetti fondamentali: Grande orbita" ( la rivoluzione completa del pianeta attorno al Sole) e "Piccola orbita" ( un epiciclo che corregge le variazioni di velocità e posizione). Anche qui la grande innovazione consiste nell'eliminazione dell'equante tolemaico, sostituito con un eccentrico mobile che preserva il principio del moto circolare uniforme e un sistema matematicamente più coerente e fisicamente più plausibile. Vengono poi forniti poi modelli specifici per i diversi pianeti, Marte viene infatti considerato il pianeta come più irregolarità apparenti e viene risolto attraverso un doppio epiciclo per spiegare le variazioni di velocità, Giove e Saturno invece che hanno orbite più regolari viene corretta solo l' inclinazione orbitale. Anche qui vengono fornite tavole astronomiche con dati precisi su posizioni e periodi orbitali, migliorando quelle tolemaiche. Vengono introdotti inoltre nuovi strumenti matematici come il calcolo della parallasse terrestre che influenzerebbe l'osservazione dei pianeti.
Reazioni e impatto storico
La pubblicazione della teoria eliocentrica di Copernico rappresentò un duro colpo per i sostenitori del geocentrismo, anche se il suo impatto non fu immediato. L’affermazione del nuovo sistema cosmologico fu un processo graduale, destinato a trasformarsi in una vera e propria rivoluzione scientifica e culturale nell’arco di circa un secolo. In un primo momento, l’eliocentrismo fu considerato assurdo non solo dalla filosofia e dalla teologia cristiana, ma anche dal senso comune. L’esperienza quotidiana sembrava confermare che la Terra fosse immobile, mentre il Sole e le stelle si muovevano attorno a essa.
La Chiesa cattolica mantenne inizialmente un atteggiamento tollerante: per decenni, il De revolutionibus circolò senza censure ufficiali, nonostante alcune critiche da parte di teologi che lo ritenevano in contrasto con passi biblici come Giosuè 10:13 (dove si legge "Fermati, o Sole!").
Fu invece il mondo protestante a prendere posizione per primo: già negli anni 1540, Martin Lutero e Filippo Melantone condannarono l’eliocentrismo, giudicandolo incompatibile con la Sacra Scrittura.
Solo tra gli astronomi specialisti si sviluppò un dibattito più approfondito, seppur con pareri discordanti. Tycho Brahe, pur rifiutando l’eliocentrismo, utilizzò i dati di Copernico per migliorare le osservazioni astronomiche, elaborando un modello ibrido in cui i pianeti ruotavano attorno al Sole, mentre il Sole orbitava attorno alla Terra. Fino alla fine del Cinquecento, tuttavia, prevalse un generalizzato scetticismo: l’eliocentrismo era visto come una teoria troppo radicale, priva di prove dirette e in contrasto con la fisica aristotelica, ancora dominante nelle università.
Il cambiamento iniziò a delinearsi con Giovanni Keplero, che divenne assistente di Tycho Brahe e, analizzando i suoi accurati dati osservativi, riformulò il modello copernicano introducendo le tre leggi sul moto planetario:
- Le orbite dei pianeti non erano circolari, ma ellittiche;
- I pianeti si muovevano a velocità variabile, descrivendo aree uguali in tempi uguali;
- Esisteva una relazione matematica precisa tra il periodo orbitale e la distanza dal Sole.
Queste 3 leggi rafforzarono il modello eliocentrico e ispirarono Galileo e Newton (che sono generalmente considerati i padri della rivoluzione scientifica) ad analisi più approfondite. Fu proprio Keplero a incoraggiare Galileo Galilei a sostenere pubblicamente il modello copernicano, in una celebre corrispondenza del 1597. Tuttavia, Galileo inizialmente evitò di schierarsi apertamente, attendendo prove più concrete.
Galileo e lo scontro con la chiesa
L'introduzione del telescopio, perfezionato da Galileo nel 1609, segnò una svolta epocale nell'osservazione del cosmo. Le scoperte galileiane - le lune di Giove, le fasi di Venere, le macchie solari e il terreno accidentato della Luna - minarono alla base il modello aristotelico-tolemaico di un universo perfetto e immutabile, che furono interpretate come prove decisive a sostegno dell'eliocentrismo. Pubblicate nel 1610 nel Sidereus Nuncius, queste osservazioni suscitarono entusiasmo negli ambienti scientifici ma anche vivaci opposizioni.
Galileo, divenuto fervente sostenitore di Copernico, tentò una difficile mediazione tra scienza e fede. La Chiesa, tuttavia, dopo il Concilio di Trento (1545-1563) e in piena Controriforma, assunse una posizione sempre più rigida. Nel 1616 il De revolutionibus fu inserito nellIndex Librorum Prohibitorum "in attesa di correzioni", e allo scienziato pisano fu intimato di non insegnare l'eliocentrismo come verità assoluta.
La crisi raggiunse il culmine con la pubblicazione nel 1632 del Dialogo sopra i due massimi sistemi del mondo. Pur presentandosi come imparziale confronto tra modelli, l'opera cercava di smontare il geocentrismo con ironia e argomentazioni stringenti. Processato dal Sant'Uffizio per aver violato il precetto del 1616, Galileo fu costretto nel 1633 all'abiura e alla reclusione domiciliare. Questo episodio, divenuto simbolo del conflitto tra libertà di ricerca e autorità religiosa, non riuscì tuttavia a fermare la rivoluzione copernicana.
Newton e il trionfo definitivo dell’eliocentrismo
La svolta finale avvenne con Isaac Newton, che nei Philosophiæ Naturalis Principia Mathematica (1687) ispirato dalla tradizione pitagorica trasformò la matematica nel linguaggio della natura. Prima di Newton persistevano alcune obiezioni considerate insormontabili nell' adozione dell' eliocentrismo come modello fisico reale. Esse erano legate al fatto che se la Terra si muovesse tutto volerebbe via oppure che si sarebbe dovuto sentire il vento del movimento. Newton ideò il principio di inerzia (divenuto poi prima legge del moto) e lo intepretò come una sconfitta a queste resistenze perchè secondo lui spiegherebbe il fatto che la Terra rimane in moto fino a quando una forza non lo ferma. Newton fu influenzato dall' esempio che fece Galileo sulla nave nel Dialogo sopra i due massimi sistemi spiegando che il motivo per cui non si percepisce il movimento è perché viaggia insieme alla Terra, come su una nave che si muove senza scossoni. Inoltre la sua scoperta della legge di gravitazione universale fu secondo lui la prova definitiva dell' eliocentismo perchè dimostrò che il Sole ha un ruolo attivo nel curvare lo spazio rendendo così le orbite dei pianeti ellittiche come sosteneva Keplero.
Sebbene il De revolutionibus di Copernico – e con esso l'eliocentrismo – fosse stato censurato fino al 1800 e circolasse solo:
- Nei Paesi protestanti (Germania, Olanda) fuori dal controllo papale
- In copie clandestine nel resto d'Europa
Il nuovo paradigma scientifico newtoniano lo aveva trasformato come qualcosa di inevitabile. Newton cercò di unificare fisica celeste e terrestre dimostrando che le leggi che governano una piuma sulla Terra sono governate allo stesso modo su Marte. In questo modo l' eliocentrismo divenne parte integrante della scienza moderna, accettanto da gran parte degli scienziati, tuttavia ci furono ancora 2 secoli di verifiche per farlo accettare definitivamente e spezzare le resistenze della chiesa.
Il Settecento rappresentò un periodo cruciale in questo processo: se da un lato il dibattito tra geocentrismo ed eliocentrismo sembrava apparentemente in stallo, dall'altro si accumulavano nuove osservazioni astronomiche che furono intepretate come prove sempre più convincenti a sostegno del modello copernicano.
Tra le scoperte più significative:
- James Bradley nel 1729 individuò l'aberrazione della luce stellare, fenomeno da lui interpretato come diretta conseguenza del moto terrestre attorno al Sole;
- Johann Tobias Mayer nel 1758 perfezionò la misurazione del moto lunare, ottenendo risultati in perfetto accordo con le previsioni newtoniane;
- William Herschel nel 1781 scoprì Urano, ampliando i confini del sistema solare anche in tal caso intepretato come ulteriore sostegno al modello eliocentrico.
Queste evidenze scientifiche ebbero ripercussioni anche in ambito religioso: la Chiesa cattolica, seppur senza annunci ufficiali, iniziò a rimuovere tacitamente il De revolutionibus dall' Index Librorum Prohibitorum già nel 1758, segnando un primo, significativo passo verso l' accettazione anche di quest' ultima della nuova teoria scientifica dominante.
Nell’800, due scoperte chiusero ogni dibattito:
- 1838 – Friedrich Bessel misura per la prima volta la parallasse stellare della stella 61 Cygni, considerandola una dimostrazione che la Terra si muove nello spazio.
- 1846 – Urbain Le Verrier e John Couch Adams scoprono Nettuno solo tramite calcoli matematici, basati sulle leggi di Newton, questa evidenza sancì definitivamente la validità della fisica newtoniana e, di conseguenza, anche l'eliocentrismo - essendo parte integrante di tale modello - venne ormai universalmente riconosciuto come un fatto scientificamente accertato. Sebbene qualche voce isolata continuasse a sollevare dubbi, queste posizioni erano ormai così marginali all'interno della comunità scientifica da poter essere considerate irrilevanti. Il fatto che persino la Chiesa, rimuovendo ufficialmente nel 1835 il divieto sulle opere copernicane, avesse cessato di contestare questa teoria scientifica, rappresentò il sigillo finale sulla vittoria del metodo scientifico moderno sulle resistenze di carattere religioso.
Nel 1900 l' eliocentrismo venne ancora di più considerato definitivo e un fatto scientifico consolidato perchè il Sole venne visto solo come una stella tra miliardi di stelle, e la Via Lattea una galassia tra infinite galassie. La nuova fisica di Einstein poi non negò Copernico,ma lo inserì in un quadro più ampio.
Filosofia dell'universo: Idee contemporanee, revisionismo sull'eliocentrismo e possibile ritorno al geocentrismo
Il trionfo storico dell' eliocentismo e la sua accettazione definitiva da parte della comunità scientifica non ha sopito però il dibattito filosofico e culturale sulla struttura del cosmo. Nel 900 la nuova teoria della relatività di Einstein ha fatto emergere l' idea di un' universo dinamico (per Newton era statico) portando al sorgere di nuove idee cosmologiche. Nel 1927 il sacerdote Goerge Lemetre ipotizzò che l' universo fosse generato da un' atomo primitivo[7] che divenne successivamente la teoria del Big Bang. A ciò si aggiunse nel 1929 l' ipotesi di Hubble di galassie che si allontanano e di un' universo in espansione. Questo ha portato nella seconda parte del secolo a una crisi e nuove sfide per interpretare alcuni problemi sorti da questi nuovi modelli, come quello della materia mancante.
Da un lato, si è assistito a uno sforzo teorico volto a risolvere le incongruenze emerse, con la maggior parte dei ricercatori impegnati a sviluppare modelli sempre più raffinati. In questo contesto, Vera Rubin formulò nel 1978 l' ipotesi della materia oscura[8], oggi ritenuta componente fondamentale - sebbene ancora misteriosa - che costituirebbe circa il 95% della massa-energia dell'universo e facendo evolvere le teorie cosmologiche in un percorso articolato:
- Nel 1981, Alan Guth propose il modello dell'inflazione cosmica[9], ipotizzando una fase di espansione esponenziale nei primissimi istanti dopo il Big Bang
- All'alba del nuovo secolo, dalla sintesi tra meccanica quantistica e cosmologia inflazionaria è emersa la teoria del multiverso, che contempla l'esistenza di universi paralleli[10]
- Parallelamente, la teoria delle stringhe si è affermata come il più ambizioso tentativo di unificare la relatività generale con la fisica quantistica[11]
D'altro lato, alcuni studiosi che hanno elaborato teorie alternative - considerate però marginali dalla comunità scientifica mainstream - hanno interpretato questo fermento teorico in chiave critica. Secondo questa prospettiva minoritaria, la cosmologia contemporanea avrebbe progressivamente abbandonato il rigore empirico[12] per rifugiarsi in speculazioni sempre più astratte[13], fino a sfiorare, in alcuni casi, un approccio quasi mistico alla comprensione dell'universo.
Queste critiche pongono l'accento su una presunta deriva della fisica teorica moderna, accusata di:
- Perdere il contatto con la verifica sperimentale
- Proporre modelli sempre più distanti dall'osservazione diretta
- Assumere caratteri quasi metafisici nelle sue formulazioni più estreme
Proprio in reazione a questa percezione di "deriva metafisica" , hanno preso piede modelli alternativi che si propongono come più concreti e legati all'osservazione diretta. Tra questi spicca la teoria dell'Universo elettrico, che rappresenta forse l'esempio più emblematico di questo contrasto tra approcci scientifici.
La teoria dell'Universo elettrico, sostenuta principalmente da ricercatori indipendenti e gruppi marginali:
- Si presenta come alternativa "più concreta" alla cosmologia mainstream
- Critica aspramente i concetti di materia oscura ed energia oscura
- Propone un modello basato su forze elettromagnetiche osservabili
- Si richiama a un ideale di scienza più "vicina ai fenomeni misurabili"
Questo movimento, sebbene ai margini dalla comunità scientifica, trova sostenitori proprio tra chi:
- Considera eccessivamente astratte le teorie del multiverso
- Trova insoddisfacenti le spiegazioni standard sulla materia oscura
- Cerca modelli che privilegino forze direttamente osservabili
Il fenomeno revisionista non si è circoscritto però esclusivamente all'ambito cosmologico e alle nuove teorie scientifiche. In particolare, alcuni studiosi legati alla tradizione cattolica hanno riproposto critiche all'eliocentrismo, riaccendendo un dibattito che la comunità scientifica considerava ampiamente superato. Il pionere di questa nuova corrente fu Fernand Crombette (1880-1970), sacerdote cattolico francese e studioso autodidatta, perchè sebbene resistenze al copernicaneismo erano sempre esistite in ambienti religiosi,Crombette fu il primo a produrre opere strutturate ( Galilée avait-il tort ou raison?, 1952) in cui cercava di confutare Galileo e ipotizzare una teoria alternativa anche prendendo spunto da reintarpretazioni di testi antichi. Crombette sviluppò infatti un peculiare metodo di analisi basato su:
- Decifrazione "divina" dei geroglifici egizi: sosteneva di aver trovato in essi "prove" del geocentrismo.
- Esegesi letterale della Bibbia: insisteva che Giosuè 10:13 ("Fermati, o Sole!") fosse una verità astronomica.
- Critica selettiva della scienza: accettava la matematica ma rifiutava le conclusioni eliocentriche di Keplero e Newton.
Nonostante le convinzioni di Crombette fossero profondamente radicate in una visione religiosa del cosmo, la sua formazione matematica gli permise di sviluppare un modello geocentrico strutturato. Il modello crombettiano dell'universo presentava una struttura geometrica sferocentrica in cui la terra si trovava immobile al centro di sfere cristalline modificate. Crombette tentò inoltre di conciliare la visione geocentrica con una spiegazione fisico-cosmologica, elaborando un modello in cui l'universo avrebbe avuto origine da un processo di frammentazione rotazionale di una massa primordiale. Secondo questa teoria tutta la materia cosmica era concentrata in una fase iniziale in una sfera compatta e statica. Un aumento progressivo della velocità rotazionale avrebbe portato al superamento di una soglia critica e alla frammentazione della sua struttura originaria.
Il raggiungimento di una soglia critica sarebbe stato determinato dal superamento delle forze coesive iniziali. La sfera primitiva, originariamente concentrata e mantenuta in equilibrio da forze centripete, avrebbe subito l'azione di una forza centrifuga progressivamente sempre più intensa, fino a superare quella centripeta. Gli strati periferici della sfera si sarebbero così distaccati, formando un anello rotante che Crombette identificava con la Via Lattea, mentre la Terra sarebbe rimasta immobile al centro come nucleo residuo del sistema primordiale.
Particolarmente significativa è la sua interpretazione delle galassie: mentre l'astronomia moderna riconosce l'esistenza di miliardi di galassie indipendenti, Crombette sosteneva che la Via Lattea fosse l'unica vera galassia, e che le altre strutture osservate fossero semplici illusioni ottiche create da masse in rotazione all'interno di un unico sistema girante.

Sebbene la ricezione delle teorie Crombettiane ha avuto un limitato seguito in ambienti tradizionalisti cattolici[14] e un generale disinteresse da parte della comunità astronomica, esse hanno avuto recente riscoperta in circoli di studio alternativi, e questo perchè rappresentano un interessante caso di studio nell'evoluzione del pensiero scientifico perchè ha utilizzato un' approccio che, seppur divergente dal paradigma scientifico consolidato, ha il merito di:
• Tentare una sintesi tra conoscenza storica e modellizzazione fisica
• Sollevare questioni epistemologiche sul rapporto tra scienza e tradizione[15]
• Offrire spunti per riflessioni sull'evoluzione dei modelli scientifici
Crombette, del resto, non rappresenta un caso isolato. Una critica ancora più radicale all’eliocentrismo, condotta con strumenti maggiormente tecnici, è stata avanzata in tempi più recenti da autori come Giancarlo Infante. Partendo da studi filosofici ed esoterici sulle origini della scienza moderna, quest’ultimo ha tentato di decostruire il modello copernicano nel suo testo chiave "La crociata eliocentrica del senso comune", avanzando una serie di argomentazioni presentate come decisive a sostegno del geocentrismo. In quest'opera, Infante storicizza la cosiddetta "rivoluzione copernicana", interpretandola non come autentico progresso scientifico bensì come espressione di un'ideologia esoterica di matrice pitagorica. Secondo la sua analisi, questa corrente di pensiero si sarebbe insinuata nella scienza moderna, e anche nella filosofia occidentale, influenzando in modo determinante autori come Cartesio e Kant. Sebbene le critiche di Infante alla scienza moderna non siano sulla sua metodologia e sui risultati che essa ha raggiunto, egli sostiene che, almeno per quanto riguarda l’eliocentrismo, essa avrebbe intrapreso una direzione erronea. Secondo la sua analisi, la ricerca di prove a sostegno della teoria pitagorica del moto terrestre sarebbe stata condotta solo a posteriori, tralasciando le contraddizioni già emerse nel Cinquecento. Un esempio lampante di queste incongruenze è rappresentato dal fatto che, in quel periodo, le tavole astronomiche geocentriche fornivano previsioni più accurate rispetto a quelle basate sul modello copernicano.
Il primo a descrivere i Pitagorici come una "setta" fu Aristotele, che nella Metafisica (Libro I) criticò la loro cosmologia, in particolare l'idea di una "sfera del fuoco" (che sarebbe all' interno del Sole) al centro del cosmo, da loro chiamata "Prigione di Zeus" (in riferimento a Giove). Aristotele muoveva inoltre una critica fondamentale ai Pitagorici, accusandoli di non adeguare le proprie teorie all'osservazione dei fenomeni naturali, bensì di forzare la realtà per adattarla alle loro concezioni preesistenti, organizzandola artificiosamente in un sistema ordinato.Questa stessa obiezione metodologica sarebbe riemersa secoli dopo nelle critiche di Tycho Brahe alla rivoluzione copernicana: l'astronomo danese, pur riconoscendo i meriti matematici dell'eliocentrismo, rimproverava a Copernico di privilegiare l'eleganza teorica rispetto alla fedeltà ai dati osservativi. Nella ricostruzione di Infante, l'ideologia pitagorica avrebbe esercitato un'influenza determinante su tutti i principali protagonisti della rivoluzione eliocentrica:
A) Niccolò Copernico
- Nel De revolutionibus (1543) cita esplicitamente Filolao, filosofo pitagorico che ipotizzò un "fuoco centrale" nell'universo.
- La sua matematica celeste riprende l'idea pitagorica di armonia delle sfere.
Nel De Revolutionibus, Copernico cita espressamente una lettera di Liside a Ipparco per affermare la sua convinzione che "la società di Pitagora non si sia mai dissolta". Questo riferimento non è casuale: riflette sia gli ambienti culturali da lui frequentati, sia l'influenza del suo maestro Domenico Maria Novara, legato alle corti medicee dove - in quel periodo - si stava sviluppando un rinnovato interesse per il pitagorismo e per dottrine alternative all'aristotelismo dominante. Oltre a ciò per quanto riguarda il metodo stesso pitagorico,fondato sul segreto iniziatico Copernico scrive "Non è bene divulgare a tutti quanto,con tanta fatica,abbiamo conquistato e chi facesse il contrario dovrebbe essere da noi giustamente considerato come empio e ingiusto"
B) Johannes Kepler
- Ne Il Mistero Cosmografico (1596) costruisce il sistema solare basato sui solidi platonici, figura chiave del pitagorismo rinascimentale.
- Le sue leggi armoniche del moto planetario sono esplicitamente ispirate a Pitagora.
Keplero che contribuì in modo determinante al successo scientifico dell' eliocentrismo è oggetto di severe critiche da parte di Infante, il quale sostiene che le sue leggi del moto planetario riflettano un’idealizzazione matematica della realtà, piuttosto che una descrizione fedele dei fenomeni fisici. Inoltre, lo stesso Infante avanza l’ipotesi che Keplero possa aver avuto un ruolo nell’avvelenamento del suo maestro, Tycho Brahe, al fine di accelerare la propria carriera scientifica(con la sua morte ereditò la carica di Mathematicus Imperialis alla corte di Rodolfo II). Poi mentre Tycho Brahe considerava l'astronomia una scienza ipotetica, in cui le verifiche sperimentali dovevano seguire le osservazioni, Keplero - in linea con l'approccio pitagorico - procedeva a priori, costruendo modelli matematici che solo in un secondo momento venivano confrontati con i dati empirici, rischiando così di adattare la realtà alle proprie concezioni teoriche preesistenti.
C) Galileo
Attraverso una matematicizzazione della natura
D) Newton
Infante nel suo libro cita la dott.ssa Mara Nicosia che dice "La svolta fondamentale della fisica moderna,compiuta da Newton nei Principia mathematica, corrisponde a un' esplicito tentativo di riscoprire l' aspetto esoterico della cosmologia pitagorica,nascosto sotto i discorsi "volgari" delle sfere"[16]
Le tesi di Giancarlo Infante, sebbene ancora marginali nel dibattito scientifico contemporaneo, rappresentano un caso significativo nella storia delle idee. La sua radicale decostruzione della rivoluzione copernicana – interpretata non come progresso scientifico ma come revival di un esoterismo pitagorico – solleva questioni ancora aperte:
- Il ruolo delle metafore nella scienza: quanto il linguaggio matematico è descrittivo e quanto è proiettivo?
- La persistenza dei miti: come certe narrazioni (es. il Sole "nobile" al centro) sopravvivono a cambiamenti di paradigma.
- Il confine tra eresia e innovazione: la stessa accusa di "irrazionalità" mossa da Infante a Keplero fu rivolta a Galileo dalla Chiesa
Pur nella loro parzialità, queste critiche ricordano che ogni rivoluzione scientifica è anche:
- Uno scontro di narrazioni
- Un processo di selezione culturale (non solo di verità assolute)
- Un dialogo con il passato (qui il pitagorismo come archetipo).
Le questioni metodologiche sollevate dall'analisi di Infante potrebbero trovare una chiave interpretativa particolarmente significativa riesaminando due figure emblematiche del Rinascimento maturo: Gerolamo Cardano (1501-1576) e Bernardino Telesio (1509-1588). La loro rilevanza storiografica deriva dall'essersi collocati in un'epoca di cruciale transizione epistemologica - tra la fisica qualitativa aristotelica e la nascente scienza quantitativa, sviluppando un progetto intellettuale volto a superare i paradigmi tradizionali evitando quelle derive esoteriche che lo stesso Infante aveva individuato nella rivoluzione copernicana.
Il geocentrismo di Cardano
Sebbene Cardano conoscesse le teorie copernicane, le respinse per ragioni sia filosofiche che fisiche:
Obiezioni filosofiche:
- Contrarietà alla fisica aristotelica: il moto terrestre avrebbe violato i principi della dinamica allora accettata, e la Terra, in quanto elemento pesante (grave), tendeva naturalmente verso il basso( per definizione, il "basso" cosmologico coincideva con il centro dell'universo). Un moto permanente della Terra avrebbe richiesto una forza motrice continua (inesistente nel sistema aristotelico) e una deviazione dalla sua sede con conseguenze impossibili, gli oggetti terrestri in caduta avrebbero mostrato traiettorie curve (non osservate)
- Incompatibilità con l’astrologia: un sistema eliocentrico avrebbe reso più complessa l’interpretazione degli influssi astrali.
Tuttavia, Cardano apprezzava alcuni aspetti matematici del modello copernicano, riconoscendone l’utilità per i calcoli astronomici, negli Aforismi astrologici pur non citando Copernico adotta calcoli di longitudine simili alle tavole copernicane e nell' Encomium Ptolemaei dice che
l' ipotesi copernicana, sebbene falsa in fisica, offre un'ammirevole eleganza matematica
Obiezioni fisiche
- Assenza di moto percepibile: In una lettera a Johannes Stadius (1558), Cardano afferma che 'quanto Copernico scrive riguardo al moto terrestre può essere dimostrato geometricamente, ma la natura lo contraddice'." Anche in questo caso si sarebbero prodotte conseguenze fisiche inaccettabili: l'atmosfera avrebbe generato venti vorticosi e permanenti - fenomeno mai osservato nell'esperienza sensibile - e comunque si sarebbe dovuto percepire almeno un qualche effetto dinamico.
- Propagazione della luce: Cardano sosteneva che la propagazione luminosa solare non potesse avvenire per trasmissione diretta, poiché - secondo la sua teoria esposta nel De Subtilitate , l'intensità luminosa subisce un progressivo indebolimento in relazione alla distanza Terra-Sole. Questo fenomeno, da lui quantificato in un' opera successiva, il "De proportionibus (1970, cap. "De Lumine") con una legge del tipo:
dove:
I = intensità luminosa
D = distanza dalla sorgente
k = costante del mezzo (si riferisce alla densità dell'etere)
Implica che la luce giunge alla Terra in forma già attenuata ("lumen debile") e che può essere efficacemente riflessa solo quando è concentrata in spazi delimitati ("loci congrui") oppure rifratta attraverso mezzi particolari (es. cristalli o specchi concavi)
La connessione luce-geometria in Girolamo Cardano: un'analisi tecnica
1. Principi fondamentali dell'ottica cardaniana
Cardano sviluppò una teoria geometrica della luce che integrava:
- Ottica euclidea (propagazione rettilinea)
- Filosofia naturale qualitativa
- elementi matematici collegati agli astri e corpi celesti
Cardano elabora una cosmologia dell'illuminazione basata su principi qualitativi, dove la relazione tra corpi celesti è governata da una gerarchia di brillantezza(questo perchè la luce è sostanza della brillantezza e del calore). Secondo questa visione, quando un ente meno luminoso viene occultato da uno più brillante, la sua ombra risulta attenuata anziché evidenziata. In questo sistema, la Luna occupa una posizione peculiare: a differenza delle stelle che proiettano ombra di giorno, il nostro satellite esercita la sua influenza ombrosa durante la notte. La sua luce, inoltre, possiede l'intensità sufficiente per eclissare persino l'ombra delle stelle. Tuttavia, lo stesso fenomeno di occultamento può applicarsi alla Luna stessa. Cardano interpreta l'illuminazione variabile di Venere attraverso un'analogia architettonica: il pianeta funge da "finestra lunare", attraverso cui filtra solo una porzione della sua luce. Le stelle poi hanno luce propria e la loro mescolanza dà origene alla Via Lattea. La sua visibilità a occhio nudo deriverebbe dall'interazione tra:
- La compattezza della sostanza celeste, che funge da mezzo ottico
- La disposizione rarefatta delle stelle, la cui luce si combina nell'osservazione terrestre
Le comete, infine, condividerebbero queste caratteristiche di densità e distribuzione luminosa.
L' illuminazione viene poi classificata in tre tipologie: la prima è l'illuminazione diretta, che presenta gli oggetti nella loro autentica natura, senza alterazioni. La seconda riguarda i fenomeni di rifrazione, dove la luce trasmette un'immagine modificata della realtà, come avviene quando osserviamo oggetti attraverso mezzi trasparenti ma densi. La terza modalità coinvolge la riflessione, che restituisce una rappresentazione speculare del mondo visibile. Esistono inoltre casi complessi in cui riflessione e rifrazione interagiscono simultaneamente, generando effetti ibridi. Tutti questi processi visivi si realizzano attraverso il comportamento dei raggi luminosi, sebbene il loro percorso rimanga invisibile nell'aria. Secondo Cardano ciò accade perchè essi penetrano solo quando sono uno,se sono due vengono riflessi e se sono tre si genera una grande quantità di calore. "Nella Via Lattea invece non sono solo due o tre ma le stelle sono chiuse o compatte e fanno migliaia di riflessioni e come c’è ne sono molte, ci dev’essere un bianco al centro”[17][18]. Il fenomeno presenta analogie con il funzionamento di un telescopio(perchè anche in tal caso i raggi coincidono con un piccolo spazio), ma con una differenza fondamentale: quando la superficie non è bianca, i raggi luminosi tendono a convergere e concentrarsi, potendo così raggiungere un'intensità tale da generare combustione. Al contrario, una superficie bianca produce l'effetto opposto, disperdendo e diffrangendo la radiazione luminosa[19]
Nell' ontologia cardaniana, dove la forma (morphé) rappresenta uno dei principi fisici(intesa come quantità di materia che riempie una dato spazio), l'illuminazione funge da mezzo di metamorfosi sostanziale, dove diventa possibile la manipolazione di forme,dimensioni e colori.
2. La teoria dei coni visivi
Cardano propose che la visione avvenisse attraverso "coni visivi" (o piramidi visive), un'idea che riprende e modifica la tradizione ottica antica e medievale, in particolare quella di Euclide e Alhazen (Ibn al-Haytham).
Punti chiave della teoria:
- Emissione di raggi visivi:
- Cardano aderiva parzialmente all'idea (di derivazione euclidea) che l'occhio emettesse raggi visivi che si propagavano in linea retta verso gli oggetti.
- Tuttavia, a differenza di alcune teorie emissioniste estreme, Cardano non credeva che l'occhio "sparasse" luce attivamente, ma piuttosto che la visione fosse un processo di ricezione e elaborazione di stimoli esterni.
- Formazione di coni ottici:
- Ogni punto di un oggetto emette (o riflette) raggi che formano un cono visivo con il vertice nell'occhio dell'osservatore.
- Questa idea ricorda il concetto di piramide visiva di Leon Battista Alberti, usato nella teoria della prospettiva rinascimentale.
- Ruolo della luce e del mezzo:
- Cardano riconosceva che la luce esterna fosse necessaria per la visione, in linea con la teoria di Alhazen (che aveva respinto l'emissionismo puro).
- Sosteneva che i raggi viaggiassero attraverso un mezzo (l'aria) e che la loro intensità diminuisse con la distanza.
- Percezione della profondità e della distanza:
- La sovrapposizione dei coni visivi permetteva al cervello di interpretare la distanza e la tridimensionalità degli oggetti, anticipando parzialmente le teorie moderne sulla visione binoculare.
Differenze con Alhazen e la prospettiva rinascimentale
- Alhazen aveva già confutato l'emissionismo greco, sostenendo che la visione fosse dovuta alla ricezione di raggi luminosi provenienti dagli oggetti, non dall'occhio.
- Cardano cercò un compromesso, mantenendo l'idea dei coni/piramidi visive ma dando più importanza al ruolo della luce ambientale.
- La sua teoria influenzò gli studi successivi sulla camera oscura e sulla prospettiva, ponendo le basi per l'ottica moderna
La teoria dei coni visivi è un modello geometrico puro in cui l'intersezione dei coni visivi genera la visione in modo simile a una prospettiva pittorica. Questa teoria, infatti, ispirò anche la sua interpretazione dell'illuminazione solare sulla Terra, delle fenomenologie dell'alba e del tramonto – fenomeni che, a suo dire, non erano mai stati indagati razionalmente – e del corrispondente crepuscolo, ossia la luce diffusa che precede l'alba e segue il tramonto. Cardano illustra questo processo attraverso una rappresentazione geometrica dove un cerchio principale racchiude in alto il cerchio AB, simbolo del Sole, e più in basso, quasi al centro, il cerchio minore AD che raffigura la Terra. All'interno di questa struttura si delineano due elementi fondamentali: un cono di luce solare che si estende tra CD - posizionato in prossimità del Sole AB - e la Terra, e un cono d'ombra terrestre che si proietta dal punto E, centro del cerchio principale, verso CD(intersecandosi quindi con l'altro cono). È proprio attraverso il rapporto dinamico tra questi due coni -che avvengono i fenomeni luminosi.

In questo modello, il cono di luce solare rappresenta i raggi del Sole che giungono sulla Terra in modo attenuato, avendo perso gran parte della loro originaria intensità. Quando incontrano la sfera terrestre, questi raggi vengono bloccati e possono manifestare appieno la loro brillantezza solo se vengono riflessi in un'unico posto dove possono essere concentrati: il punto in cui il cono d'ombra terrestre interseca la sfera del pianeta.
Il cono d'ombra che sarebbe quindi la zona dove la luce solare viene bloccata dalla massa del pianeta si forma grazie a due linee tangenti che convergono in un punto F. In questo modello, il punto F, posizionato in direzione opposta al Sole, rappresenta il luogo dove si forma e si concentra l'ombra terrestre,compattata da vapori ( Cardano pensava esisteva una regione dei vapori sotto il punto E) in modo tale che si estenda fino a pun punto G, creando così una zona (FG) in cui i raggi solari potevano penetrare direttamente senza subire riflessione.
All'interno di questa configurazione geometrica, i raggi solari - dopo essere stati rifratti al di sotto del punto E - si diffondono attraverso la riflessione su tutta la superficie planetaria. Cardano ampliava ulteriormente questo quadro teorico introducendo il concetto di "cielo del sole", da lui identificato con la regione ABF esterna al cono. Secondo questa visione, la sostanza celeste non era limitata alla sola porzione visibile dell'atmosfera, ma poteva estendersi anche al di sotto del punto E e quindi della superficie terrestre. Secondo questa visione, il Sole che percepiamo ad occhio nudo non sarebbe l'astro reale, bensì una copia generata dalla riflessione della luce solare dopo essere stata rifratta in un luogo sotterraneo. Inoltre i raggi solari influirebbero anche sulla percezione sensoriale della Terra, perchè la vera forma della Terra sarebbe circolare,ma apparirebbe piatta a causa dei raggi solari.
Il circolo equinoziale
Il circolo equinoziale in astronomia è considerato un cerchio immaginario della sfera celeste, esso proietta l'equatore terrestre nello spazio mantenendo la stessa equidistanza dai poli celesti che l'equatore terrestre ha dai poli geografici.La sua funzione non si limita a orientare le coordinate astronomiche, ma divide il mondo in due parti, creando una linea di confine tra il visibile e l'invisibile. Infatti, le stelle che osserviamo di notte rappresentano solo una frazione di quelle esistenti nell'universo. Nella prospettiva di Cardano - dove l'illuminazione celeste segue una struttura gerarchica in cui gli enti più luminosi oscurano quelli meno brillanti - il circolo equinoziale è come se fosse uno schermo cosmico: ciò che appare entro i suoi confini impedisce l'osservazione delle altre fonti luminose. Per analogia, così come non vediamo l'ombra della Terra (che nella sua concezione si estenderebbe oltre la superficie terrestre), allo stesso modo il circolo equinoziale nasconderebbe alla vista certe illuminazioni celesti.
Nella visione geocentrica di Cardano il circolo equinoziale si manifesterebbe nella superficie terrestre in riferimento quindi alla Terra e questo perchè il Sole giace su di esso e quindi ne esercita un potere(modificando teoricamente quindi anche la superficie terrestre). Cardano spiega ciò in un secondo disegno successivo a quello precedente collegandolo anche al fenomeno crepuscolo mattutino dove ne determina:
- La durata (19° prima dell'alba ≈ 1h15m)
- La causa fisica (rifrazione della luce attraverso la regione dei vapori)

Gli elementi chiave di questo schema geometrico sono:
- Cerchio: Rappresenta la Terra con centro C
- Tangente AD: Linea che sfiora la Terra (orizzonte geometrico)
- Punto E: "Cima dei vapori" (limite superiore dell'atmosfera)
- Raggio FG: Luce solare che entra nell'atmosfera
- Angolo EGA: 19° (durata del crepuscolo)
Cardano sostiene che c'è un primo contatto tra luce ed atmosfera quando il Sole è ancora 19 gradi sotto l'orizzonte (posizione F), i suoi raggi colpiscono i vapori (E), e questa luce rifratta crea il primo chiarore (inizio crepuscolo). L'angolo EGA = 19 gradi è calcolato considerando la grande distanza Tra Sole e Terra con i raggi praticamente paralleli e la similarità dei triangoli CBE e EGA. La tangente AD serve da riferimento per misurare l'altezza dei vapori (E). Cardano fornisce delle prove logiche a supporto di questi ragionamenti:
- Se la luce non toccasse E prima, il crepuscolo inizierebbe in ritardo
- I vapori fungono da "specchio" che piega la luce verso terra
Cardano parla del circolo equinoziale non solo nel De Subtilitate ma anche nel De Rerum Varietate in un capitolo specifico incentrato sull' Asia (la cui etimologia deriverebbe da Asu luogo dove sorge il Sole) vedendoci in questo continente il luogo dove terra e cielo si congiungono confermando quindi la sua idea di una correlazione tra regioni terrestri e fenomeni celesti dove il Sole spesso ha un ruolo attivo nella modifica delle parti. Cardano associava l’Asia (in particolare le sue zone tropicali) al circolo equinoziale per tre ragioni:
- Posizione geografica:
- L’equatore terrestre attraversa l’Asia meridionale (Indonesia, Oceano Indiano).
- Cardano notava che queste regioni avevano climi estremi (caldo umido, monsoni), che attribuiva all’influenza diretta del circolo equinoziale.
- Influenza astrologica:
- Nella sua teoria climatica, le zone sotto l’equatore celeste erano dominate da influssi solari e lunari più intensi.
- Simbolismo culturale:
- Associò l’Asia (specie l’India) alla saggezza antica, suggerendo che la vicinanza all’equatore favorisse una conoscenza più profonda dei cicli celesti.
Per Cardano, il circolo equinoziale agiva come un "canale" energetico tra cielo e terra e questo si manifestava nella ricezione della luce dove i raggi solari arrivando perpendicolari all’equatore durante gli equinozi, riscaldavano maggiormente l’Asia tropicale e questo spiegava la fertilità di quelle regioni (riso, spezie) e i loro disastri naturali (tsunami, cicloni).
Pianeti e stelle
Come Aristotele, anche Cardano non riconosce una differenza sostanziale tra stelle e pianeti, riprendendo l’antica concezione che vedeva questi ultimi semplicemente come stelle erranti che vagano nel cosmo. Tuttavia, rispetto allo Stagirita, Cardano introduce un’ulteriore teoria: le stelle si formerebbero dalla distruzione di raggi luminosi e, a differenza dei pianeti, appaiono scintillanti proprio perché situate a distanze enormemente maggiori.
I pianeti, al contrario, non scintillano poiché i loro raggi, essendo più vicini alla Terra, conservano intatta la loro potenza luminosa[20]. Ciononostante, Cardano ammette un’eccezione: in casi anomali, anche un pianeta può presentare scintillio, come accade con Marte, la cui luce tremula e rossastra sarebbe causata dall'aria violenta che lo agita e l'avvolge.
L'universo e il tempo
Il tempo è da sempre un concetto fondamentale nelle teorie cosmologiche, dalle riflessioni degli antichi filosofi alle teorie fisiche moderne.Per gli stoici, che concepivano l’universo in termini panteistici, il tempo coincideva con il cosmo e i suoi movimenti dove il mondo dove il mondo periodicamente si dissolve e rinasce secondo una visione ciclica. Una concezione simile si ritrova in Gerolamo Cardano, per il quale l’universo "è nel tempo", suggerendo una relazione inscindibile tra i due: il tempo non è un semplice contenitore, ma una dimensione intrinseca della realtà,in particolare dellìuniverso.Con Isaac Newton, il tempo assume una natura radicalmente diversa: non più legato ai fenomeni cosmici, ma assoluto, indipendente dall’universo e dal suo divenire. Nella sua visione, il tempo scorre in modo uniforme e oggettivo, come un flusso immutabile che continuerebbe a esistere persino se l’universo cessasse di esistere.La teoria della relatività di Albert Einstein ha rivoluzionato questa concezione, riportando il tempo a una dimensione dinamica e relazionale. Spazio e tempo non sono più entità separate, ma si fondono in un unico tessuto quadridimensionale: lo spaziotempo, la cui geometria si deforma sotto l’influenza della massa e dell’energia. In questa visione, il tempo non è più assoluto, ma relativo all’osservatore, con effetti misurabili come la dilatazione temporale in prossimità di campi gravitazionali intensi o a velocità prossime a quella della luce.
Note
- ↑ Klibansky, R. (1982). The Continuity of the Platonic Tradition. Warburg Institute.
- ↑ Saliba, G. (2007). Islamic Science and the Making of the European Renaissance. MIT Press.
- ↑ Sayılı, A. (1960). The Observatory in Islam. Türk Tarih Kurumu Basımevi.
- ↑ Naṣīr al-Dīn al-Ṭūsī (XIII secolo). Tadhkira fi ʿilm al-hayʾa ("Memoria sull'astronomia")
- ↑ Ibn al-Shāṭir (XIV secolo). Nihāyat al-sūl fī taṣḥīḥ al-uṣūl ("Il massimo sforzo nella correzione dei principi").
- ↑ Brucker, G.A. (1969). Renaissance Florence. University of California Press.
- ↑ Lemaître, G. (1927). Un univers homogène de masse constante et de rayon croissant. Annales de la Société Scientifique de Bruxelles.
- ↑ Rubin, V. (1983). Dark Matter in Spiral Galaxies. Scientific American, 248(6), 96-108.
- ↑ Guth, A.H. (1981). Inflationary Universe: A Possible Solution to the Horizon and Flatness Problems. Physical Review D, 23(2), 347-356.
- ↑ Tegmark, M. (2003). Parallel Universes. Scientific American, 288(5), 40-51.
- ↑ Greene, B. (1999). The Elegant Universe: Superstrings, Hidden Dimensions, and the Quest for the Ultimate Theory. W.W. Norton.
- ↑ López-Corredoira, M. (2017). Tests and Problems of the Standard Model in Cosmology. Foundations of Physics, 47(6), 711-768.
- ↑ Hossenfelder, S. (2018). Lost in Math: How Beauty Leads Physics Astray. Basic Books.
- ↑ Delplace, C. (2012). Fernand Crombette et la science alternative. Éditions Saint-Rémi.
- ↑ Boudon, R. (2003). Déclin de la morale? Déclin des valeurs? (Capitolo su "scienza e tradizione" con riferimenti a casi come Crombette).
- ↑ M.Nicosia, La tradizione pitagorica e la massoneria,p.73
- ↑ Cardano, The De subtilitate,edited by John M. Forrester p. 222.
- ↑ Cardano ci vede una corrispondenza tra questo fenomeno e il bianco delle candele
- ↑ ciò accadrebbe perchè un tessuto bianco è consumato dal fuoco
- ↑ Come anche Aristotele sosteneva nel De Caelo ,2.8,290 a 18-22(Loeb 187-89): "Questa è la ragione possibile per cui le stelle fisse appaiono scintillare e i pianeti no:i pianeti sono vicini,così la loro visione ci raggiunge con potenza non alterata;ma nel raggiungere le stelle fisse,l'estensione è troppo lontana, e la distanza le fa vacillare".