Bernardino Telesio

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Bernandino Telesio

Bernardino Telesio (Cosenza, 1509-1588) fu il massimo esponente del naturalismo rinascimentale, noto per la sua radicale opposizione all’antropomorfizzazione della natura. Nel suo capolavoro, De rerum natura iuxta propria principia (1565), propose un’indagine fisica basata su principi immanenti – caldo e freddo, espansione e contrazione – rifiutando ogni spiegazione metafisica o aristotelica. A differenza di contemporanei come Gerolamo Cardano, che mescolavano scienza e cause occulte, Telesio sostenne un empirismo rigoroso, anticipando temi poi ripresi da Campanella e Bacone. La sua filosofia, centrata sull’autosufficienza della natura, segnò una svolta decisiva verso il moderno pensiero scientifico.

Biografia

Bernardino Telesio nacque a Cosenza nel 1509 da una famiglia nobile. Suo zio paterno, il celebre umanista Antonio Telesio, si occupò della sua formazione: dopo averlo fatto studiare nella città natale, lo condusse a Milano, dove il giovane Bernardino apprese il greco e il latino. Queste competenze gli permisero di leggere direttamente i testi dei filosofi antichi nelle lingue originali, evitando le traduzioni latine che trovava spesso poco chiare.

Nel 1523 seguì lo zio a Roma, dove questi era stato chiamato a insegnare. Vi rimase fino al 1527, quando la città subì il saccheggio dei Lanzichenecchi di Carlo V, durante il quale Telesio fu catturato. Liberato grazie all'intervento di Bernardino Martirano - amico del comandante delle truppe, Filiberto d'Orange - si trasferì prima a Venezia e poi a Padova.

A Padova, Telesio approfondì gli studi di matematica, astronomia e filosofia morale sotto la guida di Federico Delfino, conseguendo il dottorato nel 1535. Proprio nell'ateneo patavino, ancora diviso tra le opposte fazioni degli averroisti e degli alessandrini riguardo all'interpretazione di Aristotele, egli iniziò a sviluppare la sua originale critica alla fisica aristotelica. Fu in questo vivace contesto intellettuale che maturò il suo rivoluzionario approccio allo studio della natura, destinato a diventare il fulcro di tutta la sua produzione filosofica.

Lo stesso periodo padovano vide Telesio cimentarsi anche nella composizione poetica, come attestano alcuni brevi componimenti riscoperti e pubblicati da Luca Irwin Fragale solo nel 2010.

Negli anni seguenti compie da Cosenza numerosi viaggi,sopratutto a Roma. Dopo un ritiro in un convento benedettino che pare sia stata la Grancia de Seminara sposa Diana Sersale dal quale avrà quattro figli, il primogenito dei quali, Prospero, fu misteriosamente ucciso nel 1576.

Poco dopo accetta la carica di sindaco dei nobili. Nel 1563 si reca a Brescia per incontrare il celebre aristotelico Vincenzo Maggi, professore a Padova e Ferrara,al quale sottopone le nuove teorie che si appresta a pubblicare. Un'anno più tardi Pio IV gli offre di divenire aricivescovo di Cosenza,ma rifiuta e prega il papa di nominare al suo posto il fratello Tommaso. Nel 1565 escono a Roma i due libri del De Natura iuxta propria principia. Appena cinque anni dopo esce a Napoli, sempre in due libri, la seconda edizione sempre del suo capolavoro con il titolo De rerum natura iuxta propria principia . Assieme al De rerum natura vengono pubblicati anche tre opuscoli: il De mari, il de his quae in aere fiunt et de Terraemotibus e il De colorum generatione.

Telesio trascorse gli ultimi anni della sua vita a Cosenza dove, dopo la morte di Aulo Giano Parrasio (1534), si era dedicato allo sviluppo degli studi filosofici-scientifici della locale accademia che da lui prenderà il nome di Accademia "telesiana".

Ormai famoso tra gli studiosi del tempo morì a Cosenza nel 1588, rimpianto dai suoi discepoli che si adoperavano per la diffusione del suo pensiero, contrastato dal Sant'Uffizio che fece inserire per la concezione contraria alla Scrittura che Telesio nutriva dell'anima il Quod animal, il De somno, e il De rerum natura nell'Indice dei libri proibiti fatto pubblicare da Clemente VIII nel 1596.

Pensiero

Secondo Telesio la conoscenza deriva dalla somiglianza con le cose che sono state percepite dal senso,che si distingue quindi da quella che procede unicamente da finzioni:

"Non disprezzo nè trascuro la ragione che nasce dalla (somiglianza) con le cose percepite dal senso e insomma dal senso stesso,ma quella procede solamente da finzioni[...] e voglio dire propriamente questo professandomi amante e cultore di una filosofia totalmente umana".[1]

La sistemazione del suo pensiero filosofico trova la sua principale espressione nell’opera De rerum natura iuxta propria principia (La natura secondo i suoi principi). In tale trattato, l’autore delinea attraverso un metodo assiomatico la struttura ontologica del mondo, analizzando gli elementi costitutivi della realtà, esponendo le proprietà essenziali dei corpi e i meccanismi d’azione dei principi agenti, nonché indagando i processi generativi degli enti.

Per Telesio non c'è bisogno di andare a cercare fuori dalla natura e dal senso i principi ultimi della realtà, a differenza di Platone – la cui dottrina delle idee gli appariva come una costruzione astratta e oscura – o di Aristotele, che ricorreva a sostanze metafisiche come agenti delle cause prime, i principi ultimi della realtà non vanno cercati al di là della natura o in dimensioni iperuraniche. Essi risiedono invece nella natura stessa, la quale, attraverso l’azione dinamica di due principi fondamentali, il caldo e il freddo, è capace di operare in modo autonomo tutte le trasformazioni della realtà.

Questi due principi non sono semplici qualità passive, ma forze attive e antagoniste che, attraverso il loro perpetuo conflitto, generano ogni forma di mutamento. Il caldo, associato al sole, è il principio dell’espansione, del movimento e della vita; il freddo, legato alla terra, è invece responsabile della contrazione, della solidificazione e della stabilità. La loro interazione spiegherebbe tutti i fenomeni fisici

In questa prospettiva, il movimento non è il risultato di un’imposizione esterna – come il motore immobile aristotelico – ma una proprietà intrinseca della materia stessa, che si manifesta nell’azione del calore.

La generazione e la corruzione degli enti seguono un modello di trasformazione continua, in cui nulla si crea dal nulla e nulla si annienta, ma tutto si riconfigura secondo leggi precise. Per esempio, la decomposizione di un corpo organico non è che una riorganizzazione degli stessi principi materiali sotto l’influsso dominante del freddo, mentre la fioritura di una pianta in primavera è il trionfo momentaneo del caldo, che riattiva la mobilità della materia.

Telesio insiste sull’autosufficienza della natura: essa non ha bisogno di spiegazioni esterne, perché contiene in sé i principi del proprio divenire. In ciò risiede la radicale novità della sua filosofia, che anticipa temi ripresi poi dall’Illuminismo e dal materialismo scientifico[2]. La critica alle cause finali, l’abolizione delle sostanze metafisiche e la riduzione di ogni fenomeno all’interazione di forze naturali fanno del De rerum natura iuxta propria principia un’opera rivoluzionaria, che segna una rottura decisiva con la tradizione scolastica e apre la strada a una nuova epistemologia della natura.

La struttura del mondo e le misure della Terra

Dopo aver stabilito, attraverso un ragionamento fondazionale, che l'origine della conoscenza risiede nella percezione sensoriale - e che tramite questa è possibile indagare la struttura della realtà - Telesio deduce gli elementi costitutivi del mondo (Cielo, Terra, Aria e Mare). Con un successivo approfondimento logico, giunge a distinguere il Cielo e la Terra dagli altri due elementi, riconoscendo loro non solo maggiori dimensioni, ma anche una superiore consistenza materiale, forza intrinseca, dignità ontologica e durata temporale. Questa distinzione trova conferma nell'osservazione che la Terra subisce modifiche esclusivamente per l'azione del Sole, e soltanto nella sua superficie, senza che le profondità ne siano interessate. Il Cielo, al contrario, rimane immutato nella sua essenza, mentre sono soltanto le sue manifestazioni - e unicamente per influsso terrestre - a essere soggette a mutamento. Tutt'altro discorso per gli elementi intermedi - quelli compresi tra il Cielo e la Terra, come l'aria, il mare e persino le profondità della Terra - subiscono un continuo processo di mutamento, corruzione, generazione e rigenerazione ad opera del Cielo, in particolare del Sole, la cui azione è intensissima, ma anche della Terra stessa. Si evince dunque che tutte le cose traggono origine dall'azione congiunta del Sole e della Terra, e che proprio da questi due principi derivano le incessanti trasformazioni della loro natura essenziale.

Telesio deduce inoltre le dimensioni della profondità terrestre utilizzando l'unità di misura in uso nel 1500,lo Stadio. Secondo le sue stime, mentre gli abissi marini raggiungerebbero 12 stadi di profondità e la superficie del mare si estenderebbe probabilmente per non più di 1 stadio, la Terra risulterebbe invece profonda ben 28.000 stadi,quindi enormemente più grande del mare. L'origine di questi calcoli telesiani rimane incerta, ma è plausibile che il filosofo abbia attinto a precedenti studi matematici, armonizzandoli con una personale concezione delle proporzioni simmetriche.


Reazioni dei contemporanei

La fama di Telesio conobbe una significativa crescita nel corso degli anni Settanta del Cinquecento. Nel 1572, Francesco Patrizi compose un'acuta analisi critica del De rerum natura (Objectiones), alla quale Telesio replicò con una lettera intitolata Solutiones Tylesij. Contestualmente, Antonio Persio intervenne nel dibattito con un'Apologia pro Telesio adversus Franciscum Patritium.

Questa polemica offrì a Telesio l'opportunità di chiarire alcuni aspetti fondamentali della sua cosmologia e psicologia:

  • la centralità del sensus rispetto alla tradizionale nozione di anima (anima, spiritus);
  • la concezione fisica e ignea del cielo, in cui il Sole assume il ruolo di principio motore e fonte vitale dei corpi celesti;
  • l'ipotesi dell'eternità delle sfere celesti in alternativa alla dottrina platonica della creatio ex nihilo;
  • la superiorità gnoseologica della percezione sensoriale sull'attività intellettuale nel processo conoscitivo degli esseri animati.


La filosofia naturale telesiana proponeva così una forma di pansensismo (sensibilità universale) piuttosto che di panpsichismo (animazione universale). Secondo questa visione, i fenomeni naturali trovano spiegazione esclusivamente in principi immanenti alla natura stessa, rendendo superfluo il ricorso a un'intelligenza divina per interpretare sia i processi interni alla materia sia la molteplicità dei fenomeni osservabili.

Critiche

Sebbene il naturalismo di Telesio rappresenti una svolta radicale rispetto alla tradizione aristotelico-scolastica, il suo sistema – incentrato sull’autosufficienza della natura e sull’azione dei due principi attivi, il caldo e il freddo – non è esente da aporie e limiti concettuali. Le principali critiche possono essere riassunte nei seguenti punti:

1. Riduzionismo eccessivo

La spiegazione di tutti i fenomeni naturali attraverso l’interazione di due soli principi (caldo e freddo) appare come una semplificazione arbitraria, incapace di rendere conto della complessità qualitativa del reale.

  • Esempio: Come spiegare, in quest’ottica, fenomeni come la coscienza o l’intenzionalità degli esseri viventi? Telesio tenta di ricondurre persino le facoltà cognitive al movimento della materia riscaldata, ma tale riduzione materialistica risulta meccanicistica e insufficiente.
  • Critica aristotelica: Aristotele, pur essendo bersaglio polemico di Telesio, aveva colto la necessità di una pluralità di cause per spiegare la realtà. Nell'impianto telesiano risulta assente quella fondamentale dialettica tra potenza e atto che rappresentava invece il fulcro della fisica aristotelica. Mentre per lo Stagirita il divenire trovava la sua ragion d'essere proprio nel passaggio dalla potenzialità all'atto, nel sistema di Telesio questa dinamica viene sostituita da un'interazione meramente meccanica tra i due principi attivi del caldo e del freddo.

2. Assenza di un principio unificatore

Se il caldo e il freddo sono forze antagoniste e perpetualmente in conflitto, cosa garantisce l’ordine e la stabilità del cosmo?

  • Problema: Telesio rifiuta ogni principio trascendente (Dio, il motore immobile), ma non fornisce una spiegazione convincente dell’equilibrio naturale. Perché il mondo non degenera nel caos?
  • Confronto con il platonismo: Per Platone, l’ordine del cosmo derivava dall’intervento del Demiurgo, che improntava la materia secondo le Idee. Telesio, eliminando ogni forma di razionalità superiore, lascia irrisolto il problema dell’armonia universale.

3. Empirismo ingenuo

Telesio fonda la sua conoscenza sulla percezione sensibile (sensus), rifiutando ogni altro tipo di astrazione. Tuttavia:

  • Limite gnoseologico: I sensi colgono solo gli effetti superficiali dei fenomeni (es. il calore), non le cause profonde. Senza un’adeguata teoria della ragione, come si può giungere a principi universali? se infatti il calore genera il movimento a sua volta anche il movimento genera il calore, e quindi la loro influenza è reciproca,non c' è una subordinazione dell'uno rispetto all'altro
  • Contraddizione: Lo stesso Telesio, postulando i due principi come entità non osservabili, va oltre l’esperienza sensibile, cadendo in una forma di ipostatizzazione non dissimile dalle idee platoniche da lui criticate.

Note

  1. B. Telesio, La natura secondo i principi, Roberto Bondì. introduzione p. 18
  2. Badaloni, N. (1965). La filosofia di Telesio e la cultura scientifica del Rinascimento. Feltrinelli.