Caligola

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Gaio Cesare Augusto Germanico (in latino: Gaius Caesar Augustus Germanicus; iscrizioni: C·CAESAR·AVG·GERMANICVS·PON·M·TR·POT[1]; Anzio, 31 agosto 12 – Roma, 24 gennaio 41), il cui nome originario era Gaio Giulio Cesare Germanico e che è passato alla storia principalmente con l'appellativo di Caligola, ricoprì la carica di terzo imperatore dell'Impero Romano[2], facente parte della linea dinastica giulio-claudia. La sua permanenza al potere ebbe una durata inferiore ai quattro anni, dal 37 al 41 d.C.

Gran parte della documentazione storica pervenutaci dai tempi antichi dipinge un ritratto di sovrano assoluto e tirannico, mettendo in risalto i suoi eccessi, i suoi comportamenti bizzarri e la sua moralità corrotta[3]. Tra le accuse a lui mosse vi è quella di aver sperperato le ingenti risorse finanziarie raccolte dall'imperatore precedente[4], sebbene una parte di queste spese fosse destinata a onorare le disposizioni testamentarie di Tiberio e a fornire alla popolazione intrattenimenti, elargizioni di denaro e distribuzioni di generi alimentari[5]. I suoi gesti stravaganti, influenzati dal modello di governo autocratico dei sovrani ellenistici-orientali e dal suo disprezzo verso l'aristocrazia senatoria, non si discostarono eccessivamente dalla politica di repressione che lo stesso Tiberio aveva attuato nella fase conclusiva del suo regno[6]. D'altro canto, alcuni elementi della sua gestione iniziale del potere mostrano anche aspetti costruttivi, come l'alleggerimento dell'imposta sulle transazioni commerciali (la centesima rerum venalium)[7] e la promozione di lavori di costruzione e riqualificazione di infrastrutture pubbliche[8]. Nel periodo finale della sua vita cominciò a manifestare sintomi di instabilità psichica, al punto da far supporre che fosse affetto da una patologia neurologica progressiva[9]. Morì a 28 anni in una congiura, ucciso da alcuni membri della guardia pretoriana[10].

Fonti storiografiche

La documentazione storica coeva a Caligola è limitata e di interpretazione complessa, rendendo la sua figura una delle meno definite tra gli imperatori della dinastia giulio-claudia. Tra i testimoni dell'epoca vi sono Lucio Anneo Seneca, che riporta alcuni episodi riguardanti l'imperatore, e Filone di Alessandria, che documenta le esperienze della comunità ebraica durante quel periodo. Opere contemporanee a lui dedicate sono andate perdute, compresa la sezione degli Annales di Tacito che lo riguardava[11].

Pertanto, le principali fonti storiche pervenuteci sono le Vite dei Cesari di Svetonio e la Storia romana di Cassio Dione, entrambi autori che scrissero a notevole distanza dalla morte di Caligola. Appartenenti all'élite senatoria, ostile a questo princeps, le loro narrazioni sono oggi oggetto di una rivalutazione critica che tiene conto della loro parzialità e del pregiudizio di classe.

Collegamenti esterni

Voci correlate

Bibliografia

Fonti antiche (in lingua originale, latino o greco)

  • Svetonio, De Vita Caesarum, libri I-II-III-IV-V.
  • Cassio Dione, Historia Romana, libri LI-LIX-LXI-LXII.
  • Aurelio Vittore, Epitome de Caesaribus, libro III.
  • Tacito, Annales, libri I-IV-V-VI-XI.

Fonti moderne

  • Daniel Nony (1988): Caligola, traduzione di C. De Nonno, Collana Profili, Roma, Salerno Editrice, ISBN 978-88-8402-001-7

Note

  1. /ˈɡaj.jʊs ˈkɐɛ̯.sar ɐʊ̯ˈɡuːs.tʊs ɡεrˈma.nɪ.kʊs/ (pronuncia restituta), /ˈɡa.jus ˈt͡ʃɛ.zar awˈɡus.tus d͡ʒerˈma.ni.kus/ (pronuncia ecclesiastica).
  2. quarto se si vuole considerare anche Giulio Cesare come imperatore.
  3. Caligola, il Cesare al quale tutto era permesso - Storicang
  4. Svetonio, Gaio Cesare, XXXVII; Cassio Dione, LIX, 10.
  5. Cassio Dione, LIX, 2
  6. Nony 1988, VI, 218.
  7. Cassio Dione, LIX, 9
  8. Svetonio, Gaio Cesare, XXI.
  9. Nony, 1988, VI, 219.
  10. Aurelio Vittore, Epitome, III, 10.
  11. Tacito, Annales, libri I-IV-V-VI-XI