Caligola

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| Caligola | |
|---|---|
| Nome originale | Gaius Iulius Caesar Germanicus (alla nascita) Gaius Caesar Augustus Germanicus (dopo l'ascesa al potere imperiale) |
| Data di nascita | 31 agosto 12 |
| Luogo di nascita | |
| Data di morte | 24 gennaio 41 |
| Luogo di morte | |
| Attività politica | |
| Cariche politiche | Imperatore romano (18/03/37 - 24/01/41) |
| Predecessore | Tiberio |
| Successore | Claudio |
| Dati generali | |
| Sepoltura | incerta (Horti Lamiani o Mausoleo di Augusto) |
| Gens | Iulia |
| Padre | Germanico Giulio Cesare |
| Madre | Agrippina Maggiore |
Gaio Cesare Augusto Germanico (in latino: Gaius Caesar Augustus Germanicus; iscrizioni: C·CAESAR·AVG·GERMANICVS·PON·M·TR·POT[2]; Anzio[1], 31 agosto 12 – Roma, 24 gennaio 41), il cui nome originario era Gaio Giulio Cesare Germanico e che è passato alla storia principalmente con l'appellativo di Caligola, ricoprì la carica di terzo imperatore dell'Impero Romano[3], facente parte della linea dinastica giulio-claudia. La sua permanenza al potere ebbe una durata inferiore ai quattro anni, dal 37 al 41 d.C.
Gran parte della documentazione storica pervenutaci dai tempi antichi dipinge un ritratto di sovrano assoluto e tirannico, mettendo in risalto i suoi eccessi, i suoi comportamenti bizzarri e la sua moralità corrotta[4]. Tra le accuse a lui mosse vi è quella di aver sperperato le ingenti risorse finanziarie raccolte dall'imperatore precedente[5], sebbene una parte di queste spese fosse destinata a onorare le disposizioni testamentarie di Tiberio e a fornire alla popolazione intrattenimenti, elargizioni di denaro e distribuzioni di generi alimentari[6]. I suoi gesti stravaganti, influenzati dal modello di governo autocratico dei sovrani ellenistici-orientali e dal suo disprezzo verso l'aristocrazia senatoria, non si discostarono eccessivamente dalla politica di repressione che lo stesso Tiberio aveva attuato nella fase conclusiva del suo regno[7]. D'altro canto, alcuni elementi della sua gestione iniziale del potere mostrano anche aspetti costruttivi, come l'alleggerimento dell'imposta sulle transazioni commerciali (la centesima rerum venalium)[8] e la promozione di lavori di costruzione e riqualificazione di infrastrutture pubbliche[9]. Nel periodo finale della sua vita cominciò a manifestare sintomi di instabilità psichica, al punto da far supporre che fosse affetto da una patologia neurologica progressiva[10]. Morì a 28 anni in una congiura, ucciso da alcuni membri della guardia pretoriana[11].
Fonti storiografiche
La documentazione storica coeva a Caligola è limitata e di interpretazione complessa, rendendo la sua figura una delle meno definite tra gli imperatori della dinastia giulio-claudia. Tra i testimoni dell'epoca vi sono Lucio Anneo Seneca, che riporta alcuni episodi riguardanti l'imperatore, e Filone di Alessandria, che documenta le esperienze della comunità ebraica durante quel periodo. Opere contemporanee a lui dedicate sono andate perdute, compresa la sezione degli Annales di Tacito che lo riguardava[12].
Pertanto, le principali fonti storiche pervenuteci sono le Vite dei Cesari di Svetonio e la Storia romana di Cassio Dione, entrambi autori che scrissero a notevole distanza dalla morte di Caligola. Appartenenti all'élite senatoria, ostile a questo princeps, le loro narrazioni sono oggi oggetto di una rivalutazione critica che tiene conto della loro parzialità e del pregiudizio di classe.
Biografia
Ascendenza
L'imperatore Gaio Giulio Cesare Germanico, soprannominato "Caligola", era terzo figlio di Germanico Giulio Cesare e di Agrippina maggiore[13]. Germanico era un generale e poilitico romano molto influente ed adorato dalla popolazione romana[13], fratello maggiore dell'Imperatore Claudio, successore e zio di Caligola. Claudio e Germanico furono entrambi figli di Antonia minore e di Druso maggiore, fratello dell'Imperatore Tiberio. L'imperatore Tiberio, prozio del suo successore Caligola, adottò Germanico come figlio adottivo su richiesta dell'imperatore Augusto[14].
Sia l'imperatore Tiberio che il fratello Druso maggiore erano figli del pretore Tiberio Claudio Nerone (a sua volta figlio di Druso Claudio Nerone e di Claudia). La consorte di Tiberio Claudio Nerone era Livia Drusilla, già moglie dell'imperatore Augusto e figlia di Marco Livio Druso Claudiano e di Alfidia. Antonia minore, nonna paterna di Caligola, era figlia del generale e triumviro Marco Antonio, ottenuta con Ottavia minore.
Agrippina maggiore, la madre di Caligola, era figlia dell'architetto Marco Vipsanio Agrippa e di Giulia maggiore. Quest'ultima era figlia dell'imperatore Augusto, ottenuta con la sua seconda moglie Scribonia. Caligola era fratello di Nerone Cesare, Druso Cesare, Drusilla, Giulia Livilla e Agrippina minore. Quest'ultima fu la madre di Nerone, l'ultimo imperatore della dinastia giulio-claudia.
"Caligola" era un affettuoso soprannome che dettero i soldati di Germanico al figlio e futuro imperatore di Roma. Il termine "caligola" (in latino "caligula") è il diminutivo di caliga, una calzatura militare utilizzata dai legionari. Secondo Lucio Anneo Seneca, Caligola non apprezzava il soprannome attribuitogli dai soldati del padre e non voleva che si usasse.
Incongruenze sul luogo di nascita
Secondo quanto riferisce Svetonio, già ai suoi tempi esisteva incertezza sul luogo esatto di nascita dell’imperatore Gaio Cesare, noto come Caligola, a causa di contraddizioni tra le fonti. Getulico, autore le cui opere sono andate perdute, sosteneva che Caligola fosse nato a Tivoli. Plinio il Vecchio, invece, indicava come luogo di nascita Augusta Treverorum, l’attuale città tedesca di Treviri. Plinio accusò Getulico di aver affermato il falso per adulazione, osservando che Tivoli era una città consacrata a Ercole, e di aver insistito nella menzogna, probabilmente perché a Tivoli era nato il fratello maggiore omonimo di Caligola, morto in giovane età. Plinio, dal canto suo, faceva riferimento a una lapide recante l’iscrizione “In onore del parto di Agrippina”, interpretandola come prova della nascita di Gaio a Treviri. Tuttavia, Svetonio respinge questa ipotesi, osservando che Gaio era già nato al momento in cui suo padre partì per le Gallie, e che la lapide probabilmente si riferiva alla nascita di una delle figlie. Infine, Svetonio afferma che, secondo i documenti ufficiali, Caligola nacque ad Anzio[15].
Infanzia (12-37)
Gaio nacque ad Anzio[16] il 31 agosto dell’anno 12 e trascorse i primi anni della sua infanzia a Roma, circondato dall’affetto di Augusto[15], della bisnonna Livia, della nonna Antonia e della madre Agrippina[17]. Nell’estate del 14, quando aveva quasi due anni, seguì i genitori nelle campagne militari in Germania e Gallia, dove rimase fino alla conclusione delle spedizioni di suo padre, tra il 14 e il 16[17]. Durante quel periodo visse con la madre nei pressi del Reno, ad Ara Ubiorum (oggi Colonia), lontano dai combattimenti. In quegli anni nacquero anche le sue due sorelle maggiori, Drusilla e Agrippina[18].
Rientrata la famiglia a Roma nel 17, dopo aver assistito al trionfo di Germanico, ripartirono l’anno successivo verso l’Oriente[19]. La situazione politica nella regione richiedeva infatti un nuovo intervento di Roma, e Tiberio nel 18 affidò a Germanico, suo figlio adottivo, l’imperium proconsulare maius su tutte le province orientali[20]. Tuttavia, diffidando di lui, Tiberio decise di inviargli accanto un uomo di sua piena fiducia: Gneo Calpurnio Pisone, nominato governatore della Siria[21][22]. Il 10 ottobre del 19, dopo una lunga malattia, Germanico morì. Prima di morire, espresse la convinzione di essere stato avvelenato da Pisone e chiese alla moglie Agrippina di vendicare la sua morte[23].
Si diffuse immediatamente il sospetto che la morte di Germanico fosse stata provocata da Pisone tramite avvelenamento. Ben presto circolarono anche voci secondo cui lo stesso Tiberio avrebbe avuto un ruolo nella vicenda, come mandante dell’omicidio, dal momento che era stato lui a scegliere personalmente Pisone come governatore della Siria. Quest’ultimo venne dunque richiamato a Roma per essere processato, con l’aggiunta di numerose altre accuse relative a presunti crimini commessi in passato[24]. Durante il processo, Tiberio mantenne un atteggiamento prudente e un tono misurato, evitando di esprimersi apertamente a favore o contro Pisone. Tuttavia, l’accusa di avvelenamento non poté essere dimostrata, poiché mancavano prove concrete. Consapevole che la condanna per gli altri reati fosse ormai inevitabile, Pisone scelse di togliersi la vita prima della sentenza[25].
Per il giovane Caligola, le immagini del corpo del padre come le macchie sulla pelle, la bava nerastra uscita dalla bocca ed il cuore rimasto intatto durante la cremazione, ritenuti segni dell’avvelenamento, rappresentarono un trauma profondo. Quei momenti segnarono la fine della sua infanzia tranquilla, aprendogli per la prima volta gli occhi sulle crudeltà, gli intrighi e le congiure della vita di corte[26].
Quando Gaio e la madre Agrippina rientrarono a Roma, Tiberio accolse il loro ritorno con freddezza. Tra il princeps e la nuora regnava infatti un clima di sospetto reciproco: entrambi si accusavano, apertamente o in silenzio, di essere i responsabili della morte di Germanico. Nel frattempo, il prefetto del pretorio Seiano, stretto collaboratore e confidente dell’imperatore, iniziò a tramare contro Agrippina, diffondendo voci secondo cui qualcuno avrebbe tentato di avvelenarla[27]. Così, durante un banchetto, quando Tiberio le offrì del cibo, Agrippina lo rifiutò pubblicamente, gesto che scatenò l’ira del princeps[27]. Poco dopo, Tiberio la accusò in Senato di lesa maestà, insieme al figlio Nerone Cesare, ritenuto colpevole di comportamenti immorali. Nel 29 Agrippina fu esiliata a Ventotene, dove, nel 33, morì lasciandosi morire di fame. Il figlio Nerone, confinato invece a Ponza, era già deceduto due anni prima, nel 31[28][29].
Dopo l’esilio della madre, Gaio andò a vivere sul Palatino con la bisnonna Livia, alla cui morte pronunciò un discorso funebre in suo onore[19][30]. In seguito si trasferì nella casa della nonna Antonia[19], dove ebbe modo di incontrare diversi principi orientali legati a Roma, che influenzarono il suo modo di concepire la politica. Tra questi figuravano i tre principi traci Polemone, Remetalce e Cotys, ai quali in seguito avrebbe affidato rispettivamente il governo del Ponto e del Bosforo, parte della Tracia e l’Armenia Minore[31]. Conobbe anche Erode Agrippa, discendente dei sovrani erodiani di Giudea, con cui instaurò un’amicizia profonda e duratura[31], e il cugino Tolomeo di Mauretania, figlio di Cleopatra Selene (a sua volta figlia di Cleopatra e Marco Antonio) e sorellastra della nonna Antonia[32].
Intanto la corte imperiale si andava sempre più svuotando: Tiberio, ossessionato dal timore di complotti, ordinava frequentemente esecuzioni sommarie. Quando anche Seiano cadde in disgrazia, sospettato di voler usurpare il trono, Caligola cominciò a partecipare più attivamente alla vita politica[33]. Dopo la sua caduta, nel 31, si riaprì la questione della successione. Ritiratosi a Capri dal 26, Tiberio decise di chiamare accanto a sé il nipote Caligola[34], che raggiunse l’isola ricevendo la toga virilis, ma senza alcun onore particolare[19]. Durante il soggiorno, Gaio mostrò un perfetto autocontrollo, dissimulando rancori e sofferenze per le violenze che l’imperatore aveva inflitto alla sua famiglia[19]. In quell’occasione, l’oratore Passieno sintetizzò la situazione con una frase divenuta celebre: «Non c’è mai stato un servo migliore, né un padrone peggiore»[19][35].
Secondo quanto riferisce Svetonio, già in questi anni Gaio lasciava intravedere i primi tratti della sua indole crudele e depravata: assisteva con piacere alle esecuzioni capitali e, per puro divertimento, frequentava taverne e bordelli, spesso travestito per non essere riconosciuto[36]. Tiberio, pienamente consapevole dei vizi del nipote, non solo li tollerava, ma quasi li incoraggiava, vedendo in lui uno strumento di vendetta contro il popolo romano, che ormai lo disprezzava apertamente. Fu in questo contesto che l’imperatore avrebbe pronunciato la celebre frase: «Gaio vive per la rovina propria e di tutti; sto allevando una vipera per il popolo romano, un Fetonte per il mondo»[36].
Nel 33 d.C. Caligola sposò Giunia Claudia, figlia di Marco Giunio Silano, esponente di rilievo dell’aristocrazia romana[37]. Nello stesso anno morì Druso Cesare, il secondogenito di Germanico, che era stato esiliato nel 30 con l’accusa di aver cospirato contro Tiberio[38]. Alla morte del fratello, Gaio ne ereditò le cariche religiose, divenendo prima augure e poi pontefice[33].
Quando, nel 35, Tiberio redasse il proprio testamento, dovendo scegliere tra tre potenziali successori, designò come eredi il nipote Tiberio Gemello, figlio di Druso minore, e Gaio, figlio di Germanico[39]. Restò invece escluso Claudio, fratello di Germanico, giudicato inadatto a governare a causa della sua fragilità fisica e della salute mentale incerta[38]. Fin da subito, però, il favorito apparve il ventitreenne Gaio, sia per la sua maggiore età, sia perché il giovane Gemello, di dieci anni più giovane, era sospettato di essere in realtà figlio di Seiano, a causa della relazione adulterina di sua madre Claudia Livilla[40].
Alla fine del 36, Giunia Claudia morì di parto[41], ma il suocero di Gaio, Marco Giunio Silano, continuò a mostrargli un sincero affetto paterno[42]. In questo periodo, il prefetto del pretorio, Nevio Sutorio Macrone, intuendo le possibilità di ascesa di Caligola, gli si avvicinò con abilità, conquistandone la fiducia[43] e favorendo persino una relazione del giovane con sua moglie, Ennia Trasilla[44].
Nel marzo del 37, le condizioni di salute di Tiberio peggiorarono improvvisamente, e Caligola fu acclamato imperatore dal popolo ancora prima della sua morte[45]. Tuttavia, l’anziano princeps ebbe un momentaneo miglioramento, gettando nel panico coloro che avevano già salutato il nuovo sovrano. Fu allora che Macrone, deciso a porre fine all’incertezza, ordinò di soffocare Tiberio tra le coperte[46]. L’imperatore, ormai troppo debole per opporsi, morì all’età di settantasette anni[40]. Secondo Svetonio, sarebbe stato lo stesso Caligola a provocarne la morte, avvelenandolo o soffocandolo sul letto di morte[47]. Altri contemporanei, invece, sostennero che Tiberio fosse semplicemente morto di cause naturali[48].
Ascesa al trono
Al potere (37-41)
Morte e successione
Sepoltura
Collegamenti esterni
- Caligola - Enciclopedia Treccani
- Caligola - Wikipedia in Italiano
- Caligola - Enciclopedia Britannica (in inglese)
Voci correlate
Bibliografia
Fonti antiche (in lingua originale, latino o greco)
- Svetonio, De Vita Caesarum, libri I-II-III-IV-V.
- Cassio Dione, Historia Romana, libri LI-LIX-LXI-LXII.
- Aurelio Vittore, Epitome de Caesaribus, libro III.
- Tacito, Annales, libri I-IV-V-VI-XI.
- Velleio Patercolo, Historiae romanae ad M. Vinicium libri duo.
- Filone, De Legatione ad Gaium.
- Flavio Giuseppe, Antichità giudaiche, libri XIII-XVIII-XIX.
Fonti moderne
- Daniel Nony (1988): Caligola, traduzione di C. De Nonno, Collana Profili, Roma, Salerno Editrice, ISBN 978-88-8402-001-7
- Ronald Syme (1989): Augustan Aristocracy, Clarendon Press ISBN 978-0-19-814731-2 (in inglese)
- Michael Grant (2012): Gli imperatori romani, Newton Compton Editori, 2012.
- Anthony A. Barrett (1998): Caligula: The Corruption of Power, Yale University Press, ISBN 978-0-300-07429-1 (in inglese)
- Anthony A. Barrett (2002): Agrippina: Mother of Nero, Roman Imperial Biographies, Routledge, ISBN 978-1-134-61863-7 (in inglese)
- Antonio Spinosa (1991): Tiberio, l'imperatore che non amava Roma, Milano, Mondadori, ISBN 978-88-04-43115-2
- William E. Dunstan (2010): Ancient Rome, Rowman & Littlefield Publishers, 2010, ISBN 978-0-7425-6833-4 (in inglese)
- Furio Sampoli (2003): Le Grandi Donne di Roma Antica, Roma, Newton & Compton, ISBN 978-88-8289-885-4
- Arther Ferrill (1996): Caligola. Imperatore di Roma, Torino, SEI, ISBN 88-05-05599-9
- Chris Scarre (1995): Chronicle of the Roman Emperors, Londra, Thames & Hudson, ISBN 0-500-05077-5 (in inglese)
Note
- ↑ 1,0 1,1 Ipotesi discussa
- ↑ /ˈɡaj.jʊs ˈkɐɛ̯.sar ɐʊ̯ˈɡuːs.tʊs ɡεrˈma.nɪ.kʊs/ (pronuncia restituta), /ˈɡa.jus ˈt͡ʃɛ.zar awˈɡus.tus d͡ʒerˈma.ni.kus/ (pronuncia ecclesiastica).
- ↑ quarto se si vuole considerare anche Giulio Cesare come imperatore.
- ↑ Caligola, il Cesare al quale tutto era permesso - Storicang
- ↑ Svetonio, Gaio Cesare, XXXVII; Cassio Dione, LIX, 10.
- ↑ Cassio Dione, LIX, 2
- ↑ Nony 1988, VI, 218.
- ↑ Cassio Dione, LIX, 9
- ↑ Svetonio, Gaio Cesare, XXI.
- ↑ Nony, 1988, VI, 219.
- ↑ Aurelio Vittore, Epitome, III, 10.
- ↑ Tacito, Annales, libri I-IV-V-VI-XI
- ↑ 13,0 13,1 Svetonio, Gaio Cesare, IX
- ↑ Svetonio, Augusto, 65, 1; Tiberio, 15, 2; Velleio Patercolo, II, 102,3-103,2; Syme 1989, p. 146.
- ↑ 15,0 15,1 Svetonio, Gaio Cesare, VIII.
- ↑ Grant, 2012, I, 3, 1.
- ↑ 17,0 17,1 Nony 1988, I, 22.
- ↑ Nony, 1988, III, 42; Barrett, 2002, pag. XX
- ↑ 19,0 19,1 19,2 19,3 19,4 19,5 Svetonio, Gaio Cesare, X
- ↑ Spinosa, 1991, pp. 100-101
- ↑ Spinosa, 1991, pag. 104
- ↑ Tacito, Annales, II 43.2-6
- ↑ Tacito, Annales, II, 72
- ↑ Tacito, Annales, III, 10; 12; Scullard 1992, pag. 327.
- ↑ Tacito, Annales III; Svetonio, Gaio Cesare, II, raccontano che, a causa della sospetta implicazione nella morte di Germanico, Pisone fu quasi linciato dalla folla e condannato a morte dal senato; Barrett, 2002, pag.33.
- ↑ Tacito, Annales, II, 72, 73
- ↑ 27,0 27,1 Tacito, Annales, IV, 54.
- ↑ Svetonio, Gaio Cesare, VII
- ↑ Barrett, 2002, pag. 55.
- ↑ Spinosa, 1991, pag. 164.
- ↑ 31,0 31,1 Nony 1988, IX, 244.
- ↑ Dunstan, 2010, pag. 285
- ↑ 33,0 33,1 Svetonio, Gaio Cesare, XII
- ↑ Sampoli, 2003, pag.190
- ↑ Tacito, Annales, VI, 20
- ↑ 36,0 36,1 Svetonio, Gaio Cesare, XI
- ↑ Barrett 1998, pag. 32; Ferrill 1996, pag. 86; Syme 1989, pag. 195.
- ↑ 38,0 38,1 Spinosa, 1991, pag. 213
- ↑ Svetonio, Tiberio, LXXVI.
- ↑ 40,0 40,1 Scarre, 1995, pag. 35
- ↑ Ferrill 1996, pag. 106; Nony 1988, XIX, 172
- ↑ Filone, De Legatione ad Gaium, IX, 65.
- ↑ Spinosa, 1991, pag. 214.
- ↑ Filone, De Legatione ad Gaium, IX, 65; Svetonio, Gaio Cesare, XII; Tacito, Annales, VI, 45; Nony 1988, XIX, 175; Sampoli 2003, XII, 192.
- ↑ Tacito, Annales, VI, 50; Spinosa 1991, III, 216.
- ↑ Tacito, Annales, VI, 50; Sampoli 2003, XII, 192; Spinosa 1991, III, 217.
- ↑ Svetonio, Tiberio, LXXIII.
- ↑ Filone, IV, 25; Flavio Giuseppe, XIII, 6.9.