Continente: differenze tra le versioni

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# '''Slab Pull è il motore principale:''' La forza di gran lunga più importante che muove le placche è la trazione gravitazionale della litosfera fredda e densa che sprofonda nelle zone di subduzione.
# '''Slab Pull è il motore principale:''' La forza di gran lunga più importante che muove le placche è la trazione gravitazionale della litosfera fredda e densa che sprofonda nelle zone di subduzione.
# '''Ridge Push ("spinta della dorsale") è un assistente:''' Anche il peso della litosfera giovane e alta della dorsale che "scivola" giù lungo il pendio laterale contribuisce, ma in misura minore.
# '''Ridge Push ("spinta della dorsale") è un assistente:''' Anche il peso della litosfera giovane e alta della dorsale che "scivola" giù lungo il pendio laterale contribuisce, ma in misura minore.
# '''I moti convettivi sono il contesto:''' I movimenti del mantello forniscono il '''contesto termico''' in cui tutto avviene (creano il calore che fa espandere la dorsale) e influenzano il movimento delle placche "dal basso", soprattutto dove non ci sono forze di slab pull dominanti. In un certo senso, lo slab pull è esso stesso il '''driver principale della convezione del mantello''': è la litosfera fredda che sprofonda a innescare gran parte della circolazione convettiva, non il contrario.
# '''I moti convettivi sono il contesto:''' I movimenti del mantello forniscono il '''contesto termico''' in cui tutto avviene (creano il calore che fa espandere la dorsale) e influenzano il movimento delle placche "dal basso", soprattutto dove non ci sono forze di slab pull dominanti. In un certo senso, lo slab pull è esso stesso il '''driver principale della convezione'''  


'''Conclusione:'''


Pensare allo '''Slab Pull''' come alla forza di trazione primaria è il modo più accurato per comprendere la dinamica delle placche. I moti convettivi non sono sbagliati, ma sono parte di un sistema più complesso in cui la '''gravità''', attraverso il peso della litosfera stessa, è il vero regista del movimento.
Pensare allo '''Slab Pull''' come alla forza di trazione primaria è il modo più accurato per comprendere la dinamica delle placche. I moti convettivi non sono sbagliati, ma sono parte di un sistema più complesso in cui la '''gravità''', attraverso il peso della litosfera stessa, è il vero regista del movimento.

Versione delle 16:35, 16 set 2025

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Delle mappe del 1741 che raffigurano quattro continenti diversi: Europa, Asia, Africa ed America.

Un continente (dal latino continere, ossia "tenere insieme") rappresenta la più ampia suddivisione delle terre emerse della crosta terrestre. Il concetto di continente si contrappone quindi a quello di oceano.

In geografia ed in geologia, il termine assume anche un secondo significato quando viene usato per distinguere un’isola dalla terraferma: in questo caso "continente" viene utilizzato come sinonimo di terraferma. Un esempio tipico è l’uso che ne fanno i britannici, che chiamano "il continente" il resto d’Europa, o i sardi, i siciliani e gli elbani, che con la stessa espressione si riferiscono alla restante parte d’Italia[1][2][3].

In italiano, il termine "continente" può essere usato anche come aggettivo, assumendo tuttavia un significato esterno alla geografia[4][5].

Definizione

Un continente è una vasta porzione di terre emerse che, insieme agli oceani, costituisce la superficie della Terra. Dal punto di vista geologico, la crosta terrestre può essere distinta in crosta oceanica, formata prevalentemente da rocce basaltiche, e crosta continentale, caratterizzata da rocce granitiche. Tuttavia, la definizione di continente non si basa unicamente su criteri naturali: essa nasce dall’intreccio di fattori geografici, storici, culturali, filosofici e politici, oltre che da analisi geomorfologiche ed ecologiche.

La suddivisione delle terre emerse in continenti non è univoca: a seconda delle tradizioni culturali e degli ambiti di studio, possono essere riconosciuti modelli differenti, con un numero variabile di continenti raggruppati in modi diversi. L’appartenenza politica non incide sulla collocazione geografica: ad esempio, la Groenlandia, pur essendo parte della Danimarca, appartiene geograficamente all’America, mentre l'isola di Nuova Guinea è considerata interamente parte dell’Oceania.

Le isole, in genere, vengono associate al continente più vicino, come le Isole Baleari rispetto all’Europa, il Giappone rispetto all'Asia od i Caraibi rispetto all'America. Tuttavia, esistono anche alcuni casi ambigui come l’Islanda, comunemente considerata europea per ragioni storiche, culturali e politiche, che si trova in realtà sopra una dorsale oceanica, e dal punto di vista geologico non appartiene ad alcun continente.

Sistemi di suddivisione delle terre emerse

Mappa che indica i continenti del nostro pianeta secondo il modello utilizzato dall'Italia.

In geologia la piattaforma continentale è la linea di demarcazione di un continente la quale può distare anche centinaia di chilometri dal perimetro costiero; in genere termina nel punto in cui il pendio di uno strato aumenta fortemente la sua inclinazione. La superficie inclinata del fondale marino che segue questo punto è detta scarpata continentale, la quale porta al fondo degli oceani (detto piana abissale).

Non esiste una visione univoca sulla suddivisione dei continenti, poiché a criteri puramente geografici si intrecciano inevitabilmente fattori storici, culturali e geologici. Questa mancanza di un criterio universalmente accettato ha portato all'adozione di diversi modelli di riferimento a livello globale[6], nonché a diversi confini tra di essi[7]. Qui in seguito vengono elencati e descritti principali modelli.

Modello a sette continenti

E' uno dei modelli più utilizzati al mondo, che viene utilizzato comunemente nei paesi anglofoni[8] ed in Cina[9]. E' un modello che tiene in considerazione i confini tra le placche, ma in particolare da la massima importanza ai criteri storici e culturali. Perciò, il modello in questone, ritiene i due subcontinenti americani (America del Nord ed America del Sud, con l'Istmo di Panama come confine tra di essi) come dei continenti veri e propri. Tale modello separa in due continenti diversi pure l'Eurasia.

Modello a sei continenti

Si tratta del modello utilizzato ufficialmente dall'Italia[10][11][12], dall'Europa Occidentale (eccetto le isole britanniche) e dall'America Latina[8]. Viene utilizzato anche dalle Nazioni Unite nel Geoschema[13].

Tale modello si basa su criteri storici-etimologici: vengono considerati continenti le grandi estensioni di terre emerse che hanno storicamente un proprio nome (non composto). Corrisponde quindi all'accezione comune di continente nella lingua corrente. Questo modello si differenzia da quello visto precedentemente dalla sua considerazione dell'America: Se il modello a sette continenti riconosce il Nordamerica ed il Sudamerica come due continenti distinti, in questo modello il continente americano è tutt'uno.

Altro modello a sei continenti

Modello utilizzato principalmente nella Federazione Russa e nei paesi dell'ex-Unione Sovietica, che riconosce la suddivisione delle americhe in due continenti distinti, ma non riconosce la suddivisione tra Europa ed Asia, favorendo così il riconoscimento di un unico continente eurasiatico[14][15]. Tale modello prende in considerazione dati geografici e geologici, ma anche culturali. inoltre l'unione tra Europa ed Asia viene favorita dal fatto che la Russia sia un grande paese che si estende sia in Europa che in Asia e che esistono altri paesi che comprendono territori in entrambi i subcontinenti come la Turchia ed il Kazakistan.

Modello olimpico a cinque continenti

La bandiera olimpica è composta da cinque anelli intrecciati che rappresentano i cinque continenti abitati.

E' il modello seguito dal Comitato Olimpico Internazionale, che adotta come bandiera ufficiale un vessillo bianco con cinque anelli intrecciati al centro, colorati rispettivamente di cinque colori differenti (azzurro, giallo, nero, verde e rosso). Gli anelli della bandiera olimpica rappresentano i continenti.

Questo modello tiene in considerazione i soli continenti abitati dall'uomo e di conseguenza esclude l'Antertide poiché non è un continente diviso in Stati, e non ha una popolazione di abitanti locali ivi stanziatisi, ma solo ricercatori scientifici provenienti da altri continenti.

Bisogna tenere in considerazione, tuttavia, che le associazioni sportive come il Comitato Olimpico Internazionale, la Federazione Internazionale di Calcio, ecc... basano la propria suddivisione dei continenti su criteri basati sulla competitività sportiva o su fattori politico-amministrativi che non tengono conto quindi della geografia bensì dello status politico-amministrativo: Per esempio, la Nuova Caledonia, situata in Oceania a 14.700 Km di distanza dall'Europa[16], è comunque un territorio d'oltremare della Francia e viene rappresentato dal Comitato Olimpico Francese, che fa parte dell'associazione dei Comitati Olimpici Europei. Di conseguenza una regione così tanto distante dall'Europa a livello geografico viene considerata parte dell'Europa dal CIO. Un'altro esempio è l'entità sionista di Israele, il cui territorio rivendicato è interamente nel continente asiatico ma a causa di boicottaggi da parte dei paesi musulmani ed arabi agli incontri sportivi contro i sionisti, è stata accettata la loro appartenenza al continente europeo.

Altro modello a cinque continenti

Si tratta di un criterio secondo il quale vengono definiti continenti le grandi masse di terre emerse, tenendo conto sia di aspetti geografici, come l’estensione e la disposizione delle terre, sia di elementi di natura geologica, legati alla struttura della crosta terrestre. In base a questo modello, non si considera ogni area separatamente, ma si tende a raggruppare alcune regioni in unità più ampie: le due Americhe, settentrionale e meridionale, vengono interpretate come un unico continente, così come l’Europa e l’Asia, che per motivi sia fisici sia storici vengono riunite sotto la denominazione di Eurasia. Seguendo tale schema, il numero complessivo dei continenti risulta ridotto a cinque. Questa impostazione, pur non essendo universalmente adottata, riflette una visione del mondo che privilegia criteri scientifici e morfologici rispetto a quelli culturali e politici, e mostra come la definizione stessa di continente non sia rigida né assoluta, ma dipenda dal punto di vista e dai parametri che si scelgono di applicare.

Modello a quattro continenti e sei "parti del mondo"

Questo modello propone una classificazione ancora più ridotta, nella quale i continenti riconosciuti sono soltanto quattro. La definizione si fonda esclusivamente su criteri di geografia fisica, privilegiando l’osservazione oggettiva della disposizione delle terre emerse. In tale prospettiva, un continente viene inteso come una vasta massa di terraferma continua, delimitata interamente da oceani, senza che elementi politici, storici o culturali intervengano a modificare i confini naturali. Per questo motivo, le divisioni artificiali operate dall’uomo, come il taglio dell’istmo di Suez, che collega Africa e Asia, o quello dell’istmo di Panama, che unisce l’America settentrionale a quella meridionale – non sono considerate sufficienti a separare i blocchi continentali. Di conseguenza, Africa ed Eurasia vengono considerate un unico continente, così come le due Americhe.

In questo schema, i sei territori comunemente riconosciuti (Europa, Asia, Africa, America, Oceania e Antartide), non sono tutti considerati continenti in senso stretto, ma vengono definiti piuttosto come “parti del mondo”. Tra queste, soltanto tre corrispondono anche alla definizione rigorosa di continente: l’America (intesa come un’unica massa), l’Oceania e l’Antartide. L’Europa, l'Africa e l’Asia, invece, sono viste come porzioni di una stessa unità geografica, l’Eurafrasia, mentre l’Africa risulta inseparabile da quest’ultima.

  • Eurafrasia[17] (detta anche "Continente Antico"), America (detta anche "Continente Nuovo"), Oceania (detta anche "Continente Nuovissimo"), Antartide (detta anche "Continente Antartico")

Confini tra i continenti

Europa e Asia

Mentre l'istmo di Suez è considerato unanimemente valido per distinguere l'Asia dall'Africa, la separazione tra Europa ed Asia manca di una divisione geografica altrettanto netta. Proprio per questo, il termine Eurasia risulta scientificamente appropriato per descrivere questa unica e continua massa continentale, un concetto adottato in particolare dalla geografia russo-sovietica[14][15]. Nonostante ciò, la tradizione di considerare l'Europa e l'Asia come due continenti distinti, ereditata dalle antiche civiltà mediterranee, rimane saldamente radicata nella nostra visione del mondo.

Europa ed Asia si contrappongono anche su basi culturali: Occidente e Oriente hanno dato origine a scienze e filosofie diverse tra loro, in continuo scontro e confronto. In numerosi miti viene raccontata la contrapposizione tra Occidente e Oriente, come nel mito di Europa[18], la principessa fenicia rapita da Zeus.

Tuttavia, le radici di questa contrapposizione affondano in una dimensione non soltanto politico-culturale, ma anche naturale, come rivela un'analisi etimologica condotta sulle origini più antiche dei due termini. Risalendo all'antico accadico, una lingua semitica della Mesopotamia, il nome "Asia" trarrebbe origine dalla parola aṣû, che significa "levante" o "oriente", indicando dunque la direzione in cui il sole sorge. Per contro, "Europa" deriverebbe da erebu, ovvero "occidente" o "tramonto", il punto cardinale in cui la luce del giorno si spegne[19].

Non esiste dunque un confine ufficialmente riconosciuto tra il continente europeo e quello asiatico, tuttavia sono state realizzati dei confini convenzionali come la Linea di Von Strahlenberg, realizzata dall'omonimo cartografo svedese di origini tedesche su commissione da parte dell'Impero Russo. La Linea di Von Strahlenberg, che fu approvata nel 1730 dalla zarina Anna I di Russia, divide il continente europeo da quello asiatico lungo lo spartiacque Monti Urali e passando per il fiume Emba fino allo sfocio sul Mar Caspio, per poi proseguire ad ovest lungo la Depressione del Kuma-Manyč fino al Mar Nero.

Nel 1958 è stata approvata una revisione alla Linea di Von Strahlenberg, che sostituisce il tratto del fiume Emba con quello del fiume Ural. La revisione del 1958 è ad oggi la linea di confine continentale più seguita ed è ufficialmente tenuta in considerazione dall'Unione Europea. Nella letteratura geografica anglosassone, viene invece approvata un'altra revisione che oltre ad approvare quella del 1958, mette anche discussione il tratto situato sulla Depressione del Kuma-Manyč, facendo passare in questo caso il confine tra Europa ed Asia più a sud, presso lo spartiacque del Caucaso, facendo così coincidere il confine continentale con quello politico tra la Federazione Russa e gli stati del Caucaso: Abcasia, Georgia, Ossezia del Sud, Azerbaigian[20].

America o le Americhe

Come già evidenziato nella trattazione sui modelli di suddivisione continentale, il territorio americano viene talvolta considerato un unico continente, mentre altre volte viene suddiviso in due distinte entità: l'America settentrionale (che include l'America centrale) e l'America meridionale, separate dall’istmo di Panama. Dal punto di vista geografico, tuttavia, un continente si definisce per la sua separazione tramite oceani, non mediante istmi. Sebbene l’istmo di Panama sia oggi intersecato dall’omonimo canale artificiale, dal profilo fisico-naturalistico le due masse continentali rimangono unite.

Culturalmente, l’istmo di Panama non segna un confine netto tra l’area d’influenza latinoamericana e quella anglosassone. L’America centrale, sebbene geograficamente inserita nel Nord America in quanto situata a nord dell’istmo, condivide in larga parte una cultura ibrida, nata dalla fusione tra civiltà precolombiane e l’impronta coloniale spagnola, avvicinandola così ai paesi del Sud America. Non a caso, il concetto di America Latina abbraccia l’America centro-meridionale e le regioni francofone del Canada[21][22], mentre quello di Nord America viene talvolta circoscritto a Stati Uniti, Canada anglofono e Groenlandia[23].

Dal punto di vista ecologico, invece, l’istmo di Panama svolge un ruolo significativo nell’evoluzione di specie animali e vegetali, influenzando la distribuzione della flora e della fauna tra le due Americhe[24]. Per esempio, per quanto riguarda le popolazioni umane autoctone, in Sud America l’unico gruppo sanguigno diffuso è lo 0[25], mentre nel Nord America è semplicemente il più frequente, sebbene presente in percentuali superiori al 90% tra le comunità indigene. L’istmo, in altre parole, condiziona la deriva genetica e introduce rilevanti differenze ecologiche, in modo analogo ad altre realtà biogeografiche, come la linea di Wallace, che definisce i confini ecologici – non geografici – tra Asia e Oceania.

Asia e Oceania

Anche l'Oceania pone dei problemi, riguardo alla definizione classica di continente.. Questa regione, intesa come l'insieme delle terre emerse sparse nell'Oceano Pacifico – tra cui l'Australia, la più estesa –, si contraddistingue per una caratteristica unica: ciò che unisce questi territori è proprio l'elemento acquatico che li separa[26]. Il termine "Oceania" stesso riflette questa peculiarità, evidenziando come l'identità continentale sia definita dall'ampio contesto marittimo che accomuna le sue parti.

Tale unità non è soltanto culturale o concettuale, ma poggia anche su basi geomorfologiche. Gran parte dell'Oceano Pacifico, infatti, appartiene a un'unica placca tettonica. Tuttavia, è importante notare che l'Australia – sebbene parte dell'Oceania – giace su una placca distinta, il che conferma come i confini continentali raramente coincidano con quelli tettonici[27].

Il limite tra Asia e Oceania è stabilito convenzionalmente lungo il margine della piattaforma continentale di Sahul[28], sulla quale poggiano l'Australia e la Nuova Guinea, escludendo a ovest le Isole della Sonda. Questo criterio geologico è stato ampiamente adottato anche perché riflette una netta transizione biogeografica, nota come linea di Lydekker[29][30]: a ovest di tale confine, flora e fauna presentano tratti tipicamente asiatici, mentre a est predominano specie caratteristiche dell'Oceania[31].

Ulteriori linee di demarcazione biogeografica – come la linea di Wallace e, più a occidente, quella di Weber – delimitano aree di transizione ecologica nelle Isole della Sonda, dove si mescolano elementi faunistici e floristici delle due regioni. Tali linee sottolineano come la distinzione tra Asia e Oceania non sia solo una questione di convenzione geografica, ma abbia profonde radici nell'evoluzione biologica e nella storia naturale delle rispettive aree.

Oceania o Australia

Secondo molti modelli internazionali (ad esempio quelli in uso nei paesi di lingua inglese o portoghese), l'Oceania non è classificata come un continente, ma come una regione geografica. In tali modelli, l'unica entità considerata continentale è l'Australia[32], intesa come la massa terrestre principale della regione oceanica.

Zealandia

Topografia della Zealandia.

Alcune pubblicazioni su riviste di geografia hanno trattato il caso della Zealandia, descritta di volta in volta come un "frammento continentale", un microcontinente, un continente sommerso o addirittura un continente vero e proprio[33].

Sebbene la Zealandia sia un'area di crosta continentale vasta 4,9 milioni di chilometri quadrati, il suo riconoscimento come continente è problematico poiché il 94% della sua massa giace sommersa, non corrispondendo dunque alla comune accezione di continente come "massa di terra emersa". Le uniche porzioni al di sopra del livello del mare sono infatti la Nuova Zelanda e la Nuova Caledonia.

Si ritiene che la Zealandia si sia inabissata in seguito a una rottura con l' Australia, dopo essersi a sua volta distaccata dall'Antartide. Il termine "Zealandia", coniato nel 1995 dal geofisico statunitense Bruce Luyendyk, rimane un concetto scientifico.

Nonostante le sue basi geologiche, lo status continentale della Zealandia non è universalmente accettato. A tal proposito, il geologo neozelandese Nick Mortimer ha osservato che "se non fosse per l'oceano" essa sarebbe stata riconosciuta come continente tempo fa[34]. Tuttavia, quell'oceano esiste, e rappresenta l'ostacolo principale alla sua classificazione formale.


Continenti scomparsi

Adria

Lo sviluppo della teoria della tettonica delle placche negli anni Sessanta e Settanta portò gli scienziati a tentare di ricostruire i movimenti delle grandi placche continentali. In questo contesto, emerse un problema apparentemente insolubile nel bacino del Mediterraneo, le cui dinamiche avevano modellato i confini dell'Europa meridionale in modo frastagliato e complesso, molto diverso dai margini netti di altri continenti. Le strutture geologiche delle Alpi e, soprattutto, delle Dinaridi – la catena montuosa balcanica che costeggia il Mare Adriatico – mostravano inequivocabili segni di una potente compressione[35], come se una forza titanica le avesse originate, un qualcosa che si mosse da sud-est verso nord-ovest. Tuttavia, a sud-est non esisteva una grande placca continentale che potesse aver spinto con tale forza. C'era un "vuoto" nel modello.

La prima intuizione cruciale fu quella di capire che il motore della deformazione non era un grande continente africano che si muoveva semplicemente verso nord, ma un blocco intermedio, più piccolo e indipendente, incuneato tra l'Africa e l'Europa[36]. Questo blocco, spinto dall'Africa, agiva come un ariete, concentrando le forze e deformando il margine europeo in modo molto più violento e complesso.

Gli studi pionieristici, in particolare nei anni '70 e '80, si concentrarono su due aspetti chiave:

  1. Paleomagnetismo: I ricercatori iniziarono a misurare l'orientamento del magnetismo fossile conservato nelle rocce calcaree dell'Italia e della regione adriatica. I risultati furono sconcertanti: queste rocce, rispetto all'Europa stabile, mostravano chiari segni di aver ruotato in senso antiorario[37] e di essersi spostate in modo indipendente. Era la prova che quel frammento di crosta non si era mosso assieme all'Africa né all'Europa, ma aveva avuto una sua traiettoria autonoma.
  2. Ricostruzione delle faglie e delle strutture: Un'analisi meticolosa della direzione delle pieghe e delle faglie nelle Alpi Orientali e nelle Dinaridi suggeriva che le spinte provenissero da un'unica fonte, un "blocco Adriatico" o "promontorio Adriatico". Geologi come Laubscher (1971) e Channell (1979) furono tra i primi a formalizzare modelli in cui questo blocco era l'attore principale della collisione[38].


Inizialmente, questo blocco veniva chiamato in modi diversi: "Blocco Adriatico", "Promontorio Adriatico" o "Placca Adria". Solo col tempo, man mano che le prove si accumulavano e le ricostruzioni si affinavano, il termine "Adria" si è consolidato nella letteratura scientifica per definire questa microplacca o frammento continentale.

Quindi, le prime ipotesi non nacquero dalla ricerca di un continente perduto, ma dal tentativo di risolvere un enigma meccanico: capire quale fosse la vera dinamica che aveva creato alcune delle catene montuose più complesse del mondo.


Oggi, Adria è considerato un vero e proprio continente scomparso, la cui sorte fu segnata dal fenomeno della subduzione, innescata dallo scontro tra la placca africana e quella euroasiatica. Questo processo geologico, che porta la zolla più densa a sprofondare nel mantello terrestre, non solo ha causato la progressiva distruzione di gran parte di Adria, ma ha anche determinato il piegamento della crosta terrestre. Tale deformazione ha portato al sollevamento degli strati rocciosi, dando origine a una complessa catena montuosa, caratterizzata da un intenso sistema di faglie e da un'attività vulcanica associata.

I paesaggi del Sud Italia sono un libro aperto[39] che racconta la complessa storia geologica di Adria e della sua interazione con le placche vicine. Ecco come alcune delle sue manifestazioni più iconiche sono direttamente collegate a quel processo.

L'Arco Appenninico e la Subsidenza

La stessa forma arcuata degli Appennini, che disegna la spina dorsale della penisola, è il risultato diretto della collisione e della subduzione[40]. Mentre il blocco adriatico continuava il suo movimento verso ovest-nordovest, il suo margine è stato compresso, piegato e sollevato, creando questa catena montuosa. Dall'altro lato, lungo la costa tirrenica calabra e siciliana, il fenomeno opposto della subsidenza (abbassamento della crosta terrestre) ha creato coste profonde e ripide, un altro segno della potente attività tettonica in atto.

I Vulcani: Fuochi della Subduzione

Alcuni dei vulcani più famosi d'Europa devono la loro esistenza a questo processo. Il Vesuvio, i Campi Flegrei e l'Etna (la cui dinamica è più complessa ma comunque influenzata dal contesto tettonico regionale) sono alimentati dal magma generato proprio dalla subduzione[41]. Quando la placca africana o i resti della stessa Adria sprofondano nel mantello, rilasciano fluidi che abbassano il punto di fusione delle rocce circostanti. Queste rocce, parzialmente fuse, risalgono verso la superficie perché più leggere, dando vita al potente vulcanismo che ha plasmato il paesaggio campano e siciliano e che continua a rappresentare sia una minaccia che una risorsa.

Le Faglie e i Terremoti

Il Sud Italia è una delle regioni a più alto rischio sismico d'Europa. Questo perché il processo di collisione e subduzione non è affatto concluso. Le placche continuano a muoversi, accumulando energia lungo le faglie (fratture nella crosta terrestre). Quando l'attrito viene vinto, l'energia si libera sotto forma di terremoti. Eventi sismici distruttivi, come quelli che hanno colpito l'Irpinia[42] o più recentemente l'Aquila (sebbene in un'area più a nord) e il Centro Italia, sono la testimonianza drammatica e diretta che le forze che hanno costruito gli Appennini sono ancora attive e continuano a modellare il paesaggio.

In sintesi, i paesaggi del Sud Italia non sono uno scenario statico, ma il prodotto dinamico e ancora in evoluzione di un'antica collisione continentale. Dalle montagne agli abissi marini, dai vulcani fumanti alle faglie che scatenano terremoti.


Man mano che Adria si sommergeva, le scogliere calcaree di Adria si spostavano sempre più a ovest verso gli Appennini. Queste forze sollevarono le scogliere calcaree sopra il mare: si formò un arcipelago di isolotti che diventeranno l'attuale Puglia.

Storia dei continenti

A differenza di pianeti aridi come Marte, caratterizzati da una crosta spessa, rigida e fragile, la Terra non presenta una configurazione statica bensì dinamica. La sua peculiare conformazione, con terre emerse circondate dall'acqua, non è affatto casuale. Essa rivela piuttosto come la crosta terrestre sia suddivisa in placche distinte – le "isole" continentali e i fondali oceanici – che galleggiano e si muovono in modo indipendente su uno strato sottostante malleabile, l'astenosfera. Questa semplice osservazione geografica costituisce dunque una prova evidente dell'esistenza della tettonica delle placche.

In questo processo, l'acqua gioca un ruolo fondamentale: incorporata nei minerali delle placche oceaniche, quando queste sprofondano sotto un'altra placca (in un processo detto subduzione), ne abbassa il punto di fusione. Ciò facilita la fusione parziale delle rocce, generando il magma che alimenta i vulcani e dà origine a nuova crosta continentale. Senza l'azione lubrificante e catalizzatrice dell'acqua, questo meccanismo sarebbe estremamente inefficiente, se non del tutto inesistente[43]

Deriva dei continenti

La deriva dei continenti è una teoria geologica secondo la quale i continenti migrano, spostandosi analogamente a zattere galleggianti sullo strato inferiore della crosta terrestre.

Fu introdotta nel 1912 da Alfred Wegener, il quale credeva che i continenti in passato fossero tutti uniti in un unico blocco e che, nel corso dei secoli, con il movimento interno della Terra, si siano pian piano allontanati. Nella scienza moderna la teoria della deriva dei continenti è stata migliorata e sostituita dalla teoria della tettonica delle placche.

La litosfera è suddivisa in tanti frammenti definiti placche, che si muovono in varie direzioni. Le placche sono circa venti e hanno dimensioni più o meno diverse. Tra queste ve ne sono sette principali:

  • Placca nordamericana;
  • Placca sudamericana;
  • Placca africana;
  • Placca euroasiatica;
  • Placca indo-australiana;
  • Placca antartica;
  • Placca pacifica.


Per comprendere le principali conseguenze dei movimenti delle placche, bisogna analizzare come quelle adiacenti interagiscano lungo i margini.

  • Margini divergenti: due placche adiacenti si allontanano l'una dall'altra. Allontanandosi, il magma che fuoriesce dal mantello solidifica e forma nuova litosfera. Questo processo, con il passare del tempo, può portare alla formazioni di nuovi oceani.
  • Margini convergenti: due placche adiacenti si muovono l'una verso l'altra, Scontrandosi distruggono porzioni di litosfera che sprofonda nel mantello. Questo fenomeno è noto come subduzione.
  • Margini trasformi: due placche si muovono in senso opposta l'una al fianco dell'altra. In questo modo non creano e non distruggono litosfera. Lungo questi margini, a causa dello sfregamento, vengono evidenziate le faglie.


Il movimento di ogni placca è indipendente ma influenza il movimento di quelle adiacenti. Le forze che permettono alle placche di muoversi sono i moti convettivi. All'interno della litosfera il calore non è distribuito in modo omogeneo: infatti, esistono zone più calde e zone più fredde. Il materiale più caldo sale dall'interno del mantello verso la superficie e, quando si raffredda, affonda nuovamente. Alcune parti di questo materiale riescono, però, ad attraversare la litosfera lacerandola. Il materiale che si raffredda dà vita ad un nuovo strato di litosfera.

La Teoria dello Slab Pull: Il "Motore" delle Placche

Con il progredire degli studi, si è capito che i moti convettivi sono troppo lenti e deboli per spiegare da soli la velocità e la forza con cui le placche si muovono. È qui che entra in gioco lo Slab Pull.

  • Concetto: La forza motrice principale è la gravità. È la placca stessa, nella sua parte più vecchia, fredda e densa, che, diventando pesante, tira il resto della placca dietro di sé.
  • Meccanismo:
    1. Formazione e raffreddamento: La litosfera oceanica si forma calda (e quindi espansa e meno densa) alle dorsali medio-oceaniche. Man mano che si allontana dalla dorsale, si raffredda, si contrae e diventa progressivamente più densa dell'astenosfera sottostante.
    2. Subduzione: Quando questa litosfera oceanica densa e vecchia raggiunge uno scontro con un'altra placca (es. placca oceanica vs. placca continentale, meno densa), non può che sprofondare (subduzione).
    3. Trazione: Questa porzione discendente (chiamata slab, "lastra" in inglese) esercita una potentissima forza di trazione gravitazionale sull'intera placca ancora in superficie, "trascinandola" verso il basso e facendola avanzare.

In sintesi: non è il nastro trasportatore che spinge la placca, ma è il peso della placca stessa che, sprofondando, tira il nastro.


Confronto tra le due Teorie

Caratteristica Moti Convettivi (Nastro Trasportatore) Slab Pull (Trazione della Litosfera)
Forza Motrice Calore interno (termica) Gravità (forza di densità)
Ruolo Forza passiva di "spinta" di base Forza attiva e primaria di "trazione"
Efficienza Relativamente debole Estremamente potente (modelli mostrano che può spiegare ~90% della forza)
Evidenza Esistono, ma sono un effetto più che una causa Spiega perché le placche con molti margini in subduzione (es. Placca Pacifica) si muovono molto più velocemente di quelle senza (es. Placca Africana).

Quindi, è un'alternativa?

No, è un'evoluzione e un'integrazione. Oggi il modello più accettato è ibrido:

  1. Slab Pull è il motore principale: La forza di gran lunga più importante che muove le placche è la trazione gravitazionale della litosfera fredda e densa che sprofonda nelle zone di subduzione.
  2. Ridge Push ("spinta della dorsale") è un assistente: Anche il peso della litosfera giovane e alta della dorsale che "scivola" giù lungo il pendio laterale contribuisce, ma in misura minore.
  3. I moti convettivi sono il contesto: I movimenti del mantello forniscono il contesto termico in cui tutto avviene (creano il calore che fa espandere la dorsale) e influenzano il movimento delle placche "dal basso", soprattutto dove non ci sono forze di slab pull dominanti. In un certo senso, lo slab pull è esso stesso il driver principale della convezione


Pensare allo Slab Pull come alla forza di trazione primaria è il modo più accurato per comprendere la dinamica delle placche. I moti convettivi non sono sbagliati, ma sono parte di un sistema più complesso in cui la gravità, attraverso il peso della litosfera stessa, è il vero regista del movimento.

Popolazione e superficie dei continenti

La tabella che segue riporta l'area (espressa in chilometri quadrati), la popolazione e la densità (espressa in abitanti per chilometro quadrato) dei sei continenti, secondo il criterio seguito da Italia, Europa occidentale ed America Latina.

Nome Superficie (km²) Popolazione Densità
Asia 43 810 000 4 463 000 000 100 ab./km²
America 42 330 000 1 001 000 000 22 ab./km²
Africa 30 370 000 1 200 000 000 36 ab./km²
Antartide 13 720 000 1 000 0,00072 ab./km²
Europa 10 400 000 741 000 000 73 ab./km²
Oceania 9 010 000 40 000 000 5 ab./km²

Bisogna ricordare che l'area del continente asiatico e di quello europeo cambiano a seconda del confine continale che si preferisce usare. Se si tengono in considerazione i territori "contesi" tra il continente europeo e quello asiatico, ossia la fascia tra fiume Emba e fiume Ural e la fascia tra la Depressione del Kuma-Manyč e lo spartiacque del Caucaso, si ottiene così un totale di 220.000 km² che vengono così contesi tra Europa ed Asia.

Se si utilizza un modello che prevede un'unico continente eurasiatico si ottiene per esso un'area di 54 210 000 km²[44] ed una popolazione di 5 204 000 000 abitanti[45], dunque una densità di 96 ab./km²[46]. Tenendo invece in considerazione un modello che indica le Americhe come due continenti separati, si ha per il Nordamerica un'area di 18 651 660 km², 385 300 000 abitanti ed una densità di 21 ab./km²[47]. Mentre il Sudamerica avrebbe un'area di 17 461 112 km², 435 600 000 abitanti e 25 ab./km² di densità[47].

Con i suoi 9 010 000 km² di superficie, l'Oceania può essere considerata il continente più piccolo del pianeta. Allo stesso tempo, tuttavia, l'area occupata dalle circa trentamila isole oceaniane è più vasta di quella di qualsiasi altro continente[48]. Considerando che gli arcipelaghi polinesiani e micronesiani sono sparsi su circa due terzi della placca pacifica, si otterrebbe un'area di 103 280 000 km² solo per il continente oceaniano[49]. Ad una tale superficie bisognerebbe sommare anche l'estensione dell'Australia e lo spazio oceanico occupato dalla Melanesia.

Equal Earth,mappe e reali dimensioni dei continenti

La proiezione cartografica di Mercatore, diventata lo standard per le carte nautiche, è stata a lungo la rappresentazione del mondo più familiare. Tuttavia, questa proiezione distorce in modo significativo le dimensioni reali delle masse continentali. Un esempio emblematico è quello della Groenlandia, che appare grande quanto l'Africa, mentre in realtà è quattordici volte più piccola.

La causa di queste distorsioni risiede nella necessità di rappresentare la superficie tridimensionale della Terra su una mappa piana bidimensionale. Per preservare l'accuratezza delle forme e degli angoli (una proprietà essenziale per la navigazione, nota come "isogonia"), la proiezione di Mercatore sacrifica la fedeltà delle aree. Questo meccanismo matematico assegna alle dimensioni alle alte latitudini un valore uguale a quelle all'equatore, alterando drasticamente la percezione della realtà: le regioni vicine ai poli appaiono così molto più grandi di quanto non siano in verità.

Proprio per ovviare a questa rappresentazione fuorviante, l'Unione Africana sta promuovendo una campagna per abbandonare la proiezione di Mercatore in favore di Equal Earth. Questa proiezione, creata nel 2018, restituisce le dimensioni reali di ogni continente, mantenendo al contempo un buon equilibrio nella forma, indipendentemente dalla sua vicinanza ai poli. Oltre a quelle cartografiche, le ragioni dell'Unione Africana sono geopolitiche: la proiezione di Mercatore riduce visivamente l'Africa, sminuendone il peso globale, mentre Equal Earth ne offre una rappresentazione proporzionalmente corretta.

Fonti e bibliografia

  • Continent, in McGraw-Hill Concise Encyclopedia of Science and Technology, New York, McGraw-Hill, 2006. (in inglese)

Geologia e Geomorfologia: Piattaforma Continentale e Scarpata

  • Pinet, P. R. (2019). Invitation to Oceanography (8th ed.). Jones & Bartlett Learning. (Capitolo 3: Marine Provinces).
    • Descrizione: Testo universitario di riferimento che fornisce una definizione chiara e dettagliata delle province marine, spiegando in modo approfondito la morfologia dei margini continentali (piattaforma, scarpata, rialzo continentale) e dei bacini oceanici. Spiega il concetto di "margine continentale passivo" vs. "attivo".
  • OpenGeology.org - "Ocean Basics".
    • Descrizione: Risorsa educativa open-source che offre spiegazioni chiare e diagrammi sulla struttura dei fondali oceanici, inclusi i limiti della piattaforma continentale e la scarpata.
  • Commissione per i Limiti della Piattaforma Continentale (CLPC) delle Nazioni Unite.
    • Descrizione: Organismo tecnico dell'ONU istituito dalla Convenzione delle Nazioni Unite sul Diritto del Mare (UNCLOS). Il suo sito web e i suoi documenti tecnici forniscono la definizione giuridica e scientifica operativa della piattaforma continentale, utilizzata dagli Stati per delimitare i propri confini marittimi. Questo è lo standard internazionale più accettato.

Note

  1. Continente - Vocabolario Treccani
  2. Vocabolario della lingua italiana Zingarelli; Vocabolario enciclopedico Devoto-Oli;
  3. Continente - Garzanti Linguistica
  4. Continente - Dizionario La Repubblica
  5. Continente - Dizionario Italiano Virgilio
  6. Encyclopædia Britannica. "Continent".
  7. Standish, M. (2018). Why do we have different maps and models of the world?. Geographical Association.
  8. 8,0 8,1 Continent - Encyclopedia Britannica (in inglese) [ARCHIVIATO]
  9. 全球七大洲,六个洲有人住,每个洲选一个代表性国家,你选哪个? - 原文網址 (in cinese) [ARCHIVIATO]
  10. Maria Baronio, Mario Damiani, Patagonia - geografia per capire il mondo, editrice La Scuola, 2017 (pagina 68) ISBN 9788835047292
  11. AA. VV. Enciclopedia illustrata per ragazzi, Fabbri editori, 1993 (pagina 252) ISBN 88-450-4983-3
  12. AA.VV(1929): America, Enciclopedia Italiana - Treccani
  13. Dipartimento statistico delle Nazioni Unite - Unstats (in inglese) [ARCHIVIATO]
  14. 14,0 14,1 4 континента земли. Самый большой материк на Земле – это Евразия - IK-PTZ (in russo)
  15. 15,0 15,1 Континент. Материк это. Материки Земли. Евразия. Движение континентов. - Где? Что? Когда? (in russo) [ARCHIVIATO]
  16. Dato ottenuto calcolando la distanza dalla parte europea di Istanbul fino agli atolli di Chesterfield
  17. Termine, di uso non comune, con cui si intende l'insieme di Europa, Asia ed Africa. Vedi: Bruno Migliorini, Giacomo Devoto, Lingua nostra - Volumi 69-70 - pagina 8, Sansoni, 2008.
  18. Oxford Classical Dictionary. (4th ed., 2012). Europa. Oxford University Press.
  19. The Assyrian Dictionary of the Oriental Institute of the University of Chicago(CAD). (1968). Vol. 4 (E). Oriental Institute of the University of Chicago.
  20. L'Armenia non confina con la Russia pur appartenendo geograficamente al Caucaso del Sud.
  21. Ardao, A. (1980). Génesis de la idea y el nombre de América Latina. Caracas: Centro de Estudios Latinoamericanos Rómulo Gallegos.
  22. Mignolo, W. D. (2005). The Idea of Latin America. Malden, MA: Wiley-Blackwell Un'analisi critica e post-coloniale su come il concetto di "America Latina" sia una costruzione intellettuale e geopolitica.
  23. UNESCO. (1984). Atlas de las lenguas del mundo. Parigi
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  37. Van der Voo, R. (1993). Paleomagnetism of the Atlantic, Tethys and Iapetus Oceans. Cambridge University Press.
  38. Geological Evolution of the Tethys Belt from the Atlantic to the Pamirs Since the Lias
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  42. Disaster & Risk: The importance of the Irpinia earthquake (1980) in the Italian seismic history
  43. Anche su Venere, secondo gli studi più recenti, sono stati individuati processi tettonici. Tuttavia, a differenza di quanto avviene sulla Terra, questi processi non danno luogo a un movimento continuo e allo scorrimento delle placche. La crosta venusiana, infatti, rimane perlopiù un guscio rigido e statico, sebbene soggetto a fratture, deformazioni e attività vulcanica episodica che ne rimodellano la superficie.
  44. somma tra la superficie asiatica e quella europea indicata nella tabella sovrastante.
  45. somma tra la popolazione asiatica e quella europea indicata nella tabella soprastante.
  46. la densità di un territorio si ottiene dividendo la popolazione con la superficie.
  47. 47,0 47,1 Fonte: Nazioni Unite
  48. Dichiarazioni di Cesare Bonivento, PIME, Vescovo di Vanimo (Papua Nuova Guinea) - Fides
  49. Plate Area - ees1.lanl.gov (in inglese) [ARCHIVIATO]