Talete: differenze tra le versioni

Da Konspedia.
Vai alla navigazioneVai alla ricerca
Nessun oggetto della modifica
Nessun oggetto della modifica
Riga 1: Riga 1:
[[File:Gemini Generated Image krk1makrk1makrk1.jpg|destra|senza_cornice|568x568px]]
{{Senza fonti}}[[File:Gemini Generated Image krk1makrk1makrk1.jpg|destra|senza_cornice|568x568px]]
Filosofo del VII secolo a.C. (presumibilmente 624-548 a.C.), Talete fu uno dei sette saggi della Grecia e il fondatore della filosofia greca. Fu contemporaneo di Solone e di Creso.
Filosofo del VII secolo a.C. (presumibilmente 624-548 a.C.), Talete fu uno dei sette saggi della Grecia e il fondatore della filosofia greca. Fu contemporaneo di Solone e di Creso.



Versione delle 14:14, 15 set 2026

ATTENZIONE: la seguente pagina è povera di fonti e pertanto le informazioni qua scritte sono da verificare e da dimostrarne la propria autenticità. Ci scusiamo per il disagio arrecato ai lettori in caso di informazioni errate dovute all'assenza di fonti.

Questo è un template di avviso.

Filosofo del VII secolo a.C. (presumibilmente 624-548 a.C.), Talete fu uno dei sette saggi della Grecia e il fondatore della filosofia greca. Fu contemporaneo di Solone e di Creso.

Suo padre si chiamava, secondo alcune testimonianze, Examius'. R. Schuster ravvisò in questo nome una certa somiglianza con quello di Samuele e ipotizzò, pertanto, che Talete fosse di origine semitica. Diels, nell'articolo Thales ein Semite pubblicato nell' Archiv für Geschichte der Philosophie, dimostrò tuttavia l'infondatezza di questa ipotesi. Secondo Erodoto, la famiglia di Talete sarebbe giunta a Mileto dalla Fenicia.

La cosmologia e la filosofia di Talete

Aristotele mette a confronto le concezioni cosmologiche di Talete con gli insegnamenti mitologici di Omero ed Esiodo. Secondo Tanri, nel suo studio I primi passi della scienza greca antica (San Pietroburgo, 1902), la cosmologia di Talete presenta inoltre notevoli somiglianze con alcune concezioni egiziane.

Secondo la concezione attribuita a Talete, l'universo sarebbe costituito da una massa liquida, al centro della quale si trova un corpo d'aria avente la forma di una ciotola rovesciata, con il lato aperto rivolto verso il basso. La superficie concava di questo corpo costituirebbe il cielo; sulla sua superficie inferiore, al centro, galleggerebbe un disco che si muove sull'acqua. Le stelle sarebbero divinità che fluttuano nel firmamento.

Anche le concezioni filosofiche di Talete sono strettamente collegate alle sue idee cosmologiche. Le conosciamo soprattutto attraverso il primo libro della Metafisica di Aristotele, che definisce Talete il caposcuola dei primi fisici, e attraverso i dossografi, che ricavarono le proprie informazioni da Ezio, la cui opera sulla storia della filosofia fu in parte ricostruita da Diels.

Talete era interessato a due questioni strettamente collegate: da che cosa deriva ogni cosa e che cosa costituisce l'essenza (ἀρχή) dell'esistenza.

Alla prima domanda rispondeva sostenendo che l'acqua è l'essenza di tutte le cose, che tutto deriva dall'acqua e che tutto ritorna nuovamente all'acqua.

Talete avrebbe sostenuto questa concezione per tre ragioni principali. In primo luogo, il seme di tutti gli esseri viventi possiede una natura umida; in secondo luogo, tutte le piante si nutrono di umidità e grazie ad essa producono i loro frutti, mentre, private dell'acqua, si seccano; in terzo luogo, anche il fuoco del sole e degli altri astri sarebbe alimentato dall'evaporazione dell'acqua.

Oltre all'acqua, Talete sembra aver ammesso anche un altro principio che, con ogni probabilità, identificava comunque con l'acqua stessa. Egli affermava che Dio è la mente del mondo, che ogni cosa è animata e che tutto è pieno di divinità. Il potere divino penetra attraverso l'umidità originaria e la mette in movimento.

Talete avrebbe inoltre identificato questa mente universale con una necessità che governa ogni cosa. Considerava l'anima come principio del movimento, continuo e capace di muoversi autonomamente. Attribuiva un'anima persino alla calamita, poiché essa attrae il ferro.

Talete viene generalmente definito ilozoista e, in effetti, non si può ignorare l'affermazione di Aristotele secondo cui i primi «fisiologi» identificavano la materia con un principio capace di governarla. Si può quindi concludere che, per Talete, la mente del mondo, o la necessità, costituisse un principio non diverso dall'acqua.

Con ogni probabilità, Talete aderiva inoltre alla concezione, diffusa tra i primi filosofi ionici, secondo cui il mondo nasce periodicamente dal principio originario e ad esso ritorna. Non possediamo però informazioni sufficienti per stabilire in che modo, secondo Talete, avvenisse precisamente la formazione del mondo. Simplicio lo paragona, a questo proposito, ad Anassimene, mentre Teofrasto contesta tale analogia.

L'importanza della filosofia di Talete risiede soprattutto nel fatto che in essa troviamo i primi elementi di una riflessione filosofica sul mondo fisico. La difficoltà nello studio del suo pensiero consiste però nel rischio di attribuirgli concezioni appartenenti più in generale al primo periodo della filosofia greca e, in particolare, alla tradizione ionica.

Aristotele, infatti, riferisce le dottrine di Talete non sulla base della lettura diretta delle sue opere, ma attraverso testimonianze e tradizioni di seconda mano. Nonostante ciò, Aristotele rimane nell'antichità una delle fonti più autorevoli per la ricostruzione della filosofia dei primi pensatori greci.

Talete come matematico e astronomo

Un tempo Talete era considerato quasi l'unico uomo in tutta la Grecia ad essersi dedicato alla scienza pura e al pensiero astratto senza perseguire finalità pratiche.

Tra Mileto e l'Egitto esistevano allora rapporti commerciali molto intensi e Talete, partecipando a tali attività, avrebbe trascorso gran parte della prima metà della sua vita. Durante i suoi soggiorni in Egitto ebbe modo, secondo la tradizione, di entrare in contatto con i sacerdoti egiziani e di apprendere alcuni elementi delle loro conoscenze scientifiche.

Come ha sostenuto il professor Roth, gran parte delle conoscenze acquisite da Talete in questo modo apparteneva alla sfera della religione egiziana e delle speculazioni ad essa collegate. Per quanto riguarda la matematica e l'astronomia, invece, Talete avrebbe appreso dagli Egiziani soprattutto gli elementi fondamentali e quelli maggiormente necessari.

Rientrato in patria intorno al 590 a.C., già in età relativamente avanzata, Talete ebbe inizialmente difficoltà a trovare presso i suoi concittadini il riconoscimento che corrispondeva alla sua intelligenza, alle sue conoscenze e alla sua esperienza.

La sua vita a Mileto, dedicata soprattutto allo studio della natura e dell'astronomia, non poteva suscitare particolare ammirazione tra i commercianti, abituati a pensare che una persona intelligente dovesse dedicare il proprio lavoro e il proprio tempo ad attività capaci di produrre un profitto concreto.

È noto, per esempio, l'aneddoto secondo cui Talete fu oggetto di scherno da parte di una donna perché, mentre osservava il cielo, non si accorse di una pietra sul terreno e vi inciampò.

Due episodi contribuirono tuttavia a elevare notevolmente la sua reputazione presso i concittadini e, più in generale, presso i Greci, che arrivarono a riconoscerlo come il primo dei sette sapienti della Grecia.

Il primo episodio è raccontato da Aristotele. Talete avrebbe previsto, già all'inizio della primavera, che quell'anno ci sarebbe stato un raccolto particolarmente abbondante di olive. Per dimostrare ai suoi concittadini che lo studio e la conoscenza potevano produrre anche vantaggi economici, acquistò in anticipo, a un prezzo conveniente, tutte le presse per la produzione dell'olio disponibili a Mileto e a Chio.

Quando la sua previsione si rivelò corretta e l'eccezionale raccolto di olive rese necessaria una grande quantità di presse, Talete poté affittarle a un prezzo molto elevato, ottenendo così un notevole profitto.

Il secondo episodio che contribuì a diffondere la sua fama in tutta la Grecia fu la previsione di un'eclissi solare avvenuta nel 585 a.C., il 28 maggio secondo la tradizione. L'eclissi fu totale e, secondo i calcoli astronomici moderni, la sua fascia di totalità passò a poche miglia a nord di Mileto.

In seguito a questi avvenimenti, Talete acquisì anche una notevole influenza nella vita politica della sua città.

Egli propose agli Ioni di unirsi in un'unica e forte organizzazione politica, mantenendo al tempo stesso una struttura autonoma e indipendente per le singole città. Il fallimento di questa proposta contribuì, secondo la tradizione, alla successiva perdita della libertà e dell'indipendenza delle città ioniche.

In un'altra occasione, Talete diede al popolo di Mileto un consiglio che si rivelò particolarmente importante: lo esortò ad astenersi dalla pericolosa alleanza che il re lidio Creso proponeva contro il re persiano Ciro. L'accoglimento di questo consiglio avrebbe salvato Mileto dalla distruzione alla quale sarebbe stata altrimenti sottoposta dopo la sconfitta di Creso.

La correttezza della previsione dell'eclissi da parte di Talete, almeno per quanto riguarda l'anno in cui essa si verificò, viene spiegata con la sua conoscenza del famoso periodo utilizzato dai Babilonesi per prevedere il ripetersi delle eclissi, chiamato saros, della durata di circa 18 anni e 11 giorni.

A Talete viene inoltre attribuita la conoscenza della grandezza del diametro apparente del Sole, che egli avrebbe considerato pari a 1/720 dell'intera eclittica, cioè circa 30 minuti d'arco.

Secondo Bretschneider, Talete conosceva approfonditamente l'astronomia egiziana e da essa avrebbe ricavato gran parte delle proprie conoscenze astronomiche.

La concezione del mondo a lui attribuita presentava l'universo come uno spazio sferico al cui centro si trovava la Terra, anch'essa sferica. Attorno alla Terra si muovevano il Sole, la Luna e le stelle, compiendo rivoluzioni complete nel corso della giornata.

Il Sole e la Luna compivano inoltre movimenti propri sul firmamento: il Sole completava il suo percorso nell'arco di un anno, composto da 365 giorni, mentre la Luna lo faceva nell'arco di un mese.

Il percorso annuale del Sole sul firmamento, cioè l'eclittica, attraversava l'equatore formando con esso un angolo e raggiungeva alternativamente i due punti di massima declinazione.

Sul firmamento venivano distinti cinque cerchi o fasce: il primo era il cerchio settentrionale o artico, sempre visibile; il secondo era il tropico estivo; il terzo era il cerchio equinoziale; il quarto era il tropico invernale; il quinto era il cerchio antartico, sempre invisibile.

La Luna, considerata di natura affine a quella della Terra, riceveva la propria luce dal Sole. Le eclissi solari si verificavano quando la Luna passava davanti al Sole, mentre le eclissi lunari avvenivano quando la Luna entrava nell'ombra proiettata dalla Terra.

Durante i suoi viaggi in Egitto, Talete avrebbe inoltre appreso dai Fenici alcune conoscenze legate alla navigazione. Tra queste viene ricordato l'uso della Piccola Orsa per determinare la direzione settentrionale, al posto della Grande Orsa, precedentemente utilizzata a tale scopo.

A Talete vengono attribuite anche due opere astronomiche, scritte secondo le consuetudini dell'epoca in forma poetica. Una di esse, secondo la testimonianza di Diogene Laerzio, aveva per titolo Περὶ τροπῶν καὶ ἰσημεριῶν («Sui solstizi e sugli equinozi»); l'altra, secondo la Suda, era un trattato sui fenomeni celesti in generale.

Il professor Roth ritiene tuttavia che quest'ultima opera fosse dedicata soprattutto all'astronomia nautica.

Talete e la matematica

Il merito più importante attribuito a Talete nel campo della matematica consiste nel trasferimento dall'Egitto alla Grecia dei primi principi teorici della geometria elementare.

Eudemo, secondo quanto riferisce Proclo, attribuisce a Talete la scoperta delle seguenti proposizioni geometriche:

  • gli angoli opposti al vertice sono uguali;
  • gli angoli alla base di un triangolo isoscele sono uguali;
  • un triangolo è determinato da un lato e dai due angoli ad esso adiacenti;
  • il diametro divide il cerchio in due parti uguali.

Diogene Laerzio, sulla base delle parole di Panfilia, aggiunge a questo elenco un'altra proposizione: l'angolo inscritto in un semicerchio è retto.

Per delineare un quadro completo delle conoscenze geometriche attribuite a Talete sarebbe necessario aggiungere anche una serie di altre proposizioni, senza le quali le precedenti acquisizioni sarebbero difficilmente comprensibili: proprietà delle rette parallele, dei triangoli equilateri, isosceli e scaleni, dei parallelogrammi e così via.

Oltre alle «scoperte» teoriche elencate, gli scrittori greci attribuiscono a Talete la soluzione di due problemi geometrici di carattere pratico.

Il primo consisteva nel determinare la distanza di una nave in mare dal porto di Mileto; il secondo nel determinare l'altezza di una piramide conoscendo la lunghezza della sua ombra.

Nella storiografia matematica moderna, tuttavia, si è affermata l'idea che molte delle «scoperte» geometriche attribuite a Talete dai suoi compatrioti fossero in realtà conoscenze derivate dalla scienza egiziana.

Per i discepoli diretti di Talete, che non conoscevano la scienza egiziana e disponevano in generale di conoscenze molto limitate, tutto ciò che il maestro insegnava appariva come una novità completa, sconosciuta in precedenza e quindi attribuibile direttamente a lui.

Gli studiosi greci successivi, inoltre, dovettero confrontarsi più volte con testimonianze contraddittorie. La tendenza a esaltare la gloria nazionale e i meriti degli scienziati greci contribuì probabilmente a mantenere alcune attribuzioni tradizionali anche quando non erano pienamente fondate.

Da questo derivarono diverse contraddizioni e alcuni anacronismi nelle testimonianze degli autori antichi.

Così, per esempio, Panfilia e Diogene Laerzio attribuiscono a Talete la «scoperta» della proprietà dell'angolo inscritto in un semicirchio; secondo altre testimonianze, invece, tale scoperta sarebbe da attribuire a Pitagora.

Il desiderio degli scrittori e degli scienziati greci di esaltare la gloria dei propri compatrioti emerge con particolare chiarezza anche nei racconti relativi al metodo con cui Talete avrebbe determinato l'altezza di una piramide attraverso la misurazione della sua ombra.

Secondo Gerolamo di Rodi, citato da Diogene Laerzio, Talete avrebbe risolto il problema misurando la lunghezza dell'ombra della piramide nel momento in cui l'ombra proiettata da un osservatore risultava uguale alla sua altezza. In questo modo, l'altezza della piramide sarebbe risultata uguale alla lunghezza della sua ombra.

La versione di Plutarco, riportata nei Convivialia septem sapientium, presenta invece una situazione diversa. Secondo Plutarco, Talete avrebbe posto un palo verticale all'estremità dell'ombra della piramide e avrebbe utilizzato i due triangoli così formati, confrontando l'ombra della piramide con quella del palo. Il rapporto tra l'ombra della piramide e quella del palo sarebbe stato uguale al rapporto tra l'altezza della piramide e quella del palo.

Questa seconda soluzione presuppone quindi la conoscenza della similitudine dei triangoli. D'altra parte, secondo le testimonianze degli scrittori greci, la teoria delle proporzioni non sarebbe stata conosciuta in Grecia prima di Pitagora, che l'avrebbe appresa a Babilonia.

Per questo motivo, la versione di Gerolamo di Rodi può essere considerata più plausibile, soprattutto per la semplicità e il carattere elementare del metodo che descrive.