Luigi Repossi: differenze tra le versioni

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== Biografia ==
== Biografia ==
Luigi Repossi nasce il 2 marzo 1882 in una famiglia operaia originaria di [[Porta Ticinese]], un quartiere popolare di [[Milano]]. Da giovanissimo inizia a formarsi politicamente ed a partecipare alle lotte proletarie che interessavano il suo territorio alla fine del XIX secolo come i [[moti popolari del 1898]].
Lavorò sin da giovane nelle fabbriche milanesi come tornitore meccanico, nel mentre si occupava di poltica focalizzandosi sulle lotte sindacali che interessavano la sua attività lavorativa. Entrò nel direttivo della sezione di [[Milano]] del [[Partito Socialista Italiano]] (PSI), aderendo alla corrente della sinistra intransigente accanto a [[Bruno Fortichiari]], [[Abigaille Zanetta]], [[Livio Agostini]] e [[Alfredo Interlenghi]].
Allo scoppio della prima guerra mondiale si dichiarò contrario all’intervento italiano; per questa posizione fu condannato nel luglio 1917 a cinque mesi di [[carcere]] e al confino. Al XV Congresso del PSI, svoltosi a [[Roma]] nel settembre 1918, rappresentò la sinistra socialista milanese, criticando duramente sia i gradualisti sia la direzione del partito per l’atteggiamento ritenuto ambiguo durante il conflitto.
Nel [[biennio rosso]] fece parte del direttivo milanese della [[Federazione Italiana Operai Metallurgici]] (FIOM) ed acquisì rilievo nazionale. Partecipò nel novembre 1920 al convegno di [[Imola]], contribuendo alla stesura del manifesto della Frazione Comunista, corrente di sinistra del PSI.
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Figura di primo piano del partito, partecipò ai lavori dell’[[Internazionale Comunista]], sostenendo le posizioni di Bordiga al terzo congresso di [[Mosca (Russia)|Mosca]] del 1921. Rieletto deputato nel 1924, dopo l’assassinio di [[Giacomo Matteotti]] pronunciò un duro discorso contro il governo [[Fascismo|fascista]]. Nel 1925 sottoscrisse il ''[[Comitato d’Intesa]]'', critico verso la linea della direzione del PCd’I. Arrestato l’8 novembre 1926, fu confinato a [[Lipari]] e poi a [[Ponza]] fino al 1932. Nel 1928 venne espulso dal partito per non aver approvato la condanna di [[Lev Trockij]] da parte dell’Internazionale.
Tornato a Milano dopo il confino, visse sotto sorveglianza, mantenendo contatti clandestini con esponenti della sinistra e diffondendo documenti firmati prima ''Gruppo Comunista'', poi ''Sinistra Comunista''. All’inizio della seconda guerra mondiale fu nuovamente arrestato e internato a [[Istonio]].
Dopo l’8 settembre 1943 non fu riammesso nel Partito Comunista Italiano e rientrò nel PSI. Fece parte della ''Consulta Nazionale'' nella commissione del lavoro e previdenza sociale. Nel dopoguerra scrisse saggi sulla storia del movimento sindacale italiano, ma rimase politicamente isolato e visse gli ultimi anni in condizioni di indigenza, sostenuto solo da pochi vecchi compagni.


== Voci correlate ==
== Voci correlate ==

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Luigi Repossi
Data di nascita 2 Marzo 1882
Luogo di nascita Milano, Regno d'Italia
Data di morte 4 Febbraio 1957
Luogo di morte Milano, Italia
Attività politica
Cariche politiche
  • Deputato del Regno d'Italia (11/06/1921 - 08/11/1926)
  • Membro del Comitato Esecutivo del Partito Comunista d'Italia (21/01/1921 - 06/1923)
Partito politico

Luigi Repossi "Gin" (Milano, 2 marzo 1882 - 4 febbraio 1957) è stato un operaio, politico, sindacalista ed antifascista italiano. Ha militato nel Partito Socialista Italiano e nel Partito Comunista Italiano, di cui è stato uno dei fondatori.

Ha fatto parte del primo Comitato Esecutivo del Partito Comunista d'Italia, assieme a Ruggiero Grieco, Bruno Fortichiari, Umberto Terracini ed Amadeo Bordiga, segretario del comitato. In seguito, ha criticato la leadership del partito comunista e la sua gestione della lotta antifascista, venendo successivamente espulso dal partito. Nel corso della Seconda Guerra Mondiale è rientrato nel Partito Socialista Italiano.

Biografia

Luigi Repossi nasce il 2 marzo 1882 in una famiglia operaia originaria di Porta Ticinese, un quartiere popolare di Milano. Da giovanissimo inizia a formarsi politicamente ed a partecipare alle lotte proletarie che interessavano il suo territorio alla fine del XIX secolo come i moti popolari del 1898.

Lavorò sin da giovane nelle fabbriche milanesi come tornitore meccanico, nel mentre si occupava di poltica focalizzandosi sulle lotte sindacali che interessavano la sua attività lavorativa. Entrò nel direttivo della sezione di Milano del Partito Socialista Italiano (PSI), aderendo alla corrente della sinistra intransigente accanto a Bruno Fortichiari, Abigaille Zanetta, Livio Agostini e Alfredo Interlenghi.

Allo scoppio della prima guerra mondiale si dichiarò contrario all’intervento italiano; per questa posizione fu condannato nel luglio 1917 a cinque mesi di carcere e al confino. Al XV Congresso del PSI, svoltosi a Roma nel settembre 1918, rappresentò la sinistra socialista milanese, criticando duramente sia i gradualisti sia la direzione del partito per l’atteggiamento ritenuto ambiguo durante il conflitto.

Nel biennio rosso fece parte del direttivo milanese della Federazione Italiana Operai Metallurgici (FIOM) ed acquisì rilievo nazionale. Partecipò nel novembre 1920 al convegno di Imola, contribuendo alla stesura del manifesto della Frazione Comunista, corrente di sinistra del PSI.

Al I Congresso del Partito Comunista d’Italia, tenutosi a Livorno il 21 gennaio 1921, fu eletto nel comitato esecutivo insieme ad Amadeo Bordiga, Bruno Fortichiari, Ruggero Grieco ed Umberto Terracini. Si occupò del settore sindacale e diresse di fatto il giornale Il sindacato rosso. Nello stesso anno fu eletto deputato e guidò il settimanale La voce comunista e, fino all’aprile 1922, la rivista Rassegna Comunista.

Figura di primo piano del partito, partecipò ai lavori dell’Internazionale Comunista, sostenendo le posizioni di Bordiga al terzo congresso di Mosca del 1921. Rieletto deputato nel 1924, dopo l’assassinio di Giacomo Matteotti pronunciò un duro discorso contro il governo fascista. Nel 1925 sottoscrisse il Comitato d’Intesa, critico verso la linea della direzione del PCd’I. Arrestato l’8 novembre 1926, fu confinato a Lipari e poi a Ponza fino al 1932. Nel 1928 venne espulso dal partito per non aver approvato la condanna di Lev Trockij da parte dell’Internazionale.

Tornato a Milano dopo il confino, visse sotto sorveglianza, mantenendo contatti clandestini con esponenti della sinistra e diffondendo documenti firmati prima Gruppo Comunista, poi Sinistra Comunista. All’inizio della seconda guerra mondiale fu nuovamente arrestato e internato a Istonio.

Dopo l’8 settembre 1943 non fu riammesso nel Partito Comunista Italiano e rientrò nel PSI. Fece parte della Consulta Nazionale nella commissione del lavoro e previdenza sociale. Nel dopoguerra scrisse saggi sulla storia del movimento sindacale italiano, ma rimase politicamente isolato e visse gli ultimi anni in condizioni di indigenza, sostenuto solo da pochi vecchi compagni.

Voci correlate

Bibliografia e sitografia