Endurance (nave)

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L'Endurance bloccata nei ghiacciai, febbraio 1915.

L’Endurance è stata una nave a vela e a vapore di legno battente bandiera britannica, celebre per essere stata utilizzata durante la spedizione imperiale trans-antartica guidata dall'esploratore britannico Ernest Shackleton nel 1914-1917.

Fu costruita e varata in Norvegia con il nome di Polaris nel 1912, per poi venir venduta al già citato Shackleton due anni più tardi.

Storia

Varata in Norvegia il 17 dicembre 1912 con il nome di Polaris, questa nave fu costruita nei cantieri navali di Sandefjord, allora di proprietà di Framnæs. La Polaris fu progettata fin dall'inizio per sfidare i ghiacci artici. Si trattava di un veliero a tre alberi, ma era anche dotata di un motore da 350 CV che, azionando un'elica singola, le permetteva di raggiungere una velocità di crociera di 10 nodo (unità di misura)nodi (circa 19 km/h). Con i suoi 43,9 metri di lunghezza e 7,6 di larghezza, e una stazza di 350 short ton (320 tonnellate), era un'unità robusta e compatta.

Commissionata da armatori norvegesi per crociere nel Mar Glaciale Artico, la sua storia cambiò a causa di difficoltà economiche: nel 1914, appena due anni dopo il varo, fu venduta a un prezzo ribassato all'esploratore britannico Ernest Shackleton per la somma di 11.700 sterline.

Spedizione in Antartide

In seguito all'acquisto della Polaris, il nuovo proprietario decide di rinominare il veliero in Endurance (trad. Resistenza), dal motto della famiglia di Shackleton, «"Fortitudine Vincimus"» (trad. Con la Resistenza, Conquistiamo)[1]. Il nome si è rivelato tragicamente profetico.

la nave salpò verso l’Antartide il 1º agosto 1914 per prendere parte alla Spedizione Trans-Antartica Imperiale. Dopo cinque mesi di navigazione, l'Endurance raggiunse i mari australi, ma la sua avventura tra i ghiacci perenni fu di breve durata: il 19 gennaio 1915 rimase intrappolata nel pack e, dopo mesi di sforzi vani per liberarla, l’equipaggio fu costretto ad abbandonarla il 27 ottobre. L’Endurance affondò infine il 21 novembre 1915, dopo 281 giorni di prigionia tra i ghiacci.

Dell’eroica nave si salvarono solo tre lance: due cutter a vela (la Stancomb Willis e la Dudley Docker) e la James Caird, una piccola baleniera di sei metri. Fu proprio con quest’ultima che Ernest Shackleton, partendo dall’Isola dell'Elefante, affrontò un’incredibile traversata di 650 miglia nautiche attraverso i tempestosi mari antartici, raggiungendo l’isola della Georgia del Sud, da dove l’Endurance era salpata 522 giorni prima. Da lì Shackleton poté organizzare i soccorsi, riuscendo infine a salvare tutto il suo equipaggio.

Ritrovamento

Il 9 marzo 2022, il Falkland Maritime Heritage Trust ha annunciato che, nell’ambito della spedizione Endurance22, è stato ritrovato il relitto dell’Endurance a una profondità di 3.008 metri nel Mare di Weddell, a circa sei chilometri dal punto in cui la nave era affondata nel 1915[2][3].

Grazie a due droni sottomarini equipaggiati con telecamere ad alta risoluzione, i ricercatori hanno potuto constatare l’eccezionale stato di conservazione del relitto, dovuto sia alle temperature estremamente basse delle acque antartiche, sia all’assenza di organismi xilofagi. Le immagini hanno rivelato i danni provocati dalla pressione dei ghiacci, che squarciarono lo scafo causando l’affondamento, oltre a diversi oggetti personali dell’equipaggio, come indumenti e stoviglie, e vele ancora aggrovigliate. Sebbene gli alberi si siano spezzati — probabilmente durante la discesa verso il fondale — la chiglia è rimasta quasi intatta, e a poppa sono ancora visibili le lettere dorate del nome “Endurance”[4].

Il relitto è oggi protetto dal Trattato Antartico in quanto Sito Storico e Monumento, e i responsabili della spedizione hanno assicurato che nessun reperto verrà rimosso o toccato durante le operazioni di studio[2].

La missione, dal costo di circa 10 milioni di dollari, finanziati da un donatore anonimo, si è svolta con il supporto della nave rompighiaccio sudafricana Agulhas II. I droni subacquei hanno scandagliato il fondale per 12 ore al giorno per quasi un mese, fino alla storica scoperta del relitto[4].

Voci correlate

Bibliografia

  • Frank Hurley: Shackleton in Antartide. La spedizione Endurance (1914-1917) nelle fotografie di Frank Hurley, Nutrimenti, 2012, ISBN 9788865941799
  • Alfred Lansing: Endurance. L'incredibile viaggio di Shackleton al Polo Sud, TEA, 2011, ISBN 9788850203932
  • Ernest Shackleton: Sud. La spedizione dell'Endurance, Nutrimenti, 2009, ISBN 9788895842479
  • Alfred Lansing (1959): Endurance: Shackleton's Incredible Voyage, New York: McGraw-Hill. (In inglese)

Note