Micronazione

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Il territorio del Principato di Sealand.

Una micronazione è un progetto sovrano auto-dichiarato che pretende il riconoscimento di uno stato indipendente, pur mancando di qualsiasi riconoscimento formale da nessun governo[1] e di nessuna organizzazione internazionale come le Nazioni Unite[2][3].

Esistono diversi motivi che spingono delle persone a fondare una propria micronazione, ma generalmente si tratta di creatività, protesta o semplice divertimento. Esse rappresentano l'ultima frontiera dell'utopia applicata, ossia la possibilità per un individuo o per un piccolo gruppo di ridisegnare le mappe del mondo secondo la propria visione, anche solo su un piccolo terreno o nel cyberspazio.

A differenza dei movimenti indipendentisti, che lottano per l'autodeterminazione del proprio popolo con radici storiche e culturali, le micronazioni sono generalmente ignorati dai governi degli stati sovrani o vengono visti da essi con tolleranza e bonaria ironia[4]. Sono rari i casi in cui le micronazioni vengono percepite dai governi degli stati sovrani come minacce, e questo accade quando vengono violate le leggi nazionali in vigore.

Un soprannome utilizzato per definire le micronazioni è quinto mondo, spesso utilizzato dai micronazionalisti e da persone legate all'ambiente micronazionalistico in critica alla classificazione degli stati del mondo in primo, secondo, terzo e quarto mondo[5][6][7][8][9].

Non vanno confuse con i microstati, che sono invece degli stati sovrani così definiti a causa di una popolazione e di un'estensione ridotta rispetto ad altri paesi.

Definizione e caratteristiche

Bandiera della Micronazione Sovrana Impero, la micronazione virtuale italiana più rilevante.

Non esiste una definizione giuridica universalmente accettata di micronazione, tuttavia, lo storico britannico Philip Hayward e l'antropologo Jude Philpott, assieme ad altri ricercatori interessati al fenomeno, Hanno esposto una propria definizione di "micronazione"[10].

Le micronazioni hanno generalmente degli attributi in comune come l'assenza di un territorio reale su cui esercitare la propria sovranità; In genere, le micronazioni rivendicano un piccolo territorio limitato come un'abitazione (spesso è la casa del fondatore, di cui è convinto di potervi esercitarvi sovranità completa), un'isola privata e/o disabitata od altri appezzamenti di terreno disabitati, privati o addirittura non rivendicati da nessun governo ufficiale (Terra nullius), isole artificiali in acque artificiali, ecc...[11]. Altre micronazioni rinunciano alla rivendicazione di un territorio fisico e concreto e procedono alla rivendicazione di "territorio virtuale", venendo talvolta definite anche stati virtuali[12] o nanonazioni. Il territorio virtuale rivendicato è generalmente un forum[13], un sito web e/o un server su piattaforme come Discord[12][14], Telegram[15], oppure server di videogiochi come Minecraft[16] e/o Roblox[17]. Alcune micronazioni sono miste e rivendicano sia dei territori fisici che dei territori virtuali[16].

Grazie alla rivoluzione digitale, strumenti divenuti di uso comune come Internet sono diventati essenziali per molte micronazioni, che basano telematicamente gran parte del proprio apparato burocratico. Piattaforme sociali, posta elettronica e applicazioni di messaggistica costituiscono infatti il principale mezzo attraverso cui le micronazioni svolgono numerose procedure formali, come l’emanazione delle cittadinanze o l’esercizio delle relazioni diplomatiche con altre micronazioni[11].

La maggior parte delle micronazioni dispone di una vera e propria struttura istituzionale con cui imitano gli Stati sovrani, adottando simboli formali come bandiere, inni, stemmi nazionali, motti ed altra simbologia ufficiale. Esse emanano spesso proprie leggi (come una costituzione), formano un governo e istituiscono organi amministrativi e politici. In alcuni casi vengono emessi anche francobolli o monete proprie, che tuttavia non hanno alcun valore legale riconosciuto. Più raramente alcune micronazioni istituiscono anche forze armate simboliche o cerimoniali. La forma di governo più diffusa tra i micronazionalisti è la monarchia, spesso di tipo assoluto, poiché la sua struttura decisionale semplice si presta facilmente a comunità molto piccole. Tuttavia esistono anche micronazioni che adottano modelli repubblicani[18] e sistemi politici diversi, tra cui democrazie[13], sistemi liberali, sistemi socialisti o regimi totalitari[12].

Il popolo di una micronazione è generalmente composto dal fondatore, che nella maggior parte dei casi è l'autodichiarato capo di Stato, dai suoi familiari e da eventuali simpatizzanti ai quali viene concessa la cittadinanza per decisione dello stesso fondatore o del governo micronazionale. Nelle micronazioni più grandi, la popolazione può includere anche sostenitori provenienti da diversi paesi del mondo, che ottengono la cittadinanza tramite procedure telematiche, talvolta anche attraverso il pagamento di una quota. Alcune micronazioni monarchiche vendono, oltre alla cittadinanza, anche titoli nobiliari simbolici validi esclusivamente all’interno della stessa micronazione o di altre micronazioni affiliate[19]. In generale, la popolazione delle micronazioni è molto ridotta e raramente supera alcune centinaia di cittadini. Ad esempio, il Regno di Talossa, una delle prime micronazioni moderne, contava circa 581 cittadini nel 2024[20].

Una caratteristica che accomuna tutte le micronazioni è l’assenza di riconoscimento internazionale e il mancato rispetto, totale o parziale, dei requisiti previsti dalla Convenzione di Montevideo, che stabiliscono i criteri necessari per definire uno Stato sovrano. Tali criteri includono una popolazione permanente, un territorio definito, un governo effettivo e la capacità di intrattenere relazioni con altri Stati[21]. Nella maggior parte dei casi gli Stati sovrani ignorano completamente l’esistenza e le pretese di sovranità delle micronazioni. Tuttavia, in alcuni rari casi, le istituzioni locali o nazionali possono promuoverle a fini culturali o turistici senza riconoscerne ufficialmente la sovranità, come nel caso del Principato di Seborga in Italia[22] o della Repubblica di Saugeais in Francia[23]. Il termine micronazione viene inoltre talvolta utilizzato in modo improprio per indicare piccoli Stati sovrani pienamente riconosciuti dalla comunità internazionale. In realtà questi ultimi sono correttamente definiti microstati, come ad esempio San Marino o Principato di Monaco, che esercitano una sovranità effettiva e sono membri della comunità internazionale e delle Nazioni Unite.

Motivi

[di Seborga.] Esistono vari motivi che spingono alcune persone a fondare una propria micronazione. Tra i motivi più noti troviamo la protesta politica ed economica, che ha portato alla nascita di micronazioni come il Principato di Hutt River, fondato da un agricoltore australiano come forma di protesta contro le quote di produzione del grano[24]. Sempre in Australia troviamo il caso analogo del Regno Gay e Lesbo delle Isole del Mar dei Coralli, fondato da attivisti LGBT australiani in protesta contro la legge che proibiva i matrimoni tra persone dello stesso sesso.

Altre micronazioni nascono per motivi di sperimentazione sociale, creando così dei laboratori per provare modelli alternativi di convivenza adottando leggi più liberali o sistemi economici utopici. A questo proposito si cita la Repubblica Libera del Liberland, che rivendica della terra nullius situata sul Danubio al confine tra Croazia e Serbia, fondata dal politico ed attivista ceco Vít Jedlička. Liberland può essere citato anche come progetto che punta alla creazione di nuovi stati sovrani, assieme alla Repubblica Esperantista dell'Isola delle Rose e ad alcune comunità anarchiche. Ci sono anche altre micronazioni che basano la propria rivendicazione di sovranità grazie a cavilli burocratici come il già citato Principato di Seborga, che si tratta della riesumazione dell'omonimo principato di origine medievale esistito fino al XVIII secolo e successivamente annesso al Regno di Sardegna[22]. Secondo i seborghini, non esiste un documento ufficiale che sancisce l'annessione di Seborga al Regno di Sardegna, e viene utilizzata questa narrazione (poi smentita da alcuni storici che dimostrano l'esistenza di un atto di acquisto del Principato di Seborga da parte della monarchia sabauda[25]) per avanzare la rivendicazione di sovranità e di indipendenza dall'Italia.

Un'altro esempio analogo a quello di Seborga è il Principato di Sealand, fondato nel 1965 da Paddy Roy Bates su una piattaforma artificiale denominata Fort Rough, costruita dai militari inglesi ma situata su acque internazionali al momento della proclamazione del principato. Le due micronazioni vengono citate anche come micronazioni turistiche, la cui esistenza è il motivo per attirare turisti e visitatori. I due principati offrono inoltre prodotti ufficiali come souvenir vari, filatelia e numismatica[26], e, nel caso di Sealand, anche cittadinanza e titoli nobiliari[27], rientrando così tra le micronazioni che si basano sul turismo e sul marketing.

La maggior parte delle micronazioni nascono tuttavia per fini ludici, ironici e/o creativi, frutto di espressione artistica ed identitaria o di semplici scherzi. La maggior parte delle micronazioni nate per tali scopi si rivelano essere dei gioco di ruolo dal vivo o LARP, nonostante tale associazione sia ritenuta offensiva da molti micronazionalisti, convinti della serietà della micronazione da loro fondata.

Storia

Sebbene il termine sia recente, il fenomeno ha radici antiche. Già nel XIX secolo, avventurieri come James Harden-Hickey proclamarono imperi su isole desolate, nel suo caso l'Isola del Trinidad, situata nell'Atlantico meridionale. Un caso analogo è il Regno di Redonda situato sull'omonima isola disabitata oggi aministrata da Antigua e Barbuda.

Il Novecento ha visto nascere alcuni casi emblematici. Il più celebre è probabilmente la Repubblica Esperantista dell'Isola delle Rose (1968), piattaforma artificiale costruita dall'ingegnere bolognese Giorgio Rosa al largo di Rimini, dotata di lingua, valuta e governo. La risposta dello Stato italiano fu drastica: dopo un breve braccio di ferro, la Marina Militare fece brillare l'isola con esplosivo. La vicenda è stata raccontata nel film L'incredibile storia dell'Isola delle Rose (2020)[28].

Negli anni Settanta e Ottanta, il fenomeno rimase circoscritto a pochi eccentrici. La vera esplosione arrivò con Internet. Il web permise a chiunque di dichiararsi Stato sovrano, di reclutare cittadini virtuali e di coordinarsi con altre micronazioni in organizzazioni internazionali parallele. Oggi si stimano migliaia di micronazioni attive, con una concentrazione particolare in Australia, Stati Uniti ed Europa.

Esempi

PER APPROFONDIRE MEGLIO: Lista delle micronazioni

Nel panorama micronazionale, alcune realtà si sono distinte per longevità, influenza od originalità.

Criticità e controversie

Nonostante la natura generalmente pacifica e ludica del fenomeno, le micronazioni non sono immuni da critiche e abusi: In alcuni casi, sono state utilizzate per scopi illeciti: emissione di passaporti falsi, creazione di banche fantasma, truffe finanziarie. Per esempio, il Principato di Sealand nacque nel 1965 dalla volontà del suo fondatore di aprire una stazione radiofonica non dichiarata, quindi illegale.

Altre controversie sulle micronazioni riguardano invece le posizioni politiche adottate da alcuni micronazionalisti. Alcune micronazioni, assieme ai relativi fondatori e/o capi di stato, subiscono accuse (sia fondate che infondate) di estremismo e/o fondamentalismo.

All'interno del fenomeno micronazionalistico ci sono stati molti casi di conflitti virtuali, che sono stati combattuti con l'uso di tecniche telematiche aggressive quali trolling, flame, shitstorm, e nei casi più gravi hacking e doxxing. In molti casi questi conflitti vengono documentati e pubblicati dai micronazionalisti stessi sui propri canali social o su portali dedicati alle micronazioni come MicroWiki.

Dal punto di vista accademico, alcuni studiosi ritengono che il fenomeno micronazionale meriti maggiore attenzione come forma di critica culturale e sperimentazione politica. Altri lo liquidano come un semplice hobby senza rilevanza[10].

Voci correlate

Collegamenti esterni

Note

  1. Micronation - Oxford Dictionary (in inglese) [ARCHIVIATO]
  2. Teoria delle micronazioni - Diritto.it
  3. Top 10: Micronazioni nel mondo - YouTube (TheXanada96)
  4. Micronation - Encyclopedia Britannica (in inglese)
  5. Quinto Mondo - Graziano Graziani
  6. Storie del Quinto Mondo - Prezi.com
  7. Storia - Micronazione Sovrana Impero
  8. Documentario sulle Micronazioni - YouTube (LordCarto)
  9. Aggiornamenti post-quintomondismo - IMPERO FORUM
  10. 10,0 10,1 Philpott, J. (2018). Micronations: Sovereignty, Identity and Performance. University of Cambridge Press.
  11. 11,0 11,1 Che cos'è una Micronazione? Tutto ciò che c'è da sapere - Libere Comunità
  12. 12,0 12,1 12,2 Stato virtuale - Città del Dank
  13. 13,0 13,1 Forum ufficiale della Repubblica Democratica di Vitla
  14. Pride of Nations - MicroWiki (in inglese)
  15. Deiakia - MicroWiki (in inglese)
  16. 16,0 16,1 Fellino - Microwiki
  17. Principality of Ledilia - MicroWiki (in inglese)
  18. People's Republic of Pomigliano-Labrake - MicroWiki (in inglese)
  19. Il Principato di Sealand, una delle micronazioni più famose al mondo, emette dei titoli nobiliari acquistabili direttamente dal loro sito ufficiale
  20. Kingdom of Talossa - MicroWiki (in inglese)
  21. Montevideo Convention - Encyclopedia Britannica (in inglese)
  22. 22,0 22,1 Sito ufficiale del Principato di Seborga
  23. Sito ufficiale della Repubblica di Saugeais (in francese)
  24. Australian Taxation Office (2020). Settlement Agreement with the Principality of Hutt River.
  25. La «favola» del principato di Seborga - Il Post
  26. Numismatica e filatelia - E-shop ufficiale del Principato di Seborga
  27. Acquista un titolo nobiliare - Sealand
  28. Vaccari, G. (2020). L'Isola delle Rose: Storia di un'utopia. Il Mulino