Fuoco greco

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Marinai bizantini usano il fuoco greco contro il ribelle Tommaso lo Slavo (Scilitze di Madrid)

Il fuoco greco (ελληνικόν πυρ) è una miscela liquida altamente infiammabile la cui ricetta è andata perduta. Veniva utilizzato come arma segreta militare dai bizantini, attaccando i nemici con il fuoco e per incendiare la flotta avversaria difendendo posizioni dalle mura.

L'espressione "fuoco greco" è di uso moderno ed è stata coniata dopo la scomparsa dell'Impero bizantino, di conseguenza non trova riscontro nelle fonti bizantine medievali dell'epoca, che si riferiscono alla miscela con i termini "fuoco marino" (πῦρ θαλάσσιον, pŷr thalássion), "fuoco romano" (πῦρ ῥωμαϊκόν, pŷr rhōmaïkón), "fuoco di guerra" (πολεμικὸν πῦρ, polemikòn pŷr), "fuoco liquido" (ὑγρὸν πῦρ, hygròn pŷr), "fuoco vischioso" (πῦρ κολλητικόν, pŷr kollētikón) e "fuoco artificiale" (πῦρ σκευαστόν, pŷr skeuastón)[1][2]. Queste espressioni suggeriscono le caratteristiche e le origini geografiche dell'arma, il cui primo utilizzo da parte dei romani d'oriente viene attribuito al settimo secolo.

Il fuoco greco è tutt'oggi ricordato per la sua efficacia bellica utilizzata nelle battaglie marittime: gli incendi causati dal fuoco greco non erano estinguibili con l'acqua, che, al contrario, li intensificava, garantendo alle flotte navali romane d'oriente un notevole vantaggio militare[3].

Storia

Teofane Confessore attribuisce l’invenzione del fuoco greco a Callinico di Eliopoli, originario di Eliopoli (oggi conosciuta come Baalbek, in Libano), vissuto nel VII secolo[4].

La prima attestazione del suo impiego risale al 674, durante il primo assedio arabo di Costantinopoli, quando i Bizantini lo utilizzarono dalle mura cittadine. In seguito, il fuoco greco contribuì in modo decisivo anche alla difesa della città nel secondo assedio di Costantinopoli (717-718), sventando nuovamente l’offensiva musulmana[5].

Tra l’821 e l’822 fu impiegato contro la flotta slava che minacciava la capitale imperiale. Nel 941, invece, la flotta guidata dall’imperatore Romano I Lecapeno riuscì, con sole quindici navi, a spezzare il blocco navale dei Rus’, le cui forze contavano centinaia di imbarcazioni.

Nel 972, sotto il regno di Giovanni I Zimisce, l’arma fu determinante per la conquista di Preslav. Pochi anni dopo, tra il 988 e il 989, Basilio II la impiegò contro le truppe ribelli guidate dal generale Barda Foca il Giovane. Nel 1081 il fuoco greco venne utilizzato durante l’assedio di Durazzo, dove i Bizantini incendiarono le macchine d’assedio comandate da Boemondo I di Antiochia[6].

Secondo alcuni studiosi, dopo la Quarta crociata non vi sarebbero più testimonianze del suo utilizzo, probabilmente perché l’Impero bizantino non disponeva più delle materie prime necessarie alla sua produzione[7]. Tuttavia, il fuoco greco è menzionato anche da Jacques de Vitry, che lo cita nella descrizione dell’assalto alla torre di Damietta durante la Quinta crociata[8].

Caratteristiche

Formula segreta

Metodi di utilizzo

Nella cultura di massa

Voci correlate

Bibliografia

  • John H. Pryor e Elizabeth M. Jeffreys (2006): The Age of the ΔΡΟΜΩΝ: The Byzantine Navy ca. 500–1204, Brill Academic Publishers, ISBN 978-90-04-15197-0 (in inglese)
  • R. J. Forbes (1959): Naphtha Goes To War, More Studies in Early Petroleum History 1860–1880, Leida, E.J. Brill (in inglese)
  • Anna Comnena (2012, ristampa): L'Alessiade, ISBN 978-1248657126.
  • John Haldon (2006): Greek fire revisited: recent and current research, in E. Jeffreys (a cura di), Byzantine style, religion and civilization. In honour of Sir Steven Ruciman, Cambridge University Press, ISBN 9781107405899 (in inglese)
  • Jacques de Vitry (1998, ristampa): Lettres de la Cinquième Croisade, Brepols (in francese)

Note

  1. Pryor, Jeffreys, 2006, pp. 608-609
  2. Forbes 1959, pag. 83
  3. Fuoco Greco: ecco come funzionava la potente arma bizantina - Informazione Ambiente
  4. Michel Rouche (2019): Attila, collana I protagonisti della storia, traduzione di Marianna Matullo, vol. 14, Pioltello (MI), Salerno Editrice, pag. 100
  5. L.G. Boccia (1991): Armi da fuoco - Enciclopedia dell'Arte Medievale - Treccani
  6. Comnena, 2012, pag.244
  7. Haldon, 2006, pag.316
  8. Vitry