Russofobia

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La russofobia, altresì nota anche come sentimento anti-russo (gioco di parole con "russo" e "fobia", dal greco antico φόβος, traducibile in "paura" o "fobia"), è la paura, il disprezzo e/o l'odio nei confronti della Russia, del suo popolo e della sua cultura[1][2]. E' una forma di discriminazione razziale e xenofoba diffusa perlopiù nei paesi occidentali in cui viene spesso legittimata dalla propaganda politica di governi e partiti politici che si oppongono ferocemente alla politica estera della Federazione Russa, o, in passato, dall'Unione delle Repubbliche Socialiste Sovietiche e prima ancora dall'Impero Russo.

La russofobia si origina in Europa nel XVIII secolo dai timori più o meno realistici di conquista russa dell'Europa, evolvendosi tuttavia in diverse altre forme in base al periodo storico: durante l'esistenza dell'Unione Sovietica il sentimento anti-russo veniva spesso promosso da movimenti reazionari anticomunisti, e spesso il sentimento anti-russo passava per l'anticomunismo. Oggi la russofobia viene spesso associata ai movimenti liberali europei e statunitensi fortemente critici nei confronti della politica estera della Russia, da loro ritenuta imperialista ed espansionista.

Il contrario della russofobia è la russofilia, detto anche sentimento filo-russo, che consiste invece nell'apprezzamento della Russia, del suo popolo e della sua cultura[3].

Storia

Nel corso della storia si sono susseguite diverse forme di russofobia scaturite da propaganda di guerra da parte dei paesi dell'Europa orientale che hanno avanzato e subito guerre contro la Russia con l'obiettivo di consolidarsi come potenza regionale nell'est Europa. Un paese contro cui la Russia si è spesso confrontata in quel periodo era la Polonia, che fu in seguito annessa alla Russia nel corso del settecento e sono proseguiti conflitti con il movimento indipendentista polacco anche nel corso del XIX e nella prima metà XX secolo contro una Polonia indipendente che desiderava espandersi verso oriente.

All'inizio del settecento (1700-1721), la Russia, guidata da Pietro I il Grande, fu coinvolta in una guerra contro la Svezia[4], in cui combatté al fianco della Danimarca e della Confederazione Polacco-Lituana per contrastare il dominio assoluto svedese sul Mar Baltico. In realtà la Russia ha combattuto numerose guerre contro la Svezia già nel XVI e nel XVII secolo cointendendosi il ruolo di potenza regionale della Scandinavia, e si verificarono altri conflitti tra i due paesi fino al XIX secolo. Questi conflitti contro la Polonia e la Svezia suggeriscono che i due paesi (in particolar modo le élites dell'epoca) furono tra i principali promotori di campagne propagandistiche russofobe e di false narrazioni storiche secondo cui la Russia fosse interessata ad occupare il resto d'Europa.

In Europa occidentale la russofobia viene inizialmente promossa dalla Francia rivoluzionaria tramite il falso documento del Testamento di Pietro il Grande, ossia un documento fornito dal generale polacco Michał Sokolnicki al Direttorio. Successivamente, Napoleone Bonaparte ordinò la pubblicazione di articoli in cui veniva dimostrato come la Russia volesse trasformare l'Europa nel suo bottino, ed il "testamento" fu pubblicato per la prima volta nel 1812 dalla stampa francese dell'epoca[5][6]. Questa prima campagna mediatica anti-russa fu il pretesto per la Campagna di Russia del 1812, che terminò con una schiacciante sconfitta da parte dei francesi ed una vittoria decisiva russa.

In seguito (1815-1840 circa), la russofobia si diffuse nel Regno Unito, la quale osservò l'espansione russa in Asia centrale, temendo una possibile invasione russa delle colonie britanniche in India tramite il territorio dell'Asia centrale. La russofobia giocò un ruolo chiave nella crescita e nel rafforzamento della marina britannica[7]. Tra l'impero britannico e l'impero russo non avvennero ufficialmente degli scontri militari ufficiali, tuttavia i due paesi adottarono strategie diplomatiche, di spionaggio e di controspionaggio con l'obiettivo di creare ostilità tra i due paesi. Questa attività politica è chiamata torneo delle ombre o grande gioco[8].

Nel corso dell'ottocento la russofobia da parte delle principali potenze europee si rafforzò ulteriormente grazie all'affermazione di cliché propagandistici tutt'oggi adottati ed utilizzati dalle narrazioni anti-russe secondo cui la cultura russa non può essere definita europea, bensì un sottoprodotto di bassa lega influenzato da popolazioni inferiori. Affermazioni come «la patina della civiltà europea era troppo sottile per essere credibile» vergono in tal senso. Queste campagne propagandistiche antirusse furono promosse in numerosi testi come in La Russie en 1839, il diario di viaggio del marchese francese Astolphe de Custine, il cui successo spinse ad una traduzione del testo in olandese, tedesco ed inglese[9].

La russofobia al giorno d'oggi

Voci correlate

Note

  1. Russofobia - Dizionario Internazionale
  2. Russofobia - Encyclopedia Runiversalis (in russo)
  3. Russofilia - Dizionario Internazionale
  4. Moss Roberts (2025): Russofobia e momenti salienti della storia russa - Settimana News
  5. Raymond T. McNally (1958): The Origins of Russophobia in France: 1812-1830 - JSTOR (in inglese)
  6. Jan-Werner Müller (2002): Memory and Power in Post-War Europe: Studies in the Presence of the Past, Cambridge University Press ISBN 978-0-521-00070-3 (in inglese)
  7. The Westminster Review (in inglese)
  8. Barbara Jelavich, St. Petersburg and Moscow: Tsarist and Soviet Foreign Policy, 1814–1974 (1974) pag. 200 (in inglese)
  9. Fisher, David C. "Russia and the Crystal Palace 1851" in Britain, the Empire, and the World at the Great Exhibition of 1851 ed. Jeffery A. Auerbach & Peter H. Hoffenberg. Ashgate, 2008:pp. 123–124.