Visto di censura
Per visto di censura (talvolta anche visto censura o nulla osta alla proiezione) si indica un sistema di valutazione ufficiale preventiva di un’opera audiovisiva, principalmente film, da parte di un’autorità pubblica competente. Fino a poco tempo fa in molti paesi (tra cui l’Italia) per poter distribuire o proiettare un film nelle sale cinematografiche o in televisione, era necessario ottenere questo visto da una commissione di censura o da un organismo governativo, che esaminava l’opera per stabilire se contenesse elementi ritenuti inappropriati, offensivi per la morale comune, pericolosi per l’ordine pubblico o contrari a determinati valori sociali; in base a questa valutazione, il film poteva essere approvato, modificato (con tagli o alterazioni) oppure vietato in toto o a determinate categorie di pubblico[1].
Origine e funzione
Il concetto di visto di censura nasce con l’idea che le immagini, i dialoghi e i messaggi veicolati da film, programmi televisivi od altri prodotti audiovisivi abbiano un potere culturale e sociale notevole. Per questo, soprattutto nel corso del XX secolo, diversi Stati istituirono delle commissioni che dovevano controllare e valutare i contenuti prima della distribuzione pubblica dell’opera[2]. Secondo questi organismi, se certi contenuti potevano essere considerati offensivi, indecenti o potenzialmente dannosi soprattutto per i più giovani, l’opera veniva sottoposta a tagli o revisioni obbligatorie. In certi casi veniva imposto un divieto di visione ai minori di una certa età, per esempio vietando il contenuto ai minori di quattordici o diciotto anni[3].
Per esempio, in passato film come Finalmente sì ottennero il visto di censura solo dopo la revisione della Commissione e furono proiettati al pubblico italiano nel dopoguerra[4]. La funzione principale del visto di censura era quindi quella di tutelare il pubblico da contenuti considerati socialmente inaccettabili o eccessivamente provocatori, attraverso un controllo preventivo prima della distribuzione pubblica.
Ruolo nella censura cinematografica
In Italia, fino al 2021, l’uscita di un film nelle sale o la sua trasmissione televisiva era condizionata al rilascio del visto di censura da parte di un’apposita Commissione statale, che poteva imporre tagli, divieti di visione per fasce d’età o perfino il blocco totale dell’opera. Questo sistema fu attivo per decenni ed influenzò la produzione e distribuzione di migliaia di film per motivi morali, politici o religiosi[1]. Molti registi italiani e internazionali si sono scontrati con la Commissione di censura per via di contenuti ritenuti troppo espliciti o criticati per determinate tematiche. In alcuni casi le opere sono state modificate (scene tagliate o alterate) prima di ottenere il visto necessario per la distribuzione[3].
Abolizione
Nel 2021 il Ministro della Cultura della Repubblica Italiana ha firmato un decreto sull'abolizione della censura cinematografica secondo i criteri tradizionali, eliminando la possibilità per lo Stato di bloccare o censurare un film per motivi morali o religiosi. Questo significa che oggi non è più possibile imporre tagli obbligatori o vietare delle opere basandosi sulla censura classica[1].
Nel 2018 è stato introdotto dal Ministero della Cultura la Commissione per la classificazione delle opere cinematografiche, tutt'oggi in vigore, che non dichiara il visto di censura, ma introduce un sistema di classificazione ufficiale che decide quale pubblico sia più adatto, attribuendo fasce d’età e categorie per la fruizione (ad esempio opere adatte a tutti, vietate ai minori di 14 anni, ecc.)[5].
Nonostante l'abolizione del visto di censura, esistono tutt'oggi alcuni film la cui proiezione in territorio italiano è stata ostacolata, come nel caso del film russo del 2023 Il Testimone[6].
Critiche
La trasformazione del sistema censorio in sistema di classificazione ha suscitato dibattiti: alcuni sostengono che sia un passo importante verso una maggiore libertà di espressione, altri ritengono che forme di controllo “soft” o di classificazione possano comunque influenzare la percezione e la fruizione di opere artistiche[7].
Voci correlate
Note
- ↑ 1,0 1,1 1,2 Censura: che cos'è e come funziona in Italia - Cultura
- ↑ La revisione cinematografica in Italia - Beni Culturali [ARCHIVIATO]
- ↑ 3,0 3,1 Sistemi di classificazione dei film - Biblio Toscana
- ↑ Dato ricavato da Annuario del cinema italiano 1956-1957, Edizioni Internazionali, Roma (1957), III° Sezione, pag. 63.
- ↑ Gabriele Niola (2021): Italy scraps film censorship as new classification commission launched - Screen Daily
- ↑ Simona Frigerio (2023): Il Testimone - In the Net
- ↑ Andrea Monti (2021): Cosa significa l’abolizione della censura cinematografica - Formiche