Nostradamus

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Nostradamus (Saint-Rémy-de-Provence, 1503 – Salon-de-Provence, 1566), pseudonimo di Michel de Nostredame, fu un matematico, astrologo, farmacista e profeta francese, celebre per le sue raccolte di quartine in versi pubblicate sotto il titolo Les Prophéties (1555). Le sue opere, scritte in un linguaggio criptico e ricco di simbolismi, hanno alimentato per secoli dibattiti sull'attendibilità delle sue previsioni, attirando sia sostenitori che scettici.

Biografia

Nostradamus.

Nostradamus (1503 – 1566) nacque da una famiglia ebrea. Si convertirono successivamente al cattolicesimo ma segretamente continuarono la loro fede. Nostradamus divenne un noto medico in Francia. Durante un periodo che molti avrebbero considerato i “secoli bui dei medici”, le tecniche mediche di Nostradamus erano considerate poco ortodosse anche se di grande successo nel trattamento. Ha trascorso otto anni viaggiando in Francia, Italia e Spagna alla ricerca di rimedi erboristici e altri insegnamenti medici mentre lavorava come farmacista e aiutava le vittime della peste nera.

Durante questo periodo Nostradamus si affiancò agli insegnamenti del Dr. Theophrastus Bombastus Hohenheim, un medico, alchimista e astrologo svizzero (1493-1541) che precedette Nostradamus di circa 20 anni. Hohenheim, scrisse anche molte predizioni e profezie, fece rivivere l’antica dottrina dei Talismani (derivata dalla Cabala), affermò di essere in grado di curare con successo numerose malattie ritenute inguaribili. All’interno di circoli religiosi e occulti segreti nell’Europa del XVI secolo questa dottrina medica era conosciuta come i “talismani dei Magi” e sarebbe stata considerata contemporanea alle tecniche e delle pratiche occulte ebraiche di guarigione.

Iniziò a formulare profezie intorno al 1547 e pubblicò le sue profezie in un libro intitolato Centuries (1555). Scrisse le sue profezie in quartine: quattro versi in rima. Le quartine erano raggruppate in centinaia; ogni gruppo di 100 quartine era chiamato centuria. Nostradamus acquisì notorietà durante la sua vita quando alcune delle sue predizioni sembrarono avverarsi. Era molto ricercato e fu persino invitato alla corte di Caterina de' Medici, allora regina consorte di Re Enrico II di Francia, per creare oroscopi per i suoi figli.

Nostradamus a Torino

Vi sono diverse testimonianze sulla permanenza di Nostradamus a Torino. La prima tra queste risale al 1786, pubblicata dal Noveau Dictionnaire Historique. Successivamente, un'altra testimonianza riporta le misure di una lapide commemorativa, ma l'attestazione più certa fu un articolo pubblicato nel 1934 sulla rivista Torino, scritto da Corrado Pagliani. Egli confermò il soggiorno del veggente a Torino, testimoniato anche da una fotografia della stessa lapide commemorativa. Essa riportava questo testo in francese cinquecentesco: "1556. Notre Damus a loge ici on il ha le paradis lenfer le purgatoire ie ma pelle la Victoire quì mhonore avrala gloire qui me meprise ovra la ruine hntiere" che, tradotto, significa "1556. Nostradamus alloggia quì dov'è il paradiso l'inferno il purgatorio io mi chiamo la Vittoria chi mi onora avrà la gloria chi mi disprezza avrà la completa rovina."

Edificata nel cuore del quartiere della Pellerina, la demolizione della cascina Morozzo terminò nel 1982 per dar spazio alle nuove costruzioni.

Per quanto riguarda la lapide, invece, pare che ora sia di proprietà di Renucio Boscolo, uno dei principali interpreti degli scritti di Nostradamus.

Neanche il quartiere della sua residenza temporanea, quindi, fu casuale, anzi. La villa, infatti, era nei pressi di piazza Statuto, considerata secondo alcune leggende il centro della magia nera della città. Nei suoi pressi vi era la casa del boia, il patibolo e il luogo di sepoltura dei giustiziati.

Sulle ragioni che spinsero Nostradamus a recarsi a Torino esistono diverse ipotesi. La più affascinante è quella che colloca la città piemontese in un punto strategico di particolare rilevanza: recenti studi archeologici hanno infatti dimostrato che l'antico impianto urbano costruito dai Romani seguiva precisamente il percorso del Sole[1]. L'accurata disposizione urbanistica di Torino rivela infatti una sorprendente armonia con i fenomeni celesti, particolarmente evidente nell'orientamento di Via Garibaldi. Quest'importante arteria cittadina, che attraversa il centro storico in direzione est-ovest con una lieve inclinazione, presenta un singolare allineamento astronomico: se osservata dall'estremità occidentale (verso Piazza Castello) durante specifici periodi dell'anno, il sole nascente si posiziona in perfetta corrispondenza con l'asse viario. Questo fenomeno genera un effetto luminoso spettacolare, con i raggi solari che irradiano l'intera lunghezza della strada,un'evento che risulta particolarmente suggestivo in prossimità degli equinozi, quando il sole raggiunge la massima simmetria nell'orizzonte urbano.

Tale elemento sembrerebbe correlarsi ad alcuni passaggi criptici delle Centurie, il che potrebbe spiegare il motivo della presenza di Nostradamus in questa località.

La biografa Giuditta Dembech avanza invece l'ipotesi che l'interesse del veggente era per le arti alchemiche, particolarmente fiorenti nella Torino del Cinquecento[2].

L'ipotesi più accreditata è però quella che vede Nostradamus convocato a corte nel 1556 da Emanuele Filiberto di Savoia. Il Duca, profondamente preoccupato per l'infertilità della consorte Margherita di Valois, avrebbe cercato nell'illustre profeta un aiuto per ottenere il tanto agognato erede, questione cruciale per le sorti del ducato.

Contesto storico e influenza

Nostradamus visse in un'epoca da una parte molto feconda dal punto di vista culturale(rinascimento) dall'altra segnata da crisi religiose (Riforma protestante), epidemie di peste e instabilità politica. All'alba del Cinquecento, la Francia si affermava come la maggiore potenza europea, nonostante frontiere ancora prossime a Parigi e legami dinastici con la Bretagna (Luigi XII aveva sposato Anna, vedova del predecessore). Il sovrano, sostenuto da Chiesa e consiglieri, governava un regno unito dal lealismo post-bellico, esautorando gli Stati Generali(clero,nobiltà e borghesia francesi). Un'efficiente fiscalità e un esercito d'élite completavano il quadro di una monarchia assoluta e prospera, senza rivali militari. All'ascesa al trono di Enrico II, la Francia si trovò impegnata in ben dieci conflitti consecutivi, mossi dall'irrefrenabile ambizione del sovrano di affermare la propria supremazia militare e territoriale. Tuttavia, questa politica espansionistica non conobbe solo successi: per quattro volte il suolo francese subì l'invasione di eserciti stranieri. Tra i rovesci più significativi si ricordano il lungo e devastante assedio di Marsiglia e l'umiliante sconfitta inflitta dalle truppe svizzere all'esercito reale, episodio che precedette la firma di un trattato di pace.

Sul piano economico, la prima metà del Cinquecento rappresentò per la Francia un'epoca di straordinaria prosperità. Le campagne, un tempo lande desolate e incolte, si trasformarono in fertili distese coltivate e ombrose foreste. Nei villaggi fiorì un vivace commercio al dettaglio, gestito da bottegai e artigiani che estesero la vendita dei loro prodotti oltre i confini locali. Lione divenne il fulcro delle attività finanziarie grazie all'insediamento di banchieri e mercanti italiani, particolarmente esperti nel settore. Contemporaneamente, l'improvviso afflusso di oro dalle lontane Americhe determinò una profonda trasformazione nella vita quotidiana, innescando quello che può essere considerato il primo fenomeno inflazionistico dell'età moderna.

In questo contesto di fioritura economica, Saint-Rémy-de-Provence, città natale di Nostradamus, poteva essere considerata all'epoca come la seconda città più importante della Francia dopo Parigi, con un ruolo paragonabile a quello che oggi ricopre Marsiglia.

Le sue profezie, spesso interpretate post-eventum, sono state associate a eventi storici come la Rivoluzione francese, l'ascesa di Napoleone, le due guerre mondiali e persino gli attentati dell'11 settembre 2001. Tuttavia, la vaghezza dei testi e l'assenza di riferimenti cronologici espliciti rendono le interpretazioni altamente speculative.

Le presunte lettere al figlio e al Re Enrico II

Nostradamus affermò più volte di aver intenzionalmente oscurato le sue profezie per evitare che fossero comprese da chiunque, inserendo una sorta di "chiave" nascosta nei suoi testi. Questa dichiarazione è riportata nella sua lettera al figlio Cèsar (1555), un documento prefatorio alle Prophéties, dove scrive:


«Ho voluto tacere e abbandonare il lavoro a causa dell’ingiuria non solo del tempo presente, ma anche della maggior parte del futuro, per non confondere le menti fragili [...] Ho voluto lasciare per iscritto, sotto una nebbia oscura, i grandi eventi futuri»


Nostradamus giustificò questa scelta con tre motivi principali:

  1. Protezione personale: Nel XVI secolo, prevedere catastrofi o cambiamenti politici poteva essere considerato eresia o sedizione (l’Inquisizione era attiva).
  2. Selezione dei lettori: Era convinto che solo pochi iniziati, dotati delle giuste conoscenze, fossero in grado di interpretare correttamente i suoi versi, e che pertanto fosse necessario custodire la verità, proteggendola dall’opinione pubblica.
  3. Preservare il destino: Sosteneva che rivelare troppo chiaramente il futuro avrebbe alterato il corso degli eventi, violando le leggi divine.

Gli studiosi hanno ipotizzato che questa "chiave" possa essere:

  • Un sistema numerologico (es.: calcoli basati su eclissi o configurazioni planetarie).
  • Un codice linguistico (anagrammi, come "PAU NAY LORON" per "Napaulon Roy").
  • Un riferimento a fonti esoteriche (Pico della Mirandola, Tritemio).


Tuttavia, nessuna interpretazione è universalmente accettata, e l’effettiva esistenza della chiave resta un mistero.


La questione dell' autenticità di questa lettera (oltre a quella a Enrico II) è stata a lungo dibattuta tra studiosi, e gli studi moderni hanno fornito alcune risposte:

  • Lettera a César Nostradamus (datata 1° marzo 1555)
    • Prefazione alla prima edizione delle Centurie (1555).
    • Spiega che le profezie sono scritte in modo volutamente oscuro per evitare persecuzioni.
    • Afferma che le visioni si estendono fino al 3797.
  • Lettera a Enrico II (datata 27 giugno 1558)
    • Introdotta nelle edizioni successive delle Centurie.
    • Contiene profezie più dettagliate, con riferimenti a eventi futuri (alcuni vi leggono allusioni alla Rivoluzione Francese, a Napoleone, alle guerre mondiali).

Secondo gli studiosi ci sono agomenti sia a favore sia a sfavore dell'autentitcità di queste lettere:

Argomenti a favore dell'autenticità

  • Testimonianze storiche:
    • Le lettere appaiono nelle prime edizioni delle Centurie stampate da Pierre Rigaud (Lione, 1555-1558), contemporaneo di Nostradamus.
    • Alcuni studiosi, come Jean Dupèbe e Robert Benazra, sostengono che lo stile e il contenuto siano coerenti con altri scritti di Nostradamus.
  • Analisi linguistica:
    • Il lessico e la sintassi corrispondono al francese rinascimentale dell’epoca.
    • L’uso di metafore astrologiche e bibliche è tipico di Nostradamus.

Argomenti contro l'autenticità

  • Differenze stilistiche:
    • Alcuni esperti (come Pierre Brind’Amour) notano che la Lettera a Enrico II è più lunga e dettagliata rispetto ad altri scritti di Nostradamus, il che fa sospettare interpolazioni successive.
    • Potrebbe essere stata modificata da editori postumi per adattarla a eventi storici successivi.
  • Problemi di datazione:
    • La Lettera a Enrico II compare solo nelle edizioni dal 1558, non nella prima del 1555.
    • Alcuni ritengono che sia stata aggiunta per dare maggiore credibilità alle profezie.
  • Contesto politico:
    • Enrico II morì nel 1559 (in un torneo), e alcuni sospettano che la lettera sia stata "ritoccata" dopo la sua morte per sembrare più profetica.


Il fatto che non esistono manoscritti originali delle lettere,ma solo stampe rende difficile una verifica paleografica definitiva,tuttavia le edizioni più antiche(1555-1558) sono coniderate affidabili da molti storici. La posizione accademica prevalente è che la lettere al figlio Cèsar sia generalmente considerata autentica mentre quella e Enrico II sia più controversa: potrebbe essere stata parzialmente modificata dopo la morte di Nostradamus (1566), ma il nucleo principale è probabilmente genuino. Alcuni sostengono che entrambe le lettere siano false, create per dare un’aura di mistero alle Centurie. Tuttavia, non ci sono prove decisive a supporto di questa tesi.

Contenuto delle lettere e analisi scientifica

Se si analizzano le lettere dal punto di vista dei contenuti e delle idee scientifiche esse presentano un mix di elementi irrazionali unite a previsioni catastrofiche di dubbia plausibilità, il che fa sospettare molto della loro autenticità o almeno pensare a interpolazioni successive.

L'idea di un' anticristo o l'enfasi su catastrofi globali non sono infatti idee originali ma prese dalla tradizione medioevale o comunque già presenti in autori come Gioacchino da fiore.

Sebbene Nostradamus avesse una concezione geocentrica del cosmo, molto diversa da quella oggi accettata, quando nella lettera al figlio parla della 'concavità del cielo e della Luna', è possibile al massimo ipotizzare un riferimento a dimensioni nascoste rispetto a quelle conosciute, non a radicali trasformazioni come quelle descritte in altre parti delle lettere.

In conclusione alcuni temi sono troppo generici e alcune frasi sembrano essere interpolate,un possibile scenario è che Nostradamus abbia realmente scritto la lettera a Enrico II ma fosse più breve e tecnica(es. inserimenti di temi come l'astrologia), editori esoterici la ampliarono, aggiungendo profezie catastrofiche per aumentarne l’impatto e le edizioni successive (1588-1590) fissarono il testo che conosciamo oggi, ormai arricchito di elementi leggendari. Pierre Brind’Amour (Nostradamus astrophile, 1993) sostiene che la lettera a Enrico II sia un "mosaico" di parti autentiche e interpolate,Robert Benazra (Répertoire chronologique nostradamique) difende l’autenticità, ma ammette possibili ritocchi,mentre lmar Gruber (The Nostradamus Code) suggerisce che alcune frasi siano crittografate, ma senza prove definitive.


Un’analisi filologica e carbonio-14 su eventuali manoscritti originali,risolverebbe la questione,ma non sono mai stati trovati.




Struttura delle profezie

Le quartine di Nostradamus utilizzano:

  • Un mix di lingue (francese antico, latino, greco).
  • Metafore astronomiche, mitologiche e bibliche.
  • Giochi di parole e anagrammi (es.: "Hister" per "Hitler").

Tradurre Nostradamus rappresenta già una sfida di per sè ardua, dove è facile cadere in interpretazioni grossolane. A prescindere dalle difficoltà morfosintattiche - che il veggente spesso stravolge con deliberata ironia - va sottolineata la sua peculiare inventiva linguistica.

Il profeta di Salon dimostra una straordinaria propensione per:

  • la neologia (creazione di vocaboli inediti)
  • l'apocope (troncamenti lessicali)
  • i metaplasmi (modifiche poetiche alla struttura delle parole)
  • le metatesi (giochi di doppio significato ottenuti per trasposizione)
  • le metalepsi (metafore a più livelli di significato)
  • le epentesi (inserimenti fonetici artificiosi)
  • il sistematico ricorso agli anagrammi (riarrangiamenti alfabetici)

Questa complessa alchimia linguistica trasforma ogni quartina in un rebus polisemico, dove significante e significato danzano in un rapporto volutamente ambiguo. Il traduttore si trova così a dover bilanciare fedeltà filologica e intelligibilità, rischiando costantemente di tradire l'originaria densità simbolica del testo.


Le quartine non seguono inoltre una struttura cronologica: l'epoca storica a cui un evento si riferisce non è determinata dalla sua posizione all'interno del testo,tuttavia dietro l'apparente molteplicità e complessità della storia secondo Nostradamus è come se essa fosse scandita da una logica e da un ritmo,che però rivela nel caso del futuro profetizzato dal veggente elementi sociali anti-utopistici e visioni di totalitarismo e tirannide universale

Critiche e controversie

Nostradamus continua a essere una figura controversa con la critica moderna che focalizza la sua attenzione su questi elementi fondamentali:

  1. Le traduzioni e le interpretazioni variano drasticamente.
  2. Molte "profezie" furono pubblicate dopo gli eventi descritti.
  3. Il linguaggio ambiguo permette adattamenti arbitrari.

Gli studiosi più scettici, oggi come allora(es. Guillaume Rondelet che lo considerava un ciarlatano), guardano a Nostradamus con occhio critico. Alcuni lo dipingono come un abile mistificatore, un uomo che nell'arte profetica trovò soprattutto un lucroso mestiere. La sua genialità, secondo questa visione, non risiederebbe nella chiaroveggenza, bensì in un metodo sapientemente costruito. Esso consiste nel trarre linfa dall'ambiguità ponderata, da un linguaggio volutamente cifrato - l'antica arte di dire senza rivelare, per rimanere inattaccabili. Secondo questa prospettiva, il suo genio consisterebbe nell'arte sottile dell'allusione, nel saper seminare indizi senza mai mostrare il disegno completo, affidando all'occhio del lettore il compito ultimo di dare forma al vaticinio.

Le leggi della probabilità giocherebbero poi a favore del profeta: quando si lanciano centinaia di presagi - come nei suoi Pronostici annuali - qualcosa inevitabilmente trova riscontro nella realtà. E ciò che non si avvera,può sempre attendere tempi migliori. La storia è ciclica, e un vaticinio fallito oggi potrebbe diventare verità domani.

C'è poi un'arte più sottile: quella di parlare del passato come fosse futuro, confondendo i tempi e le menti. Perché quando il tempo cancella i dettagli, ogni racconto può trasformarsi in profezia.

Ma non tutti concordano con questa lettura scettica. C'è chi sostiene che la semplice "legge delle probabilità" non basti a spiegare certi vaticini sorprendentemente precisi. Alcuni studiosi - tra cui matematici e statistici - hanno evidenziato come alcune corrispondenze tra le quartine e eventi storici presentino probabilità così basse da sfidare la semplice coincidenza.

Se si prende ad esempio la famosa quartina che molti associano alla morte di Enrico II:

"Il leone giovane al vecchio sovrasta / in campo bellico, in singolar tenzone / gli occhi gli fora nella gabbia d'oro / due classi una, poi morir, morte crudele"

L’incidente durante un torneo (1559), con la lancia che trapassò l'elmo del re (la "gabbia d'oro"), sembra corrispondere con inquietante precisione.

Casi come questo sollevano quindi domande, se è tutto frutto del caso, perché alcune quartine mostrano dettagli così specifici? Come spiegare le correlazioni con eventi rari o imprevedibili?

Alcuni hanno ipotizzato che Nostradamus potesse attingere a:

  1. Conoscenze astrologiche avanzate (le configurazioni planetarie come "chiave" temporale)
  2. Tradizioni profetiche meno note (fonti bizantine o cabalistiche)
  3. Un metodo di simbolismo sincronico (dove astri e storia si riflettono)


Note