Crisi delle forbici
La Crisi delle forbici(in russo Ножницы цен, tradotto letteralmente in Forbici dei prezzi) è stata una crisi economica verificatasi in Unione Sovietica nel 1923 e fu un effetto collaterale della Nuova Politica Economica introdotta nel paese da Lenin due anni prima. Prende il nome dalla forma del grafico che indica i prezzi industriali in aumento a confronto coi prezzi agricoli, che al contrario erano al ribasso, ricordando la forma di un paio di forbici.
I beni industriali, se valutati in quantità equivalenti di grano (espressi in pud), risultavano essere molto più costosi rispetto al periodo antecedente alla Guerra Civile Russa, nonostante il loro livello qualitativo fosse inferiore. Nell’ottobre del 1923, i prezzi dei prodotti industriali avevano raggiunto il 276% rispetto al livello del 1913, mentre quelli agricoli si fermavano all’89%. Fu Lev Trotskij a introdurre l’espressione “forbici dei prezzi”, che divenne rapidamente di uso comune.
Di fronte a questo squilibrio, i contadini smisero di vendere il grano oltre la quantità necessaria per pagare le imposte. Il paese, che non si era ancora del tutto ripreso dalle carestie che avevano colpito la regione del Volga nel 1921-1922, si trovò così minacciato da una nuova crisi alimentare.
Risoluzione della crisi
Per affrontare la crisi delle forbici dei prezzi, il Comitato Centrale del Partito Comunista dell'Unione Sovietica e le autorità governative adottarono una serie di misure urgenti:
- Introduzione del cervonec, una nuova moneta stabile dal valore pari a 10 rubli;
- Obbligo del pagamento puntuale dei salari agli operai, con sanzioni severe in caso di violazione;
- Controllo dei prezzi dei beni di largo consumo;
- Rafforzamento del ruolo delle cooperative e degli enti statali nel settore commerciale, con una parallela limitazione dell’autonomia dei commercianti privati;
- Maggiore lotta contro la speculazione e concessione di crediti a basso interesse ai contadini per l’acquisto di beni industriali.
Questi provvedimenti ottennero in larga parte i risultati desiderati, riuscendo anche a ridurre l’influenza economica e sociale dei nepman. Secondo Stalin, che in quel periodo guidava il partito a causa del peggioramento delle condizioni di salute di Lenin, fu la pressione proveniente dalle proteste operaie a spingere verso l’adozione di queste riforme. Egli affermò:
Nel 1926, ormai leader incontrastato dopo la morte di Lenin, Stalin annunciò un nuovo indirizzo strategico per l’agricoltura:
Questa riforma segnò la fine definitiva del potere economico e politico dei kulaki (i contadini agiati) e dei nepman, e pose termine alla crisi delle forbici dei prezzi.