Migliorismo
Il migliorismo è stata una corrente politica reazionaria formatasi all'interno del Partito Comunista Italiano tra gli anni settanta e ottanta. La corrente propone di non combattere il capitalismo, bensì di migliorare il sistema in vigore, vale a dire ripudiare la rivoluzione socialista ed accettare parzialmente il capitalismo mediante riforme socialisteggianti[1].
I miglioristi erano conosciuti anche come «amendoliani», poiché si rifacevano alle tendenze riformiste del dirigente Giorgio Amendola, che nel contesto interno al PCI fu il maggior promotore delle posizioni anticomuniste che hanno caratterizzato la fazione. Durante la svolta della Bolognina i miglioristi hanno promosso la mozione che ha portato alla nascita del Partito Democratico della Sinistra, confluendovi. Tra i principali esponenti della fazione migliorista troviamo Luciano Lama, Nilde Iotti, Emanuele Macaluso e Giorgio Napolitano, futuro Presidente della Repubblica Italiana[2].
Definizione
Il termine «migliorismo» deriva dal verbo migliorare, e viene utilizzato in alcuni contesti politici italiani per descrivere l'atteggiamento degli esponenti di un determinato partito o movimento che, pur criticando il sistema politico vigente, si propongono di accettarlo e quindi di migliorarlo dall'interno invece che di combatterlo.
Il termine è stato infatti utilizzato per indicare una corrente fascista che accettava la dittatura di Benito Mussolini ma ne condannava molte posizioni interne, promuovendo di riformare il movimento dall'interno. Un esponente del migliorismo fascista è stato Indro Montanelli prima di aderire alla lotta antifascista.
All'interno del movimento comunista il termine è stato utilizzato per descrivere la fazione amendoliana, che riteneva impossibile una rivoluzione socialista in Italia e suggeriva anzi di migliorare il sistema capitalista italiano tramite riforme e condannando interventi conflittuali e/o violenti contro il capitalismo. Di fatto erano una fazione socialdemocratica intiltratasi nel PCI che condannava gli interventi militari sovietici nel contesto della controrivoluzione ungherese del 1956[3] e di quella cecoslovacca del 1968[4], intraprese posizioni critiche verso il Centralismo democratico e riteneva "degenerato" il marxismo sovietico e quello cinese.
Critiche
Il migliorismo è stato criticato e condannato dalle altre fazioni del partito, in particolar modo dall'ala movimentista rappresentata da Pietro Ingrao e dall'ala filo-sovietica rappresentata da Armando Cossutta, che ne hanno smascherato la svolta riformista e socialdemocratica. Ciononostante, l'esistenza di una fazione come quella migliorista all'interno del PCI, che col passare degli anni divenne la più popolare, dimostravano come il PCI fosse guidato da esponenti
Nel 2013, in occasione della rielezione di Giorgio Napolitano alla carica di Presidente della Repubblica, è stato dimostrato che Giorgio Amendola
Esponenti principali
- Mario Alicata
- Giorgio Amendola
- Paolo Bufalini
- Gianfranco Borghini
- Pasquale Cascella
- Carlo Castellano
- Gianni Cervetti
- Gerardo Chiaromonte
- Napoleone Colajanni
- Pancrazio De Pasquale
- Guido Fanti
- Nilde Iotti
- Luciano Lama
- Girolamo Li Causi
- Emanuele Macaluso
- Giorgio Napolitano
- Andrea Orlando
- Gian Carlo Pajetta
- Edoardo Perna
- Giovanni Pellegrino
- Giovanni Pellicani
- Michelangelo Russo
- Antonello Trombadori
- Lanfranco Turci
- Rosario Villari
Voci correlate
- Socialdemocrazia
- Socialfascismo
- Partito Comunista Italiano
- Anticomunismo
- Eurocomunismo
- Marxismo-Leninismo
Note
- ↑ Migliorismo - Enciclopedia Treccani
- ↑ Calogero Laneri (2025): Il possibile come orizzonte. Il migliorismo nella storia della sinistra italiana, Pisa, Edizioni ETS
- ↑ Chi erano i comunisti “miglioristi”: la corrente da Amendola a Napolitano e lo scontro con Berlinguer - L'Unità
- ↑ Emanuele Macaluso (2007): Le buone ragioni di noi miglioristi - Il Manifesto