Nettunismo

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Il nettunismo è stata una delle teorie geologiche più influenti della fine del XVIII secolo. Prende il nome da Nettuno, il dio romano del mare, proprio perché poneva l'acqua al centro della formazione della crosta terrestre.

Origine e Fondatore

La teoria fu formulata e resa popolare da Abraham Gottlob Werner (1749–1817), un celebre professore di mineralogia presso la Bergakademie di Freiberg, in Sassonia. Werner era un insegnante carismatico che attirava studenti da tutta Europa, il che permise alla sua visione di dominare il dibattito scientifico per decenni.Dalla sua cattedra, Werner non formò solo geologi, ma discepoli. Molti dei suoi allievi divennero figure di spicco (come Alexander von Humboldt, inizialmente un convinto nettunista, e Leopold von Buch) e diffusero le sue idee in ogni angolo del continente, facendo di Freiburg (Friburgo) l'epicentro mondiale della geologia dell'epoca.Werner costruì una teoria globale e onnicomprensiva per spiegare l'origine di tutte le rocce e la formazione della Terra. La chiamò Geognosia (conoscenza della Terra), in contrasto con la Geologia che a suo avviso speculava troppo.

Il Concetto Fondamentale

Il nettunismo sosteneva che la Terra fosse originariamente interamente coperta da un oceano primordiale. Secondo Werner, tutte le rocce della crosta terrestre non si erano formate tramite processi vulcanici o calore interno, ma per sedimentazione o precipitazione chimica da queste acque in graduale ritiro.Contrariamente alle teorie moderne, il nettunismo sosteneva che il centro della Terra fosse freddo, solido e composto da pietra dura.Il Vulcanismo, secondo questa visione, era considerato un fenomeno meramente superficiale e secondario. La sua causa non era attribuita al calore endogeno del pianeta, bensì alla combustione di strati sotterranei di carbone e bitume (una sorta di "cottura" locale di materiali), e non dal calore endogeno del pianeta.

La cronologie delle rocce

Werner classificò le rocce in cinque serie basate sull'ordine di deposizione:

Serie Tipo di Roccia Descrizione
Primitive Granito, scisto Formate per precipitazione chimica nell'oceano profondo prima della comparsa della vita.
Di transizione Calcari, arenarie Prime tracce di fossili; depositi meccanici e chimici.
Stratificate Carbone, basalto Rocce ricche di fossili, depositate mentre il livello del mare scendeva.
Alluvionali Sabbia, argilla Depositi recenti dovuti all'erosione e al ritiro definitivo delle acque.
Vulcaniche Lave Considerate da Werner come fenomeni superficiali e accidentali (combustione di depositi di carbone).

La Controversia con il Plutonismo

Il nettunismo entrò in netto contrasto con il plutonismo (o vulcanismo), guidato dal geologo scozzese James Hutton.

  • Punto di scontro: La natura del basalto e del granito.
  • La tesi di Hutton: Sosteneva che queste rocce fossero di origine magmatica, nate dal raffreddamento di materia fusa proveniente dall'interno della Terra.
  • La tesi di Werner: Insisteva che anche il basalto fosse un precipitato chimico oceanico.


Questa disputa scientifica, nota come "controversia nettunista-plutonista", fu uno dei momenti più accesi della storia della geologia.

Il Declino della Teoria

Nonostante il prestigio di Werner, il nettunismo iniziò a vacillare per diverse ragioni:

  • evidenze sul campo: Molti allievi di Werner, viaggiando (come Alexander von Humboldt), osservarono formazioni di basalto che non potevano che essere di origine vulcanica.
  • Il problema dell'acqua: La teoria non riusciva a spiegare dove fosse finita l'immensa quantità d'acqua dell'oceano primordiale una volta che le rocce si erano depositate.
  • Il calore interno: Gli studi sulla temperatura terrestre confermarono che l'interno del pianeta era caldo, supportando il modello plutonista di Hutton.

Il Cuore del Contraddittorio: Basalto - Roccia Chimica o Lava Solida?

Il punto più debole di Werner era la classificazione del basalto come roccia sedimentaria.Per i Nettunisti, il basalto era il perfetto esempio di una "roccia di transizione", formatasi per precipitazione chimica dall'oceano primordiale durante una fase specifica. La sua struttura cristallina fine e la durezza erano, per loro, la prova di un'origine chimica, non meccanica (come una sabbia).Tuttavia, una serie di osservazioni di campo cruciali si accumularono in contraddizione con questa interpretazione.

Nicolas Desmarest (1725-1815), figura chiave, mappò meticolosamente l'Alvernia negli anni '60 del Settecento. La sua scoperta si basò sull'identificazione di colonne esagonali di basalto, simili a quelle della Chaussée des Géants, che formavano estesi plateau. Seguendone il tracciato, dimostrò che queste colonne non erano entità isolate, bensì la parte superiore solidificata di enormi colate laviche. L'evidenza critica emerse quando individuò il punto di emissione di queste colate in antichi crateri vulcanici estinti, provando l'esistenza di un "camino" o condotto che collegava fisicamente la fonte vulcanica al plateau basaltico. La sua interpretazione, supportata da mappe dettagliate, fu puramente descrittiva: mostrava una connessione fisica innegabile tra la morfologia del vulcano (cratere, edificio) e la roccia basaltica (flusso). Per un osservatore neutro, l'evidenza era inequivocabile: il basalto era lava eruttata e poi solidificata. Parallelamente, William Hamilton (1730-1803), diplomatico britannico a Napoli, fornì evidenze complementari attraverso l'osservazione diretta e continua del Vesuvio tra il 1766 e il 1794, documentando minuziosamente le sue eruzioni in relazioni per la Royal Society. Il suo contributo cruciale fu il collegamento comparativo: raccoglieva campioni di lava fresca eruttata dal vulcano e li confrontava con il basalto colonnare rinvenuto in varie località europee. La somiglianza mineralogica e tessiturale risultava lampante, dimostrando che il materiale fuso eruttato in tempo reale dal Vesuvio (che spesso solidificava in forme colonnari) era identico alla sostanza che i nettunisti classificavano come precipitato chimico da un oceano primordiale.

Nel momento in cui furono condotti anche esperimenti di laboratorio, capaci di trasformare le osservazioni empiriche in prova scientifica rigorosa e ripetibile, si inferì il colpo di grazia definitivo alla teoria nettunista. Sir James Hall (1761-1832) era un'amico amico e sostenitore di James Hutton (il padre del Plutonismo). Hutton aveva teorizzato che le rocce come il basalto si formassero dal raffreddamento di un fuso, ma i critici obiettavano: "Se si raffredda una lava fusa, si ottiene un vetro amorfo (ossidiana), non una roccia cristallina come il basalto. Quindi la teoria è falsa.". Hall però ebbe un'intuizione, sospettò che la differenza stesse nel tasso di raffreddamento. Un raffreddamento rapidissimo produce vetro; un raffreddamento lento permette ai cristalli di formarsi.