Cartesio: differenze tra le versioni
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René Descartes (1596–1650), latinizzato in Cartesio, è stato un filosofo, matematico e scienziato francese, considerato uno dei fondatori del pensiero moderno. Il suo approccio razionalista e il metodo del dubbio sistematico rivoluzionarono la filosofia, ponendo le basi per l’epistemologia moderna. Celebrato per il celebre principio "Cogito, ergo sum" ("Penso, dunque sono"), Cartesio separò nettamente la res cogitans (la sostanza pensante) dalla res extensa (la materia fisica), influenzando profondamente sia la filosofia successiva che lo sviluppo della scienza.
Oltre al suo contributo filosofico, Cartesio fu un innovatore in matematica, introducendo la geometria analitica e il sistema di coordinate cartesiane, strumenti utilizzati dalla fisica e l’astronomia moderne.

Sebbene alcune sue tesi siano state superate, il suo razionalismo metodico e la ricerca di un sapere certo continuano a essere punti di riferimento nel dibattito filosofico e scientifico.
Biografia
Le vicende biografiche ebbero grande incidenza sulla sua produzione filosofica.René Descartes nacque il 31 marzo 1596 a La Haye en Touraine (oggi Descartes, in suo onore), in una famiglia della piccola nobiltà francese. A dieci anni, entrò nel prestigioso collegio gesuita di La Flèche, dove studiò filosofia aristotelica, matematica e fisica scolastica,
Successivamente studiò diritto all’Università di Poitiers dove si laureò nel 1616,, ma la sua vera passione rimaneva la ricerca scientifica e filosofica. Non tardò però a manifestare scetticismo verso il sapere acquisito, ciò che lo colpiva profondamente era il carattere soggettivo delle opinioni professate dai filosofi del suo tempo e, di conseguenza, l'impossibilità di individuare un fondamento oggettivo e universalmente valido per le diverse discipline scientifiche
Messi da parte gli studi libreschi nel 1618 si arruò nell’esercito del principe protestante Maurizio di Nassau, durante la Guerra dei Trent’anni,che era scoppiata in quell'anno-e iniziò a viaggiare per l'Europa. Prima come soldato e poi come privato approfittò dei sui soggiorni in Olanda,Danimarca,Germania,Francia e Italia per trovare nel mondo ciò che non aveva trovato negli scritti degli autori. Ma neppure la conoscenza di questi paesi gli offrì la certezza di un sapere sicuro. Al contrario, alla consapevolezza dell'arbitrarietà delle teorie filosofiche si aggiunse la scoperta della relatività dei costumi tra le nazioni.
Cartesiò para di ciò in quella che può considerare la sua principale opera autobiografia "Il discorso sul metodo":
"Dopo aver dedicato alcuni anni a studire il libro del mondo e a sforzarmi di acquistare una certa esperienza,un giorno presi la decisione di studiare me stesso e di impiegare tutte le risorse del mio ingegno nella ricerca delle strade da seguire;ci riuscii molto meglio,mi pare,che se non mi fossi mai allontanato dal mio paese e dai miei libri (Discorso sul metodo,parte I)"
Dopo aver viaggiato in Europa, nel 1628 si stabilì uquindi in Olanda, dove trovò un ambiente intellettualmente più libero rispetto alla Francia cattolica dove iniziò a scrivere un'opera "Il mondo o Trattato della luce" dove esponeva le sue teorie sulla natura e le leggi della realtà fisiche,integrate da una parte su L'uomo(1630-1633). La condanna di Galileo da parte della chiesa lo spinse però alla prudenza e a pubblicare solo alcuni saggi tratti dal Mondo ( La Diottrica, Le Meteore, La Geometria) facendoli procedere con un'introduzione sul "Discorso sul metodo"(1637). Questi scritti, insieme all’opera incompiuta "La ricerca della verità", dimostrano come Cartesio ritenesse che la ragione naturale fosse l’unico strumento necessario alla conoscenza umana, e che essa dovesse prescindere tanto dalla religione quanto dalla filosofia tradizionale – intendendo con quest’ultima l’intero apparato concettuale di derivazione aristotelico-scolastica.. Nel 1641: pubblicò le Meditazioni metafisiche, approfondendo la distinzione tra mente e corpo (dualismo cartesiano). e nel 1644: scrisse i Principi di filosofia, un’esposizione sistematica del suo pensiero. Essi furono scritti in Latino e successivamente tradotti in Francese (1947.
Le sue teorie suscitarono polemiche, soprattutto con le università olandesi e la Chiesa, che nel 1643 mise all’Indice le sue opere.
Nel 1649, accettò l’invito della regina Cristina di Svezia a Stoccolma, per insegnarle filosofia. Il rigido clima nordico e gli orari mattutini delle conversazioni filosofiche (alle 5 del mattino) minarono la sua salute già fragile. Descartes morì di polmonite l’11 febbraio 1650, a soli 53 anni.
Principi della sua filosofia: il dubbio metodico
Cartesio introduce il dubbio metodico come strumento fondamentale per raggiungere una conoscenza solida e incontrovertibile. A differenza dello scetticismo, che dubita per negare ogni certezza, il dubbio cartesiano ha uno scopo costruttivo: distruggere le false credenze accumulate nel tempo per poi ricostruire il sapere su basi più sicure. Cartesio decide di mettere in discussione tutto ciò che può essere anche minimamente incerto, spingendo il dubbio fino alle estreme conseguenze. Non solo rifiuta le conoscenze sensibili, che a volte ci ingannano, ma arriva a ipotizzare che un genio maligno potrebbe starci sistematicamente ingannando, rendendo persino i ragionamenti matematici sospetti. Tuttavia, proprio in questo dubbio radicale trova il primo principio indubitabile: se dubito, allora penso, e se penso, esisto. Così, il dubbio metodico diventa il passaggio obbligato per giungere alla verità certa dell’"ego cogito, ergo sum", il fondamento incrollabile su cui Cartesio costruirà tutta la sua filosofia.
Cartesio spiega nei principi della filosofia attraverso una concatenazione causale di assiomi perchè sente la necessità di dubitare di tutto:
1. Necessità del dubbio universale
- Proposizione: "Chi cerca la verità deve, almeno una volta nella vita, dubitare di tutte le cose" (Principi, I, §1*).
- Motivo del dubbio: Solo dubitando radicalmente si eliminano i pregiudizi e si trova un fondamento certo.
- Conseguenza: Il dubbio non è scetticismo, ma passaggio obbligato per la scienza.
2. Trattare come false le cose dubbie
- Proposizione: "Si devono considerare come false tutte le cose che lasciano adito al minimo dubbio" (Principi, I, §3*).
- Motivo: Per evitare errori, è meglio sospendere il giudizio su ciò che non è certo.
- Conseguenza: Il dubbio diventa strategia attiva, non passiva.
3. Limitazione del dubbio alla sfera teorica
- Proposizione: "Questo dubbio non deve essere applicato all’uso della vita" (Principi, I, §3*).
- Motivo: Nella pratica quotidiana, bisogna seguire le convenzioni e le probabilità.
- Conseguenza: Il dubbio è metodico, non esistenziale.
4. Dubbio sui sensi (percezione ingannevole)
- Proposizione messa in dubbio: "Tutto ciò che conosco mi deriva dai sensi."
- Motivo del dubbio: I sensi a volte ci ingannano (es. un bastone immerso nell’acqua appare spezzato).
- Conseguenza: Se i sensi mi hanno ingannato anche una volta, non posso fidarmi completamente di loro.
5. Dubbio sullo stato di veglia (sogno vs. realtà)
- Proposizione messa in dubbio: "Posso distinguere con certezza la veglia dal sogno."
- Motivo del dubbio: Nei sogni viviamo esperienze vividissime che scambiamo per reali.
- Conseguenza: Forse tutta la realtà che percepisco è un’illusione, come in un sogno.
6. Dubbio radicale: l’ipotesi del genio maligno
- Proposizione messa in dubbio: "Anche le verità matematiche e logiche sono certe."
- Motivo del dubbio: Potrebbe esistere un "genio maligno" (o "dio ingannatore") che mi fa sbagliare persino su 2+2=4.
- Conseguenza: Nessuna conoscenza è al sicuro, neanche quella razionale.
7. Scoperta dell’unica certezza: il Cogito
- Punto di svolta: Anche se dubito di tutto, il fatto stesso di dubitare dimostra che esisto come soggetto pensante.
- Proposizione indubitabile: "Dubito, dunque penso; penso, dunque esisto" (Cogito, ergo sum).
- Conseguenza: L’esistenza della res cogitans (sostanza pensante) è la prima verità assoluta.
8. Superamento del dubbio: Dio garante della verità
- Dimostrazione dell’esistenza di Dio: Cartesio argomenta che l’idea di un essere perfetto (Dio) non può provenire da un essere imperfetto (l’uomo), quindi Dio esiste.
- Conseguenza: Dio, essendo buono, non può essere ingannatore → le idee chiare e distinte (es. matematica) sono vere.
9. Ritorno alla realtà esterna
- Riacquisizione del mondo fisico: Grazie a Dio, posso fidarmi di nuovo dei sensi (pur con prudenza) e della realtà materiale, purché la conoscenza sia fondata su idee chiare e distinte.
Dopo aver stabilito le premesse metodologiche del dubbio radicale, Cartesio costruisce una filosofia che potremmo definire razionalista e fondazionalista, basata su un sistema di conoscenze certe e indubitabili, organizzate secondo un ordine geometrico. Partendo dal Cogito come prima verità assoluta, Cartesio sviluppa una metafisica che ha come pilastri l’esistenza del soggetto pensante (res cogitans), l’esistenza di Dio come garante della verità e, infine, la possibilità di conoscere il mondo materiale (res extensa).
Il punto di svolta è la scoperta del Cogito, ergo sum ("Penso, dunque sono"), che rappresenta la prima certezza incrollabile. Questa non è una semplice intuizione psicologica, ma la presa di coscienza di un principio metafisico: l’esistenza del sé come sostanza pensante, indipendente dal corpo e dal mondo sensibile. Da qui, Cartesio procede con un ragionamento rigoroso per dimostrare l’esistenza di Dio, prima attraverso l’idea di perfezione (argomento ontologico rivisitato) e poi attraverso il principio di causalità (l’idea di un essere infinito non può provenire da una mente finita). Dio, essendo perfetto e verace, garantisce che le nostre facoltà cognitive non siano ingannatrici, purché usate correttamente.
Una volta stabilita la bontà divina, Cartesio può riabilitare la conoscenza del mondo esterno, ma con una fondamentale distinzione: mentre la mente (res cogitans) è una sostanza indivisibile e cosciente, la materia (res extensa) è pura estensione geometrica, governata da leggi meccaniche. La fisica cartesiana, dunque, riduce tutta la realtà materiale a movimento e figura, escludendo qualità sensibili come colori, sapori o suoni, che sono solo modificazioni soggettive della nostra percezione.
In questo modo, Cartesio fonda un sistema filosofico che unisce metafisica, epistemologia e scienza sotto il segno della ragione. La sua filosofia non è solo una teoria della conoscenza, ma aspira a spiegare l’intero universo—dall’anima umana alle leggi del moto—attraverso principi chiari e distinti, derivati da un metodo che ha nel dubbio la sua prima e più potente arma.
Un'altro elemento cruciale dell'epistemologia cartesiana è la fondamentale distinzione tra infinito e indefinito. Cartesio riservava la possibilità di conoscere l'infinito esclusivamente a Dio perchè unica realtà veramente senza limiti,un concetto che la mente umana, in quanto finita, non può pienamente comprendere ma solo riconoscere attraverso l'idea innata. L'indefinito, invece, si applica a quelle realtà che, pur presentandosi come prive di confini percepibili (come l'estensione dello spazio o la divisibilità della materia), rimangono comunque potenzialmente limitate e accessibili all'indagine razionale. Questa differenziazione permetteva a Cartesio di salvaguardare la trascendenza divina mentre riconosceva la possibilità di un'indagine scientifica sul mondo naturale.
Fisica cartesiana
Cartesio considera la natura del corpo non nel peso,nella durezza,nel colore o cose simili ma nella sola estensione(lunghezza,larghezza e profondità) che diventa così l' unico principio della realtà materiale.La molteplicità di aspetti assunti dalla sostanza estesa dipende esclusivamente dalla sua divisione in parti e dal movimento che interviene tra di esse.. E' infatti il toccarsi tra le parti che generano le grandezze derivate. Tuttavia Cartesio identifica due ulteriori cause che possono mettere in dubbio l'identificazione del corpo con la sola estesione, esse sono i pregiudizi sulla rarefazione e sul vuoto.
Nella fisica aristotelica, la rarefazione era spiegata come un mutamento sostanziale: un corpo (es. l'aria) diventava "più tenue" senza cambiare quantità di materia, grazie all’introduzione di qualità accidentali. Tuttavia Cartesio nega che un corpo possa aumentare di volume mantenendo la stessa quantità di materia. La rarefazione sarebbe così in realtà solamente un'aumento della distanza tra le particelle di un corpo riempita da materia sottile,"il plenum"(pieno) universale. Per esempio una spugna si espande perché i suoi pori si riempiono di altra materia (es. aria), non perché la sua sostanza diventi "più rada". In questo modo, l’estensione totale (corpo + materia interstiziale) resta invariata, e si salva l’identità tra corpo e spazio. Questo ragionamento è valido con la confutazione dell'altra obiezione,l'esistenza di un vuoto, perchè se si ammette l'estensione il vuoto diventa una contraddizione in termini, perché significherebbe ammettere l'esistenza di un'estensione che non è estensione di nulla.
Cartesio sviluppa questa argomentazione attraverso un esperimento mentale particolarmente efficace. Immaginiamo un vaso apparentemente vuoto: se togliamo tutta l'aria al suo interno, cosa rimane? Per il filosofo, non potrebbe rimanere il "nulla", perché persino quello che chiamiamo vuoto deve pur sempre avere dimensioni spaziali - lunghezza, larghezza e profondità. Ma queste dimensioni, per la definizione stessa di corpo che Cartesio ha stabilito, sono precisamente ciò che costituisce la materialità. Quindi quello che sembrerebbe vuoto è in realtà pieno, se non d'aria, di qualche altra forma di materia più sottile e impercettibile ai sensi.
Da queste premesse, Cartesio giunge a negare anche l'esistenza degli atomi, poiché in un'estensione infinitamente divisibile - com'è per lui la natura stessa della materia - non può logicamente darsi alcuna parte ultima e indivisibile.
Mondo e movimento
Per Cartesio, il mondo - concepito come la totalità della sostanza corporea (res extensa) - possiede un carattere fondamentalmente indefinito, poiché non ammette alcun confine assoluto della sua estensione. Il filosofo argomenta che, anche qualora si tenti di immaginare un ipotetico limite estremo , la ragione ci costringe inevitabilmente a concepire uno spazio ulteriore al di là di tale presunto confine. Questa concezione non è semplicemente una speculazione cosmologica, ma deriva necessariamente dai principi fondamentali della fisica cartesiana, in particolare dall'identificazione tra materia e estensione geometrica, che è infinita. Questa visione d comporta importanti conseguenze
- ll cielo e la Terra sono fatti della stessa materia perchè l'idea di estensione essendo indefinita contiene già l'idea di qualunque materia
- il mondo è unico e non possono esistere molteplici mondi perchè in tal caso ci sarebbero diverse materie
Dietro le variazioni di materia secondo Cartesio ci sarebbe solamente il movimento. Esso inteso come movimento locale perchè è l'unico percepito dal pensiero,ne dà due definizioni,una volgare come l'azione per cui un corpo va da un luogo a un'altro,un'altra più approfondita,con una natura più determinata,"è trasporto di una parte della materia ossia di un corpo,dalla vicinanza di quei corpi che la toccano immediatamente e sono considerati in quiete,alla vicinanza degli altri". In questa definizione corpo e "parte della materia" si intende tutto ciò che si trasporta insieme,che a sua volta può essere molte parti,che hanno in sè altri movimenti. Questo fenomeno di trasporto non viene interpretato come l'effetto di una forza esterna o di un agente separato, bensì come una proprietà intrinseca del mobile stesso.
Per Cartesio, il movimento non è altro quindi che il trasferimento di un corpo dalla vicinanza di quelli che lo toccano immediatamente alla vicinanza di altri. Non esiste alcuna azione a distanza, né forze invisibili: tutto avviene esclusivamente per contatto fisico tra corpi, secondo leggi puramente meccaniche.
In queste analisi, Cartesio si propone di smantellare un radicato equivoco del senso comune: l'idea che il movimento richieda un'azione più significativa rispetto alla quiete Per decostruire questo pregiudizio, Cartesio usa l'esempio della gravità che è una forza conservativa non che muove qualcosa,e per rimuoverla serve molta più azione riseptto ad altri tipi di movimento. Movimento e quiete sono visti comunque entrambi come modi del movimento perchè un corpo non è mai completamente fermo ma si muove sempre relativamente a qualcosa.
Origine divina e conservazione del movimento
Cartesio sostiene che la quantità totale di movimento nell’universo è stata fissata da Dio al momento della creazione e si conserva immutabile. Tuttavia, questa conservazione riguarda solo la quantità complessiva, non la distribuzione: il movimento può essere ridistribuito tra i corpi attraverso urti e pressioni.
Le tre leggi della natura (Principia Philosophiae, II, §§37-52)
Queste 3 leggi secondo Cartesio regolerebbero la propragazione del moivmento:
a) Prima legge (inerzia cartesiana)
"Ogni cosa, in quanto è semplice e indivisa, rimane per quanto è in sé sempre nel medesimo stato, né viene mai mutata se non da cause esterne."
- Un corpo in movimento tende a perseverare nel suo stato (non è una forza interna, ma l’assenza di ostacoli).
- Se nessun corpo lo ferma, continuerà a muoversi in linea retta (sebbene Cartesio ammetta solo movimenti circolari nei vortici cosmici).
b) Seconda legge (moto rettilineo)
"Ogni corpo che si muove tende a continuare il suo movimento in linea retta."
- Anche se l’universo cartesiano è pieno di vortici, il moto "naturale" di una particella isolata sarebbe rettilineo.
- In realtà, questo moto non si verifica mai liberamente, perché tutti i corpi sono in contatto e si influenzano reciprocamente. Tuttavia il movimento rettilineo sarebbe dimostrato dal fatto che nei vortici il movimento tende ad allontanarsi dal centro
c) Terza legge (urto e trasmissione del movimento)
"Se un corpo in movimento ne incontra un altro più forte, non perde nulla del suo movimento; se ne incontra uno più debole, ne perde tanto quanto gliene trasmette."
- Gli urti sono l’unico modo in cui il movimento si propaga.
- Cartesio analizza sette casi specifici di collisione .
Differenza tra corpi duri e fluidi
Per Cartesio non esistono durezza o fluidità intrinseche. Ma questi fenomeni sono spiegabili attraverso la forma, la dimensione e il movimento delle particelle di materia in un universo pieno (senza vuoto). La distinzione tra corpi duri e fluidi non dipende quindi dalla natura intrinseca della materia, ma dal modo in cui le particelle si muovono e interagiscono:le particelle possono spostarsi liberamente da un luogo all'altro, mentre nei corpi duri rimangono fisse nella loro posizione relativa .
- Corpi duri (solidi):
- Le particelle sono collegate tra loro in modo rigido, formando una struttura stabile.
- Resiste alla separazione perché le parti non scivolano facilmente l'una sull'altra.
- Cartesio paragona i corpi duri a una struttura in cui le parti sono "a riposo relativo" tra loro
- Fluidi (liquidi e gas):
- Le particelle sono in movimento relativo continuo e scivolano facilmente le une sulle altre.
- Non oppongono resistenza alla separazione, ma solo al movimento (attrito interno).
- L'acqua e l'aria sono esempi di fluidi in cui le particelle si muovono con maggiore libertà rispetto ai solidi.
Nella Diottrica Cartesio spiega questa differenza con un'esempio, il ghiaccio è un corpo duro che ha particelle ferme e ben incastrate mentre l'acqua (fluido) ha particelle che scivolano facilmente sotto pressione.
Meccanismi concreti di contatto
- Pressione e urto: Quando due corpi si scontrano, non c’è alcuna "forza" misteriosa: il movimento si trasferisce per contatto diretto, come palle da biliardo che si respingono.Nei fluidi invece gli urti permettono lo scorrimento.
- Vortici cosmici: I pianeti sono trascinati dal movimento di fluidi sottili (materia eterea) che ruotano come vortici, spingendoli per contatto continuo.
- Assenza di vuoto: Poiché lo spazio è sempre pieno, ogni movimento di un corpo implica lo spostamento di altri in una catena infinita (es.: se alzo un braccio, l’aria circostante si riposiziona per occupare lo spazio lasciato libero).
Conseguenze del modello
- Niente azione a distanza: La gravità, la luce e il magnetismo sono spiegati come effetti meccanici di particelle invisibili che spingono per contatto.
- Riduzionismo radicale: Tutti i fenomeni fisici sono riconducibili a geometria e movimento locale, senza qualità occulte.
- Problemi: Le leggi cartesiane degli urti sono spesso in disaccordo con l’esperienza (es.: non considerano l’elasticità), ma il principio fondamentale – il movimento si propaga solo per contatto – rimane una pietra miliare della fisica moderna.
Esempio concreto: la pietra che cade
Per Cartesio, una pietra non è "attratta" dalla Terra, ma:
- Le particelle di materia sottile nei vortici celesti premono sulla pietra.
- Questa pressione la spinge verso il centro del vortice (la Terra), senza alcuna forza gravitazionale, solo per urti successivi.
In sintesi, il movimento nel mondo cartesiano è un gioco di bilanciamento meccanico in un universo pieno, dove tutto avviene per spinta e urto, in accordo con le tre leggi fondamentali.
Il mondo visibile e i vortici d'etere
Nei Principi della filosofia, testo che può essere considerato una sintesi di tutte le opere precedenti, dopo l'analisi dei principi delle cose materiali, viene dedicata una sezione specifica al mondo visibile, con una discussione di temi cosmologici.Un primo punto di analisi consiste nell'identificare l'oggetto di studio: Cartesio attribuisce alle stelle fisse un ruolo più rilevante rispetto agli astronomi del passato, senza assegnare loro un valore assiologico inferiore a quello del Sole. Le considera infatti entità che, all'interno del cosmo, occupano una posizione simmetrica, mantenendo sempre la stessa distanza reciproca (indipendentemente dal loro eventuale movimento,, a differenza dei pianeti, la cui distanza può invece variare. .Inoltre, gli astri si muovono all’interno di una vasta regione di spazio e posti presso i pianeti li trascina e per mezzo della loro fiamma li dissolve in particelle a meno che questi non siano sufficientemente duri e solidi da resistere a tale azione.Questa fiamma, a differenza di quelle terrestri, non necessita di essere alimentata, poiché la materia celeste che la circonda è di natura fluida.
La sua teoria astronomica rappresenta tuttavia un tentativo di conciliare la teoria copernicana - da lui preferita poiché quella tolemaica non spiegava adeguatamente i fenomeni celesti, mentre quella di Brahe gli appariva come una complicazione superflua - con le precedenti analisi sui principi dei corpi elementari e sui loro movimenti, considerando che nell'universo tali movimenti avvengono in uno spazio immensamente più vasto.
La sua teoria dei vortici rappresenta uno dei primi tentativi di spiegare meccanicamente la formazione dell'universo dal caos primigenio all'ordine cosmico e il movimento dei corpi celesti senza ricorrere ad azioni a distanza, rifiutando così l'astrazione matematica kepleriana a favore di un modello fisico concreto. Secondo questa visione, l'universo è interamente pieno di una materia sottile e fluida – l'etere – organizzata in immense strutture vorticose che trascinano con sé i corpi celesti. Questi vortici si formano perché la materia eterea, in perenne movimento, tende naturalmente a ruotare attorno ai centri di maggiore attività, che nella cosmologia cartesiana coincidono appunto con le stelle.
Ogni stella, secondo Cartesio, è il cuore di un gigantesco vortice che imprime il movimento alla materia circostante. I pianeti, immersi in questo fluido vorticoso, vengono trasportati dal suo moto circolare proprio come un pezzo di legno galleggiante sarebbe trasportato dalla corrente di un fiume. La particolare consistenza della materia eterea – né troppo fluida da permettere ai pianeti di sfuggire, né troppo densa da ostacolarne il movimento – garantisce che i corpi celesti mantengano orbite stabili. La forza centrifuga generata dalla rotazione del vortice equilibrerebbe la tendenza dei pianeti a muoversi in linea retta (come previsto dal principio d'inerzia cartesiano), costringendoli a seguire traiettorie curve.
Un aspetto cruciale della teoria è la spiegazione della diversità dei moti planetari. Cartesio osserva che i pianeti più vicini al centro del vortice (e dunque alla stella) si muovono più velocemente, mentre quelli più lontani ruotano più lentamente, in analogia con il comportamento dei fluidi in rotazione dove le particelle interne completano un giro in minor tempo rispetto a quelle esterne. Questo dettaglio permette di rendere conto, almeno qualitativamente, della terza legge di Keplero senza ricorrere all'astrazione matematica delle ellissi, ma basandosi esclusivamente sulle proprietà meccaniche della materia in movimento.
Per quanto riguarda le stelle fisse, Cartesio le immagina come centri di vortici indipendenti, ciascuno con le proprie caratteristiche dinamiche. La loro apparente immobilità reciproca deriverebbe dall'equilibrio tra vortici contigui, dove la pressione esercitata da un vortice contro l'altro impedirebbe movimenti casuali, mantenendo così una configurazione stabile. Questo aspetto della teoria spiega anche perché le stelle mantengano distanze relativamente costanti tra loro, a differenza dei pianeti che invece cambiano continuamente posizione rispetto alla stella madre e agli altri corpi del sistema.
La luce stessa, nella fisica cartesiana, viene interpretata come effetto della pressione esercitata dalle particelle del vortice, propagantesi istantaneamente attraverso la materia sottile. Questo permette a Cartesio di unificare fenomeni ottici e dinamici celesti in un unico quadro teorico, sebbene la spiegazione cartesiana della rifrazione e della propagazione luminosa presenti notevoli differenze rispetto alle teorie successive.
La genesi delle stelle
In un cosmo senza vuoto,in cui l'etere è roganizzato in giganteschi vortici rotanti che agiscono come giganteschi mulinelli che trascinato la materia più grossolana,le stelle(tra cui il Sole) non sono che i centri più luminosi di tali vortici. Esse si formerebbero aggregandosi per attrito:
- Due vortici adiacenti entrano in collisione, comprimendo la materia al loro confine. La zona di contatto diventa un punto di alta pressione, dove le particelle di materia sottile si muovono freneticamente.
- L’attrito genera calore e luce: proprio come sfregando due pietre si produce una scintilla, lo scontro tra i vortici riscalda la materia fino a renderla incandescente. Questo nucleo luminoso diventa il cuore di una nuova stella, che a sua volta inizia a governare un vortice autonomo.
- La stella si stabilizza quando il vortice raggiunge un equilibrio tra la forza centrifuga della materia rotante e la pressione dei vortici circostanti.
Cartesio spiega le differenze di luminosità con:
- La velocità del vortice: un vortice più veloce produce più attrito e dunque più luce (come il Sole).
- La densità della materia: se il vortice cattura più particelle grossolane, queste, strofinando contro l’etere, aumentano l’emissione luminosa.
Tuttavia le stelle non sono eterne: possono opacizzarsi se il loro vortice perde energia (ad esempio, perché la materia circostante diventa troppo rarefatta). In tal caso, si trasformano in pianeti o comete, reintegrandosi nel ciclo cosmico.
La nascita dei pianeti e delle comete dalle stelle
Cartesio ipotizza che i pianeti siano ex stelle che sono degenerate attraverso questo processo:
- Una stella, per ragioni meccaniche (ad esempio, l’attrito interno del vortice o l’accumulo di materia opaca), perde la sua luminosità.
- La sua struttura si opacizza, trasformandosi in un corpo oscuro, ma continua a essere trascinata dal vortice di un’altra stella vicina (ad esempio, il Sole).
- Questo residuo stellare, ormai freddo e denso, diventa un pianeta, mantenendo un moto inerziale all’interno del nuovo vortice.
Le comete, invece, sono corpi che sfuggono ai vortici o passano da uno all’altro:
- Sono frammenti di materia espulsi da vortici instabili o stelle in collisione.
- A differenza dei pianeti, non sono stabili in un unico vortice, ma attraversano più sistemi, cambiando traiettoria quando incontrano nuovi campi rotanti.
- La loro orbita irregolare e la coda luminosa sono spiegate dall’attrito con la materia sottile dei vortici che attraversano.
Esiti della discussione sulla filosofia cartesiana
L'influenza cartesiana sulla filosofia del Seicento fu molto profonda, segnando in modo indelebile il panorama intellettuale dell'epoca. Ogni pensatore che volesse elaborare una riflessione filosoficamente significativa non poté esimersi dal fare i conti con il suo sistema[1][2]. La radicale riformulazione del concetto di ragione, in particolare, rappresentò una premessa teorica che travalicò l'orizzonte culturale del secolo, proiettandosi verso sviluppi futuri. Tuttavia, l'importanza storica di Cartesio non risiede soltanto nell'ampio consenso raccolto, ma altrettanto nelle vivaci reazioni critiche e nelle revisioni che il suo pensiero stimolò.
Lo stesso concetto di ragione, che più di ogni altro ha plasmato la cultura contemporanea, divenne oggetto di aspre contestazioni che finirono per alimentare nuovi orientamenti filosofici. La pretesa di cogliere intuitivamente la verità attraverso idee chiare e distinte - nozioni queste che Cartesio lasciava prive di un fondamento ulteriore e di criteri formalizzabili oggettivamente - attirò sul filosofo francese l'accusa di dogmatismo. Questa presunta evidenza immediata, non sottoponibile a verifica intersoggettiva, apparve a molti contemporanei come un punto debole del sistema, suscitando perplessità sulla sua effettiva capacità di garantire una conoscenza certa e condivisibile. Le critiche mosse a questa concezione della razionalità contribuirono non poco al sorgere di alternative epistemologiche che avrebbero caratterizzato il successivo sviluppo del pensiero moderno. Il cartesianesimo, in molti aspetti, si rivelò incapace di offrire un solido impianto filosofico-teoretico che potesse adeguarsi pienamente alle esigenze della nascente scienza moderna, finendo così per non rappresentare un'alternativa realmente convincente all'aristotelismo.
In questo contesto si sviluppò nella cultura europea un rinnovato interesse per la tradizione scettica[3], sebbene la sospensione del giudizio non venisse più estesa indiscriminatamente a tutto il sapere umano, ma circoscritta principalmente all'ambito metafisico, dove il problema della conoscenza si presentava nella sua forma più complessa. Parallelamente, emerse una crescente sensibilità filosofica verso il dominio dell'esperienza, che nel sistema cartesiano occupava invece una posizione marginale.
Un ulteriore elemento critico del pensiero cartesiano si rivelò essere il radicale dualismo tra materia e spirito. Se da un lato l'autonomia della res extensa diede impulso decisivo alle ricerche naturalistiche, dall'altro la concezione della res cogitans fornì il fondamento teorico per una rielaborazione in chiave post-cartesiana dello spiritualismo agostiniano. L'irrisolto problema del rapporto tra le due sostanze - nodo cruciale del sistema cartesiano - venne affrontato attraverso una reinterpretazione in senso spiritualistico-religioso, che attribuiva allo spirito una valenza assiologica e ontologica superiore rispetto alla dimensione materiale.
Questa evoluzione del pensiero post-cartesiano mostrò come il dualismo originario, pur nella sua problematicità, abbia fecondato due distinte linee di sviluppo: da una parte il progresso delle scienze della natura, emancipate dai vincoli della fisica qualitativa aristotelica; dall'altra una rinnovata filosofia dello spirito, che trovò nel cogito il punto di partenza per nuove riflessioni sull'interiorità e la soggettività. La dicotomia cartesiana, anziché risolversi, si sarebbe così moltiplicata in una serie di antinomie che avrebbero caratterizzato tutto il pensiero moderno.
Cartesianesimo e anticartesianesimo a Napoli
Mentre in Europa la filosofia cartesiana era celebrata come una delle massime espressioni del pensiero, in Italia la diffusione delle sue idee incontrò notevoli resistenze. Questo fenomeno trova spiegazione nel particolare contesto culturale della penisola: dopo il periodo d'oro dei secoli XV e XVI, che aveva visto fiorire le grandi sintesi rinascimentali e il nuovo pensiero scientifico di Galilei, la filosofia italiana era entrata in una fase di declino, in larga misura dovuto agli effetti della Controriforma[4].
Assillata da preoccupazioni di ortodossia cattolica, la cultura filosofica italiana assunse un carattere sempre più provinciale, mostrandosi refrattaria alle nuove correnti di pensiero che si diffondevano nel resto d'Europa. Ripiegata su se stessa e ancorata al proprio passato, privilegiò la cultura retorico-umanistica a scapito dello spirito scientifico che altrove andava affermandosi - nonostante proprio un italiano, Galileo, avesse dato contributi fondamentali a tale sviluppo[5]. In questo contesto vanno comprese le difficoltà nell'accoglienza del pensiero cartesiano, che invece si inseriva perfettamente nel nuovo orizzonte scientifico europeo.
Napoli rappresentò una significativa eccezione a questo quadro generale, anzi divenne uno dei più vivaci centri culturali d'Europa[6]. In un'epoca in cui l'istituzionalizzazione della cultura era affidata più alle accademie che alle università, la città partenopea ospitava l'Accademia degli Investiganti, che rivaleggiava per importanza con quella romana dei Lincei e con quella fiorentina del Cimento. Proprio all'ambiente napoletano va riconosciuto il merito storico di aver introdotto e diffuso il pensiero cartesiano in Italia, dimostrando una rara apertura verso le nuove tendenze filosofiche e scientifiche europee. Tommaso Cornelio(1614-1686) fu il primo a compiere questa operazione, successivamente si aggiunsero altri filosofi e scienziati: Leonardo da Capua(1617-1695),Giuseppe Valletta(1636-1714),Gregorio Caloprese(1650-1715) e Tommaso Campailla (1668-1740)[7].
Tuttavia, occorre osservare che l’Accademia degli Investiganti, a cui questi autori fanno riferimento, aveva un carattere prevalentemente scientifico, così come medico-scientifica era la formazione di molti di loro. La critica recente ha rilevato che il cartesianesimo, insieme al pensiero di Galileo e di Gassendi, rappresentò per loro uno strumento concettuale efficace per contrapporsi alla cultura tradizionale e promuovere il progresso scientifico[8].
Altri tentativi di ridurre il cartesianesimo alla sua sola dimensione filosofica finirono per sminuirne la carica innovativa, integrandolo nelle tradizioni speculative già esistenti. È il caso di Paolo Mattia Doria (1662-1746), genovese di nascita ma napoletano d’adozione. Il suo interesse per Cartesio era infatti condizionato dal tentativo di ricondurlo entro l’alveo del platonismo e dell’agostinismo[9], con un bilancio critico che riserva più obiezioni che riconoscimenti: il principio di chiarezza e distinzione gli appare insufficiente a garantire la verità, il metodo geometrico troppo astratto per cogliere la realtà concreta, e il razionalismo cartesiano incapace di accogliere un autentico spirito religioso.
Il cartesianesimo, dunque, non attecchisce nel gusto filosofico italiano se non quando associato al metodo scientifico[10], mentre viene rifiutato laddove, sui nuovi interessi per la fisica e lo studio della natura, prevale il tradizionale ossequio per la cultura umanistica. E in questa cornice che si svilupperano filosofie umaniste come quella di Gianbattista Vico.
Fonti e risorse online
- Storia della filosofia moderna,Massimo Mori,editori Laterza 2009
- Archivio della Pontificia Università Gregoriana:
- Documenti sulla censura delle opere cartesiane in Italia (cercare "Cartesio" nel catalogo digitale).
- Biblioteca Nazionale di Napoli:
- Possiede i manoscritti originali degli Investiganti (fondo "Accademia degli Investiganti").
Note
- ↑ Schmaltz, T.M. (2017). Early Modern Cartesianisms. Oxford UP.
- ↑ Garber, D. (1992). Descartes' Metaphysical Physics. University of Chicago Press
- ↑ Popkin, R.H. (2003). The History of Scepticism: From Savonarola to Bayle. Oxford UP.
- ↑ Firpo, L. (1968). La filosofia italiana nel Seicento. Firenze: Le Monnier.
- ↑ Torrini, M. (1979). *Dopo Galileo. Una polemica scientifica (1684-1711)*. Firenze: Olschki.
- ↑ Robertson, J. (2005). *The Case for the Enlightenment: Scotland and Naples 1680-1760*. Cambridge University Press.
- ↑ Baldini, U. (2000). La scuola galileiana a Napoli: Tommaso Cornelio e gli Investiganti. In Galileo e Napoli, Napoli: Guida.
- ↑ Maffioli, C.S. (1994). *Out of Galileo: The Science of Waters 1628-1718*. Rotterdam: Erasmus.
- ↑ Piaia, G. (1977). Paolo Mattia Doria fra rinnovamento e tradizione. Padova: Antenore.
- ↑ Garber, D. (2001). Descartes Embodied. Cambridge University Press. Capitolo 8: discute la separazione tra cartesianesimo scientifico e metafisico in Europa.