Terra nullius: differenze tra le versioni

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'''''Terra nullius''''' (espressione latina che significa "terra di nessuno") è un termine del diritto internazionale utilizzato per descrivere un territorio che non è mai stato soggetto alla sovranità di alcuno Stato o che uno Stato ha espressamente abbandonato. In assenza di un sovrano riconosciuto, tale territorio può essere legittimamente acquisito da uno Stato attraverso l'occupazione effettiva, secondo il principio delloccupatio.
'''''Terra nullius''''' (traducibile dal [[Lingua latina|latino]] in ''terra di nessuno'')<ref>[https://biblio.toscana.it/argomento/Terra%20nullius Terra nullius - BiblioToscana]</ref> è una [[locuzione latina]], originatasi nel contesto del [[diritto romano]] e riutilizzata anche nelle forme del [[diritto internazionale]] attuate dopo la caduta dell'Impero romano fino ai giorni d'oggi<ref>[https://www.ruleoflaw.org.au/education/australian-colonies/terra-nullius/ Terra Nullius - Rule of Law] (in inglese)</ref>, che definisce lo status giuridico di un territorio che non è né amministrato né rivendicato da nessuno stato sovrano. In assenza di un'entità sovrana riconosciuta, tale territorio può essere legittimamente acquisito da uno Stato attraverso l'occupazione concreta secondo il [[Occupatio|principio dell'''occupatio'']], tuttavia, tale principio può essere a sua volta condannato dal diritto internazionale in caso di violazione di trattati internazionali che bloccano rivendicazioni territoriali in determinate aree geografiche<ref name=":0">Si cita, ad esempio, il [[Trattato Antartico]], che blocca le rivendicazioni territoriali sul continente antartico. [https://www.fedlex.admin.ch/eli/cc/1990/1925_1925_1925/it Il trattato è consultabile qui - Fedilex]</ref>.


Il concetto ha svolto un ruolo centrale nella storia del colonialismo europeo, dove venne sistematicamente utilizzato per giustificare l'acquisizione di terre abitate da popolazioni indigene, sulla base dell'assunto giuridicamente e moralmente infondato che tali popolazioni non costituissero società organizzate dotate di sovranità territoriale.
Il seguente principio si è sviluppato in maniera analoga per quanto riguarda il diritto dei beni mobili ed immobili seguendo il principio di ''[[res nullius]],'' tutt'ora utilizzato nel diritto italiano secondo le regolamentazioni fornite dal Codice Civile<ref>[https://www.diritto.it/res-nullius-e-res-derelicta-scheda-di-diritto/ Res nullius e res derelicta -Scheda di Diritto - Diritto.it]</ref>.
 
Il concetto ha svolto un ruolo centrale nella storia del [[colonialismo]] [[Colonialismo europeo|europeo]], dove venne sistematicamente utilizzato per giustificare l'acquisizione di terre abitate da popolazioni indigene, sulla base dell'assunto, giuridicamente e moralmente infondato, che tali popolazioni non costituissero società organizzate dotate di sovranità territoriale<ref name=":1">[https://www.erbacce.org/terra-nullius/ Terra nullius - Erbacce]</ref><ref>Aurelio Musi (2014): [https://www.treccani.it/enciclopedia/le-spedizioni-navali-e-le-scoperte-geografiche-prima-di-colombo_(Storia-della-civilt%C3%A0-europea-a-cura-di-Umberto-Eco)/ ''Le spedizioni navali e le scoperte geografiche prima di Colombo'' - Storia della civiltà europea a cura di Umberto Eco - Treccani]</ref>.


== Origine ==
== Origine ==
La nozione di ''terra nullius'' affonda le sue radici nel diritto romano, in particolare negli istituti riguardanti l'acquisizione della proprietà. Nel ''[[Corpus Iuris Civilis]]'' di [[Giustiniano]], si affermava il principio per cui le cose che non appartenevano a nessuno (''res nullius'') diventavano di proprietà del primo occupante (''occupatio''). Questo principio nacque per disciplinare l'acquisizione di beni mobili e fauna selvatica. Successivamente il concetto venne esteso anche ai territori, con cui si utilizza il concetto di ''terra nullius''.


=== Fondamenti romanistici ===
I giuristi internazionali dei secoli XVI-XVIII, come [[Ugo Grozio]] (1583-1645), [[Emmerich de Vattel]] (1714-1767) e [[John Locke]] (1632-1704), svilupparono ulteriormente il concetto. Secondo la loro elaborazione, le terre abitate da popolazioni [[Nomadismo|nomadi]] o dedite alla caccia e alla raccolta potevano essere considerate ''terra nullius'' perché non vi era un "vero" insediamento permanente né uno sfruttamento agricolo del suolo secondo i canoni europei.
La nozione di ''terra nullius'' affonda le sue radici nel diritto romano, in particolare negli istituti riguardanti l'acquisizione della proprietà. Nel ''Corpus Iuris Civilis'' di Giustiniano, si affermava il principio per cui le cose che non appartenevano a nessuno (''res nullius'') diventavano di proprietà del primo occupante (''occupatio''). Questo principio, nato per disciplinare l'acquisizione di beni mobili e animali selvatici, venne successivamente esteso ai territori.


=== La formulazione nel diritto internazionale classico ===
Grozio, nel suo ''[[De iure belli ac pacis]]'' (1625), sosteneva che gli esseri umani avevano il diritto di stabilirsi in regioni disabitate e di appropriarsi di ciò che non apparteneva a nessuno<ref>Grozio, U. (1625/2005). ''De iure belli ac pacis''. Laterza.</ref>. Vattel, ne ''[[Il diritto delle genti]]'' (1758), teorizzò che i popoli nomadi "non occupano veramente il territorio" e quindi "non possono lamentarsi se altre nazioni, più industriose, si stabiliscono in parte delle loro terre"<ref>Vattel, E. (1758/2009). ''Il diritto delle genti''. Editori Riuniti.</ref>.
I giuristi internazionali dei secoli XVI-XVIII, come Ugo Grozio (1583-1645), Emmerich de Vattel (1714-1767) e John Locke (1632-1704), svilupparono ulteriormente il concetto. Secondo la loro elaborazione, le terre abitate da popolazioni nomadi o dedite alla caccia e alla raccolta potevano essere considerate ''terra nullius'' perché non vi era un "vero" insediamento permanente né uno sfruttamento agricolo del suolo secondo i canoni europei.


Grozio, nel suo ''De iure belli ac pacis'' (1625), sosteneva che gli esseri umani avevano il diritto di stabilirsi in regioni disabitate e di appropriarsi di ciò che non apparteneva a nessuno [1]. Vattel, nel ''Il diritto delle genti'' (1758), teorizzò che i popoli nomadi "non occupano veramente il territorio" e quindi "non possono lamentarsi se altre nazioni, più industriose, si stabiliscono in parte delle loro terre" [2].
La ''terra nullius'' era strettamente connessa alla dottrina della scoperta, un principio elaborato nel XV secolo dalla [[Chiesa cattolica]] e poi recepito dagli [[Europa|Stati europei]]. Secondo questa dottrina, la "scoperta" di terre da parte di esploratori europei conferiva al sovrano di appartenenza un titolo originario di sovranità sui territori e sulle popolazioni ivi residenti, ignorando completamente qualsiasi forma di organizzazione politica preesistente<ref>[https://humanrights.ca/story/doctrine-discovery La dottrina della scoperta - Museo canadese dei diritti umani] (in inglese)</ref>.
 
=== Il ruolo nella dottrina della scoperta ===
La ''terra nullius'' era strettamente connessa alla dottrina della scoperta, un principio elaborato nel XV secolo dalla Chiesa cattolica e poi recepito dagli Stati europei. Secondo questa dottrina, la "scoperta" di terre da parte di esploratori europei conferiva al sovrano di appartenenza un titolo originario di sovranità sui territori e sulle popolazioni ivi residenti, ignorando completamente qualsiasi forma di organizzazione politica preesistente.


== Applicazioni storiche ==
== Applicazioni storiche ==


=== Il colonialismo in Africa ===
=== Colonialismo ===
Durante la Spartizione dell'Africa (1881-1914), le potenze coloniali europee giustificarono l'occupazione di vaste regioni invocando il principio della ''terra nullius'', nonostante il continente fosse densamente popolato da società organizzate in regni, imperi e confederazioni. Alla Conferenza di Berlino (1884-1885), che codificò le regole della colonizzazione, non fu richiesto alcun consenso alle popolazioni locali: il principio dell'''occupazione effettiva'' valeva solo tra potenze europee.
Come accennato nei paragrafi precedenti, il concetto di ''terra nullius'' è stato particolarmente abusato nel contesto del colonialismo per giustificare quest'ultimo. Il colonialismo europeo iniziò tra il XV e l'XVI seecolo con le conquiste spagnole e portoghesi nel [[continente]] [[America|americano]], allora conosciuto come ''Nuovo Mondo''. Tuttavia si sono verificate occasioni in cui i coloni europei in America stipulavano trattati con le tribù native americane implicando un riconoscimento, almeno formale, della loro soggettività politica. La dottrina della scoperta continuò a operare come presupposto implicito: le terre "scoperte" appartenevano al sovrano europeo, e i diritti indigeni erano subordinati e revocabili.
 
=== L'Australia e la dottrina dell'''Australia terra nullius'' ===
Il caso più emblematico e dibattuto è quello dell'Australia. Quando il capitano James Cook rivendicò la costa orientale del continente per la Gran Bretagna nel 1770, e quando la First Fleet arrivò nel 1788 per stabilire una colonia penale, il territorio fu ufficialmente considerato ''terra nullius''. Gli aborigeni australiani, presenti da oltre 60.000 anni con culture complesse e sistemi di appartenenza territoriale sofisticati, non furono riconosciuti come popoli sovrani.


Questa finzione giuridica ebbe conseguenze devastanti. Sulla base di essa, il diritto britannico negò agli aborigeni qualsiasi titolo di proprietà sulla terra (''native title''), considerandoli privi di diritti fondiari riconoscibili. Per quasi due secoli, questa dottrina rimase alla base dei rapporti giuridici tra lo Stato australiano e le popolazioni indigene [3].
Durante la [[Spartizione dell'Africa]] (1881-1914), le potenze coloniali europee giustificarono l'occupazione di vaste regioni invocando il principio della ''terra nullius'', nonostante il continente [[Africa|africano]] fosse densamente popolato da società organizzate in regni, imperi e confederazioni<ref name=":1" />. Alla [[Conferenza di Berlino]] (1884-1885), che codificò le regole della colonizzazione, non fu richiesto alcun consenso alle popolazioni locali: il principio dell'''occupazione effettiva'' valeva solo tra potenze europee<ref>Valentina Giulia Milani (2025): [https://www.africarivista.it/140-anni-fa-a-quel-tavolo-di-berlino-si-decise-la-fine-dellafrica-libera/255747/?srsltid=AfmBOop4oJpgG6mt7zFnptimsiE_zlzosJBtQdWTijKOQkLQLfC9uHca ''140 anni fa, a quel tavolo di Berlino, si decise la fine dell’Africa libera'' - Africa Rivista]</ref>.


=== Le Americhe e l'Oceania ===
Le principali potenze coloniali hanno successivamente utilizzato il concetto di ''terra nullius'' anche per la colonizzazione dell'[[Oceania]] e per l'[[Antartide]], sebbene il [[Trattato Antartico]] abbia fermato le pretese coloniali sul continente<ref name=":0" />.
Anche nelle Americhe, il concetto di ''terra nullius'' venne utilizzato, sebbene in forma attenuata rispetto al caso australiano. I trattati stipulati con alcune tribù native americane implicavano un riconoscimento, almeno formale, della loro soggettività politica. Tuttavia, la dottrina della scoperta continuò a operare come presupposto implicito: le terre "scoperte" appartenevano al sovrano europeo, e i diritti indigeni erano subordinati e revocabili.


In Nuova Zelanda, il Trattato di Waitangi (1840) rappresentò un tentativo – seppur controverso e disatteso – di superare la logica della ''terra nullius'', riconoscendo formalmente la sovranità dei capi Māori e i loro diritti di proprietà sulla terra.
=== Australia ===
Il caso più emblematico e dibattuto è quello dell'[[Australia]]. Quando il capitano [[James Cook]] rivendicò la costa orientale del continente per la [[Gran Bretagna]] nel 1770, e quando la First Fleet arrivò nel 1788 per stabilire una colonia penale, il territorio fu ufficialmente considerato ''terra nullius''. Gli [[aborigeni australiani]], presenti da oltre 60.000 anni con culture complesse e sistemi di appartenenza territoriale sofisticati, non furono riconosciuti come popoli sovrani.


== Il superamento giuridico ==
Questa finzione giuridica ebbe conseguenze devastanti. Sulla base di essa, il diritto britannico entrò di prepotenza nella vita degli aborigeni che si sono visti negare qualsiasi titolo di proprietà sulla terra (''native title''), considerandoli privi di diritti fondiari riconoscibili. Per quasi due secoli, questa dottrina rimase alla base dei rapporti giuridici tra lo Stato australiano e le popolazioni indigene<ref>Reynolds, H. (1996). ''The Law of the Land''. Penguin Books.</ref>, venendo messa in discussione solo a partire dagli anni '70 del XX secolo da parte del governo australiano stesso.


=== Il parere della Corte Internazionale di Giustizia (1975) ===
=== Isole Svalbard ===
Un importante passo verso il superamento del concetto si ebbe con il parere della Corte Internazionale di Giustizia nel caso del Sahara Occidentale (1975). La Corte stabilì che:<blockquote>"Le terre abitate da popolazioni tribali o semi-nomadi organizzate socialmente e politicamente non possono essere considerate ''terra nullius'' al momento della colonizzazione."</blockquote>La Corte riconobbe quindi che l'esistenza di un'organizzazione sociale e politica, anche non corrispondente ai modelli statuali europei, escludeva l'applicabilità del principio [4].
Nel 1909 le [[Isole Svalbard]], situate sul Mar Artico al nord della [[Scandinavia]], furono descritte come ''fino ad ora terra nullius'' da parte del giurista [[Corsica|corso]] [[Camille Piccioni]]<ref>Camille Piccioni, Revue generale de droit international public vol. XVI (1909)</ref>. Prima della dichiarazione del Piccioni, le isole venivano regolarmente contese da altri paesi: Nel XVII e nel XVIII secolo i rivendicatori dell'arcipelago erano la [[Scozia]], il [[Regno Unito]], la [[Repubblica delle Sette Province Unite]] ed il [[Regno di Danimarca e Norvegia]], ed ognuno di questi paesi organizzarono delegazioni per visitare le isole nel periodo estivo in occasione della caccia alle balene.


=== Il caso Mabo in Australia (1992) ===
Nel XIX secolo le Svalbard furono contese tra la [[Federazione Russa|Russia]] (che le nominò ''Шпицбе́рген'') e la [[Norvegia]], ma non mancarono rivendicazioni da parte di altri paesi come i successori delle entità citate prima (come i [[Paesi Bassi]] che hanno succeduto alla Repubblica delle Sette Province Unite o la [[Danimarca]], che assieme alla Norvegia ha succeduto il Regno di Danimarca e Norvegia).
La svolta definitiva, almeno nel common law, avvenne con la storica sentenza della High Court of Australia nel caso Mabo v. Queensland (No 2) del 1992. Eddie Mabo, un uomo del popolo Meriam delle Isole dello Stretto di Torres, aveva intrapreso una battaglia legale decennale per il riconoscimento dei diritti fondiari del suo popolo.


La Corte stabilì che:
Il 9 febbraio 1920 fu risolta la contesa delle isole artiche grazie al [[Trattato delle Svalbard]], un accordo internazionale che garantisce alla Norvegia una sovranità limitata dell'arcipelago, permettendo agli altri paesi firmatari di avviarvi le proprie attività commerciali<ref>Il testo del Trattato delle Svalbard è consultabile su emeritus.lovdata.no (in inglese ed in francese) [https://web.archive.org/web/20170702183404/http://emeritus.lovdata.no/traktater/texte/tre-19200209-001.html <nowiki>[ARCHIVIATO]</nowiki>]</ref>. Uno dei paesi firmatari del trattato era l'[[Unione delle Repubbliche Socialiste Sovietiche|Unione Sovietica]] che hanno contribuito significativamente all'attività economica nelle isole. La [[lingua russa]] è attualmente la seconda lingua più parlata nell'arcipelago.


# La nozione di ''terra nullius'' era "falsa e inaccettabile" dal punto di vista storico e giuridico.
=== Secca di Scarborough ===
# Il diritto australiano doveva riconoscere l'esistenza del native title (titolo nativo), cioè i diritti sulla terra derivanti dalle leggi e consuetudini indigene preesistenti alla colonizzazione.
La [[Secca di Scarborough]] (in cinese 黄岩岛, ''Isole Huangyan'') comprende alcuni scogli situati nel [[Mar Cinese Meridionale]], e sono attualmente oggetto di disputa tra le [[Filippine]] e la [[Repubblica Popolare Cinese]]. Le Filippine utilizzano la ''terra nullius'' per rivendicare la secca dal momento che si trovano nella [[Zona Economica Speciale]] dello stato insulare<ref>[http://elibrary.judiciary.gov.ph/thebookshelf/showdocs/2/23187 <nowiki>[ REPUBLIC ACT NO. 9522, March 10, 2009] - Governo delle Filippine</nowiki>] (in inglese)</ref>, mentre la Cina afferma che il territorio venne scoperto nel XII secolo da dei marinai cinesi venendo di conseguenza inclusa nei confini cinesi tracciati secondo la [[Linea dei nove tratti]]<ref>[https://st.ilsole24ore.com/art/mondo/2016-07-12/isole-contese-mar-cinese-meridionale-motivazioni-sentenza-134220.shtml?refresh_ce=1 Isole contese nel Mar cinese meridionale, le motivazioni della sentenza - Il Sole 24 Ore]</ref>.


La sentenza Mabo rovesciò formalmente la finzione giuridica su cui si era retto per due secoli lo Stato australiano. Il giudice Gerard Brennan scrisse nella motivazione: "La nazione australiana deve avere la maturità per riconoscere gli errori del passato e per adattare il suo diritto alle conseguenze di quegli errori" [5].
La [[Convenzione delle Nazioni Unite sul diritto del mare]] (UNCLOS) si è espressa nel 2016 con una sentenza emessa dalla Corte permanente di arbitrato che ha riconosciuto la legittimità della Secca alle Filippine ed ha invalidato di fatto la linea dei nove tratti. Tuttavia la Cina ha dichiarato di non riconoscere la sentenza definendola un grave attacco alla sovranità cinese<ref>[https://www.affarinternazionali.it/2016/07/verdetto-dellaja-carta-straccia-per-pechino/ Verdetto dell’Aja carta straccia per Pechino - Affari Internazionali]</ref><ref>[https://baike.baidu.com/item/%E9%BB%84%E5%B2%A9%E5%B2%9B?fromModule=lemma_search-box Isole Huangyan - Baike Baidu] (in cinese)</ref>. Ancora oggi il contenzioso rimane irrisolto.


A seguito della sentenza, il Parlamento australiano approvò il ''Native Title Act 1993'', che stabilì procedure per il riconoscimento e la tutela dei titoli nativi.
== Il superamento giuridico ==
Il superamento del concetto di ''terra nullius'' avviene progressivamente nel diritto internazionale e nazionale tra il XX secolo e la fine del Novecento. Un primo passaggio fondamentale si ha nel 1975, con il parere della [[Corte Internazionale di Giustizia]] sul caso del [[Sahara Occidentale]]. In questa occasione, la Corte stabilisce che i territori abitati da popolazioni tribali o semi-nomadi, purché dotate di una propria organizzazione sociale e politica, non possono essere considerati ''terra nullius'' al momento della colonizzazione. In altre parole, anche se queste società non corrispondono al modello di Stato europeo, possiedono comunque una struttura tale da escludere la legittimità dell’occupazione coloniale basata su quel principio<ref>Corte Internazionale di Giustizia (1975). ''Parere consultivo sul Sahara Occidentale''. ICJ Reports.</ref>.


=== Lo sviluppo nel diritto internazionale contemporaneo ===
La svolta decisiva avviene però nel 1992 in Australia, con la storica sentenza Mabo v. Queensland (No 2). [[Eddie Mabo]], appartenente al popolo Meriam, porta avanti per anni una battaglia legale per il riconoscimento dei diritti fondiari indigeni. La High Court of Australia dichiara che la dottrina della ''terra nullius'' è storicamente e giuridicamente falsa, e afferma che il diritto australiano deve riconoscere il ''native title'', cioè i diritti territoriali derivanti dalle tradizioni e consuetudini indigene precedenti alla colonizzazione<ref>High Court of Australia (1992). ''Mabo and Others v. Queensland (No. 2)''. 175 CLR 1.</ref>. Questa sentenza smonta le basi giuridiche su cui si era fondato lo Stato australiano per oltre due secoli e apre la strada a un riconoscimento concreto dei diritti degli indigeni, poi formalizzato con il Native Title Act del 1993.
Oggi il concetto di ''terra nullius'' è formalmente superato nel diritto internazionale. La Carta delle Nazioni Unite, la Dichiarazione sui diritti dei popoli indigeni (2007) e numerosi trattati internazionali affermano il diritto all'autodeterminazione dei popoli e il rispetto dei loro diritti territoriali tradizionali.


L'articolo 26 della Dichiarazione delle Nazioni Unite sui diritti dei popoli indigeni (2007) sancisce:<blockquote>"I popoli indigeni hanno diritto alle terre, territori e risorse che possiedono e occupano tradizionalmente o che hanno altrimenti utilizzato o acquisito" [6].</blockquote>
Oggi, nel diritto internazionale contemporaneo, il concetto di ''terra nullius'' è considerato definitivamente superato. Documenti fondamentali come la [[Carta delle Nazioni Unite]] e la Dichiarazione delle Nazioni Unite sui diritti dei popoli indigeni riconoscono il diritto dei popoli all’[[Autodeterminazione dei popoli|autodeterminazione]] ed alla tutela delle loro terre. In particolare, la dichiarazione del 2007 afferma chiaramente che i popoli indigeni hanno diritto ai territori e alle risorse che hanno tradizionalmente posseduto o utilizzato<ref>Nazioni Unite (2007). ''Dichiarazione sui diritti dei popoli indigeni''. A/RES/61/295.</ref>.


== Terra nullius nel mondo contemporaneo ==
== Terra nullius nel mondo contemporaneo ==
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Il concetto di ''terra nullius'' ha affascinato da sempre i fondatori di micronazioni, alla ricerca di un territorio "libero" su cui esercitare la propria sovranità autoproclamata. Diversi progetti micronazionali hanno tentato di individuare terre effettivamente non rivendicate per stabilirvi la propria capitale.
Il concetto di ''terra nullius'' ha affascinato da sempre i fondatori di micronazioni, alla ricerca di un territorio "libero" su cui esercitare la propria sovranità autoproclamata. Diversi progetti micronazionali hanno tentato di individuare terre effettivamente non rivendicate per stabilirvi la propria capitale.


* Il caso più celebre è quello della Repubblica dell'Isola delle Rose (1968), costruita su una piattaforma in acque internazionali, al di fuori della giurisdizione italiana. La scelta non fu casuale: Giorgio Rosa cercò consapevolmente un'area che potesse essere considerata ''terra nullius'' o, più precisamente, acque internazionali non soggette a sovranità [7].
* Il caso più celebre è quello della Repubblica dell'Isola delle Rose (1968), costruita su una piattaforma in acque internazionali, al di fuori della giurisdizione italiana. La scelta non fu casuale: Giorgio Rosa cercò consapevolmente un'area che potesse essere considerata ''terra nullius'' o, più precisamente, acque internazionali non soggette a sovranità<ref>Vaccari, G. (2020). ''L'Isola delle Rose: Storia di un'utopia''. Il Mulino.</ref>.
* Il Principato di Sealand (1967) occupò una piattaforma militare abbandonata in acque internazionali, sfruttando un vuoto giuridico simile.
* Il Principato di Sealand (1967) occupò una piattaforma militare abbandonata in acque internazionali, sfruttando un vuoto giuridico simile.
* Negli anni Duemila, diversi aspiranti micronazionalisti hanno tentato di rivendicare l'isola di Bir Tawil, al confine tra Egitto e Sudan, un raro caso di territorio terrestre non rivendicato. Nessuna di queste rivendicazioni ha ottenuto riconoscimento internazionale.
* Negli anni Duemila, diversi aspiranti micronazionalisti hanno tentato di rivendicare l'isola di Bir Tawil, al confine tra Egitto e Sudan, un raro caso di territorio terrestre non rivendicato. Nessuna di queste rivendicazioni ha ottenuto riconoscimento internazionale.
* Alcune micronazioni moderne, come la Federazione delle Nazioni Otaku, hanno invece scelto di rinunciare del tutto al territorio fisico, spostando la propria sovranità nel virtuale e aggirando così la questione della ''terra nullius''.


Il diritto internazionale contemporaneo, tuttavia, è estremamente restrittivo: anche in presenza di territori formalmente non rivendicati, l'acquisizione di sovranità richiede un'occupazione effettiva, pacifica e continuativa, oltre al riconoscimento da parte della comunità internazionale – condizioni pressoché impossibili da soddisfare per un privato cittadino.
Il diritto internazionale contemporaneo, tuttavia, è estremamente restrittivo: anche in presenza di territori formalmente non rivendicati, l'acquisizione di sovranità richiede un'occupazione effettiva, pacifica e continuativa, oltre al riconoscimento da parte della comunità internazionale – condizioni pressoché impossibili da soddisfare per un privato cittadino.
== Note ==
# ^ Grozio, U. (1625/2005). ''De iure belli ac pacis''. Laterza.
# ^ Vattel, E. (1758/2009). ''Il diritto delle genti''. Editori Riuniti.
# ^ Reynolds, H. (1996). ''The Law of the Land''. Penguin Books.
# ^ Corte Internazionale di Giustizia (1975). ''Parere consultivo sul Sahara Occidentale''. ICJ Reports.
# ^ High Court of Australia (1992). ''Mabo and Others v. Queensland (No. 2)''. 175 CLR 1.
# ^ Nazioni Unite (2007). ''Dichiarazione sui diritti dei popoli indigeni''. A/RES/61/295.
# ^ Vaccari, G. (2020). ''L'Isola delle Rose: Storia di un'utopia''. Il Mulino.


== Voci correlate ==
== Voci correlate ==
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* [[Micronazione]]
* [[Micronazione]]
* [[Res nullius]]
* [[Res nullius]]
== Note ==
<references />
[[Categoria:Politica]] [[Categoria:Locuzioni latine]]

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Terra nullius (traducibile dal latino in terra di nessuno)[1] è una locuzione latina, originatasi nel contesto del diritto romano e riutilizzata anche nelle forme del diritto internazionale attuate dopo la caduta dell'Impero romano fino ai giorni d'oggi[2], che definisce lo status giuridico di un territorio che non è né amministrato né rivendicato da nessuno stato sovrano. In assenza di un'entità sovrana riconosciuta, tale territorio può essere legittimamente acquisito da uno Stato attraverso l'occupazione concreta secondo il principio dell'occupatio, tuttavia, tale principio può essere a sua volta condannato dal diritto internazionale in caso di violazione di trattati internazionali che bloccano rivendicazioni territoriali in determinate aree geografiche[3].

Il seguente principio si è sviluppato in maniera analoga per quanto riguarda il diritto dei beni mobili ed immobili seguendo il principio di res nullius, tutt'ora utilizzato nel diritto italiano secondo le regolamentazioni fornite dal Codice Civile[4].

Il concetto ha svolto un ruolo centrale nella storia del colonialismo europeo, dove venne sistematicamente utilizzato per giustificare l'acquisizione di terre abitate da popolazioni indigene, sulla base dell'assunto, giuridicamente e moralmente infondato, che tali popolazioni non costituissero società organizzate dotate di sovranità territoriale[5][6].

Origine

La nozione di terra nullius affonda le sue radici nel diritto romano, in particolare negli istituti riguardanti l'acquisizione della proprietà. Nel Corpus Iuris Civilis di Giustiniano, si affermava il principio per cui le cose che non appartenevano a nessuno (res nullius) diventavano di proprietà del primo occupante (occupatio). Questo principio nacque per disciplinare l'acquisizione di beni mobili e fauna selvatica. Successivamente il concetto venne esteso anche ai territori, con cui si utilizza il concetto di terra nullius.

I giuristi internazionali dei secoli XVI-XVIII, come Ugo Grozio (1583-1645), Emmerich de Vattel (1714-1767) e John Locke (1632-1704), svilupparono ulteriormente il concetto. Secondo la loro elaborazione, le terre abitate da popolazioni nomadi o dedite alla caccia e alla raccolta potevano essere considerate terra nullius perché non vi era un "vero" insediamento permanente né uno sfruttamento agricolo del suolo secondo i canoni europei.

Grozio, nel suo De iure belli ac pacis (1625), sosteneva che gli esseri umani avevano il diritto di stabilirsi in regioni disabitate e di appropriarsi di ciò che non apparteneva a nessuno[7]. Vattel, ne Il diritto delle genti (1758), teorizzò che i popoli nomadi "non occupano veramente il territorio" e quindi "non possono lamentarsi se altre nazioni, più industriose, si stabiliscono in parte delle loro terre"[8].

La terra nullius era strettamente connessa alla dottrina della scoperta, un principio elaborato nel XV secolo dalla Chiesa cattolica e poi recepito dagli Stati europei. Secondo questa dottrina, la "scoperta" di terre da parte di esploratori europei conferiva al sovrano di appartenenza un titolo originario di sovranità sui territori e sulle popolazioni ivi residenti, ignorando completamente qualsiasi forma di organizzazione politica preesistente[9].

Applicazioni storiche

Colonialismo

Come accennato nei paragrafi precedenti, il concetto di terra nullius è stato particolarmente abusato nel contesto del colonialismo per giustificare quest'ultimo. Il colonialismo europeo iniziò tra il XV e l'XVI seecolo con le conquiste spagnole e portoghesi nel continente americano, allora conosciuto come Nuovo Mondo. Tuttavia si sono verificate occasioni in cui i coloni europei in America stipulavano trattati con le tribù native americane implicando un riconoscimento, almeno formale, della loro soggettività politica. La dottrina della scoperta continuò a operare come presupposto implicito: le terre "scoperte" appartenevano al sovrano europeo, e i diritti indigeni erano subordinati e revocabili.

Durante la Spartizione dell'Africa (1881-1914), le potenze coloniali europee giustificarono l'occupazione di vaste regioni invocando il principio della terra nullius, nonostante il continente africano fosse densamente popolato da società organizzate in regni, imperi e confederazioni[5]. Alla Conferenza di Berlino (1884-1885), che codificò le regole della colonizzazione, non fu richiesto alcun consenso alle popolazioni locali: il principio dell'occupazione effettiva valeva solo tra potenze europee[10].

Le principali potenze coloniali hanno successivamente utilizzato il concetto di terra nullius anche per la colonizzazione dell'Oceania e per l'Antartide, sebbene il Trattato Antartico abbia fermato le pretese coloniali sul continente[3].

Australia

Il caso più emblematico e dibattuto è quello dell'Australia. Quando il capitano James Cook rivendicò la costa orientale del continente per la Gran Bretagna nel 1770, e quando la First Fleet arrivò nel 1788 per stabilire una colonia penale, il territorio fu ufficialmente considerato terra nullius. Gli aborigeni australiani, presenti da oltre 60.000 anni con culture complesse e sistemi di appartenenza territoriale sofisticati, non furono riconosciuti come popoli sovrani.

Questa finzione giuridica ebbe conseguenze devastanti. Sulla base di essa, il diritto britannico entrò di prepotenza nella vita degli aborigeni che si sono visti negare qualsiasi titolo di proprietà sulla terra (native title), considerandoli privi di diritti fondiari riconoscibili. Per quasi due secoli, questa dottrina rimase alla base dei rapporti giuridici tra lo Stato australiano e le popolazioni indigene[11], venendo messa in discussione solo a partire dagli anni '70 del XX secolo da parte del governo australiano stesso.

Isole Svalbard

Nel 1909 le Isole Svalbard, situate sul Mar Artico al nord della Scandinavia, furono descritte come fino ad ora terra nullius da parte del giurista corso Camille Piccioni[12]. Prima della dichiarazione del Piccioni, le isole venivano regolarmente contese da altri paesi: Nel XVII e nel XVIII secolo i rivendicatori dell'arcipelago erano la Scozia, il Regno Unito, la Repubblica delle Sette Province Unite ed il Regno di Danimarca e Norvegia, ed ognuno di questi paesi organizzarono delegazioni per visitare le isole nel periodo estivo in occasione della caccia alle balene.

Nel XIX secolo le Svalbard furono contese tra la Russia (che le nominò Шпицбе́рген) e la Norvegia, ma non mancarono rivendicazioni da parte di altri paesi come i successori delle entità citate prima (come i Paesi Bassi che hanno succeduto alla Repubblica delle Sette Province Unite o la Danimarca, che assieme alla Norvegia ha succeduto il Regno di Danimarca e Norvegia).

Il 9 febbraio 1920 fu risolta la contesa delle isole artiche grazie al Trattato delle Svalbard, un accordo internazionale che garantisce alla Norvegia una sovranità limitata dell'arcipelago, permettendo agli altri paesi firmatari di avviarvi le proprie attività commerciali[13]. Uno dei paesi firmatari del trattato era l'Unione Sovietica che hanno contribuito significativamente all'attività economica nelle isole. La lingua russa è attualmente la seconda lingua più parlata nell'arcipelago.

Secca di Scarborough

La Secca di Scarborough (in cinese 黄岩岛, Isole Huangyan) comprende alcuni scogli situati nel Mar Cinese Meridionale, e sono attualmente oggetto di disputa tra le Filippine e la Repubblica Popolare Cinese. Le Filippine utilizzano la terra nullius per rivendicare la secca dal momento che si trovano nella Zona Economica Speciale dello stato insulare[14], mentre la Cina afferma che il territorio venne scoperto nel XII secolo da dei marinai cinesi venendo di conseguenza inclusa nei confini cinesi tracciati secondo la Linea dei nove tratti[15].

La Convenzione delle Nazioni Unite sul diritto del mare (UNCLOS) si è espressa nel 2016 con una sentenza emessa dalla Corte permanente di arbitrato che ha riconosciuto la legittimità della Secca alle Filippine ed ha invalidato di fatto la linea dei nove tratti. Tuttavia la Cina ha dichiarato di non riconoscere la sentenza definendola un grave attacco alla sovranità cinese[16][17]. Ancora oggi il contenzioso rimane irrisolto.

Il superamento giuridico

Il superamento del concetto di terra nullius avviene progressivamente nel diritto internazionale e nazionale tra il XX secolo e la fine del Novecento. Un primo passaggio fondamentale si ha nel 1975, con il parere della Corte Internazionale di Giustizia sul caso del Sahara Occidentale. In questa occasione, la Corte stabilisce che i territori abitati da popolazioni tribali o semi-nomadi, purché dotate di una propria organizzazione sociale e politica, non possono essere considerati terra nullius al momento della colonizzazione. In altre parole, anche se queste società non corrispondono al modello di Stato europeo, possiedono comunque una struttura tale da escludere la legittimità dell’occupazione coloniale basata su quel principio[18].

La svolta decisiva avviene però nel 1992 in Australia, con la storica sentenza Mabo v. Queensland (No 2). Eddie Mabo, appartenente al popolo Meriam, porta avanti per anni una battaglia legale per il riconoscimento dei diritti fondiari indigeni. La High Court of Australia dichiara che la dottrina della terra nullius è storicamente e giuridicamente falsa, e afferma che il diritto australiano deve riconoscere il native title, cioè i diritti territoriali derivanti dalle tradizioni e consuetudini indigene precedenti alla colonizzazione[19]. Questa sentenza smonta le basi giuridiche su cui si era fondato lo Stato australiano per oltre due secoli e apre la strada a un riconoscimento concreto dei diritti degli indigeni, poi formalizzato con il Native Title Act del 1993.

Oggi, nel diritto internazionale contemporaneo, il concetto di terra nullius è considerato definitivamente superato. Documenti fondamentali come la Carta delle Nazioni Unite e la Dichiarazione delle Nazioni Unite sui diritti dei popoli indigeni riconoscono il diritto dei popoli all’autodeterminazione ed alla tutela delle loro terre. In particolare, la dichiarazione del 2007 afferma chiaramente che i popoli indigeni hanno diritto ai territori e alle risorse che hanno tradizionalmente posseduto o utilizzato[20].

Terra nullius nel mondo contemporaneo

Applicazioni residue

Sebbene il concetto sia superato nella sua accezione coloniale, il diritto internazionale riconosce ancora la possibilità di acquisire territori effettivamente disabitati e non rivendicati da alcuno Stato attraverso l'occupazione effettiva. Esempi contemporanei possono includere:

  • L'isola di Bir Tawil tra Egitto e Sudan, una delle poche aree terrestri al mondo non rivendicate da alcuno Stato, che alcuni hanno tentato di dichiarare micronazione.
  • La Terra della Regina Maud in Antartide, rivendicata dalla Norvegia ma soggetta al sistema del Trattato Antartico che sospende le rivendicazioni.
  • Marie Byrd Land in Antartide, l'ultimo territorio terrestre non rivendicato da alcuna nazione.

Uso improprio e controversie moderne

Nonostante il superamento formale, il termine continua talvolta a essere utilizzato impropriamente in contesti politici. Alcuni movimenti politici o gruppi coloniali residui hanno occasionalmente invocato il concetto per giustificare insediamenti in territori contesi, suscitando ferme condanne dalla comunità internazionale.

Terra nullius e micronazioni

Il concetto di terra nullius ha affascinato da sempre i fondatori di micronazioni, alla ricerca di un territorio "libero" su cui esercitare la propria sovranità autoproclamata. Diversi progetti micronazionali hanno tentato di individuare terre effettivamente non rivendicate per stabilirvi la propria capitale.

  • Il caso più celebre è quello della Repubblica dell'Isola delle Rose (1968), costruita su una piattaforma in acque internazionali, al di fuori della giurisdizione italiana. La scelta non fu casuale: Giorgio Rosa cercò consapevolmente un'area che potesse essere considerata terra nullius o, più precisamente, acque internazionali non soggette a sovranità[21].
  • Il Principato di Sealand (1967) occupò una piattaforma militare abbandonata in acque internazionali, sfruttando un vuoto giuridico simile.
  • Negli anni Duemila, diversi aspiranti micronazionalisti hanno tentato di rivendicare l'isola di Bir Tawil, al confine tra Egitto e Sudan, un raro caso di territorio terrestre non rivendicato. Nessuna di queste rivendicazioni ha ottenuto riconoscimento internazionale.

Il diritto internazionale contemporaneo, tuttavia, è estremamente restrittivo: anche in presenza di territori formalmente non rivendicati, l'acquisizione di sovranità richiede un'occupazione effettiva, pacifica e continuativa, oltre al riconoscimento da parte della comunità internazionale – condizioni pressoché impossibili da soddisfare per un privato cittadino.

Voci correlate

Note

  1. Terra nullius - BiblioToscana
  2. Terra Nullius - Rule of Law (in inglese)
  3. 3,0 3,1 Si cita, ad esempio, il Trattato Antartico, che blocca le rivendicazioni territoriali sul continente antartico. Il trattato è consultabile qui - Fedilex
  4. Res nullius e res derelicta -Scheda di Diritto - Diritto.it
  5. 5,0 5,1 Terra nullius - Erbacce
  6. Aurelio Musi (2014): Le spedizioni navali e le scoperte geografiche prima di Colombo - Storia della civiltà europea a cura di Umberto Eco - Treccani
  7. Grozio, U. (1625/2005). De iure belli ac pacis. Laterza.
  8. Vattel, E. (1758/2009). Il diritto delle genti. Editori Riuniti.
  9. La dottrina della scoperta - Museo canadese dei diritti umani (in inglese)
  10. Valentina Giulia Milani (2025): 140 anni fa, a quel tavolo di Berlino, si decise la fine dell’Africa libera - Africa Rivista
  11. Reynolds, H. (1996). The Law of the Land. Penguin Books.
  12. Camille Piccioni, Revue generale de droit international public vol. XVI (1909)
  13. Il testo del Trattato delle Svalbard è consultabile su emeritus.lovdata.no (in inglese ed in francese) [ARCHIVIATO]
  14. [ REPUBLIC ACT NO. 9522, March 10, 2009] - Governo delle Filippine (in inglese)
  15. Isole contese nel Mar cinese meridionale, le motivazioni della sentenza - Il Sole 24 Ore
  16. Verdetto dell’Aja carta straccia per Pechino - Affari Internazionali
  17. Isole Huangyan - Baike Baidu (in cinese)
  18. Corte Internazionale di Giustizia (1975). Parere consultivo sul Sahara Occidentale. ICJ Reports.
  19. High Court of Australia (1992). Mabo and Others v. Queensland (No. 2). 175 CLR 1.
  20. Nazioni Unite (2007). Dichiarazione sui diritti dei popoli indigeni. A/RES/61/295.
  21. Vaccari, G. (2020). L'Isola delle Rose: Storia di un'utopia. Il Mulino.