Fuoco greco: differenze tra le versioni
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[[ | Il '''fuoco greco''' (''ελληνικόν πυρ'') è una [[miscela]] liquida altamente infiammabile la cui ricetta è andata perduta. Veniva utilizzato come [[arma segreta]] militare dai [[Impero bizantino|bizantini]], attaccando i nemici con il fuoco e per incendiare la flotta avversaria difendendo posizioni dalle mura. | ||
Il '''fuoco greco''' ('' | L'espressione ''"fuoco greco"'' è di uso moderno ed è stata coniata dopo la scomparsa dell'Impero bizantino, di conseguenza non trova riscontro nelle fonti bizantine [[Medioevo|medievali]] dell'epoca, che si riferiscono alla miscela con i termini "fuoco marino" (πῦρ θαλάσσιον, ''pŷr thalássion''), "fuoco romano" (πῦρ ῥωμαϊκόν, ''pŷr rhōmaïkón''), "fuoco di guerra" (πολεμικὸν πῦρ, ''polemikòn pŷr''), "fuoco liquido" (ὑγρὸν πῦρ, ''hygròn pŷr''), "fuoco vischioso" (πῦρ κολλητικόν, ''pŷr kollētikón'') e "fuoco artificiale" (πῦρ σκευαστόν, ''pŷr skeuastón'')<ref>Pryor, Jeffreys, 2006, pp. 608-609</ref><ref>Forbes 1959, pag. 83</ref>. Queste espressioni suggeriscono le caratteristiche e le origini geografiche dell'arma, il cui primo utilizzo da parte dei romani d'oriente viene attribuito al settimo secolo. | ||
Il fuoco greco è tutt'oggi ricordato per la sua efficacia bellica utilizzata nelle battaglie marittime: gli incendi causati dal fuoco greco non erano estinguibili con l'acqua, che, al contrario, li intensificava, garantendo alle flotte navali romane d'oriente un notevole vantaggio militare<ref>[https://www.informazioneambiente.it/fuoco-greco/ Fuoco Greco: ecco come funzionava la potente arma bizantina - Informazione Ambiente]</ref>. | |||
== Storia == | |||
[[Teofane Confessore]] attribuisce l’invenzione del fuoco greco a [[Callinico di Eliopoli]], originario di Eliopoli (oggi conosciuta come [[Baalbek]], in [[Libano]]), vissuto nel VII secolo<ref>Michel Rouche (2019): ''Attila'', collana ''I protagonisti della storia'', traduzione di Marianna Matullo, vol. 14, Pioltello (MI), Salerno Editrice, pag. 100</ref>. | |||
La prima attestazione del suo impiego risale al 674, durante il primo assedio arabo di [[Costantinopoli]], quando i Bizantini lo utilizzarono dalle mura cittadine. In seguito, il fuoco greco contribuì in modo decisivo anche alla difesa della città nel [[secondo assedio di Costantinopoli]] (717-718), sventando nuovamente l’offensiva [[Islam|musulmana]]<ref>L.G. Boccia (1991): [https://www.treccani.it/enciclopedia/armi-da-fuoco_(Enciclopedia-dell'-Arte-Medievale)/ A''rmi da fuoco - Enciclopedia dell'Arte Medievale'' - Treccani]</ref>. | |||
Tra l’821 e l’822 fu impiegato contro la flotta slava che minacciava la capitale imperiale. Nel 941, invece, la flotta guidata dall’imperatore Romano I Lecapeno riuscì, con sole quindici navi, a spezzare il blocco navale dei [[Rus’]], le cui forze contavano centinaia di imbarcazioni. | |||
Nel 972, sotto il regno di [[Giovanni I Zimisce]], l’arma fu determinante per la conquista di [[Preslav]]. Pochi anni dopo, tra il 988 e il 989, [[Basilio II Bulgaroctono|Basilio II]] la impiegò contro le truppe ribelli guidate dal generale [[Barda Foca il Giovane]]. Nel 1081 il fuoco greco venne utilizzato durante l’assedio di [[Durazzo]], dove i Bizantini incendiarono le macchine d’assedio comandate da [[Boemondo I di Antiochia]]<ref>Comnena, 2012, pag.244</ref>. | |||
Secondo alcuni studiosi, dopo la [[Quarta crociata]] non vi sarebbero più testimonianze del suo utilizzo, probabilmente perché l’Impero bizantino non disponeva più delle materie prime necessarie alla sua produzione<ref name=":0">Haldon, 2006, pag.316</ref>. Tuttavia, il fuoco greco è menzionato anche da [[Jacques de Vitry]], che lo cita nella descrizione dell’assalto alla torre di Damietta durante la [[Quinta crociata]]<ref>Vitry</ref>. | |||
== Caratteristiche == | |||
[[File:Liquid fire granades Chania.jpg|thumb|right|''Granate'' in ceramica utilizzate per contenere la miscela del fuoco greco. esposte al museo di storia nazionale ad [[Atene]].]] | |||
La miscela incendiaria veniva scagliata contro le imbarcazioni avversarie mediante appositi dispositivi, probabilmente complessi e frutto di una lavorazione altamente specializzata. Alcuni registri riportano che 36 navi bizantine, dotate sia del liquido sia del meccanismo per impiegarlo, furono catturate dai [[Bulgaria|Bulgari]], ii quali non furono in grado di utilizzarle<ref>[https://it.scribd.com/document/198729594/Greek-Fire Greek Fire - Scribd] (in inglese)</ref><ref>[https://www.storico.org/medioevo/fuoco_greco.html Il fuoco greco - Storico]</ref>. | |||
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Le imbarcazioni colpite erano costruite prevalentemente in legno; le fessure dello scafo venivano rese impermeabili con la tecnica del [[calafataggio]], mentre vele, sartie e drizze erano realizzate in fibre vegetali spesso trattate con pece. Tutti questi materiali, essendo altamente infiammabili, favorivano la rapida propagazione delle fiamme. | |||
Nel trattato medievale ''[[Liber Ignium ad Comburendos Hostes]]'', attribuito a un certo [[Marcus Graecus]], si sostiene che gli unici rimedi efficaci per spegnere il fuoco greco fossero l’urina, la sabbia o l’aceto<ref>Lucchetti, 2018</ref>. | |||
=== Formula segreta === | |||
Il fuoco greco fu un’arma di straordinaria efficacia, capace di terrorizzare ed annientare eserciti e flotte nemiche. La sua importanza strategica era tale che l’imperatore [[Romano II Porfirogenito|Romano II]] stabilì che, in nessun caso, la formula dovesse cadere nelle mani degli avversari. | |||
La composizione del composto era custodita con la [[Arma segreta|massima segretezza]]: la legge bizantina prevedeva la [[pena capitale]] per chiunque ne rivelasse il segreto ai nemici. Considerata un vero e proprio [[segreto di Stato]], la formula era conosciuta soltanto dall’imperatore e da pochi artigiani di fiducia; con il tempo, però, è andata perduta. | |||
Si ipotizza che la miscela fosse a base di [[petrolio]] o [[nafta]], probabilmente provenienti dalle regioni del [[Caucaso]]. In particolare, viene citata la città di [[Tmutarakan']], nell’attuale territorio di [[Krasnodar]], nella [[Federazione Russa]], area che in passato offriva condizioni favorevoli per l’estrazione del petrolio con mezzi relativamente semplici<ref>Haldon, 2006, pag.305</ref>. | |||
Tra gli altri possibili ingredienti sono stati indicati l’[[ossido di calcio]], lo [[zolfo]], la [[resina vegetale]] e il [[nitrato di potassio]]. La preparazione del composto doveva essere complessa e rischiosa, richiedendo conoscenze tecniche avanzate per l’epoca. | |||
Le informazioni giunte fino a noi sul fuoco greco sono tuttavia frammentarie e talvolta contraddittorie. Per ricostruirne le caratteristiche, gli studiosi si basano anche su fonti secondarie, come la descrizione fornita da [[Anna Comnena]], considerata da alcuni una testimonianza che potrebbe contenere, almeno in parte, elementi riconducibili a una possibile ricetta del fuoco greco: | |||
{{Citazione|Questo fuoco è prodotto dalle seguenti arti: dal pino e da alcuni di questi alberi sempreverdi si raccoglie resina infiammabile. Questo viene strofinato con zolfo e messo in tubi di canna, e viene soffiato dagli uomini che lo usano con un respiro violento e continuo. Poi in questo modo incontra il fuoco sulla punta e prende la luce e cade come un turbine infuocato sui volti dei nemici.|[[Anna Comnena]], Alessiade 1148}} | |||
=== Metodi di utilizzo === | |||
La versatilità del fuoco greco ne consentiva l’impiego sia negli scontri navali sia nelle battaglie terrestri e negli assedi. Poteva essere lanciato tramite [[Catapulta|catapulte]] che scagliavano anfore colme della miscela incendiaria oppure attraverso un rudimentale [[lanciafiamme]], il ''cheirosiphōn'' (χειροσίφων, sifone a mano). Quest’ultimo, spesso utilizzato con il supporto di torri d’assedio, permetteva di proiettare getti di fuoco contro le mura nemiche, accompagnati da un forte fragore e da dense nubi di fumo. | |||
I [[Dromone|dromoni]] bizantini erano dotati di complessi sifoni, probabilmente rivestiti in pelle bovina o equina, collocati sia a prua sia a poppa. Da questi dispositivi il liquido veniva espulso sotto forma di getto infuocato, capace di raggiungere fino a quindici metri di distanza. Ciò obbligava le navi ad avvicinarsi pericolosamente al nemico. Sebbene la fiammata durasse solo pochi secondi, se manovrata con abilità da specialisti detti ''sifonatori'', poteva incendiare rapidamente un’imbarcazione avversaria. | |||
Le fonti suggeriscono che il sistema fosse composto da diverse parti, a differenza di quanto indicato nel trattato militare ''[[Tactica]]'' di [[Leone VI il Saggio|Leone VI]], dove il termine “''sifone''” sembra riferirsi all’intero apparato. Tra i componenti vi era probabilmente un tubo, rivestito o interamente realizzato in bronzo, montato su un perno che ne consentiva il movimento in varie direzioni. L’apparecchio comprendeva inoltre un braciere per riscaldare la miscela, che veniva poi pressurizzata e proiettata sotto forma di fiamme attraverso una bocchetta. | |||
Gran parte del funzionamento dell’arma rimane tuttavia avvolto nel mistero, anche a causa delle descrizioni talvolta discordanti fornite dalle fonti. Nel testo del IX secolo ''[[Vita Stephani Iunioris]]'' il sifone è menzionato come una [[pompa]], mentre nel ''Poliorketika'' di [[Apollodoro di Damasco]] viene descritto come un tubo attraverso il quale un liquido pressurizzato veniva convogliato e lanciato<ref>Haldon, 2006, pag.293</ref>. | |||
L’utilizzo del lanciafiamme era comunque condizionato dalle circostanze: poteva essere impiegato efficacemente solo con mare calmo e in presenza di condizioni di vento favorevoli. | |||
== Nella cultura di massa == | |||
* Nel film ''[[I Pirati dei Caraibi - Oltre i confini del mare]]'' compare il fuoco greco come arma navale<ref>[http://www.wordplayer.com/archives/PIRATES4.cover.html "PIRATES OF THE CARIBBEAN: ON STRANGER TIDES by Ted Elliott & Terry Rossio" - Wordplayer] (in inglese)</ref> | |||
* Una applicazione del fuoco greco compare in una scena del videogioco ''[[Assassin's Creed: Revalation]]'', pi precisamente quando il protagonista [[Ezio Auditore]] fugge dal porto di Istanbul utilizzando un proiettore portatile situato su una nave ottomana. | |||
* Il ''Wildfire'', arma presente sul ''[[Il Trono di Spade|Trono di Spade]]'' di [[George R .R. Martin]], funziona come equivalente narrativo del fuoco greco<ref>[https://screenrant.com/game-thrones-real-life-connections-links/#roman-empire "10 Real-Life Historical Connections In Game Of Thrones That You Never Noticed" - Screenrant] (in inglese)</ref>. | |||
* Il fuoco greco compare anche nel videogioco del 2025 ''[[Rise of the Tomb Raider]]'', in cui viene utilizzato dai soldati nella città fittizia di [[Kitež]]. | |||
* In vari [[anime]] fantasy (non necessariamente storici) il concetto di fuoco indistruttibile o armi incendiari speciali ricorre spesso come elemento narrativo, spesso assimilabile nella [[cultura pop]] al mito del fuoco greco, con esempi generici non citati specificamente ma ben presenti nel genere fantasy. | |||
* Compare in molte opere fantasy basate sulla mitologia greca come in ''[[Blood of Zeus]]'' ed in ''[[Percy Jackson e gli Dei dell'Olimpo]]'', nonostante tale arma sia di origine bizantina. | |||
== Voci correlate == | == Voci correlate == | ||
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* [[Arma termica antica]] | * [[Arma termica antica]] | ||
* [[Alchimia]] | * [[Alchimia]] | ||
* [[Bomba Molotov]] | |||
== Bibliografia == | == Bibliografia == | ||
* John H. Pryor e Elizabeth M. Jeffreys (2006): ''The Age of the ΔΡΟΜΩΝ: The Byzantine Navy ca. 500–1204'', Brill Academic Publishers, [[Speciale:RicercaISBN/9789004151970|ISBN 978-90-04-15197-0]] (in inglese) | |||
* R. J. Forbes (1959): ''Naphtha Goes To War, More Studies in Early Petroleum History 1860–1880'', Leida, E.J. Brill (in inglese) | |||
* Anna Comnena (2012, ristampa): ''L'Alessiade'', ISBN 978-1248657126. | |||
* John Haldon (2006): ''Greek fire revisited: recent and current research'', in E. Jeffreys (a cura di), ''Byzantine style, religion and civilization. In honour of Sir Steven Ruciman'', Cambridge University Press, [[Speciale:RicercaISBN/9781107405899|ISBN 9781107405899]] (in inglese) | |||
* Jacques de Vitry (1998, ristampa): ''Lettres de la Cinquième Croisade'', Brepols (in francese) | |||
* Marco Lucchetti (2018): ''Le armi che hanno cambiato la storia di Roma antica'', Newton Compton, ISBN 9788822717436 | |||
== Note == | == Note == | ||
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Il fuoco greco (ελληνικόν πυρ) è una miscela liquida altamente infiammabile la cui ricetta è andata perduta. Veniva utilizzato come arma segreta militare dai bizantini, attaccando i nemici con il fuoco e per incendiare la flotta avversaria difendendo posizioni dalle mura.
L'espressione "fuoco greco" è di uso moderno ed è stata coniata dopo la scomparsa dell'Impero bizantino, di conseguenza non trova riscontro nelle fonti bizantine medievali dell'epoca, che si riferiscono alla miscela con i termini "fuoco marino" (πῦρ θαλάσσιον, pŷr thalássion), "fuoco romano" (πῦρ ῥωμαϊκόν, pŷr rhōmaïkón), "fuoco di guerra" (πολεμικὸν πῦρ, polemikòn pŷr), "fuoco liquido" (ὑγρὸν πῦρ, hygròn pŷr), "fuoco vischioso" (πῦρ κολλητικόν, pŷr kollētikón) e "fuoco artificiale" (πῦρ σκευαστόν, pŷr skeuastón)[1][2]. Queste espressioni suggeriscono le caratteristiche e le origini geografiche dell'arma, il cui primo utilizzo da parte dei romani d'oriente viene attribuito al settimo secolo.
Il fuoco greco è tutt'oggi ricordato per la sua efficacia bellica utilizzata nelle battaglie marittime: gli incendi causati dal fuoco greco non erano estinguibili con l'acqua, che, al contrario, li intensificava, garantendo alle flotte navali romane d'oriente un notevole vantaggio militare[3].
Storia
Teofane Confessore attribuisce l’invenzione del fuoco greco a Callinico di Eliopoli, originario di Eliopoli (oggi conosciuta come Baalbek, in Libano), vissuto nel VII secolo[4].
La prima attestazione del suo impiego risale al 674, durante il primo assedio arabo di Costantinopoli, quando i Bizantini lo utilizzarono dalle mura cittadine. In seguito, il fuoco greco contribuì in modo decisivo anche alla difesa della città nel secondo assedio di Costantinopoli (717-718), sventando nuovamente l’offensiva musulmana[5].
Tra l’821 e l’822 fu impiegato contro la flotta slava che minacciava la capitale imperiale. Nel 941, invece, la flotta guidata dall’imperatore Romano I Lecapeno riuscì, con sole quindici navi, a spezzare il blocco navale dei Rus’, le cui forze contavano centinaia di imbarcazioni.
Nel 972, sotto il regno di Giovanni I Zimisce, l’arma fu determinante per la conquista di Preslav. Pochi anni dopo, tra il 988 e il 989, Basilio II la impiegò contro le truppe ribelli guidate dal generale Barda Foca il Giovane. Nel 1081 il fuoco greco venne utilizzato durante l’assedio di Durazzo, dove i Bizantini incendiarono le macchine d’assedio comandate da Boemondo I di Antiochia[6].
Secondo alcuni studiosi, dopo la Quarta crociata non vi sarebbero più testimonianze del suo utilizzo, probabilmente perché l’Impero bizantino non disponeva più delle materie prime necessarie alla sua produzione[7]. Tuttavia, il fuoco greco è menzionato anche da Jacques de Vitry, che lo cita nella descrizione dell’assalto alla torre di Damietta durante la Quinta crociata[8].
Caratteristiche

La miscela incendiaria veniva scagliata contro le imbarcazioni avversarie mediante appositi dispositivi, probabilmente complessi e frutto di una lavorazione altamente specializzata. Alcuni registri riportano che 36 navi bizantine, dotate sia del liquido sia del meccanismo per impiegarlo, furono catturate dai Bulgari, ii quali non furono in grado di utilizzarle[9][10].
Esistevano anche altre versioni del cosiddetto “fuoco greco”, tra cui una sotto forma di rudimentali granate: il liquido infiammabile veniva conservato in recipienti di terracotta e lanciato contro le navi nemiche tramite petriere[7].
Le imbarcazioni colpite erano costruite prevalentemente in legno; le fessure dello scafo venivano rese impermeabili con la tecnica del calafataggio, mentre vele, sartie e drizze erano realizzate in fibre vegetali spesso trattate con pece. Tutti questi materiali, essendo altamente infiammabili, favorivano la rapida propagazione delle fiamme.
Nel trattato medievale Liber Ignium ad Comburendos Hostes, attribuito a un certo Marcus Graecus, si sostiene che gli unici rimedi efficaci per spegnere il fuoco greco fossero l’urina, la sabbia o l’aceto[11].
Formula segreta
Il fuoco greco fu un’arma di straordinaria efficacia, capace di terrorizzare ed annientare eserciti e flotte nemiche. La sua importanza strategica era tale che l’imperatore Romano II stabilì che, in nessun caso, la formula dovesse cadere nelle mani degli avversari.
La composizione del composto era custodita con la massima segretezza: la legge bizantina prevedeva la pena capitale per chiunque ne rivelasse il segreto ai nemici. Considerata un vero e proprio segreto di Stato, la formula era conosciuta soltanto dall’imperatore e da pochi artigiani di fiducia; con il tempo, però, è andata perduta.
Si ipotizza che la miscela fosse a base di petrolio o nafta, probabilmente provenienti dalle regioni del Caucaso. In particolare, viene citata la città di Tmutarakan', nell’attuale territorio di Krasnodar, nella Federazione Russa, area che in passato offriva condizioni favorevoli per l’estrazione del petrolio con mezzi relativamente semplici[12].
Tra gli altri possibili ingredienti sono stati indicati l’ossido di calcio, lo zolfo, la resina vegetale e il nitrato di potassio. La preparazione del composto doveva essere complessa e rischiosa, richiedendo conoscenze tecniche avanzate per l’epoca.
Le informazioni giunte fino a noi sul fuoco greco sono tuttavia frammentarie e talvolta contraddittorie. Per ricostruirne le caratteristiche, gli studiosi si basano anche su fonti secondarie, come la descrizione fornita da Anna Comnena, considerata da alcuni una testimonianza che potrebbe contenere, almeno in parte, elementi riconducibili a una possibile ricetta del fuoco greco:
«Questo fuoco è prodotto dalle seguenti arti: dal pino e da alcuni di questi alberi sempreverdi si raccoglie resina infiammabile. Questo viene strofinato con zolfo e messo in tubi di canna, e viene soffiato dagli uomini che lo usano con un respiro violento e continuo. Poi in questo modo incontra il fuoco sulla punta e prende la luce e cade come un turbine infuocato sui volti dei nemici.»
Metodi di utilizzo
La versatilità del fuoco greco ne consentiva l’impiego sia negli scontri navali sia nelle battaglie terrestri e negli assedi. Poteva essere lanciato tramite catapulte che scagliavano anfore colme della miscela incendiaria oppure attraverso un rudimentale lanciafiamme, il cheirosiphōn (χειροσίφων, sifone a mano). Quest’ultimo, spesso utilizzato con il supporto di torri d’assedio, permetteva di proiettare getti di fuoco contro le mura nemiche, accompagnati da un forte fragore e da dense nubi di fumo.
I dromoni bizantini erano dotati di complessi sifoni, probabilmente rivestiti in pelle bovina o equina, collocati sia a prua sia a poppa. Da questi dispositivi il liquido veniva espulso sotto forma di getto infuocato, capace di raggiungere fino a quindici metri di distanza. Ciò obbligava le navi ad avvicinarsi pericolosamente al nemico. Sebbene la fiammata durasse solo pochi secondi, se manovrata con abilità da specialisti detti sifonatori, poteva incendiare rapidamente un’imbarcazione avversaria.
Le fonti suggeriscono che il sistema fosse composto da diverse parti, a differenza di quanto indicato nel trattato militare Tactica di Leone VI, dove il termine “sifone” sembra riferirsi all’intero apparato. Tra i componenti vi era probabilmente un tubo, rivestito o interamente realizzato in bronzo, montato su un perno che ne consentiva il movimento in varie direzioni. L’apparecchio comprendeva inoltre un braciere per riscaldare la miscela, che veniva poi pressurizzata e proiettata sotto forma di fiamme attraverso una bocchetta.
Gran parte del funzionamento dell’arma rimane tuttavia avvolto nel mistero, anche a causa delle descrizioni talvolta discordanti fornite dalle fonti. Nel testo del IX secolo Vita Stephani Iunioris il sifone è menzionato come una pompa, mentre nel Poliorketika di Apollodoro di Damasco viene descritto come un tubo attraverso il quale un liquido pressurizzato veniva convogliato e lanciato[13].
L’utilizzo del lanciafiamme era comunque condizionato dalle circostanze: poteva essere impiegato efficacemente solo con mare calmo e in presenza di condizioni di vento favorevoli.
Nella cultura di massa
- Nel film I Pirati dei Caraibi - Oltre i confini del mare compare il fuoco greco come arma navale[14]
- Una applicazione del fuoco greco compare in una scena del videogioco Assassin's Creed: Revalation, pi precisamente quando il protagonista Ezio Auditore fugge dal porto di Istanbul utilizzando un proiettore portatile situato su una nave ottomana.
- Il Wildfire, arma presente sul Trono di Spade di George R .R. Martin, funziona come equivalente narrativo del fuoco greco[15].
- Il fuoco greco compare anche nel videogioco del 2025 Rise of the Tomb Raider, in cui viene utilizzato dai soldati nella città fittizia di Kitež.
- In vari anime fantasy (non necessariamente storici) il concetto di fuoco indistruttibile o armi incendiari speciali ricorre spesso come elemento narrativo, spesso assimilabile nella cultura pop al mito del fuoco greco, con esempi generici non citati specificamente ma ben presenti nel genere fantasy.
- Compare in molte opere fantasy basate sulla mitologia greca come in Blood of Zeus ed in Percy Jackson e gli Dei dell'Olimpo, nonostante tale arma sia di origine bizantina.
Voci correlate
Bibliografia
- John H. Pryor e Elizabeth M. Jeffreys (2006): The Age of the ΔΡΟΜΩΝ: The Byzantine Navy ca. 500–1204, Brill Academic Publishers, ISBN 978-90-04-15197-0 (in inglese)
- R. J. Forbes (1959): Naphtha Goes To War, More Studies in Early Petroleum History 1860–1880, Leida, E.J. Brill (in inglese)
- Anna Comnena (2012, ristampa): L'Alessiade, ISBN 978-1248657126.
- John Haldon (2006): Greek fire revisited: recent and current research, in E. Jeffreys (a cura di), Byzantine style, religion and civilization. In honour of Sir Steven Ruciman, Cambridge University Press, ISBN 9781107405899 (in inglese)
- Jacques de Vitry (1998, ristampa): Lettres de la Cinquième Croisade, Brepols (in francese)
- Marco Lucchetti (2018): Le armi che hanno cambiato la storia di Roma antica, Newton Compton, ISBN 9788822717436
Note
- ↑ Pryor, Jeffreys, 2006, pp. 608-609
- ↑ Forbes 1959, pag. 83
- ↑ Fuoco Greco: ecco come funzionava la potente arma bizantina - Informazione Ambiente
- ↑ Michel Rouche (2019): Attila, collana I protagonisti della storia, traduzione di Marianna Matullo, vol. 14, Pioltello (MI), Salerno Editrice, pag. 100
- ↑ L.G. Boccia (1991): Armi da fuoco - Enciclopedia dell'Arte Medievale - Treccani
- ↑ Comnena, 2012, pag.244
- ↑ 7,0 7,1 Haldon, 2006, pag.316
- ↑ Vitry
- ↑ Greek Fire - Scribd (in inglese)
- ↑ Il fuoco greco - Storico
- ↑ Lucchetti, 2018
- ↑ Haldon, 2006, pag.305
- ↑ Haldon, 2006, pag.293
- ↑ "PIRATES OF THE CARIBBEAN: ON STRANGER TIDES by Ted Elliott & Terry Rossio" - Wordplayer (in inglese)
- ↑ "10 Real-Life Historical Connections In Game Of Thrones That You Never Noticed" - Screenrant (in inglese)